Scopri le antiche pratiche agrigentine sull’invecchiamento e la cura degli anziani nell’antica Akragas. Dalla gerotrophia alla kairotanasia, esplora il ruolo della famiglia e dei medici nel garantire una vita dignitosa. Leggi di leggi, cure mediche e aspettative sulla fine della vita.
L’invecchiamento nella Magna Grecia Nell’antica Akragas e oltre, come venivano trattati gli anziani?
Raggiungere una veneranda in una città della Magna Grecia come Akragas poteva essere una benedizione o una maledizione; un dono degli dei se tale vita non era dignitosa, una condanna se c’erano le condizioni per cui si arrivava a desiderare la morte.
I greci non praticavano l’ eutanasia; il suicidio non era commesso per motivi di salute, ma per onore o disgrazia, soprattutto di natura morale.
Tuttavia, chi non era autosufficiente e considerava concluso il proprio ciclo vitale, decideva liberamente di lasciarsi morire, generalmente di inedia. Questo atto era chiamato kairotanasia, ovvero “morte opportuna”.
Così morirono filosofi come Anassagora, Democrito, Zenone di Cizio, Cleanthes e Diogene di Sinope, il re spartano ottantenne Agesilao II. Molti di costoro rifiutarono le cure mediche
Gerotrophia: la cura degli anziani Chi si occupava degli anziani senza risorse a disposizione?
In una città molto civile come Akragas la cura degli anziani spettava ai familiari (gerotrophia). Rischiavano di perdere i diritti di cittadinanza coloro che non si prendevano cura dei loro anziani, ma
un anziano senza risorse e senza familiari che si occupassero di lui correva il rischio di restare indifeso. Le città greche e della Magna Grecia mantenevano gli anziani che fossero cittadini a pieno titolo e i cui figli fossero caduti in campo di battaglia.
Altri anziani adottavano qualcuno per compagnia e che si prendesse cura di loro, ma in genere erano quelli che avevano un patrimonio.
Leggi e controlli sulla salute mentale Quali leggi esistevano per proteggere gli anziani e come venivano applicate?
Esistevano leggi per controllare la capacità mentale degli anziani e per controllare se erano affetti da senilità, chiamata dai greci paranoia («disturbo del giudizio»). I figli di Sofocle cercarono di farlo dichiarare incapace, ma drammaturgo dimostrò nel processo di saper recitare a memoria alcuni versi del suo Edipo a Colono e si salvò dall’accusa.
Anche ad Akragas, in generale, si rispettavano gli anziani, si ascoltavano i loro consigli e si concedevano le più alte dignità.
Cure mediche e concezioni sull’invecchiamento Quali erano le pratiche mediche comuni per gli anziani e le credenze riguardanti l’invecchiamento?
Medici greci come Empedocle, ritenevano che invecchiando le persone perdessero calore e umidità corporea, risultando così in un corpo freddo e secco e che i maschi vivessero più a lungo delle femmine perché possedevano più calore nel corpo e lo mantenevano per più tempo.
Agli anziani si raccomandava di fare bagni caldi per recuperare da malattie o da lavori faticosi nei campi, la medicina le principali malattie degli anziani erano la dispnea (problemi respiratori), il raffreddore accompagnato da tosse, l’artrite (dolori articolari), la perdita della vista e dell’udito, le difficoltà nel dormire, i problemi urinari, la cachessia (deterioramento organico e fisico) o l’irritazione della pelle.
Si sperava da vecchi che la fine della vita arrivasse durante il sonno.


Quando in via Atenea, il salotto buono di Agrigento, passeggiavano le capre giurgintane