I risultati degli scavi nella Valle dei Templi di Agrigento: scoperte monumentali nell’agorà di Akragas. Entra nella storia dell’antica Grecia e dell’epoca romana.
Introduzione agli Scavi Storici
A nord del poggetto del convento di San Nicola nella valle dei templi di Agrigento a patire dal 1987 venne organizzata una campagna di scavi iniziata da Ernesto De Miro che riguardò la zona comprendente il bouleuterion.
La Rivelazione di un Passato Monumentale
Pochi anni venne alla luce un piazzale porticato con un edificio templare al centro, interpretato come un santuario oppure come una piazza forense, probabile ampliamento dell’area civica dell’agorà. Tutto ciò e la successiva scoperta di un teatro ha portato alla comprensione più chiara della topografia antica della città nel passaggio tra l’età ellenistica e la romanizzazione.
Monumentalizzazione dell’Antica Agrigento
In questo periodo abbiamo nella città antica una fase di monumentalizzazione dell’impianto urbano, con imponenti terrazzamenti, finalizzati ad ampliare lo spazio per nuove costruzioni, dando vita ad un suggestivo paesaggio urbano
Il Complesso Monumentale Ritrovato*
La zona intorno al Poggio di San Nicola, ricca di edifici articolati attorno a piazze pubbliche e stoai, diviene a partire dal IV-III secolo un polo urbano eminente.
Grandi opere di terrazzamento e grandi complessi porticati si affacciano nell’agorà
La zona interessata dalle recenti campagne di scavo ha portato alla luce un complesso monumentale composto da un vasto piazzale porticato che racchiude al centro un edificio templare. Un complesso monumentale di lunghezza in senso nord-sud di m 60.00 e ampiezza in senso est-ovest di m 36.
Impatti Storici e Interruzione delle Costruzioni
Probabilmente le guerre servili dell’ultimo terzo del II secolo, e la crisi sociale ed economica che a queste seguì, causarono l’interruzione della costruzione, ripresa solo più tardi
Evoluzione Architettonica del Tempio
Nella prima fase, databile a partire dalla seconda metà del II secolo a.C., abbiamo la realizzazione di un semplice edificio ad oikos su podio modanato, accessibile tramite una scalinata frontale, con a rampa addossata alla costruzione principale
La modanatura di base del podio è formata da un plinto, un listello e un’ampia gola rovescia.
L’interno era costituito da un vestibolo chiuso da cui era possibile accedere alla cella vera e propria. Con un muro divisorio interno tra questi due ambienti. L’edificio era quindi articolato in atrio e cella vera e propria.
Gli edifici appaiono privi sul retro di adyton e di opistodomo.
Con la ripresa e il completamento della costruzione, nella prima metà del I sec. d.C. al posto della scalinata frontale venne i realizzata un’ampia tribuna, accessibile tramite due rampe di scale disposte lungo i fianchi
Il tempio sembra adeguarsi alla tipologia del templum rostratum di età augustea. Nel tempio agrigentino venne probabilmente abolito il setto divisorio interno, trasformando il tempio in un edificio a vano unico.
Da una breve scala si accedeva dal piano superiore della tribuna ad un portale, e da qui alla cella, sul fondo della quale si conservano ancora i resti della statua di culto.
Le scale laterali presentano una terminazione a voluta che impreziosisce le balaustre di contenimento
La seconda fase costruttiva nella prima metà del I secolo d.C. potrebbe coincidere con la scelta di realizzare un piazzale a destinazione forense.
**Nuove Scoperte e Conclusioni**
Con il completamento dell’edificio templare, abbiamo la realizzazione di portici sui tre lati nord, est ed ovest e un ingresso sul lato meridionale, dalla forma trapezoidale
L’elevato dei portici presenta un colonnato con capitelli, dall’echino verticalizzato, coronano fusti lisci e sorreggono la trabeazione, con un evidente scamillo e trabeazioni dorici caratterizzati dalla lavorazione di fregio e architrave in un unico blocco. Nel fregio vediamo l’alternanza di triglifi e metope,
I muri di fondo all’interno del portico nord sono costituiti da una cornice ionica.
La cornice dei muri di fondo è dotata di una sima, con una doppia gola rovesci. Vi è la presenza di un canale di gronda la cui presenza ci fa pensare ad un tetto a doppio spiovente. Probabilmente il muro esterno era dotato di doccioni, forse protomi leonine pervie, applicate ai blocchi della cornice
L’ordine dei portici è stato sottoposto a restauri.
Circa l’accesso al piazzale, lo scavo ha portato alla luce una porzione della scala che, scendendo dalla plateia, immetteva nell’area scoperta.
La tessitura del muro meridionale con coppie di blocchi posati di testa, alternate a singoli blocchi posti di taglio, da una certa monumentalità al prospetto
Fonte: IL COMPLESSO PORTICATO A NORD DELL’AGORÀ Monica Livadiotti, Antonello Fino, in AGRIGENTO Nuove ricerche sull’area pubblica centrale, EDIZIONI QUASAR, Roma 2017


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