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antico insediamento fenicio-punico di Mozia

Il Legame Storico tra Cartaginesi e Sicilia: Una Traccia Culturale

15 Dicembre 2023 //  by Elio Di Bella

Esplora l’interazione storica e culturale tra i Cartaginesi e la Sicilia. Dal sito archeologico di Mozia alle influenze nella città di Erice, scopri come questa relazione ha plasmato la storia della Sicilia.

Mozia: Un Centro Fenicio-Punico Preservato

Tra i resti diretti della cultura fenicia e punica in Sicilia prevale, di gran lunga, il materiale proveniente da Mozia, unico centro che abbia conservato la sua fisionomia autonoma e che consenta scavi su larga scala.

Degli altri due centri tradizionali dell’insediamento fenicio-punico.

Palermo e Solunto: Testimonianze Fenicio-Puniche Sopravvissute

Palermo e Solunto, il primo giace sotto l’abitato più tardo, e di esso ci resta soltanto qualche piccolo tratto di mura, alcune tombe, poche iscrizioni e monete:

il secondo non è probabilmente sul luogo dove poi si sviluppò la città classica, e resta così un problema aperto, anche se gli studi del Tusa tendono a porlo nel luogo dell’attuale Cannita,

donde provengono due notevoli sarcofagi antropoidi, ovvero sul promontorio alla cui estremità si trova il villaggio attuale, presso il lido dell’Olivella.

Lilibeo: Un Rifugio per gli Abitanti di Mozia

Resta ancora da ricordare Lilibeo, la sede in cui si trasferirono in massima parte gli abitanti scampati di Mozia dopo la distruzione delle loro città, e che i Cartaginesi successivamente fortificarono,

facendone la testa di ponte della loro penetrazione in Sicilia: di Lilibeo restano un complesso fortificato utilizzato fino in età romana, una necropoli databile fra il IV secolo a.C. e il II secolo d.C. e un gruppo di stele votive e funerarie.

Quanto ai Fenici ed ai Cartaginesi che abitavano più ad oriente della città Finora menzionate. solo Selinunte ha restituito qualche testimonianza.

In questo stato della documentazione. è necessario rifarsi anche a quegli indizi di cultura fenicio-punica che pur non mancano nelle testimonianze eminentemente greche della Sicilia antica.

Un’indagine del genere fornisce elementi di notevole interesse.

Segesta e Erice: Indizi di Cultura Fenicio-Punica

Così a Segesta è stato trovato un frammento architettonico con gola egizia, che sembra doversi attribuire all’influenza fenicio-punica; il che è tanto più interessante in quanto Segesta ha rivelato,

in contrada Mango, un santuario probabilmente elimo ed iscrizioni in caratteri greci ma in lingua non greca: gli Elimi, strettamente alleati ai Cartaginesi, potrebbero meglio dei Greci conservarne — ove fossero più noti — gli elementi di cultura.

Altrettanto interessante è il ritrovamento di un oscilum. cioè un oggetto di terracotta in forma di disco, destinato ad essere appeso, che è stato edito e reca una parola in caratteri punici ed una in caratteri greci:

mentre questi ultimi sono incomprensibili, ed indicano cosi una lingua non greca, del punico si legge la particella dedicatoria I (“a”) seguita da un nome proprio.

Solunto e Selinunte: Eredità Classica e Influenze Puniche

Ad Erice, sempre nell’area clima, la presenza punica è attestata dal santuario di Astarte Ericina, dalle mura e dalla necropoli di Piano delle Forche.

Da Solunto, che è una città pienamente classica nella sua struttura e nei suoi edifici, provengono indizi di influenze puniche, probabilmente attribuibili al sostrato della popolazione:

un tempio con altare all’aperto ed una vasca di raccolta contenente ossa bruciate di piccoli animali, che Immediatamente richiamano i sacrifici dei tofei;

due arule con simboli religiosi quali il segno di Tanit ed il caduceo: teste di divinità femminili ornate con il segno della falce lunare: lucerne belicine.

A Selinunte gli edifici cosiddetti ellenistici presentano in realtà indizi di influenza punica, come ad esempio i muri “a telaio”, che si trovano a Mozia:

il che è confermato dalla ceramica tipicamente punica (IV-III secolo a.C.) trovata in una cisterna.

Sempre a Selinunte. le stele a testa umana dal santuario di Zeus Mellichios giudicate in passato di ispirazione greca con adattamenti e deformazioni popolaresche vengono oggi ritenute sotto l’influsso della fiorente produzione punica.

Se il sottofondo punico emerge a tratti nella cultura greca di Sicilia, avviene anche, per converso, che l’ambiente greco agisca sulla produzione punica.

Monete e Ceramica: L’Incontro tra Greco e Punico

Cosi le prime monete puniche, coniate in Sicilia, presentano una testa chiaramente derivata da quella femminile, di origine ateniese, che compare sulle monete di Siracusa.

Si aggiunga il materiale direttamente greco, che appare associato a quello punico e che – va detto incidentalmente ne agevola la datazione: la ceramica di Mozia è in tal senso la migliore prova.

L’Urbanistica di Mozia: Un Esempio Fenicio-Punico

Considerando ora l’architettura, Mozia ci fornisce un ottimo esempio di urbanistica.

L’impianto è tipicamente fenicio-punico: un’isoletta a poca distanza dalla costa e ben pro tetta dai venti.

A partire almeno dal VI secolo, Mozia viene circondata di mura, che seguono da vicino la costa per un perimetro di circa 2500 m. La muratura, rifatta più volte, presenta in alcuni tratti il già menzionato sistema detto “a telaio”:

una serie di monoliti a breve distanza l’uno dall’altro, con lo spazio intermedio riempito di pietrame più piccolo. Resti di torri s’incastrano nelle mura, nelle quali si aprono due porte principali, una al nord e l’altra al sud, oltre ad alcuni passaggi minori.

Vicino alla porta sud v’i un piccolo colhon. altra fattura tipicamente punica: le sue dimensioni sono assai ridotte (51 x 35,50 cm) e il canale di accesso è largo oltre 5 metri;

troppo poco, evidentemente, per costituire il porto principale, che invece doveva trovarsi nello stagnone tra risola e la terraferma.

All’Interno dell’isola due sono gli edifici principali finora posti in luce: il Cappidazzu. edificio pubblico o tempio sorgente forse su antico santuario fenicio a cielo aperto, e la “casa dei mosaici”. cosi detta da un pavimento a ciottoli bianchi e neri con figurazione di tipo orientalizzante.

Tra le più recenti scoperte di Mozia va segnalato il lofet. (…)

Il Culto di Astarte: Un Ponte tra Sicilia e Africa

Il costante rapporto dei culti e della vita religiosa tra la Sicilia punica e l’antistante costa africana è documentato con particolare efficacia dalla venerazione di Astarte nella città di Erice,

un’iscrizione punica del III-II secolo a.C. nota agl’inizi del Novecento ma non conservata, e documentata solo da una trascrizione imprecisa,

reca la menzione di “Astarte di Erice” e di oggetti a lei dedicati.

Le fonti classiche attestano che nella città di Erice vi era un santuario all’aperto dedicato al culto della dea:

vi si sarebbe esercitata la prostituzione sacra, chiaro indizio della provenienza orientale del culto. I Greci identificarono poi Astarte con Afrodite e i Romani con Venere.

Il culto di Astarte Ericina ebbe vasta diffusione nel mondo mediterraneo, descrizione da Cartagine e una dalla Sardegna la menzionano esplicitamente;

le fonti classiche ricordano l’annuo trasferirsi in Africa della dea con le colombe a lei sacre e le solenni feste che celebravano tale avvenimento;

il santuario di Venere a Sciacca

sappiamo che a Sciacca (l’odierna el-Kef) ritenuta fondazione siciliana, v’era un santuario di Venere in cui si praticava la prostituzione sacra; esisteva in Arcadia un tempio di Afrodite Ericina, ed è da ritenere che il culto fosse introdotto da mercenari greci tornati dalla Sicilia; si hanno infine attestazioni della dea in Campania e a Roma, dove Venere Ericina ebbe un tempio sul Campidoglio dalla fine del III secolo a.C. e un secondo tempio fuori Porta Collina dal 181 a.C.

Sebastiano Moscati, I Cartaginesi in Sicilia, in Labirinti, anno III

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influenze storiche,

archeologia siciliana.

Categoria: Storia SiciliaTag: cartaginesi, erice, sciacca, selinunte, sicilia

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