Distante poco più di un chilometro dalla città di Girgenti (oggi Agrigento. ndr), nella aperta e lussureggiante campagna, là dove un tempo fu visto torreggiare il palazzo del tiranno Falaride e dove maestoso si stendeva il teatro agrigentino, quel teatro in cui, secondo Frontino fu riunito il popolo per discutere sul partito da prendere nella guerra ateniese, sorge ora la chiesa di S. Nicolò Vescovo, comunemente detta, con un popolare solecismo, “Santa Nicola,,.
Essa, senza dubbio, deve rimontare ad epoca antichissima, forse al secolo XI, giacche nel gennaro del 1219 il Vescovo di Girgenti Ursone la cedette. “Urso noster„ — si legge in un documento riferito dal netino Rocco Pirri — “de consensu suorum Canonicorum cessit “ Peregrino Priori S. Mariae de Adriano eiusque congregationi… Ecclesiam S. Nicolai, quae est extra civitatem Agrigenti in urbe veteri”.
Il Priore vi fabbricò accanto un cenobio, e restaurò ed ingrandì quel qualunque casamento che si trovava addossato alla chiesa, e che servì, per lunghissimi anni, di convento ai monaci cisterciensi; ed anni dopo, in compenso della ceduta chiesa di S. Nicolò, il Vescovo Ursone ebbe alcune terre in quelle adiacenze: “Unde anno 1223, mense oct. Fr. “ Peregrinus eiusque gratum congregatio tribuere Ecclesiae Agreg. et eius Praesuli Ursoni in commutationem ecclesiae S. Nicolai quasdam terras cum canneto quae fuerant quondam Nicolai Musce in exitu Cavae Gigantum iuxta flumnen,,.
Nel 1417 il Papa Martino V dava facoltà al nostro Beato Matteo Giummarra, di erigere in Sicilia cinque conventi di Minori Osservanti, dei quali il primo sorse a Messina, il secondo in Palermo sotto il titolo di S. Maria di Gesù.
Nel 1426, a spese reali, edificava il terzo in Girgenti, sull’antico, che nel 1219 era stato ceduto ai Cisterciensi, ed avendolo recato a compimento nel 1430, lo dedicava al vescovo S. Nicolò. Gli altri due sorsero a Cammarata ed a Caltagirone.
Il convento di S. Nicolò fu soppresso circa l’anno 1789, ed ora, dopo varie vicende, è tornato con la chiesa in possesso del Vescovo.
Sul pregio artistico della Chiesa e specie della bellissima porta, che forma oggetto di visita dei buongustai, nulla ci lasciarono scritto Politi, Picone e tanti altri che s’intrattennero sui nostri monumenti antichi. La chiesa, di stile arabo-normanno, è tutta a volta del nostro tufo conchigliare, e misura otto metri circa di larghezza e ventiquattro in lunghezza, e tanto la facciata quanto l’interno sono divisi da un enorme cornicione.
Nell’interno, come si disse, un grande cornicione, sporgente più di un metro, gira per tutta la chiesa, sul quale, nel centro, vi ha una cappelletta ad arco acuto sostenuto da due pilastrini e nel mezzo una specie di altare.
Sotto il cornicione, lateralmente, si aprono due grandi cappelle con altari minori, e nel centro sorge il maggiore sottostante ad un arco a sesto acuto schiacciato ed ai lati lo adornano due cappelletto con affreschi, rappresentanti S. Corrado e S. Onofrio.
Sopra l’altare maggiore e le due cappelletto, eccoti altre cinque edicole con affreschi.
La porta attuale, in sesto acuto e pietra arenaria, pare sia una sostituzione dell’antica fatta verso il secolo XVII, giacché la primitiva dovett’essere in calcare bianco, ed è una bella imitazione in stile arabo-normanno.
Vari dipinti avevano le pareti, tra cui gli affreschi di S. Corrado, S. Onofrio, S. Rocco, S. Sebastiano, S. Giovanni, la Madonna, S. Francesco d’Assisi e S. Girolamo, i quali, se non altro, hanno il pregio di appartenere ad epoca remota.
A quale stile appartiene la chiesa?
E chi può dirlo? E un mist di arabo-normanno-romano, che meriterebbe uno studio profondo e accurato, che meglio ne facesse rilevare l’importanza ed il valore.
C. G. Russo in AA.VV Al beato Matteo Vescovo di Girgenti. Omaggio dei suoi concittadini, Girgenti 27 aprile-1 maggio 1913






















































La Signorina e Pirandello