i templi della Concordia, Giunone Lucina, Giove Olimpico costituiscono interessanti soggetti distinti dagli altri sparpagliati nel piano inferiore dove può essere individuato il fiume Akragas
Posto su una piccola altura al centro della Città si erige il Convento di S. Nicolò, la cui veduta è in grado di dare soltanto una vaga idea della magnificenza e della bellezza della scena circostante.
Oltre alla possibilità di osservare svariate colline e vallette rivestite da ricca vegetazione, si ha allo stesso tempo una veduta delle nobili vestigia architettoniche attraverso le quali possiamo farci un’idea dello splendore degli antichi agrigentini.
Mi riferisco ai templi della Concordia, Giunone Lucina, Giove Olimpico, i quali costituiscono interessanti soggetti distinti dagli altri sparpagliati nel piano inferiore dove può essere individuato il fiume Akragas che scorre verso il porto di Agrigento, una volta grande centro commerciale.
TEMPIO DELLA CONCORDIA
La sua trasformazione da tempio pagano a cristiano è stato il probabile motivo della sua conservazione. Le colonne, le mura della cella e gli architravi, con qualche eccezione, sono ben conservati. Tre recenti giudiziosi restauri, eseguiti per ordine del Re di Napoli, hanno fatti sì che questo esempio di architettura dorica si manterrà per molti secoli. La veduta ne rappresenta il fronte orientale, è molto più piccolo del tempio di Segesta, sebbene di forma periptera ed ha una colonna in meno per ogni lato. Le dimensioni del lato del plinto sono di circa 128 piedi in lunghezza e di 50 piedi in larghezza.
TEMPIO DI GIUNONE LUCINA
Nel lato sud-occidentale dell’antica città giacciono le rovine di questo edificio, che, come la maggior parte dei monumenti esistenti in Sicilia sono in ordine architettonico dorico e di forma periptero esastila.
Bisogna rammaricarsi del fatto che esempi così mirabili nelle loro proporzioni come i templi della Concordia e di Giunone Lucina siano stati costruiti con una pietra molto scadente; infatti molti dei suoi ornamenti non sono oggi più visibili.
A causa della sua posizione esposta e delle ripetute scosse telluriche rimangono soltanto le colonne del peristilio a Nord e parte delle intelaiature.
Il resto è quasi interamente andato perduto.
Le mura della cella come anche le scale sono tracciate nelle pareti trasversali che la dividono dal pronao. Le dimensioni del plinto sono di 125 piedi di lunghezza e 55 in larghezza.
Tre massi che si vedono in primo piano costituiscono i resti di un peribolo o cortile situato ad Est.
DISPOSIZIONE DEI TEMPLI
Il tempio di Giunone Lucina presenta le sue malferme rovine sulla sommità di uno scosceso e roccioso precipizio, il quale a causa della natura friabile della roccia rischia di staccarsi e precipitare nel piano sottostante.
Lungo la stessa catena di colline a ponente si trova il tempio della Concordia un soggetto importante e di grande suggestione nel paesaggio. Il primo piano della veduta presenta cespugli di aloe e fichidindia.
TEMPIO DI ERCOLE
A ovest del tempio della Concordia un ammasso confuso di colonne ed altri elementi caduti ci indicano il luogo dove sorgeva un tempio di cui una sola colonna conserva la sua posizione originale.
Si pensa che esso sia stato dedicato ad Ercole e dal diametro della sua colonna si deduce che era più grande degli altri templi con l’eccezione di quello dedicato a Giove Olimpico con il quale tutti gli altri non possono competere.
TEMPIO DI GIOVE OLIMPICO
Vecchi alberi di olivo e molta vegetazione hanno coperto e in parte nascosto gli stupendi resti. Dal momento che in pochi casi una pietra è rimasta sull’altra è difficile tracciare la pianta del tempio e individuare le sue dimensioni.
Soltanto immensi massi si offrono al nostro sguardo meravigliato e ci confermano nell’idea che le descrizioni fatte su di esso dagli storici non sono state esagerate.
Si narra che sia stato il più grande tempio di tutta l’isola, ma che le calamità della guerra costrinsero alla sospensione dei lavori prima ancora che fosse completato. Diodoro racconta che la sua lunghezza era di 340 piedi la sua larghezza, di 60 piedi la sua altezza, escluso il basamento di 120 piedi. Ciò trova un reale riscontro nelle dimensioni dei frammenti ancora esistenti. Un triglifo monolito facente parte del fregio misura 10 piedi e 2 pollici in altezza, 5 piedi e 10 pollici in larghezza e 4 piedi e 10 pollici in profondità.
Il capitello della colonna, misurato all’abaco, è di 13 piedi e tre pollici, e 8 piedi e 3 pollici, misurato all’ipotrochelio per quanto riguarda la profondità. La veduta mostra la testa di una colossale figura che probabilmente fungeva da cariatide per sostenere la copertura. Vicino si trovano spezzoni di architrave che sono scanalati circa 5 pollici in profondità, probabilmente per contenere una parte dei macchinari che sollevano i blocchi.
MONUMENTI MINORI
2 semicolonne ed uno dei pilastri dell’estremità occidentale: uniche parti rimaste del tempio di Esculapio. Si può presumere che fosse un Tetrastilo.
Questo edificio è generalmente chiamato la tomba di Terone tiranno di Agrigento. Si dice che esso sia stato il solo edificio rimasto integro durante l’assedio dei Cartaginesi La combinazione dell’architettura dorica e ionica in questo monumento è singolare.
Sebbene sia classificato come uno dei più antichi, ha un disegno non molto puro ed è rimasto come testimonianza della imperfetta conoscenza che gli agrigentini avevano in quell’epoca dell’ordine ionico.
Questo piccolo tempio è di forma molto semplice e secondo Vitruvio impostato su lesene anziché su colonne. L’antico ingresso del lato orientale adesso è murato. Il tempio è convertito in cappella francescana.
FONTE JOHN GOLDCUTT, ANTICHITA’ DI SICILIA. 1816


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