Origine e ruolo delle società economiche in Sicilia tra riforme, premi e limiti (1831-1861)
Quando Ferdinando II di Borbone sale al trono (8 novembre 1830), inaugura una breve fase di aspettative “riformiste” (mutamenti di ministri, provvedimenti amministrativi, iniziative economiche), ma dentro un impianto ancora assolutistico, che dopo il 1848 tende a irrigidirsi.
Le società economiche si collocano qui: come soluzione tecnica per modernizzare “senza concedere” autonomia politica.
Il decreto del 1831 e la rete delle società economiche
Un progetto di modernizzazione amministrata
Il decreto del 9 novembre 1831, n. 621 istituisce a Palermo un Istituto d’incoraggiamento per agricoltura, arti e manifatture e prevede, accanto ad esso, una rete di organismi locali (società e commissioni) chiamati a raccogliere informazioni e a promuovere miglioramenti produttivi.
Si tratta dell’“ultimo tentativo” borbonico di modernizzazione amministrata: un dispositivo che connette centro e provincia attraverso scienza applicata, incentivi, statistiche embrionali e pratiche di divulgazione.
Dentro questo disegno la dipendenza dal Reale Istituto d’incoraggiamento di Palermo è decisiva: coordina, filtra, valida. La regola implicita è che l’economia può associarsi purché non si trasformi in politica. Le società economiche vogliono essere utili per diffondere tecniche e lessico economico, ma nello stesso tempo dono sorvegliate perché capaci—al bisogno — di diventare luogo di confronto “civile” contro la dinastia borbonica. Nell’avvio operativo, un ruolo di cornice è attribuito alla Luogotenenza di Leopoldo di Borbone Conte di Siracusa e al ministro degli Affari interni Antonio Mastropaolo.
Dentro un consesso: soci, cariche, adunanze, regole
Gerarchia e funzioni
Le società economiche di Catania e Messina hanno un impianto interno molto regolato: soci ordinari, onorari e corrispondenti; gli ordinari, selezionati tra persone ritenute competenti nella teoria e nella pratica, operano in due classi parallele, economia rurale (agricoltura) ed economia civile (manifatture). Il consiglio di amministrazione assegna ruoli e responsabilità; il segretario è la figura chiave perché tiene insieme verbali, archivi, corrispondenze e biblioteca.
Rituali di legittimazione
La scansione delle adunanze è la forma con cui il consesso si dà continuità e visibilità. Le riunioni generali in date “simboliche” (in particolare il 30 maggio, onomastico del sovrano) e quelle periodiche servono a rendicontare l’attività, ascoltare relazioni e memorie, bandire concorsi e distribuire premi. È un sistema premiale pensato per produrre imitazione: mostrare un “buon metodo” e spingerne la replica.
Sul territorio operano anche commissioni comunali chiamate a censire il tessuto produttivo locale (artigiani e manifattori) e a fare da tramite per esposizioni e iniziative. Le risorse, invece, restano spesso inferiori agli obiettivi: dotazioni di base, contributi dei capoluoghi, personale di supporto stipendiato. È qui che nasce una costante dell’esperienza: progettualità ampia, attuazione diseguale.
Chi erano i soci
Il giornale La Cerere pubblica gli elenchi dei soci e rende visibile una composizione fatta di élite urbane e professionali. A Catania spicca Salvatore Scuderi, a Messina Paolo Cumbo: figure che parlano di agricoltura e manifatture come di un problema pubblico, non privato.
Programmi e strumenti: memorie, premi, divulgazione tecnica
La memoria come protostatistica del territorio
Il centro operativo delle società economiche è la “memoria”: una relazione tecnica che nasce dall’osservazione e deve tradursi in proposta. Ai soci è richiesto di registrare natura del suolo, andamento delle stagioni, rotazioni, concimazioni, allevamenti, innesti; ma anche produzione di manufatti e “rami d’industria”. In altri termini: una protostatistica del territorio, ripetuta nel tempo, pensata per trasformare il paesaggio agrario in un oggetto conoscibile e quindi migliorabile.
Istruire e incoraggiare
Nelle orazioni inaugurali emerge una triade di metodo: unire teoria e pratica, istruire, incoraggiare. I consessi insistono sull’uso delle “scienze ausiliarie” (chimica, fisica, botanica) e sul bisogno di renderle accessibili: catechismi agrari, opuscoli, istruzioni minime in linguaggio semplice. L’idea è disarmante e moderna: se l’innovazione non entra nella “routine” del coltivatore e dell’artigiano, resta carta.
Il caso della relazione catanese del 1845
Una prova più concreta arriva con le relazioni richieste dal ministero nel 1845, quando alle società viene chiesto di fotografare pratica agricola, produzioni e risultati. Nel caso catanese, la relazione mette in fila elementi molto materiali: differenze tra piana e area etnea; uso estensivo del suolo e maggese; espansione agrumicola favorita da acqua e irrigazione; importanza di mandorlo e olivo (ma anche pratiche di raccolta che danneggiano le piante); introduzione di strumenti più moderni rispetto all’aratro “tradizionale”.
Dalla speranza al declino: risultati, limiti, eredità
Dopo il 1848: la frattura politica
L’efficacia delle società economiche va letta su due piani. Dal lato culturale sono un acceleratore: portano nelle città siciliane un lessico europeo di sperimentazione, premi, statistiche, “utilità” della scienza. Dal lato economico urtano contro vincoli strutturali: capitali scarsi, infrastrutture deboli, persistenza del latifondo, assenteismo, e una difficoltà cronica dello Stato borbonico a trasformare progetti in politiche di lungo periodo.
Dopo il 1848, inoltre, la frattura politica tra governo e classi dirigenti siciliane rende più fragile il patto implicito “tecnica in cambio di lealtà”: la Sicilia è ricondotta all’ordine e il regno entra in una fase di polizia e isolamento internazionale.
In questo clima le società economiche possono sopravvivere, ma spesso perdono slancio o si spostano su temi sociali (miseria, pauperismo), senza avere la forza di incidere sulle strutture produttive.
Eredità istituzionale
Pur tra sottofinanziamento e contraddizioni, le società sono state luoghi di sociabilità e di elaborazione di progetti e parte del loro “capitale” di competenze confluisce poi in organismi postunitari (come camere di commercio e nuove associazioni di interessi).
Elio Di Bella


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