• Menu
  • Skip to right header navigation
  • Passa al contenuto principale
  • Passa al piè di pagina

Before Header

Agrigento Ieri e Oggi

Una Storia che continua a parlare.

Header Right

  • Home
  • Video
  • In 5 Minuti
  • Agrigento Racconta
  • Attualità
  • Carosello
  • Storia Agrigento
  • Storia Comuni
  • Storia Sicilia
  • Storia Italiana
  • Storia Agrigento
  • Storia Comuni
  • Storia Sicilia
  • Storia Italiana

Header Right

  • Home
  • Video
  • In 5 Minuti
  • Agrigento Racconta
  • Attualità
  • Carosello
cattedrale di girgenti
cattedrale di girgenti

Storie di Girgenti: avvisi segreti, banditi e intrighi spagnoli

20 Giugno 2025 //  by Elio Di Bella

Anno Domini 1588, Girgenti (oggi Agrigento)


I Personaggi

Don Vincenzo Bonanno – Il Pubblicista Figlio cadetto di una famiglia nobile decaduta, ha trasformato la sua educazione gesuitica in un mestiere lucrativo: raccogliere e vendere notizie ai potenti della città.

Fra’ Benedetto da Racalmuto – L’Informatore Ecclesiastico Monaco domenicano del convento di San Domenico, corrisponde segretamente con Roma e funge da tramite per le notizie papali.

Don García de Montemayor – Il Governatore Spagnolo Rappresentante della Corona a Girgenti, ossessionato dal controllo delle informazioni dopo la disfatta dell’Armada.

Mastro Calogero “Lu Tunisinu” – Il Bandito Ex schiavo delle galere barbariche, ora capobanda nelle campagne agrigentine, emulo siciliano del famoso Curtietto.

Donna Agata Chiaramonte – La Mecenate Vedova ricca e colta, finanzia segretamente la rete di avvisi per mantenere i suoi commerci di grano con Venezia.


Capitolo I: La Bottega degli Avvisi

La bottega di Don Vincenzo Bonanno si nascondeva nell’ombra della Cattedrale di San Gerlando, in una viuzza tanto stretta che il sole vi penetrava solo a mezzogiorno. Era il 15 agosto 1588, festa dell’Assunta, ma nella stanza sul retro le penne d’oca graffiavano frenetiche sulla carta.

“Da Roma, li 8 agosto. La flotta di Sua Maestà Cattolica è stata dispersa da venti contrari nel canale della Manica…”

Don Vincenzo alzò lo sguardo dall’avviso appena ricevuto. Tre settimane per arrivare da Roma a Girgenti – un tempo eccellente, considerando il caldo torrido e i briganti sulla via di Palermo.

“Fra’ Benedetto,” mormorò al monaco che attendeva nell’ombra, “questa notizia vale più dell’oro. Il Governatore pagherà qualunque prezzo per sapere del destino dell’Armada.”

Il domenicano si aggiustò il cappuccio. “Ma Don García potrebbe non gradire certe… interpretazioni dei fatti. Gli avvisi romani parlano di ‘disfatta’, mentre lui preferirà sentir parlare di ‘temporaneo contrattempo’.”

“È per questo,” sorrise amaramente Don Vincenzo, “che preparo sempre due versioni. Una per chi paga, una per chi vuole la verità.”


Capitolo II: La Rete Siciliana

Il sistema degli avvisi a Girgenti seguiva le rotte del grano. Le navi che partivano cariche di frumento verso Venezia, Genova e Roma tornavano con ben più delle monete: portavano notizie fresche.

Le Tappe della Notizia:

  1. Roma → Napoli (5 giorni via terra)
  2. Napoli → Palermo (3 giorni via mare)
  3. Palermo → Girgenti (4 giorni via mula)
  4. Girgenti → Licata/Sciacca (2 giorni)

Donna Agata Chiaramonte riceveva Don Vincenzo nel suo palazzo presso Porta di Ponte. La sala era fresca, le pareti ornate di arazzi fiamminghi – ricordo del defunto marito, mercante d’arte.

“Le gazzette veneziane parlano di 40 galeoni affondati,” disse la donna, sventagliandosi. “I miei corrispondenti confermano. Drake ha umiliato Filippo II.”

“Vostra Eccellenza sa che queste notizie potrebbero… turbare certi equilibri,” avvertì il pubblicista.

“È per questo che le pago, Don Vincenzo. Per sapere quando vendere il mio grano agli inglesi invece che agli spagnoli.”


Capitolo III: Il Curtietto di Girgenti

Le campagne tra Girgenti e Favara erano terrorizzate da Mastro Calogero, detto “Lu Tunisinu”. Ex rematore delle galere turche, liberato in uno scambio di prigionieri, aveva giurato vendetta contro i signori che lo avevano venduto ai barbareschi.

L’avviso del 20 agosto 1588 riportava:

“Nelle campagne di Girgenti, quel Calogero bandito con dodici suoi accoliti ha assaltato la masseria dei Miccichè, rubando 100 salme di grano et minacciando di dare fuoco alli magazzini se non gli si darà salvacondotto per Tunisi.”

Don García convocò d’urgenza Don Vincenzo. Il palazzo del Governatore, nell’antico quartiere arabo della città, odorava di incenso e paura.

“Queste notizie non devono uscire da Girgenti,” tuonò lo spagnolo. “Se a Palermo sapessero che non controllo nemmeno i banditi…”

“Eccellenza,” rispose cautamente il pubblicista, “gli avvisi viaggiano come il vento. Posso ritardare, modificare, ma non fermare.”

“Allora modifica! Scrivi che il bandito è stato catturato. Che la pace regna nelle nostre campagne.”

Don Vincenzo annotò mentalmente: un’altra versione falsa da preparare. E un avviso segreto da mandare a Roma con la vera storia.


Capitolo IV: La Congiura degli Avvisi

Fra’ Benedetto portava notizie allarmanti dal convento. Un confratello giunto da Caltanissetta aveva visto i preparativi: Don García radunava milizie per catturare Lu Tunisinu, ma anche per “mettere ordine” tra i pubblicisti.

“Dice che dopo la disfatta dell’Armada, ogni cattiva notizia è tradimento,” sussurrò il monaco nella penombra della chiesa di San Giuseppe.

Don Vincenzo comprese. Era tempo di proteggere la rete. Convocò i suoi:

  • Mastro Pietro, lo stampatore clandestino
  • Turi lu Cursuri, il corriere più veloce verso Palermo
  • Donna Agata, la finanziatrice

Il piano era audace: creare un avviso esplosivo che rivelasse i commerci illeciti del Governatore con i pirati barbareschi. Un’assicurazione sulla vita.


Capitolo V: Il Fulmine e il Destino

La notte del 15 settembre 1588, un temporale eccezionale si abbatté su Girgenti. Don Vincenzo stava sigillando l’ultimo plico di avvisi quando un fulmine colpì il campanile della Cattedrale.

Al mattino, tra le macerie, fu trovato il corpo di una spia del Governatore – tale Diego Montalbán – che si era nascosto nel campanile per sorvegliare la bottega del pubblicista.

L’avviso che Don Vincenzo scrisse quel giorno divenne leggenda:

“In Girgenti, il fulmine divino ha colpito la spia che voleva fermare la verità. Lu Tunisinu è fuggito per mare verso Tunisi con un bottino di 1000 scudi. Il Governatore Don García è caduto in disgrazia e richiamato a Madrid. La rete degli avvisi continua il suo santo ufficio di informare li potenti e li mercanti.”


Epilogo: L’Eredità del Pubblicista

Don Vincenzo Bonanno morì nel 1612, ricco e rispettato. I suoi avvisi, copiati e ricopiati, circolarono per tutta la Sicilia. Alcuni dicono che i suoi archivi segreti siano ancora nascosti in una cripta sotto la Cattedrale.

Fra’ Benedetto divenne Priore del convento. Nelle sue memorie scrisse:

“L’arte degli avvisi è come l’arte della confessione: bisogna saper ascoltare, saper tacere, e saper dire la verità al momento giusto.”

Lu Tunisinu non fu mai catturato. Alcuni giurano di averlo visto, vecchio e ricco, nei mercati di Tunisi, mentre comprava schiavi cristiani per liberarli.

Donna Agata Chiaramonte fondò l’Ospedale degli Innocenti con i profitti del suo commercio di grano. Sulla porta fece incidere: “La verità rende liberi, ma prima arricchisce chi la conosce”.

E gli avvisi? Continuarono a viaggiare, di mano in mano, di porto in porto, tessendo quella rete invisibile che legava Girgenti al mondo.


Note Storiche

Questa narrazione si basa su fatti storici documentati:

  • Il sistema degli avvisi a mano nel XVI-XVII secolo
  • La dominazione spagnola in Sicilia
  • Il commercio del grano siciliano
  • La presenza di banditi e pirati nel Mediterraneo
  • La struttura sociale di Girgenti nel Seicento

I personaggi, pur essendo di fantasia, rappresentano figure tipiche dell’epoca: il nobile decaduto divenuto professionista, il religioso informatore, il governatore spagnolo, il bandito-pirata, la nobildonna commerciante.


“Chi controlla l’informazione, controlla il grano. Chi controlla il grano, controlla la Sicilia.”

Elio Di Bella

Categoria: Agrigento Racconta, Cultura, In 5 MinutiTag: girgenti

Post precedente: « Etna, tremila anni di fuoco in Sicilia
Post successivo: Akragas polis magnogreca: il potere nella Sicilia antica esercito greco»

Footer

Copyright

I contenuti presenti sul sito agrigentoierieoggi.it, dei quali il Prof. Elio di Bella è autore, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti perché appartenenti all’autore stesso. È vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma. È vietata la pubblicazione e la redistribuzione dei contenuti non autorizzata espressamente dall’autore.

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07/03/2001.

Privacy

Questo blog rispetta la normativa vigente in fatto di Privacy e Cookie . Tutta la docvumentazione e i modi di raccolta e sicurezza possono essere visionati nella nostra Privacy Policy

Privacy Policy     Cookie Policy

Copyright © 2026 Agrigento Ieri e Oggi · Creato da Webbando.net