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Introduzione alla Storia Preistorica di Agrigento
L’epoca preistorica
Della vita preistorica nel sito che fu poi occupalo dagli Impianti della città classica si sono ritrovati pochi ma chiari indizi In occasioni diverse.
Presso che nulla ne rimane In vista, si che di essi non può parlarsi come del monumenti che si conservano delle età successive; ma è proprio da questi che conviene dar inizio al nostro esame, se vogliamo aver chiara l’idea di un abitato che fin da tempi remoti si configurò in una certa maniera, con strettissima aderenza alla natura stessa del luoghi, qui dove un organico sistema di colline, di amene vallette e di modesti corsi d’acqua suggerì già da allora stanziamenti umani e soluzioni di ordine topografico sostanzialmente valevoli per ogni sviluppo avvenire.
Dall’Epoca Preistorica alla Fondazione Greca: Un Sito in Evoluzione
Tracce di abitazioni preelleniche sono venute alla luce presso l’angolo sud-est del tempio di Giove e nelle vicinanze di S. Nicola; tombe sulla Rupe Atenea, nel terreno dell’attuale Ospedale Psichiatrico; testimonianze di culto nel recinto del Santuario delle Divinità ctònie, nella zona del tempio di Esculapio, sotto il Santuario rupestre di Demetra a S. Biagio, e soprattutto nella importantissima galleria-santuario trovata sulla Serra Ferlicchio, a nord della stazione ferroviaria di Agrigento Bassa, Necropoli di I-II periodo Orsi sono conosciute ad est nel fondo del torrente S. Biagio e nella costa montana ad oriente di esso («Sperone»), ad ovest sulle balze scoscese di Montaperto e Monserrato.
La città greca
Elementi Urbani della Città Greca: Mura, Templi e Abitazioni
– Gli elementi fondamentali dell’organizzazione urbana quale si riscostruisce dall’età preistorica (luoghi di culto, abitati, necropoli) furono presso che ricalcati nella configurazione della città classica. Valga per essa il noto passo di Polibio o (cap. 27 del IX libro delle Storie):
«La città di Agrigento – cosi egli vide e la descrisse – per tante cose differisce da molte altre città; ma ancora per la sua fortezza e soprattutto per la sua bellezza e costruzione. Essa dista 18 stadi dal mare, si che non c’è nessuno che non sia partecipe dei benefizi di esso.
Il suo circuito è munito eccellentemente e per natura e per arte; perciocché le mura girano su una roccia alta e scoscesa, la quale in parte era cosi per natura, in parte fu resa tale dalla mano dell’uomo; ed è circondato da fiumi: a mezzodì scorre quello che ha lo stesso nome della città, sul lato di occidente e di libeccio quello chiamato Hypsas.
Il Cuore Religioso di Agrigento: Il Tempio di Giunone e Altri Santuari
La parte alta della città sovrasta ad essa dal lato che guarda all’oriente estivo (il sud-est): è limitata all’esterno da un inaccessibile burrone, dalla parte interna una sola strada vi conduce dalla città. Sulla cima c’è un santuario di Atena e di Zeus Atabirio, com’è anche in Rodi…
La città inoltre è magnificamente ornata di templi e di portici. E benché il tempio di Zeus Olimpico non abbia avuto compimento, per invenzione e per grandezza non è ritenuto inferiore a nessun altro di quanti sono in Grecia».
La descrizione polibiana potrebbe dirsi attuale. Basterà porsi in posizione adatta – non c’è meglio che leggere la presente nota nello spiazzale antistante al tempio di Giunone – perché, idealmente sostituendo alla campagna fitta di mandorli e di ulivi e disseminata di rustiche ville le classiche costruzioni dell’antica metropoli, si abbia della sua topografia una visione chiara e immediata quant’altre mai.
Architettura e Urbanistica Greco-Romana: Dalla Valle dei Templi al Moderno Agrigento
La città greca e romana era iscritta in un vasto quadrilatero, al quale non è forse esagerato attribuire un circuito di oltre 12 Km., se è vero – come da taluni si vorrebbe – che esso comprendeva anche, nella parte di nord-ovest, il colle detto di Girgenti, sede della città medioevale e che sarebbe difficile escludere dall’abitato di epoca greca, trovandosi in esso un tempio del V sec. (quello al di sotto di S. Maria dei Greci) ed importanti ipogei di destinazione idraulica, che mal si giustificherebbero in posizione extra moenia.
Le mura elleniche
Tracce di mura elleniche non si conoscono ad ogni modo attorno a questo colle, dove si sono semplicemente supposte; mentre è fuor di dubbio che nel perimetro della città fortificata cadesse l’altra collina che la limitava a nord-est, la così detta Rupe Atenea, una volta più marcata- mente distinta dalla prima da un profondo avvallamento naturale, che fonti assai tarde ricordano coi nomi «Nave» o «Taglio di Empedocle» (sarà servito come cava di pietra nel sec. V ?).
Dov’era l’acropoli, cui chiaramente accenna Polibio?
A questa domanda non può rispondersi con certezza assoluta. Forse alle origini essa coincise con la Rupe Atenea, sulla cui sommità avrà avuto sede il santuario di Atena e di Zeus, e In un secondo tempo, nel corso del V sec., incluse anche come Neapolis II colle di Girgenti, per ovvie ragioni di carattere difensivo.
A queste egregiamente rispose, fin dall’epoca della fondazione della città, la superba cinta di mura, della quale resti più o meno notevoli, con elementi di ben otto porle, si conservano nel lungo e sinuoso percorso che dall’estremità orientale della Rupe Atenea,
dov’è il tempio di Demetra, perviene in senso nord-sud al tempio di Giunone, piega verso ovest, seguendo nel suo andamento rettilineo quella lunga e bassa collina sulla quale si stende la moderna zona archeologica fino al tempio di Vulcano, e risale verso nord giungendo tortuosamente fin sotto la Banca d’Italia, dove se ne perde ogni traccia.
Il quadrilatero cosi definito scoscende variamente verso le valli e la pianura che lo circondano : a nord cade presso che a picco sulla valle che lo separa da Serra Ferlicchio; ad est e ad ovest degrada verso i due fiumi ricordati da Polibio, l’Akragas (ora S Biagio) e l’Hypsas (odierno S. Anna);
a sud si affaccia sul Piano di S. Gregorio, a metà del quale Akragas ed Hypsas vanno a confluire, dando origine – ora come in antico – ad un unico corso d’acqua, alla cui foce, dalla protostoria all’età bizantina, è accertato che sorgeva l’Emporio.
Dentro la cinta muraria
Dentro la cinta delle mura, straordinariamente lunga se si pensa che essa fu opera creata presumibilmente in unica volta nel corso del sec VI a. C., si sviluppò e si abbellì la città abitata.
Ne conosciamo pochi elementi qua e là; ma non c’è zolla della campagna dove il piccone dell’archeologo non conseguirebbe risultati sicuri; ed è da rimpiangere che la esplorazione metodica non vi si sia potuta ancora, come abbiamo detto, per assoluta mancanza di mezzi, amorosamente condurre.
L’area riservata alla vita religiosa
Fin dai primi tempi della fondazione la collina dei templi fu, vorremmo dire, riservata alla vita religiosa della nuova colonia. Un santuario arcaico, di notevolissimo interesse, sorse e si sviluppò nella parte occidentale per il culto delle Divinità ctonie; tempietti arcaici conosciamo nei luoghi dove più tardi furono costruiti i templi di Giove e di Vulcano.
Alla fine del VI sec., quando la città ha risolto il problema della sua difesa, viene eretto al centro della collina il primo grande tempio che sia degno di questo nome, quello di Ercole, e si tenta la costruzione di un secondo, nell’interno del santuario sopra ricordato.
Dopo la battaglia di Imera (480) l’architettura religiosa consegue in Agrigento affermazioni di grandiosità senza pari.
Il Tempio di Giunone e Altri Santuari
Il tempio detto di Giunone, quello detto della Concordia, quello gigantesco dedicato a Giove, il tempio delle Divinità ctonie, ed, ultimo, quello che si vorrebbe di Vulcano, si allineano su la sacra collina in serie splendida e solenne e vi costituiscono, insieme col tempio più arcaico proprio al culto di Ercole, come un unico immenso santuario delle principali divinità dell’Olimpo, che, cosi considerato, può ben confrontarsi, per grandezza ed Importanze solfo ogni possibile riguardo, con i più celebri santuari della Grecia propria e dell’Asia Minore.
E la serie si completa con altri tre templi di diversa ubicazione costruiti nello stesso periodo: quello di Asclepio giù nel Piano di S. Gregorio, quello di Demetra all’estremità orientale della Rupe Atenea, quello detto di Atena al centro del Colle di Girgenti.
Architettura civile
Questo, sulla base delle attuali conoscenze, per quanto riguarda le costruzioni templari.
Dell’architettura civile dei primi secoli abbiamo invece notizie scarse, sporadiche, estremamente lacunose.
Non ci è nota, almeno in maniera sodisfacente, la configurazione urbanistica dell’abitato, che pare si sia distribuito e variamente articolato sui vari piccoli colli, nel quali si accidenta il terreno incluso dentro le antiche mura.
L’agorà
L’agorà si vorrebbe (Schubring) nella Valle Sala ad ovest di S. Nicola verso il tempio di Giove Olimpico, dove c’è una bassura che è sembrata adatta alio scopo. Cicerone la ricorda non lontano dal tempio di Ercole.
A nord di esso, sotto lo spiazzale recentemente apprestato come autoparco, si sono trovati resti di una pavimentazione a grandi lastre, che potrebbe esserle appartenuta.
L’ipotesi merita conferma: si vedrà con un prossimo scavo.
Modeste, parzialmente ottenute da intagli nella roccia, dovevano essere le private abitazioni, in gran parte scomparse o ricoperte da sovrapposizioni di età posteriori.
Dov’era il teatro ?
Ma non saranno mancate le sontuose dimore: le fonti ne celebrano qualcuna. Nulla è stato individuato degli edifici pubblici, di quelli da spettacolo (dov’era il teatro?),
degli impianti sportivi: eppure, non può dirsi che non ne siano esistiti, e la loro importanza doveva essere ben degna della città cui furon figli l’ospitale Gellia e il munifico Terone, il divino Empedocle, il musico Mida, l’olimpionico Esseneto.
Sparsi un po’ dovunque nella campagna agrigentina restano importanti elementi di una fitta e complessa rete di acquedotti sotterranei, fatti scavare dall’architetto Feace nel sec. V, capaci di assicurare l’approvvigionamento idrico di una così vasta città, con sistemi di captazione in loco quali ci sono noti da altre città greche (valga per tutti l’esempio di Rodi).
Pietro Griffo, Topografia storica di Agrigento Antica, Agrigento 1953


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