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tessere mercantili dei chiaramonte e palizzi
tessere mercantili dei chiaramonte e palizzi

TESSERE MERCANTILI delle famiglie Chiaramonte e Palizzi

18 Marzo 2026 //  by Elio Di Bella

[Didascalia sotto le immagini dei coni]: Tessera mercantile, forse di Giacomo Chiaramonte (2:1)

In uno dei supplementi all’opera sua sulle monete della Sicilia (Opuscoli di autori siciliani vol. XVI p. 262 a. 1775), il Torremuzza incluse i disegni di tre dischetti di bronzo del diametro di mm. 10 a 12 che egli credette fossero monete e che vanno così sommariamente indicati:

Disco con testa barbata sopra una delle facce; scudo dei Chiaramonte con le cinque vette sulla faccia opposta.

Disco con scudo attraversato obliquamente da tre losanghe; sulla faccia opposta scudo circolare, la cui metà superiore ha le cinque vette dell’arma chiaramontana.

Disco con scudo attraversato obliquamente da tre losanghe; sulla faccia opposta ricorre un intreccio di linee e di curve di difficile interpretazione.

Nel testo illustrativo egli scriveva che la inclusione delle monete disegnate gli era stata suggerita da un manoscritto di fra Michele da Piazza, il quale parlando del conte Giacomo Chiaramonte, asseriva aver questi fatto coniare «denarios aeneos parvulos in sui nomen» che «vocabantur denarii Jacobini».

Ove mai ci avverrà di rintracciare in avvenire qualche monetina che potremmo denominare «picciolo» con la leggenda di Giacomo Chiaramonte, solo allora potremo attribuir valore di documento attendibile alle parole del Piazza; ma nulla finora ci autorizza ad ammettere esatta la sua osservazione.

Dal 1775, anno in cui questi disegni furono pubblicati, trascorse circa un secolo, prima che i cultori di Numismatica cominciassero a interessarsi di tali dischetti e ad esprimere il loro giudizio sulla denominazione data loro dal Torremuzza.

Nel 1870 il Kunz (Periodico di Numismatica e Sfragistica anno III p. 259 a. 1870), fu del parere che questi e i simili dischetti, parecchi dei quali sono da assegnare a località dell’Italia meridionale, fossero non altro che tessere. La denominazione fu discussa nel 1873 dal Lisini (In stesso periodico anno VI, 1873), il quale li ascrisse alla classe dei «quarternoli» ossia tessere «mercantili» la cui conoscenza è utile se non direttamente ai fini della storia in genere almeno a quelli della storia privata.

Pareva che la interpretazione del Lisini fosse accettabile e definitiva per ovvie ragioni, non potendosi considerare moneta un oggetto metallico anepigrafo senz’alcun segno ufficialmente riconosciuto come espressione dell’autorità dello Stato o del Sovrano in nome del quale è emesso; bisogna quindi escludere che esso abbia un valore commerciabile nei rapporti della vita economica.

Se non che nel 1904 e nel 1905 il barone Antonio Grassi (Bollettino di Numismatica e arte della medaglia n. 3 p. 27 e n. 4 p. 37 a. 1904), pubblicava un articolo intitolato «I Chiaramonte e le loro monete» nel quale, tornando sull’argomento, che sembrava oramai avvalorato dal consenso degli studiosi competenti, riprendeva a dimostrare con ampia dottrina storica, che i disegni pubblicati dal Torremuzza fossero stati desunti da monete di argento (sic) dei Chiaramonte (ciò che non risulta da alcun documento monetale) e dei Palizzi, interpretando le losanghe come pali aguzzi, riferibili all’arma dei Palizzi.

Questa arbitraria interpretazione dell’arma della famiglia dei Palizzi provocò un gravissimo errore dal numismatico Luigi Simonetti, il quale nel 1951 (Bollettino del Circolo numismatico napoletano 1950 p. 111 segg.), partendo dalla considerazione che le cinque vette delle tessere chiaramontane in alcuni esemplari sono espresse in maniera non inconfondibile e che i tre pali aguzzi obliquamente disposti in serie, sono da valutarsi alla stregua delle losanghe dell’arma dei Bardi, la quale è ornata di sei losanghe, sostenne l’assurda tesi che le tessere attribuite ai Chiaramonte e ai Palizzi siano quelle della famiglia Bardi di Toscana. (Il Manco informa che della famiglia Bardi è oscura l’origine e si crede sia passata da Firenze a Palermo sotto Federico II – Nobiliario di Sicilia I p. 105).

Questo ragionamento è fondato su di una presunzione alla quale non possiamo dare il nostro assenso, ed aggiungiamo che non è questo il modo di superare le difficoltà del sapere. Il Simonetti mostra di ignorare quanto è stato accertato da studi recenti intorno alle armi delle due grandi famiglie siciliane che vediamo rappresentate su molti monumenti.

Già il Salinas (Del Real Museo di Palermo, relazione tav. V), nel 1873 dava il disegno di tessere dei Chiaramonte e dei Palizzi e nel 1928 l’opera sullo Steri di Palermo (Gabrici-Levi, Lo Steri di Palermo e le sue pitture, 1928), riproduceva l’arma dei Chiaramonte espressa nelle pitture del soffitto, nei rilievi di marmi, su maioliche rinvenute nei rimaneggiamenti del sottosuolo di Palermo.

In questa medesima opera era riprodotto il sarcofago di Lucca Palizzi con i rilievi delle due famiglie. Ivi è chiara l’arma dei Palizzi sulla quale sono disposti tre pali aguzzi paralleli e verticali da non confondersi in alcun modo con le losanghe dei Bardi.

La zona di rinvenimento delle tessere di cui parliamo ha pure la sua importanza documentaria. Da un antiquario di Palermo mi è stato venduto di recente un esemplare di tali tessere, che ho fatto disegnare a doppio diametro.

Sgombrato il terreno da questi errori e preconcetti, a noi rimane libero il campo di formulare l’elenco delle tessere mercantili sulle quali figurano le armi dei Chiaramonte e di altre famiglie siciliane nel modo seguente:

Tessera con l’arma dei Chiaramonte.

Bronzo Dir. Testa barbata a sinistra in circolo lineare racchiuso da una cornice di otto lobi, ciascuno con un giglietto all’interno e al punto di incontro di essi esternamente.

Rov. Stemma ovale troncato con monte a cinque vette elevantesi sulla partizione; il tutto racchiuso in cornice di otto lobi con giglietto all’interno e otto crocette disposte al punto d’incontro dei lobi, esternamente.

(Oltre alla figura inserita nel testo, v. Simonetti, op. cit. fig. I).

Tessera con le armi dei Chiaramonte e dei Palizzi.

Br. Dir. Scudo quadrato dei Chiaramonte con le tre vette di monte disposte in cornice, con particolari simili a quelli del n. 1. Rov. Scudo rotondo entro circolo lineare con cornice di sette lobi, entro i quali sei giglietti che si ripetono in numero di sei ai punti d’incontro dei lobi e sono fiancheggiati da crocette.

(Salinas, op. cit. 1873 tav. V n. 3).

Tessera con le armi dei Chiaramonte e degli Sclafani.

Br. Dir. simile a quello della tessera n. 2 Rov. Scudo quadrato partito di nero e d’argento con due gru affrontate; il tutto in cornice simile a quella delle precedenti tessere.

(Salinas, op. cit. tav. V n. 4).

Tessera con l’arma dei Palizzi e protome di Sovrano con corona reale.

Br. Dir. Scudo circolare in circolo lineare con tre pali verticali appuntiti, cinto da cornice a sei lobi con sei giglietti nello interno e altri alternati con crocette nella parte esterna dei lobi. Rov. Scudo rotondo su cui testa di Sovrano coronato vista di prospetto; il resto è racchiuso in cornice con tutti i particolari descritti nelle precedenti tessere.

(Salinas, op. cit. tav. V. fig. 1).

Tessera con le armi dei Chiaramonte e dei Bardi.

Br. Dir. Stemma circolare dei Chiaramonte in cornice di sei lobi ecc. Rov. Stemma ovale attraversato obliquamente da tre losanghe entro otto lobi somiglianti ai precedente esemplari.

(Simonetti, op. cit. n. 2).

Tessera con le armi dei Palizzi e di altra famiglia siciliana non identificabile.

Br. Dir. Stemma ovale con tre pali aguzzi entro circolo di punti; nello spazio interno limitato da detto circolo si ripete tre volte ai lati e in alto un ramo con tre gigli maggiori e uno minore; il tutto in una fascia nella quale campeggiano sedici palline in giro; altro circolo lineare presso l’orlo. Rov. Stemma ovale con l’arma di un leone rampante; il resto come sulla faccia principale.

(Salinas, op. cit. tav. V, n. 2).

Queste sei varietà di tessere allo stato dei rinvenimenti ci è dato di assegnare alle due famiglie dei Chiaramonte e dei Palizzi; tralascio alcune varianti pubblicate dal Simonetti. Le tessere siciliane si distinguono per una grande uniformità di particolari ornamentali.

La loro struttura tipologica mette in evidenza una particolarità che potrebbe giovare a chiarirne la destinazione nei riguardi finanziari, essendo da escludere il loro valore di moneta.

In ciascuna di esse sono accoppiate le armi nobiliari di due famiglie ed è quindi da supporre, che la concessione consentita da particolari disposizioni del potere regio ne limitasse l’uso solo nei rapporti fra coloro che per ragioni diverse erano alla dipendenza delle due famiglie.

Credo quindi esatta la denominazione di tessere mercantili.

È da ritenere che la concessione reale a queste ed altre famiglie consistesse nel consentire che su queste tessere figurassero solamente gli stemmi.

La testa barbata di una tessera dei Chiaramonte potrebbe essere appunto quella di Giacomo al quale il Piazza mosse aspro rimprovero per usurpazione di prerogativa reale oltre i limiti della concessione.

La testa coronata della tessera della famiglia Palizzi potrebb’essere un’allusione indiretta al re Ludovico d’Aragona fatta da quel Matteo conte di Navarra che fu vicereggente del Regno dal 1348 al 1352. (Manco, op. cit. II p. 31).

di ETTORE GABRICI

fonte Giglio di Roccia autunno-inverno 1957

Categoria: Cultura, In 5 Minuti, Storia SiciliaTag: chiaramonte

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