Venne a Girgenti con le camicie rosse di Garibaldi e trovò in città sporcizia, gente che non si lavava, sulla testa i pidocchi e in giro tante zanzare
La Devozione degli Agrigentini: Fede e Pulizia Personale
Girgenti si compone di una strada accessibile alle automobili e di una quantità di viuzze così strette che i monaci siciliani sono generalmente troppo grassi per passarvi. Città di preti e reazionari. Ciò si riconosce dalla sporcizia prodigiosa degli abitanti. La devozione di un popolo si misura sempre dalla sua sporcizia.
È come l’età degli alberi, che si riconosce dallo spessore della corteccia. L’uomo che non si lava è credente. I Girgentini hanno la fede.
Un Popolo Devoto: Gli Eserciti di Parassiti
Questa fede si legge in caratteri neri sulle loro mani, sui loro piedi, sui loro volti e su tutto ciò che si può vedere di loro. Li allontana dai bagni di mare e di acqua dolce. Fa pullulare sulle loro teste eserciti innumerevoli di parassiti.
Un Concerto Sedizioso: La Rivoluzione a Girgenti
A Girgenti, l’entusiasmo rivoluzionario svanisce. La maggior parte della popolazione è ostile. Questa ondata di uomini ebbri che ci aveva portati si ritira e scompare. La sera, appena finimmo di cenare, si sentì nella strada un tamburo. Questo tamburo non era solo, alcune clarinetti lo accompagnavano con alcune grancasse.
Tutto questo si fermò sotto una finestra e iniziò un concerto. Uno di noi si affacciò alla finestra e gridò: Viva l’Italia una!
Cinque minuti dopo, si sentì una voce grossa che gridava insulti a personaggi invisibili. Poi, le clarinetti intonarono alcune note stonate. Il tamburo sospirò, e la serenata si disperse. Cosa era successo? La nostra porta si aprì.
Il proprietario della casa, allarmato, entrò. Le autorità di Girgenti, che erano all’erta, erano intervenute e avevano mandato via i musicisti. Uno di noi, quello che si era affacciato alla finestra, aveva gridato un grido sedizioso. Questo grido sedizioso era: Viva l’Italia una?Ci spiegarono che era contrario alle leggi, alla moralità e all’onestà dire: una. L’unico grido morale, legale e onesto doveva essere: Viva l’Italia unita!
Questo “i” e questo “t” dimenticati costituivano un crimine agli occhi del municipio girgentino. In quel momento, infatti, i timidi realisti si stavano radunando intorno all’idea di costituire un’Italia unita, le cui parti sarebbero rimaste autonome. Respingevano l’idea dell’Italia una, che li avrebbe messi sotto il dominio di Vittorio Emanuele. Girgenti era realista. Non si doveva parlare di unità. La notte trascorse senza altri incidenti.
La passammo quasi tutta a combattere le zanzare e una quantità di altri insetti che sembravano animati, nei nostri confronti, dagli stessi sentimenti del municipio.
I Templi di Agrigento: Un Viaggio nel Tempo
Il giorno dopo, andammo ai templi.
I templi di Agrigento sono famosi. Ne rimangono otto o nove, disseminati sul bordo di un altopiano che domina il mare. Ognuno di essi corona un’altura. Li si vede da lontano, alcuni ancora in piedi, altri semidistrutti.
È sempre qualcosa di emozionante guardare questi contemporanei di Atene e Cartagine, qualcosa di impressionante pensare: – Scipione si è passeggiato sotto questo portico. Amilcare ha accampato intorno a questo tempio con i suoi Cartaginesi. Timoleone è venuto a offrire un sacrificio agli dei tra queste quattro mura. Zeusi ha appeso il suo quadro: Ercole che soffoca i serpenti, vicino a questo portico.
Cicerone, viaggiando per piacere, si è fermato lì, ha aperto le sue tavolette e ha preso appunti davanti alla statua in bronzo di Mirone che rappresentava Alcide. E il giorno in cui Cicerone è venuto a fare qui della critica d’arte, il giorno in cui Zeusi ha appeso il suo quadro vicino all’altare, il giorno in cui Timoleone ha offerto il suo sacrificio, era questa stessa silhouette di città, persa in lontananza e dominando questa campagna verde e gialla dove i gruppi di carrubi facevano qua e là grandi macchie nere.
Il Genio Greco e la Policromia: Un’Architettura Impeccabile
Il primo tempio che si trova sulla strada è quello di Giunone. Lucinia. Tempio d’ordine dorico posto su una roccia elevata, a metà distrutto da un terremoto. Era coperto di uno strato di stucco colorato di cui si trovano ancora tracce. Gli antichi amavano dipingere i loro monumenti. Non concepivano la linea senza il colore. I toni scuri in basso, i toni chiari in alto, vicino al cielo. Questo dava eleganza all’edificio e lo faceva apparire più alto. Ci vuole la nostra barbarie, la nostra ignoranza e la nostra mancanza di gusto per spiegare il nostro disprezzo per la policromia.
I nostri edifici, color pietra, dalla cima alla base sembrano tutti nudi. Il genio greco li avrebbe vestiti di ocra, vermiglio, azzurro e oro. Più avanti, il tempio della Concordia. È il più intatto di tutti i templi. È ancora pronto a ricevere i sacrificatori e le vittime. Il tempo non lo ha toccato. Lo si ritroverebbe tale e quale era il giorno del suo completamento se dei cristiani non avessero stupidamente traforato le sue mura con grandi finestre gotiche. Il tempio della Concordia è stato usato come chiesa da San Gregorio. È piccolo, più piccolo anche del Partenone. Non lo si nota affatto.
Le linee sono combinate in modo tale che, posto al centro di questo paesaggio immenso, accanto a questo mare senza limiti, sembra grande. Bisogna andare all’Acropoli di Atene per trovare una combinazione architettonica più sapiente, più ammirevole e più semplice. Un uomo di genio, un po’ dimenticato, Jacotot, una volta pose questo assioma: «Tutto è in tutto», di cui si è molto riso. È certo, però, che se si cerca bene, nell’architettura greca c’è la letteratura greca.
Eschilo e l’Architettura: Una Connessione Immutabile
Nulla è più simile a una tragedia di Eschilo del Partenone o del tempio di Agrigento. È la stessa concezione ed è lo stesso pensiero artistico. Direi quasi che è lo stesso procedimento. Il piano dell’opera drammatica, come il piano dell’edificio, è uno e semplice, e privo di tutto ciò che potrebbe ingannare o distrarre lo spirito degli spettatori. L’esposizione contiene tutto il dramma che si sta per svolgere, come la facciata del tempio ne mostra tutte le linee. Il pezzo e la costruzione si sviluppano poi con una rigidità di logica implacabile.
Entrambi sono concepiti in modo tale da poterli abbracciare interamente, con un solo colpo d’occhio. Leggere il Prometeo incatenato, guardare il tempio della Concordia, è per la mente la stessa cosa. L’opera è in versi qui, è in pietra là; ma questa opera è identica. Contiene la stessa idea. È l’espressione dello stesso genio. Colpisce l’immaginazione allo stesso modo.
Se il poeta fosse stato costretto a costruire un monumento, non ne avrebbe inventato un altro. Se l’architetto fosse stato costretto a fare una tragedia, non ne avrebbe composto un’altra. I cervelli del poeta e dell’architetto erano simili, e le loro impressioni si manifestavano con formule analoghe.
Telamoni e Templi Colossali: L’Imponenza di Agrigento
Più avanti, il tempio di Ercole, che conteneva la statua di Mirone e il quadro di Zeusi. Verso ovest, il tempio di Giove Olimpico, monumento colossale incompiuto, di cui Diodoro di Sicilia ha lasciato una descrizione. «La guerra, dice Diodoro, ha impedito di posare il tetto.»
Questo tempio non era meno lungo di centoventinove metri. Le scanalature delle colonne potevano contenere il corpo di un uomo. Le colonne avevano trentadue centimetri di più, in diametro, rispetto alla nostra colonna Vendôme. L’architrave si trovava più in alto delle nostre case.
Questo tempio era sorvegliato da Telamoni di pietra, con nasi schiacciati, zigomi prominenti e occhi fenduti all’egiziana. Questi Telamoni misuravano otto metri di altezza… Ne è stato ritrovato uno, disteso nell’erba e rotto, e due sepolti sotto terra. Quanti erano una volta?
Non si sa. Quello che è certo è che si armonizzano bene con questa costruzione gigante. Ci si immagina gli abitanti con questa taglia e questa corporatura. Più avanti, il tempio di Esculapio, la tomba di Terone e il piccolo monumento più avanti, il tempio di Esculapio, la tomba di Terone e il piccolo monumento chiamato la cappella di Falaride.
È nel tempio di Esculapio che Verre rubò la famosa statua di Apollo. Questo caso di polizia ci è stato tramandato dalla storia. La notte giunse. Ci sistemammo in una piccola capanna, vicino ai templi. Non c’era la luce della luna. L’oscurità arrivò bruscamente, salì improvvisamente dall’oriente, sommerse il mare e si diffuse nella campagna. Gli edifici rimasero illuminati per un momento, soli, nel mezzo delle tenebre. La pietra di cui sono costruiti, bruciata dal sole e diventata gialla, li faceva sembrare immensi blocchi di oro scuro.
Paesaggi e Architettura: L’Armonia Perfetta
Gli antichi non avevano solo il genio dell’architettura. Sapevano anche incorniciare i loro edifici in paesaggi degni di loro. Sembrava che i loro architetti avessero corretto la curva delle montagne e volessero armonizzarla con le grandi linee severe dei loro templi. Sono riusciti a rendere la natura un accessorio.
L’hanno abbellita, ingrandita e completata. La campagna di Agrigento perderebbe il suo carattere imponente e triste se le costruzioni greche scomparissero. Le loro proporzioni ammirabili, la purezza irreprensibile delle loro sagome danno più pittoresco alle colline, più grandezza alle pianure, più infinito al mare.
Da qualsiasi lato le si veda, esse colpiscono; a qualsiasi ora del giorno le si guardi, impressionano: sia che, la sera, ancora illuminate dagli ultimi raggi del sole, appaiano brillanti nelle tenebre; sia che, all’alba, disegnino le loro grandi forme nere sul biancore splendente del mattino.
Edouard Locroy. L’Ile revoltee, Paris, 1877
Édouard Lockroy si unì nel 1860 agli ordini di Giuseppe Garibaldi e partecipò alla spedizione dei Mille. Venne a Girgenti con la colonna di Nino Bixio


Le Latrine ad Agrigento al Tempo dei Borboni: Strutture, Materiali e Posizionamento