L’antica Agrigento (Akragas) era celebre in tutto il mondo mediterraneo per un livello di ricchezza e sfarzo talmente elevato da diventare proverbiale. La sintesi perfetta di questo stile di vita è racchiusa nella celebre frase attribuita al filosofo agrigentino Empedocle: «Gli Agrigentini si godono il lusso come se domani dovessero morire, ma costruiscono palazzi come per vivere in eterno».
Ecco un quadro dettagliato della vita quotidiana e del lusso basato sulle fonti disponibili:
Il lusso sfrenato e gli aneddoti celebri .
La prosperità della città, derivante soprattutto dal commercio di prodotti agricoli (grano, vino e olio) con Cartagine, permetteva ai cittadini un tenore di vita altissimo, talvolta eccessivo:
• Abiti e oggetti preziosi: I cittadini erano soliti indossare vesti morbidissime e oro; utilizzavano strigili (strumenti per la pulizia del corpo) e boccette per olio (lekythoi) in oro e argento, e nei banchetti usavano letti d’avorio.
• La “Casa della Trireme”: Un aneddoto famoso, riportato da Timeo e Ateneo, racconta di un banchetto in una casa agrigentina dove i giovani ospiti si ubriacarono a tal punto da credere di essere su una trireme in tempesta. Per “alleggerire il carico” e salvarsi, gettarono mobili e vasellame fuori dalle finestre, e quando arrivarono le autorità, le scambiarono per divinità marine implorando perdono,.
• Mollezza anche in guerra: La “mollezza” degli abitanti era tale che, durante l’assedio cartaginese del 406 a.C., fu necessario emanare un decreto che vietava alle sentinelle di dormire con più di due guanciali, più una coperta e un materasso.
• Ostentazione: Le fonti raccontano di un cittadino (Tellia o Gellia) che possedeva una cantina con 300 grandi vasi ricavati dalla roccia e che, in un’occasione, fornì vestiti nuovi a 500 cavalieri ospiti. Un altro cittadino, Antistene, in occasione del matrimonio della figlia, offrì un banchetto per tutti i 20.000 cittadini.
L’abitazione e la vita urbana La vita quotidiana si svolgeva in un contesto urbano estremamente curato e monumentale.
• Le case: Le abitazioni, specialmente nel Quartiere ellenistico-romano, mostrano un’evoluzione verso il lusso. Le case più ricche erano dotate di peristili (cortili colonnati), pavimenti a mosaico (come quello a cubi prospettici o a rombi), e pareti decorate con intonaci dipinti che imitavano marmi policromi (Primo Stile) o architetture (Secondo Stile).
• Acqua e comfort: La città disponeva di un sofisticato sistema idraulico. L’architetto Feace progettò una rete di acquedotti sotterranei e la famosa Kolimbetra, una grande piscina o vivaio per pesci che fungeva anche da riserva d’acqua, rendendo la vista “una delizia” grazie anche alla presenza di cigni. Nelle case erano presenti cisterne, pozzi e sistemi di drenaggio.
• Messaggi sui muri: I graffiti ritrovati sugli intonaci delle case ci parlano della vita di tutti i giorni: nomi, conteggi, disegni di navi o animali, tracciati spontaneamente dagli abitanti o dai frequentatori della casa.
Cultura, Musica e Banchetti La musica e il simposio erano centrali nella vita sociale.
• Musica: Le ceramiche ritrovate mostrano scene di banchetti e processioni accompagnate da suonatori di aulos (flauto doppio), lyra e barbitos (strumenti a corda),. La musica aveva un ruolo sia nei rituali dionisiaci (legati al vino e all’ebbrezza) sia in quelli apollinei.
• Ceramica: L’uso di ceramiche attiche importate di alta qualità per i corredi funebri e domestici testimonia il gusto raffinato e la capacità di spesa degli abitanti.
Il lusso nella morte
La ricchezza si rifletteva anche nel culto dei morti.
• Monumenti funebri: La città dei morti era sfarzosa quanto quella dei vivi. Si erigevano monumenti funebri non solo per gli uomini illustri, ma persino per i cavalli che avevano vinto le Olimpiadi e, in un caso noto, per un passerotto amato da una fanciulla.
• Corredi: Le tombe contenevano oggetti che riflettevano lo status del defunto: strigili e attrezzi per gli uomini, pissidi e aghi per le donne, giocattoli (come poppatoi o guttus) per i bambini,.
In sintesi, Akragas visse un periodo di straordinario splendore, specialmente nel V secolo a.C., caratterizzato da un’economia fiorente che permetteva ai suoi cittadini di circondarsi di bellezza, arte e comodità, in una continua ricerca del piacere che stupiva i contemporanei.
Elio Di Bella


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