Un incredibile ritrovamento archeologico rivela scheletri giganti nelle profondità di Agrigento. Il Capitano Allen documenta questa scoperta che riapre dibattiti storici sulla Sicilia antica.
Le premesse geologiche della scoperta siciliana
Sono state tratte conclusioni troppo affrettate su alcune questioni geologiche. Dobbiamo attendere maggiori informazioni.
La filosofia induttiva dovrebbe discendere dal generale al particolare, invece di invertire questo metodo, pur continuando a usare lo stesso nome.
Si è supposto che l’uomo abbia un’origine moderna.
Ma leggiamo che c’erano giganti sulla terra, di cui non abbiamo un resoconto preciso dell’antichità.
E che i resti di Golia e dei figli di Anak, o le sembianze della loro razza, si trovino occasionalmente in uno stato fossile, deve essere ammesso.
Il testimone oculare: Capitano James Allen
Di un caso di questo tipo, abbiamo le migliori testimonianze davanti a noi, persino la dichiarazione sotto giuramento di un testimone oculare rispettabile e credibile, il Capitano James Allen.
Nella primavera del 1807, il Capitano Allen era al comando della nave Jupiter, di Filadelfia, in viaggio nel Mediterraneo.
Scheletri umani preistorici ad Agrigento
Nel mese di maggio di quell’anno, si trovava da diverso tempo nel porto di Girgenti, l’antica Agrigento, nell’isola di Sicilia.
La sua posizione è a circa venti leghe da Palermo e sessanta leghe a sud-ovest dell’Etna.
Mentre si trovava lì, fu informato che alcuni scheletri umani, di dimensioni enormi, erano stati dissotterrati dal terreno a circa tre miglia di distanza.
L’esplorazione nelle profondità di Girgenti
Scavare nella terra per ottenere lo zolfo è un’occupazione comune della gente dell’isola di Sicilia, e qui avevano scavato fino alla profondità di centosettanta piedi! quando giunsero a un muro di marmo, adornato con geroglifici.
Mentre tentavano di rimuovere una parte di questo muro, esso cadde in un luogo vuoto o cella, su due bare di marmo, che contenevano le ossa gigantesche.
Il muro misterioso con geroglifici
La caduta del muro sconvolse così tanto il luogo, che non si poté dire se fosse stato eretto per un luogo di sepoltura, o se fosse parte di qualche edificio di altro tipo.
E sebbene uno degli scheletri fosse molto danneggiato dall’incidente, fortunatamente l’altro era intero, tranne la perdita di una piccola parte di una delle ossa della gamba.
Le bare di marmo ei resti colossali
Il Capitano Allen mise le ossa dello scheletro più completo nella loro posizione corretta e scoprì che lo scheletro era lungo undici piedi e quattro pollici, misura italiana, che equivale a circa dieci piedi e mezzo inglesi!
Il Capitano Allen scese in fondo a questo profondo scavo ed esaminò attentamente i geroglifici, che dice essere incisi nel modo più curioso, sul muro.
Anche le casse o bare erano ornate di geroglifici.
La testimonianza giurata del Capitano
Un amico del Capitano Allen, il signor Backus, fu indotto a chiedere al Capitano Allen di giurare su questi fatti, per la soddisfazione di coloro che avrebbero potuto vedere il racconto e che non conoscevano il suo carattere.
Il suo carattere e la sua credibilità sono tali che, dove è conosciuto, il suo semplice certificato o asserzione sarebbe stato ricevuto con la stessa rapidità del suo affidavit.
Il signor Backus ritenne questo racconto importante, come conferma della storia delle Scritture.
Non venne fatta una copia dei geroglifici
Ciò che dobbiamo rimpiangere è che il Capitano Allen non abbia preso una copia dei geroglifici.
Un rimpianto che riteniamo troverà molte risposte.
Caratteristiche anatomiche del ritrovamento
Il Capitano Allen ci dice che la testa dello scheletro, compresi il cranio e le mascelle, aveva all’incirca le dimensioni di un secchio o di un secchio da due galloni.
Il diametro del femore, supponeva, fosse di circa quattro pollici inglesi.
I blocchi di marmo e le lastre di questo muro sotterraneo, così curiosamente ornati di geroglifici, potrebbero probabilmente ora essere ottenuti per l’ispezione degli scienziati e dei curiosi, da una nave in visita a Girgenti.
La terra attraverso la quale gli operai scesero fino a queste ossa era tutta terra smossa.
Sembrava essere composta da fango marino, pieno di conchiglie di ostriche, capesante e altri crostacei, tutti di dimensioni insolite.
I Ciclopi e la tradizione siciliana
È degno di nota che i Ciclopi, una razza di uomini di statura gigantesca, fossero riferiti dagli antichi alla stessa regione in cui furono trovate queste ossa: le parti occidentali della Sicilia.
Ma da dove proveniva l’origine di centosettanta piedi di terra sopra queste ossa, le loro bare, le loro bende e i geroglifici?
Sicuramente non ci sono cause ora in atto, a meno che non siano le occasionali eruzioni di vulcani, che possono essere portate a influire sull’argomento.
L’importanza archeologica della scoperta
A meno che, in effetti, non rendiamo il mondo vecchio di tanti milioni di anni quanti ne facciamo ora secoli.
E che il deposito sovrastante non fosse della solita origine vulcanica è evidente, perché non era lava, ma terra e conchiglie.
E ancora, era a trenta leghe dall’Etna, che era il vulcano più vicino. E se dovessimo portare in aiuto un’eruzione transitoria sul posto, perché i muri di marmo, le bare e le ossa non furono gettati fuori posto e rovinati?
L’argomento è certamente uno che ha le sue difficoltà, ma sono insormontabili?
Io penso di no.
Ipotesi sull’origine vulcanica
Dobbiamo solo supporre che un vulcano sottomarino sia scoppiato vicino a questa parte della Sicilia, in un periodo remoto, che ha gettato sull’isola questo immenso sovrastrato di fango e conchiglie, di centosettanta piedi di spessore.
Il Vesuvio a volte emette fango in tempi moderni, senza vetrificarlo, o trasformarlo in lava vera e propria, o persino in terra.
E del fatto che i vulcani possano eruttare sotto il mare, per quanto misterioso, abbiamo prove abbondanti, e ne daremo a breve un esempio.
Ma dobbiamo, in questo caso, dedurre che se un’altra isola fu sollevata vicino alla Sicilia, o se fu fatta un’aggiunta a quest’ultima, in seguito affondò, ma lasciò gli strati sopra questa antica tomba, come memoriale della catastrofe.
Fonte:
http://books.google.com/books?id=qb0vAAAAMAAJ&printsec=frontcover&dq=tongue+of+time+joseph+comstock+girgenti&hl=en&sa=X&ei=JeC7UPblHoLOiwLbkoC4Dg&ved=0CDAQ6AEwAA#v=onepage&q=boxes%20or%20coffins&f=false
Girgenti Giant 1807 Una lingua di tempo … Joseph Comstock 1838
Misurato dal capitano James Allen maggio 1807 a 3 miglia da Port Girgenti in Sicilia.


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