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Come funziona la tassazione per le società a Dubai: quadro normativo aggiornato

11 Aprile 2026 //  by Elio Di Bella

Per decenni, l’emirato di Dubai ha rappresentato una meta privilegiata per imprenditori e investitori di tutto il mondo, grazie a un contesto economico vivace e a un carico tributario tra i più leggeri del pianeta. 

A lungo percepito come territorio a imposte zero, questo polo commerciale del Golfo ha tuttavia attraversato una trasformazione profonda a partire dal 2023, quando gli Emirati Arabi Uniti hanno introdotto un prelievo federale sui profitti delle imprese. 

Si è trattato di un passaggio epocale, che ha ridisegnato il panorama delle obbligazioni tributarie dell’intera regione pur conservando livelli di imposizione nettamente inferiori rispetto alla maggioranza delle giurisdizioni europee e nordamericane.

Orientarsi nel quadro normativo attuale è oggi indispensabile per chiunque operi o intenda operare nel Paese. 

Le regole si sono evolute, nuove decisioni ministeriali hanno aggiornato i criteri di accesso alle agevolazioni e gli adempimenti dichiarativi sono diventati più stringenti. 

In questa guida si analizzano nel dettaglio le percentuali vigenti, il trattamento riservato alle imprese stabilite nelle aree economiche speciali, il ruolo dell’IVA e le implicazioni della soglia minima globale destinata ai grandi gruppi multinazionali. 

L’obiettivo è fornire un quadro chiaro e accessibile anche a chi non possiede competenze specialistiche in materia.

Il prelievo federale sui profitti delle imprese: nascita e struttura

Gli Emirati Arabi Uniti hanno disciplinato l’imposizione diretta sulle società attraverso il Decreto-Legge Federale n. 47 del 2022, operativo per gli esercizi finanziari avviati dal 1° giugno 2023. 

Prima di quella data, la stragrande maggioranza delle attività commerciali non versava alcun contributo diretto sui propri utili a livello federale. 

Il legislatore ha dichiarato di voler allineare il Paese agli standard promossi dall’OCSE in tema di trasparenza e contrasto all’erosione della base imponibile, senza rinunciare alla competitività che ha reso questa piazza un magnete per capitali e talenti provenienti da ogni angolo del globo.

Il meccanismo adottato poggia su una struttura a scaglioni pensata per non gravare sulle realtà di dimensioni contenute. 

Nei paragrafi seguenti si esaminano le soglie di reddito, le percentuali di prelievo e le categorie di soggetti coinvolti.

Scaglioni di reddito e percentuali di prelievo

Il sistema si articola su tre livelli. Il primo prevede una percentuale pari allo zero per cento per utili fino a 375.000 AED, equivalenti a circa 93.000 euro. 

Questa franchigia è stata concepita per sostenere le piccole imprese e le start-up, esentandole di fatto da qualsiasi esborso diretto fino al raggiungimento di tale soglia.

Il secondo scaglione, applicabile alla porzione di profitto che supera i 375.000 AED, fissa il prelievo al 9 per cento: una delle percentuali più basse a livello mondiale. 

Per un confronto, l’IRES italiana è al 24 per cento, in Germania il carico complessivo supera il 30 per cento e in Francia si aggira intorno al 25 per cento. 

Il Paese del Golfo ha dunque costruito un modello che, pur non essendo più a imposizione nulla, resta estremamente vantaggioso sul piano comparativo.

Il terzo livello riguarda esclusivamente i grandi gruppi multinazionali con ricavi consolidati superiori a 750 milioni di euro. 

Per queste realtà, dal gennaio 2025 è operativa la Domestic Minimum Top-Up Tax (DMTT), un meccanismo integrativo che porta il carico effettivo al 15 per cento. 

Tale misura recepisce il Pillar Two del framework OCSE/G20, garantendo che i profitti generati nel territorio federale dai colossi internazionali non scendano al di sotto di una soglia minima di contribuzione.

Soggetti obbligati ed esenzioni previste dalla normativa

Il prelievo si applica a un ampio spettro di soggetti: società a responsabilità limitata, imprese individuali, società civili e ogni altra entità dotata di licenza commerciale nella cosiddetta “mainland”, ovvero il territorio al di fuori delle aree economiche speciali. 

Anche le filiali e le stabili organizzazioni di società estere che producono reddito attribuibile agli EAU rientrano nel perimetro, così come le persone fisiche con ricavi annui da attività commerciale superiori a un milione di AED (sebbene l’entrata in vigore di questa disposizione specifica sia stata rinviata a una data futura dal Ministero delle Finanze).

Godono di un’esenzione automatica gli enti governativi impegnati in attività sovrane, gli organismi di pubblica utilità riconosciuti (come le organizzazioni benefiche e le fondazioni no-profit), i fondi di investimento qualificati, i fondi pensione pubblici e privati e le controllate interamente detenute da soggetti esenti, purché rispettino i requisiti previsti. 

Il legislatore ha inteso preservare un equilibrio tra necessità di gettito e tutela di comparti strategici per il tessuto sociale.

Il regime agevolato per le micro e piccole realtà imprenditoriali

Oltre alla franchigia sullo scaglione iniziale, il quadro normativo contempla una misura supplementare denominata Small Business Relief, rivolta a chi registra un fatturato complessivo non superiore a tre milioni di AED. 

I soggetti che vi aderiscono vengono considerati come privi di reddito imponibile per l’intero periodo di riferimento, con un conseguente azzeramento dell’obbligo di versamento.

Questa scelta comporta tuttavia implicazioni rilevanti nel medio termine. 

Chi opta per la Small Business Relief rinuncia alla possibilità di riportare le eventuali perdite a esercizi successivi. 

Per le entità nelle aree economiche speciali, inoltre, l’opzione non è cumulabile con lo status di Qualifying Free Zone Person: occorre scegliere un percorso o l’altro, e la decisione vincola per cinque anni consecutivi. 

Diventa pertanto essenziale valutare con attenzione le prospettive di crescita dell’attività prima di aderire a tale schema.

Le aree economiche speciali e il trattamento preferenziale delle imprese

Le Free Zone costituiscono uno dei pilastri storici del modello di sviluppo degli Emirati. 

Si tratta di distretti economici autonomi, ciascuno dotato di un proprio ente regolatore, che offrono vantaggi come la piena titolarità del capitale sociale senza necessità di un socio locale e iter burocratici semplificati. 

Con oltre cinquanta di queste aree attive su tutto il territorio federale, dal comparto logistico alla finanza, dalla tecnologia ai media, esse continuano ad attrarre capitali esteri in misura consistente.

L’entrata in vigore del prelievo sui profitti ha posto fine all’esenzione totale che un tempo le caratterizzava, senza tuttavia eliminare i vantaggi. 

Le società che vi risiedono restano soggetti passivi, ma possono accedere a una percentuale pari a zero a condizione di rispettare requisiti precisi. 

Le decisioni ministeriali emanate nel 2025, oggi pienamente operative, hanno ridefinito in modo significativo il perimetro delle attività ammissibili, innalzando contestualmente gli standard di conformità.

Ottenere e mantenere lo status di Qualifying Free Zone Person

Per beneficiare del trattamento preferenziale, un’entità stabilita in una di queste aree deve conseguire lo status di Qualifying Free Zone Person (QFZP). 

Il riconoscimento non è automatico e presuppone il rispetto simultaneo di diverse condizioni. 

Innanzitutto, l’impresa deve dimostrare un’adeguata “sostanza economica” nel Paese, comprovata dalla presenza di personale qualificato, beni strumentali e spese operative proporzionate alla natura dell’attività svolta. 

I ricavi devono inoltre derivare in prevalenza da operazioni rientranti nel catalogo delle attività ammesse. 

Infine, è necessario predisporre bilanci certificati da un revisore indipendente e ottemperare alla disciplina sui prezzi di trasferimento.

In materia di revisione contabile, la Decisione Ministeriale n. 84 del 2025 ha imposto l’obbligo di audit a tutti i QFZP senza eccezione, a prescindere dall’entità del volume d’affari.

Persino una società con ricavi minimi è tenuta a sottoporre i propri conti a un controllo esterno, con un costo annuale stimato tra 15.000 e 20.000 AED.

Esiste poi un test de minimis particolarmente severo: qualora i ricavi da attività non ammissibili superino la soglia minore tra 5 milioni di AED e il 5 per cento del fatturato complessivo, lo status di QFZP decade per l’intero anno. 

La perdita non si limita a un singolo esercizio: la normativa prevede l’esclusione dal trattamento preferenziale per i quattro periodi d’imposta seguenti, con un blocco complessivo di cinque anni. 

Questa disposizione, nota come “five-year lockout rule”, impone una gestione meticolosa delle fonti di ricavo.

Le attività ammissibili dopo gli aggiornamenti del 2025

Le Decisioni Ministeriali n. 229 e n. 230 del 2025 hanno riformulato il catalogo delle operazioni che consentono l’accesso alla percentuale zero, sostituendo il precedente quadro definito dalla Decisione n. 265 del 2023. 

Il perimetro è stato ampliato in modo significativo.

Nel commercio di materie prime, la nuova disciplina non si limita più ai prodotti in forma grezza: metalli lavorati, derivati petrolchimici, leghe siderurgiche, prodotti agricoli trasformati e persino le commodities ambientali, come i crediti di carbonio, rientrano tra le operazioni ammesse. 

Questa estensione riflette la volontà governativa di collegare gli incentivi alla propria agenda di sostenibilità e diversificazione economica.

Anche i servizi di tesoreria e finanza infragruppo hanno ottenuto un riconoscimento esplicito. Gli investimenti propri e i prestiti concessi a entità dello stesso gruppo sono ora classificati come attività qualificanti, trasformando queste aree in autentici centri finanziari per le multinazionali. 

Nel 2026, tuttavia, simili operazioni sono sottoposte a un controllo rafforzato in materia di prezzi di trasferimento, in particolare laddove coinvolgano società operative nella mainland o in giurisdizioni estere.

Un aspetto cruciale riguarda la validazione dei prezzi: per le transazioni su materie prime, la normativa esige che il valore sia ancorato a una quotazione proveniente da una borsa merci riconosciuta o da un’agenzia di rilevazione autorizzata. 

Senza tale ancoraggio a parametri oggettivi, il reddito rischia la riclassificazione con applicazione della percentuale ordinaria del 9 per cento.

Proprietà intellettuale e operazioni di commercio internazionale

Tra le novità più rilevanti per chi valuta di aprire una società a Dubai, emerge la disciplina relativa ai beni immateriali. 

Solo i proventi derivanti da brevetti e software protetti da diritto d’autore, la cui ricerca e sviluppo sia stata effettivamente condotta nel territorio degli EAU, possono godere del trattamento preferenziale. 

La regola del “nexus requirement” esclude qualsiasi reddito legato a marchi, nomi a dominio e avviamento, che resta soggetto alla percentuale ordinaria. 

Questa distinzione recepisce i principi dell’OCSE sui regimi legati all’innovazione.

Un altro ambito che ha ricevuto chiarimenti riguarda le vendite in alto mare, note come “high sea sales” o “merchanting transactions”: compravendite di merci che non transitano fisicamente nel Paese. 

Secondo le indicazioni operative dal 2026, tali operazioni possono rientrare tra quelle ammissibili a condizione che le funzioni commerciali sostanziali (negoziazione, gestione contrattuale, assunzione del rischio) siano genuinamente svolte all’interno dell’area dedicata. 

Se la direzione effettiva e il processo decisionale si collocano altrove, il reddito viene attratto nell’ambito della percentuale ordinaria, indipendentemente dalla sede formale dell’impresa.

L’IVA e gli ulteriori adempimenti per le imprese

Il panorama delle obbligazioni per le società non si esaurisce nel prelievo diretto sui profitti. Dal 1° gennaio 2018 è in vigore un’imposta sul valore aggiunto con una percentuale standard del 5 per cento, applicabile alla generalità delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi. 

L’IVA opera in modo autonomo e rappresenta un pilastro della strategia di diversificazione delle entrate pubbliche, in un contesto storicamente legato ai proventi petroliferi. 

Comprendere l’interazione tra obblighi diretti e indiretti è fondamentale per una corretta gestione della propria posizione nel Paese.

Registrazione, soglie e periodicità dell’IVA

L’obbligo di iscrizione ai fini dell’imposta sul valore aggiunto scatta al superamento di 375.000 AED di forniture imponibili nell’arco di dodici mesi. 

È prevista anche la registrazione volontaria per chi supera i 187.500 AED, facoltà spesso esercitata da imprese che intendono recuperare l’IVA versata sugli acquisti.

Le dichiarazioni si presentano con cadenza trimestrale nella maggior parte dei casi, mensilmente per le realtà con volumi d’affari più consistenti. 

Tra le forniture a percentuale zero figurano le esportazioni, il trasporto internazionale e alcune categorie di servizi educativi e sanitari.

Sono invece esenti determinate operazioni finanziarie, le locazioni residenziali e le cessioni di terreni non edificati.

Un elemento che genera frequente confusione riguarda il rapporto tra aree economiche speciali e IVA: un distretto riconosciuto ai fini del prelievo diretto non corrisponde necessariamente a una “Designated Zone” ai fini dell’imposta indiretta. 

Il trattamento agevolato per la distribuzione di beni in esenzione IVA è generalmente limitato alle sole zone designate, come la JAFZA. Le imprese devono pertanto verificare con attenzione il proprio inquadramento rispetto a ciascun tributo.

La registrazione presso la Federal Tax Authority e le scadenze

Ogni soggetto passivo è tenuto a iscriversi presso la Federal Tax Authority (FTA) tramite la piattaforma digitale EmaraTax. 

La procedura prevede la creazione di un account, l’inserimento dei dati relativi alla licenza commerciale e alla struttura giuridica, il caricamento della documentazione richiesta e l’invio dell’istanza. 

Al termine dell’istruttoria viene rilasciato il Tax Registration Number (TRN), indispensabile per tutti gli adempimenti successivi.

Le dichiarazioni sul prelievo diretto devono essere depositate entro nove mesi dalla chiusura dell’esercizio di riferimento. Per chi adotta l’anno solare, la scadenza per il periodo gennaio-dicembre 2025 è fissata al 30 settembre 2026, data entro cui effettuare anche il versamento. 

La registrazione tardiva comporta una penalità di 10.000 AED, il ritardo nel deposito della dichiarazione prevede 500 AED mensili per il primo anno e 1.000 AED per ogni mese successivo, mentre il mancato pagamento genera interessi pari al 14 per cento annuo sull’importo dovuto.

Conservazione dei documenti e obblighi di reportistica

Il legislatore ha posto particolare enfasi sulla documentazione, imponendo la conservazione di scritture contabili e materiale di supporto per un minimo di sette anni dalla chiusura dell’esercizio. 

L’obbligo riguarda bilanci (certificati dove prescritto), contratti, estratti conto bancari, fatture emesse e ricevute e tutta la documentazione relativa ai prezzi di trasferimento per le operazioni con parti correlate.

Per le entità con transazioni infragruppo, è necessario predisporre un “master file” e un “local file” qualora i ricavi superino i 200 milioni di AED o l’impresa appartenga a un gruppo multinazionale. 

I gruppi con ricavi consolidati oltre i 3,15 miliardi di AED sono inoltre tenuti al Country-by-Country Reporting. 

Ogni contribuente con operazioni tra parti correlate deve compilare un modulo di informativa da allegare alla dichiarazione annuale. 

La mancata tenuta dei registri è sanzionata con 10.000 AED per la prima violazione e 20.000 AED per le successive.

Un equilibrio tra attrattività e trasparenza: ciò che conta sapere

Il sistema vigente nell’emirato incarna il tentativo di coniugare due esigenze apparentemente contrastanti: preservare un ambiente attrattivo per gli investimenti e rispondere alle pressioni della comunità internazionale in favore di equità e trasparenza.

 Con un prelievo al 9 per cento, la possibilità di azzeramento per le micro-imprese e il trattamento preferenziale nelle aree dedicate, il Paese conserva un posizionamento di assoluto rilievo. 

La soglia minima al 15 per cento per i grandi gruppi multinazionali dimostra tuttavia che non ci si intende sottrarre agli impegni multilaterali. 

Per chi opera o progetta di stabilirsi qui, restare aggiornati sulle evoluzioni normative e investire nella conformità non è più facoltativo ma imprescindibile.

Categoria: Carosello, Cultura, In 5 Minuti

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