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cretto di fonte labiriniti

Gibellina: Tra Memoria e Innovazione

15 Dicembre 2023 //  by Elio Di Bella

Scoprite il rivoluzionario progetto di Gibellina, dove arte e architettura si fondono per preservare la memoria di una comunità colpita dal terremoto.

Gibellina Vecchia: Un Pellegrinaggio nella Memoria

Gibellina vecchia, distrutta dal terremoto, rimarrà per coloro che l’hanno abitata un luogo di continuo e rispettoso pellegrinaggio in memoria dei loro morti e della vita passata.

Il grande «cretto», come nuova immagine della vecchia Gibellina coerente con le ultime ricerche di Burri, è in una dimensione che interviene concretamente nel paesaggio e si fa architettura.

Il «cretto» o crepa, quasi figurazione della terra che ha tremato, diventa percorso dove si ritrovano le vecchie strade, labirinto della memoria che ripropone una vita.

Il Progetto del “Cretto”: Un Simbolo di Rinascita

Attraverso i cretti-percorsi la gente potrà arrivare dove esisteva la chiesa e la «piazza» dove si faceva festa.

Il progetto prevede di ricoprire buona parte del vecchio centro distrutto, con una superficie rettangolare di circa 300 X 400 metri di lato, un’area quindi di poco meno di 12 ettari,

riutilizzando le macerie raccolte in blocchi e ricoperte di cemento bianco. I percorsi pedonali fra i blocchi alti in media circa un metro e sessanta, seguiranno in parte i tracciati delle vecchie strade principali e in parte i cretti spontanei dell’opera di Burri.

Il Paesaggio Trasformato: Dalle Rovine all’Arte

Le zone non interessate direttamente da questo intervento verranno ripulite da ogni maceria e utilizzate a verde basso che si confonderà col verde circostante, isolando l’opera.

Land-art, scultura, architettura, urbanistica, opera d’arte totale, fatta dalle macerie del passato, ricoperte quasi per conservarle, è riproposta alla gente di Gibellina per ritrovarsi sia nella memoria del passato che nella realtà ritrovata.

Alberto Zanmatti, Il Cretto, in Labirinti, n.1, 1988

Gibellina e il Cretto

L’Utopia di Gibellina: Un Incontro tra Arte e Comunità

Chi visita oggi le rovine di Gibellina distrutta dal sisma del 1968 può assistere al compiersi di una singolare utopia, propiziata dall’incontro tra un grande artista e una comunità irriducibilmente attaccata al proprio passato.

Inquietanti come frammenti di un’idea colta al suo stato nascente ed ancora incomprensibile, appaiono d’improvviso poderosi zoccoli di cemento bianco costruiti tra le rovine di vecchi edifici che nel mette re a nudo le proprie ferite hanno acquistato talvolta una inaspettata bellezza.

Sono questi i primi segni tangibili di una imponente opera di Burri progettata nel 1981 ed oggi in corso di ultimazione: un enorme cretto, scultura che si dilata fino a trasformare l’intero paesaggio, si sovrappone ai resti della città distrutta dal terremoto e ne cancella per sempre l’immagine.

Una provocazione, un modo irrispettoso di manipolare le memorie del passato? Certamente no, se si presta fe de a chi abitava nel luogo ed è ora catapultato distante in una spaesata new town all’italiana, somma di tutti gli errori dellarchitettura e dell’urbanistica.

Ascoltando le loro reazioni ci si rende conto che i bianchi blocchi di cemento non sono soltanto le anticipazioni di una immensa colata che seppellirà Gibellina antica.

Sono anche la testimonianza concreta di una volontà popolare che per qualche misteriosa ragione si è identificata con il sogno di un artista e ne ha reso possibile la realizzazione con una generosa partecipazione, anche quando il giusto rifiuto di Burri, di ricorrere ai finanziamenti dello Stato, era parso compromettere la riuscita dell’iniziativa.

Gibellina e la Cultura della Conservazione

Era già accaduto nel passato che una comunità forte delle proprie radici culturali e delle proprie tradizioni reagisse ad una catastrofe con una ferma volontà di ricostruzione totale.

La gloriosa esperienza di Varsavia, non diversamente da quella a noi più vicina di Gemona sono esempi tra i più noti di un atteggiamento che trattiene le memorie del passato rimuovendo le tracce fisiche della catastrofe e cercando di ripristinare  non importa quanto artificiosamente le condizioni preesistenti.

Ancora, era già accaduto che la stessa religiosa cura del passato avesse portato a trasformare in simbolo le rovine, fissate per sempre nella memoria attraverso la loro museificazione.

Ma a Gibellina l’incontro tra un artista ed una comunità estraniata dal proprio ambiente e tuttavia ancora saldamente ancorata al proprio passato segna una importante innovazione nella cultura della conservazione. Tra ricostruzione filologica e museificazione dei ruderi si sceglie una terza via. quella di ri-produrre il passato reinventandone la forma e arricchendola di nuovi significati.

Perchè il progetto di Burri sembra trarre la sua ispirazione più profonda non tanto dalle scontate fonti autobiografiche (l’uso del cretto e la sua esasperazione dimensionale verso l’ordine gigante della scala del paesaggio), quando dalla intelligente reinterpretazione dei dati strutturali di una catastrofe:

le macerie, i corrugamenti della terra, il vagare allucinante della gente, la pietà verso i corpi e le cose sepolte.

Il Cretto: Un’Opera d’Arte Totale

Così il cretto si adagia con tutta la sua pesantezza sul piano di campagna ingoiando le macerie sotto una coltre di cemento bianco ad altezza d uomo, fessurata secondo i tracciati delle strade preesistenti e secondo le crepe formatesi spontaneamente nell’essiccarsi della materia.

E davvero il fascino che emana questo cretto è eccezionale, per la forza della sua immagine e per la complessità dei significati a cui dà forma.

Tra Conservazione e Innovazione: Il Dilemma di Gibellina

Grande architettura sepolta, come un sudario steso pietosamente su ferite che resteranno per sempre brucianti», «sacralità di una restituzione alla vita che non può non rievocare la intangibile quotidianeità degli storici e tragici seppellimenti di Pompei ed Ercolano» come intuisce Francesco Moschini.

Questi ed altri significati sono rintracciabili in una rievocazione del passato che è anche coraggiosa affermazione di una volontà progettuale disinibita nei confronti della conservazione.

L’innovazione sperimentata a Gibellina è trasferibile altrove, laddove occorre riconfermare altri luoghi della memoria sconvolti da disastri naturali? Difficile rispondere.

Certo, è grande il fascino di questi calmi blocchi, caduti quaggiù per qualche oscuro disastro. Ma forse, il potere evocativo dei ruderi attuali di Gibellina è ancora più inquietante. E l’annosa querelle tra conservazione e riconfigurazione sembra ben lontana dall’essere risolta.

Alberto Clementi, Una lava bianca sulla macerie, in Labirinti, n.1, 1988

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La storia di Gibellina è un esempio straordinario di come una comunità possa rispondere alla catastrofe con creatività e innovazione. La trasformazione del paesaggio, attraverso l’arte e l’architettura, riflette non solo la resilienza ma anche la profonda connessione con la propria storia e cultura. Questa è solo una delle tante storie affascinanti che caratterizzano la regione di Agrigento, una terra ricca di storia e cultura.

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Categoria: Storia ComuniTag: cretto, gibellina

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