Le origini greche della Sicilia: un crocevia di civiltà
La storia della Sicilia greca inizia convenzionalmente intorno alla metà dell’VIII secolo a.C. con la fondazione delle prime colonie. Queste apoikìai (città di nuova fondazione) si distaccarono presto dalla madrepatria greca.
La Sicilia, grazie alla sua posizione geografica privilegiata, è stata storicamente un crocevia di civiltà e culture straniere.
Prima della colonizzazione greca, esistevano già rapporti tra la Sicilia e il mondo greco-orientale risalenti almeno all’Età del Bronzo Antico, intensificatisi nel Bronzo Medio e Tardo.
I ritrovamenti archeologici nelle Isole Eolie e nei centri di Thapsos e Pantalica, decorati con motivi iconografici egei del II millennio a.C., testimoniano queste interazioni.
I greci
I Greci arrivarono in Sicilia con numerose persone e si insediarono fondando vere e proprie pòleis (“città-Stato”) sul modello di quelle che fiorivano in Grecia.
Le prime colonie sorsero nella Sicilia orientale e sud-orientale, tra cui Zancle, Naxos, Leontinoi, Katane, Syrakousai, Megara Hyblaea, e nella costa meridionale, Gela.
Sebbene alcune località costiere potessero essere state abbandonate dalle popolazioni locali prima dell’arrivo dei Greci, città come Siracusa, Megara Iblea e Leontini erano abitate da popolazioni autoctone e la loro conquista comportò scontri.
Siracusa e il suo ruolo chiave nella Sicilia greca
Siracusa, fondata da Corinto, giocò un ruolo cruciale nella storia greca dell’isola. La sua storia è legata alla leggenda del fiume-dio Alfeo e della ninfa Aretusa.
Siracusa divenne la base della supremazia greca sulla parte sudorientale dell’isola, fondando a sua volta sottocolonie come Acre, Casmene e Camarina.
Siracusa ha legato a sé le sorti di quasi tutte le altre colonie greche e gran parte dell’isola, aprendo e chiudendo, in un certo senso, l’esperienza greca in Sicilia con la sua caduta in mano ai Romani nel 212 a.C.. Siracusa è considerata un centro “intermedio” per i commerci, accogliendo merci sia occidentali che orientali.
L’urbanistica e l’architettura della Siracusa del III secolo a.C., sotto il regno di Ierone II, furono profondamente innovative e servirono da modello per altri centri ellenistici dell’isola.
Durante l’età greca, la Sicilia importò un vasto patrimonio artistico dalla Grecia e da altre culture mediterranee.
Arte siceliota
Accanto alle opere importate, i coloni crearono opere con nuovi linguaggi, come l’Auriga di Mozia.
Altri esempi di arte siceliota includono acroliti arcaici, la Dea di Morgantina, gli argenti ellenistici del Tesoro di Eupolemos, e la Testa di Ade.
Il Satiro danzante, un ritrovamento subacqueo, potrebbe rappresentare il tramite ideale tra l’età greca e quella romana, datato al III secolo a.C. o I secolo d.C..
La monetazione siracusana, in particolare, è considerata tra le più belle del mondo greco antico, con un uso più “indipendente” nello stile e nella storia rispetto alle monete coniate nel Mar Egeo.
Monete e miti: la narrazione storica della Siracusa antica
Le monete siracusane raccontavano le vicende della città e dell’isola
La Sicilia, al tempo della prima colonizzazione greca, non era una terra sconosciuta.
Il paesaggio e i luoghi siciliani ispirarono agli antichi greci storie eroiche e miti.
La Sicilia divenne parte dell’immaginario collettivo greco, meta di eroi e dimora di divinità come Efesto e Eolo.
La Sicilia nella mitologia greca: eroi, dèi e leggende
Siracusa è spesso definita “luogo del mito” per le sue numerose leggende, come quella di Aretusa e Alfeo.
Per la tarda età ellenistica e poi per tutta l’età romana, la situazione della Sicilia si presenta più variata rispetto al stretto collegamento con il mondo greco (Grecia centrale, Rodi, Delo, Egitto tolemaico) della piena età ellenistica.
La conquista romana e l’eredità dell’ellenismo in Sicilia
Con la conquista romana, completata con l’occupazione di Siracusa nel 212 a.C. e Akragas nel 210 a.C., la Sicilia entrò nell’orbita di Roma.
Alcuni studiosi preferiscono definire il primo periodo romano in Sicilia (III-I secolo a.C.) come Sicilia ellenistica anziché repubblicana, poiché i Romani trovarono città organizzate secondo i canoni del pieno ellenismo, con agorà, porti, quartieri residenziali, edifici pubblici e un’efficiente rete viaria.
La conquista di Siracusa da parte di Claudio Marcello portò a Roma un patrimonio di splendori artistici, contribuendo al primo vero incontro dei Romani con l’arte greca.
Cicerone
Cicerone descrisse la ricchezza e la cultura greca della Sicilia, menzionando l’uso del calendario greco, delle feste greche, i rapporti con santuari panellenici e l’architettura greca.
Anche la lingua prevalentemente usata in Sicilia in età repubblicana rimase il greco, con l’assenza di una politica linguistica romana.
In età romana, le città della costa orientale continuarono a ricevere merci orientali.
Importazioni come Sigillata Orientale A e B sono attestate nel I-II secolo d.C., ma la fisionomia orientale delle importazioni appare più chiara dal III-IV secolo d.C. con produzioni come la Phocaean Red Slip Ware (Late Roman C), documentata a Siracusa, Naxos, Catania e Messina.
Anche le anfore mostrano un commercio vario, con produzioni occidentali e orientali.
Teatri antichi e architetture greco-romane in Sicilia
L’architettura teatrale in Sicilia, sebbene con incertezze sulla datazione e restituzione per molti teatri (Akrai, Morgantina, Eloro, Taormina), mostra uno sviluppo che ha influenzato la formazione del teatro romano.
Il grande teatro di Siracusa, in particolare, potrebbe aver servito da modello. Teatri greci celebri e ancora in uso includono quello di Siracusa (V secolo a.C.), Taormina (III secolo a.C.) e Catania (costruito dai Romani nel II secolo d.C. su un preesistente teatro greco).
Altre strutture menzionate includono edifici templari, fortificazioni urbane, santuari (come quelli dedicati ad Asclepio) e terme.
A Siracusa, l’impianto termale più antico fu ritrovato nell’area a nord del teatro greco. A Catania, ci sono maggiori esempi di edifici termali risalenti all’età romano-imperiale, quando la città divenne una delle più ricche in Sicilia.
Il commercio tra Oriente e Occidente nelle città sicule
Dopo la conquista romana nel 263 a.C., Catania divenne civitas decumana, e il suo porto fu favorito come collegamento tra Sicilia e Italia per le spedizioni frumentarie.
Lilibeo (oggi Marsala) era verosimilmente trilingue (latino-greco-punico) anche in età alto-imperiale. Solunto, una città di origine fenicia, presenta forme di culto e architettura che mostrano tratti estranei alla religione greca pur essendo rivestiti di forme greche.
Sicelioti e identità culturale tra Grecia e Roma
I Sicelioti (o Greci di Sicilia) erano gli abitanti delle poleis greche di Sicilia. La loro principale lingua era il greco antico nella variante siceliota. La cultura siceliota influenzò anche la letteratura greca, con figure come Epicarmo e Formide.
L’identità siciliana in età romano-repubblicana è oggetto di studi recenti. I Greci e i non Greci in Sicilia, così come le identità etniche antiche, sono temi di convegni e studi.
La romanizzazione e l’ellenismo coesistettero e si influenzarono a vicenda.
La pittura
La pittura, in particolare, è vista come un’arte-guida nell’immaginario figurativo del mondo antico, e la Sicilia ellenistica ebbe un ruolo importante nella mediazione di modelli culturali tra Oriente e Occidente nella transizione tra grecità e romanità.
In sintesi, la Sicilia greco-romana rappresenta un lungo periodo di profonda influenza greca, seguita da una transizione al dominio romano che vide la persistenza di molti elementi culturali greci, pur con l’introduzione e l’adattamento di modelli romani, creando un panorama culturale complesso e variegato.
Elio Di Bella


L’ellenismo alla siciliana: tradizione greca con anima mediterranea