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San Leone, Vivere nel Lido di Agrigento all’Inizio del Novecento, i Ricordi dell’Avvocato Malogioglio. Video

9 Marzo 2024 //  by Elio Di Bella

Guarda il video con straordinarie immagini d’epoca e scopri le origini di San Leone, quando nei primi anni del Novecento sorsero il primo stabilimento balneare e le prime abitazioni

Le origi del Lido agrigentino

Andiamo lontano nei secoli quando la foce del fiume costituiva il porticello e l’emporio di Agrigento e dove la vita marinara continuò attiva anche nel periodo bizantino. Poi divenne spiaggia arida e disabitata.

Lo storico Fazello (anno mille e cinquecento) nel giro delle coste Sicule parla della Chiesa di S. Leone nei pressi della foce dei saxa quadrata, forse resti di ripari contro i marosi.

Nelle carte del mille e seicento sono segnati, a sud della foce del fiume, grandi scogli oggi inesistenti.

La storia di S. Leone dunque è brevissimo nei secoli passati, mentre dal mille novecento sette ad oggi, cioè nel giro di appena sessanta anni, essa è ricca di molte vicende.

Sbocco naturale per la villeggiatura

Fu nel mille novecento sei che mio padre “vide in S. Leone il futuro sbocco naturale per la villeggiatura agrigentina. Allora a S. Leone esistevano i seguenti fabbricati:

la piccola Chiesetta, l’antica casa Caratozzolo oggi rimesso a nuovo nel piano Micari, il fabbricato

Caratozzolo vicino l’attuale cinema lido, la caso Caruso, la casa

Riggio, la casa Cognata.

Una trazzera costeggiava il mare, trazzera che era martellata nell’inverno dai marosi.

Fu proprio nel mille novecento otto che mio padre comprò alcuni terreni ed altri ne fece comprare ai signori Lo Sardo, Sinatra, Pancucci, Di Martino ed altri.

Esisteva allora in Agrigento una fiorentissima lega tra commercianti ed industriali e a mezzo di tale lega mio padre fece sapere al Comune di Agrigento

che era necessario preparare un piano regolatore qualsiasi poiché non era difficile prevedere quali

sviluppi avrebbe preso quel posto.

Il primo stabilimento balnerare

Giova a questo punto far presente che ogni anno, su per giù dove ora sorge lo stabilimento

Aster, il signor Giovanni Mossuto, un pioniere sanleonino costruiva uno stabilimento balneare in legno dove nel pomeriggio affluivano,

servendosi di un break a tre cavalli, una quindicina di bagnanti. Certamente moltissimi ancora ricordano che per adunare i bagnanti, si usava una caratteristica tromba ed uno strillone gridava,

mentre il break scendeva per via Atenea alle ore quindici precise: oh, cu avi a ‘iri e bagni!!!

Al detto signor Mossuto il Comune ogni anno, dava una somma di denaro giustificando lo spesa come contributo per la costruzione dello stabilimento,

ma in verità tale somma serviva per riparare la trazzera che dalla Chiesa arriva allo stabilimento, strada che ogni anno, come si disse, durante l’inverno, veniva semidistrutta dalla furia dei marosi.

Quando mio padre parlò ed insistette per un piano regolatore, il Sindaco del tempo aderì, ma volle sentire sventuratamente l’ufficio tecnico comunale.

Questi riferì che il Comune poteva ben fare un piano regolatore nel suo territorio, ma fece osservare che nell’elenco delle strade comunali quella di S. Leone arrivava esattamente alla Chiesa e, quindi, se il Comune avesse fatto il piano,

si sarebbe assunto l’onere di costruire e mantenere la strada del lungo mare che ogni anno era sistematicamente in parte distrutta

ed avrebbe obbligalo quindi il Comune ad una spesa annuale non sopportabile data la situazione del bilancio comunale.

E fu per questa ragione che le insistenze di mio padre e della lega a nulla valsero, né migliore fortuna ebbe la proposta di mio padre di arretrare la strada del lungomare verso l’interno, cedendo gratuitamente il terreno.

Fu fortuna che mio padre, d’accordo con i proprietari frontisti, tutti amici e parenti che aveva lui stesso invogliato a comprare, seguendo l’andamento della spiaggia, diedero una certa linea ai fabbricati del lungo mare, arretrandosi molto nello interno e ciò

unicamente per scansare prese delle mareggiate.

Sorse cosi il primo nucleo Sanleonino che va dalla Chiesa alla casa Di Martino. Nel mille novecento dieci (dopo la guerra quindici-diciotto) mia madre vendette i terreni

della zona dove in atto c’è la via Ettore Malogioglio e ciò fino alla casa Riggio ed anche in questa occasione si insistette da parte dei miei presso il Comune perché un piano regolatore venisse fatto, ma invano:

invano il terzo nucleo nacque nel mille novecento trentasei – mille novecento trentanove e infine, dopo la guerra del mille novecento quaranta e cioè nel mille novecento quarantasei il quarto nucleo, ed ora ogni anno si registrano palazzine nuove, sempre ogni anno di più.

San Leone negli anni Sessanta del secolo scorso

C’è uno stabilimento balneare meraviglioso, una arena cinematografica che la città non ha e che invidia, un albergo ben attrezzalo, meravigliosi ristoranti, salsementerie che possono ben stare al centro di Roma,

ed altri ottimi esercizi, la popolazione nel periodo di punta di luglio e agosto) supera i diecimila abitanti;

nelle feste di mezzagosto oltre trentamila persone si riversano al lido, ma le strade sono le stesse di trenta anni fa. la gente costruisce ancora nel mille novecento sessanta come nel mille novecento sette,

senza controllo e piano regolatore.

lo sostengo che San Leone fu costruito proprio così: un tale, salito su un aereo, dopo aver letto il giornale lo ha stracciato e buttato dall’alto i pezzettini di carta.

Il vento ha portato questi pezzetti di carta a terra, dove è caduto un pezzo di carta di giornale è stata costruita una casa.

Ecco perché non c’è nessun ordine.

La mia storia su San Leone finisce qui, ma quella borgata è destinata   a diventare città. Ed è con dolore che vediamo che cresce

con le strade storte e maltenute esattamente come la madre: Agrigento!

Ora si cercano i posti dove costruire la nuova Agrigento!

Ma non c’è tutta la zona che va da San Leone centro fino al villaggio Peruzzo?  

La nuova città va costruita proprio lì espropriando naturalmente i terreni altrimenti i proprietari ne chiederanno diecine di migliaia di lire al metro quadrato.

Espropriazione da parte dello Stato con prezzi equi stabiliti dall’ufficio tecnico erariale.

Dalla foce del fiume Akragas alla foce del fiume di Naro, dal mare alla zona archeologica dirimpetto c’è tanta terra da creare

una città giardino, ma prima occorre espropriare e fare un piano regolatore.

Si avvererebbe dopo sessanta anni esattamente il sogno di mio Padre!!!

La città di S. Leone, ma bella e ordinata non come la vecchia

Agrigento come diceva mio padre !!!

Categoria: Agrigento Racconta, Cultura, In 5 MinutiTag: agrigento, san leone

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