la spiritualità e il ruolo del mito nelle ultime opere teatrali di Luigi Pirandello, evidenziando l’importanza delle figure femminili e la poetica dei miti come evoluzione della sua produzione.
Nelle ultime opere teatrali di Luigi Pirandello, l’argomento principale verte sulla spiritualità complessa che emerge nel “teatro dei miti” pirandelliano, evidenziando come queste opere non rappresentino una fase meno importante, ma piuttosto un’evoluzione significativa della sua produzione.
1. La spiritualità pirandelliana
Pirandello, nella sua fase finale, si distanzia dalle ideologie dominanti del primo Novecento, come il futurismo e l’imperialismo, che glorificavano la tecnica e il progresso.
Al contrario, egli si avvicina a miti classici e atavici, preferendo esplorare l’essenza dell’esperienza umana attraverso la lente del mito.
Questo passaggio verso la mitopoiesi, cioè la creazione di miti, non è semplicemente un cambiamento stilistico ma riflette una profonda esigenza spirituale.
I miti, secondo Pirandello, offrono una visione anarchica dell’ordine sociale e dell’individuo, che si contrappone al razionalismo dominante dell’epoca.
La spiritualità pirandelliana non è inquadrabile facilmente in termini di religione convenzionale.
Sebbene egli critichi certi aspetti oscurantisti del cristianesimo, come l’enfasi sulle immagini lugubri, non si può definire un ateo.
In realtà, Pirandello sembra più vicino a una forma di panteismo, in cui la vita e la natura assumono un ruolo centrale.
Questa tensione tra razionalità e mistero è evidente nei miti pirandelliani, dove i personaggi si confrontano con forze irrazionali e caotiche che sfidano la comprensione umana.
2. L’ipotesi della divinizzazione del femminile
Uno dei temi centrali nel teatro dei miti di Pirandello è la figura femminile, che assume un ruolo quasi divino.
Questo tema emerge già nella sua produzione giovanile, come nel poemetto “Pasqua di Gea”, dove la dea Gea, madre terra, è celebrata al di sopra delle festività cristiane.
Nelle opere teatrali successive, le figure femminili continuano a svolgere ruoli spirituali significativi.
In “Così è (se vi pare)”, la signora Ponza incarna la relatività della verità e appare come una figura misteriosa e indecifrabile, simile all’Iside velata, la dea egizia custode dei misteri.
Nel “teatro dei miti”, questo culto del femminile raggiunge il suo apice.
In “La nuova colonia”, la prostituta Spera diventa una sorta di madre divina per i suoi compagni di sventura, guidandoli verso una nuova terra.
La sua maternità è enfatizzata quando il suo seno ricomincia a produrre latte, un simbolo del suo ruolo di nutrice e guida spirituale.
Tuttavia, la fragile armonia creata dalla Spera viene distrutta dall’arrivo di nuovi uomini e donne, che portano con sé la corruzione e la violenza.
Questo conflitto culmina con la distruzione dell’isola, che simboleggia la sconfitta della visione matriarcale.
Un’altra figura femminile centrale è Sara, nel mito di Lazzaro.
Sara rappresenta una forma di cristianesimo vitale e gioiosa, in contrasto con la visione tetra e ritualistica del suo ex compagno Diego.
La sua ribellione contro il cristianesimo formale di Diego simboleggia una rinascita spirituale attraverso la madre terra.
Sara incarna la figura di una madre divina, capace di vivificare la terra e di nutrire la vita con le sue forze naturali.
3. La mitopoiesi in “I giganti della montagna”
“I giganti della montagna” rappresenta il culmine della poetice dei miti pirandelliana.
L’opera, lasciata incompiuta alla morte dell’autore, è ambientata in un luogo indefinito, tra la realtà e la favola, un contesto che permette a Pirandello di esplorare il mito senza le limitazioni della logica razionale.
Cotrone, il mago degli “scalognati”, rappresenta un demiurgo capace di creare miti dal caos, una figura che riflette il potere dell’artista di dare coerenza ai sogni e di trasformarli in narrazioni mitiche.
Nel mondo di Cotrone, tutto è possibile.
Gli angeli possono apparire, le voci possono essere udite e gli incanti possono prendere forma dall’ombra.
La sua esistenza è sospesa tra il sogno e la realtà, e in questo stato di sospensione egli riesce a concepire “enormità mitologiche”.
Il potere creativo di Cotrone si contrappone alla razionalità, che limita l’immaginazione e impedisce la nascita del mito.
Il ruolo dell’artista come demiurgo viene ulteriormente esplorato attraverso la figura di Ilse, un’altra protagonista dell’opera.
Ilse rappresenta il tramite attraverso il quale il mito viene comunicato agli uomini, ma alla fine il suo messaggio viene rifiutato e il suo corpo viene straziato dalle forze maschili.
Questa conclusione tragica simboleggia l’impossibilità dell’arte di essere pienamente compresa e accettata dalla società.
Conclusioni
L’ultimo teatro di Pirandello, lungi dall’essere un “approdo minore”, rappresenta un nuovo inizio nella sua esplorazione della spiritualità e del mito.
Le figure femminili, spesso connesse a divinità madri, giocano un ruolo cruciale in questa fase, simboleggiando una spiritualità istintiva e vitale che si contrappone alla religiosità formale e razionale. Tutto ciò diventa il mezzo attraverso il quale Pirandello esprime la sua visione del mondo, una visione in cui l’arte e il mito offrono una via di fuga dal caos della modernità e una possibilità di trascendenza.
Pirandello, attraverso la creazione di questi miti, riesce a dare forma alle sue intuizioni spirituali, esplorando i limiti della ragione e abbracciando il mistero e il caos come fonti di vita e di creatività.
In questo senso, il suo ultimo teatro può essere visto come una celebrazione del potere dell’arte di trasformare la realtà e di creare nuove forme di significato.
Conclusione: Le opere finali di Pirandello rappresentano una nuova esplorazione del mito e della spiritualità, con figure femminili centrali che incarnano una spiritualità istintiva, opposta alla religiosità formale.
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