L’arrivo, il contributo e la forzata partenza dei Redentoristi da Agrigento nel contesto della soppressione del 1860 sotto la dittatura garibaldina, analizzando l’impatto sulla comunità e la conservazione del loro patrimonio
L’Arrivo dei Redentoristi a Girgenti
Quando era vescovo di Girgenti mons. Andrea Lucchesi-Palli dei p.p, di Campofranco, e vivo ancora s. Alfonso de Liguori, fondatore dei Redentoristi,
vennero ad Agrigento i padri di questo Ordine, il 16 dicembre 1761; quivi furono protetti dal vescovo che non solo li alloggiò nella parte di una vasta e sontuosa costruzione,
adiacente al Palazzo vescovile, che lo stesso fece a sue spese, spianando la roccia, ma che in seguito, nel testamento rogato da not. Antonto Diana di Girgenti, a 20- 9- 1768 (esattamente due secoli fa)
li istituì suoi eredi (universali e dopo la morte dei bibliotecari, nominati in quel testamento, disponeva che succedessero i Liguorini a tenere aperta
e dirigere la pubblica biblioteca dallo stesso costituita e generosamente donata con atto pubblico del 26 ottobre 1765, alla città di Girgenti.
La Soppressione e l’Esilio dei Redentoristi
Un secolo dopo, mentre ferveva la guerra della liberazione della Sicilia fu decisa la soppressione dei Gesuiti e dei Liguorini da parte del Governo della Dittatura garibaldina,
“considerando che i detti erano stati nel triste periodo dell’occupazione Borbonica i più vivi fautori del dispotismo”.
In forza di tale decreto, che porta la data del 17 giugno 1860 e che fu pubblicato il 22 novembre dello stesso mese nel Giornale Officiale di Sicilia di Palermo,
i Liguorini agrigentini, assieme a quelli di Sciacca e di Uditore (Palermo), dovettero lasciare la loro Casa, dove avevano dimorato da un secolo, i loro beni vennero inventariati e messi sotto curatela.
Trattamenti e Documentazioni Storiche
Lo storico p. Salvatore Giammusso riporta da Paolo Bottalla, Histoire de la Révolution en Sicilie en 1860, che i pp. Redentoristi agrigentini furono trattati con severità da parte dell’apposita commissione
istituita dalle autorità locali della nuova amministrazione garibaldina, costituita per inventariare i loro beni e prenderli in consegna; poscia raccolti in n. di 16,
di cui facevano parte le comunità di Sciacca e di Uditore (alcuni rimanevano in Sicilia)
vennero avviati al Molo di Girgenti, oggi la fiorente e industre Porto Empedocle, e il giorno 11 luglio fatti partire per Malta
che tanti patrioti esuli, in precedenza, aveva ospitato per sfuggire al carcere e ai soprusi borbonici.
Considerazioni Finali su Agrigento e i Redentoristi
Questi cattivi trattamenti, specie verso gente pacifica, sono certamente da biasimare in popoli civili;
però sono in grado di aggiungere un, non so se piccolo, contributo alla storia dei Liguorini girgentini e di potere documentare
(e il documento a cui mi riferisco fa parte di una mia pubblicazione dal titolo: «Agrigento e la sua provincia nel 1860 » di cui ho corretto le bozze di stampa,
che sarà inserita negli atti della società messinese di Storia patria di Messina che i pp. Liguorini,avviati al Molo sono stati presi in cura delle autorità di P. S. per non essere molestati da chiunque.
Ciò il Bottalla non avrebbe potuto documentare né il Giammusso che lo riporta.
Raffaele Grillo


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