Il “MEMORANDUM DELLA FEDERAZIONE SOCIALISTA DI GROTTE – (1896)”, ristampato nel 1974 in occasione dell’80° anniversario dei Fasci Siciliani a cura della Federazione Agrigentina del Partito Socialista Italiano, offre uno spaccato di eccezionale rilievo sulla condizione politica, economica e morale di un comune dell’agrigentino (allora in provincia di Girgenti) alla fine del XIX secolo, e si inserisce in modo significativo nel più ampio contesto del socialismo siciliano post-Fasci.
Contesto Storico e Significato del Documento
Il Memorandum della Federazione Socialista di Grotte è datato 25 luglio 1896, due anni dopo la violenta repressione del movimento dei Fasci Siciliani dei Lavoratori (1891-1894) da parte del Governo Crispi, e poco dopo l’amnistia concessa nel marzo 1896 dal Governo Di Rudinì ai condannati per i moti. La repressione aveva sciolto forzatamente i Fasci, ma non aveva sopito le profonde istanze di giustizia sociale.
Il documento si rivolge direttamente a “Sua Eccellenza Il Ministro Regio Commissario per la Sicilia”, figura istituita dal Governo per affrontare la grave crisi siciliana successiva ai Fasci e attuare i provvedimenti necessari. La Federazione Socialista di Grotte, agendo in eco al Memorandum della consorella di Palermo, sfrutta questo canale istituzionale per denunciare le piaghe locali e proporre soluzioni, dimostrando la vitalità e la strategia politica del socialismo isolano anche dopo la repressione. La scelta di indirizzare una petizione formale, pur con toni accesi e radicali, al rappresentante del Governo centrale, riflette una fase in cui il movimento socialista, pur mantenendo un impianto ideologico rivoluzionario (“La libertà dei popoli, soggiogata dall’ingiustizia dei governi, dà per prodotto la rivoluzione”), cerca anche un dialogo riformista per ottenere cambiamenti concreti.
Il documento è stampato a Girgenti (oggi Agrigento) nel 1896, e la sua ristampa del 1974 a cura della Federazione Agrigentina del Partito Socialista Italiano, che celebra l’80° anniversario dei Fasci Siciliani, ne evidenzia la persistente rilevanza come fonte storica di parte sulla lotta di classe e la corruzione politica nell’agrigentino .
La Denuncia delle Condizioni Sociali ed Economiche
La prima parte del Memorandum dipinge un quadro desolante della Sicilia, e in particolare di Grotte, dove regnano “il disordine economico, amministrativo e morale”. La Federazione attribuisce la miseria generale alle “oligarchie infeudate al potere dall’intrigo e dalla maffia”, che avrebbero generato abusi, favoritismi, ingordigia e persecuzioni, portando i comuni in un “abisso di debiti” e i cittadini nella “più squallida miseria”.
L’Industria Zolfifera
Un focus particolare è riservato alla principale attività industriale di Grotte, l’industria zolfifera, settore cruciale dell’economia agrigentina e siciliana dell’epoca, caratterizzato da condizioni di lavoro brutali e sfruttamento. La Federazione Socialista denuncia due mali principali che concorrono allo sfruttamento degli operai delle zolfare:
- L’Abuso della “Regola” (Misura Metrica): L’unità di misura (la regola) per la cassa di zolfo, sulla cui base venivano pagati i minatori (picconieri e carusi), era soggetta al capriccio del padrone e a un aumento illecito e continuo, passando da 2 metri antichi a una variazione dai 2,36 ai 2,48 metri, rendendola “uno strumento suscettibile di solo aumento”. La Federazione chiede una riduzione fissa a 2 metri con sorveglianza di ispettori minerari e una conseguente riduzione del prezzo della cassa, rifacendosi a quanto già invocato al Congresso minerario siciliano tenutosi proprio a Grotte il 12 ottobre 1893.
- L’Estaglio (Canone Minerario): Viene definito “odioso” l’eccessivo estaglio (canone) preteso dai proprietari del sottosuolo, che arrivava fino al 30% del prodotto senza che essi sostenessero alcuna spesa. Questo ostacolava un adeguato compenso per i lavoratori. Si proponeva, come soluzione migliore, l’espropriazione del sottosuolo da parte dello Stato o, in subordine, la sua limitazione al 16%.
Inoltre, i socialisti di Grotte si associano alle richieste del Memorandum di Palermo, proponendo: l’istituzione del Collegio dei probiviri; l’abolizione del cottimo da cui nasce lo sfruttamento del picconiere sul caruso, descritto come uno “schiavo moderno” legato a vita dal succursu (anticipo); l’introduzione del minimum di salario; e la paga settimanale e in contanti.
L’Industria Agraria e l’Emigrazione
Per l’agricoltura e la viticoltura, pur non rilevando bisogni speciali a Grotte, la Federazione invoca l’istituzione delle banche agricole per sollevare i contadini poveri, schiacciati dalla mancanza di mezzi, dal Fisco inesorabile e dalle pretese dell’usuraio, considerati due fattori che concorrono alle “miserrime condizioni”.
Conseguenza diretta di questo stato di cose è l’emigrazione, in forte aumento, che ha già portato via la decima parte della popolazione. Le famiglie, maledicendo la loro “terra di dolori” e definendo la patria un “nome che la borghesia ha reso già odioso”, sfidano i pericoli del viaggio verso il Brasile. La Federazione condanna l’atteggiamento cinico delle classi dirigenti, che vedono nell’emigrazione solo la perdita di un “pagator d’imposte”, sottolineando come essa sia un sintomo e un acceleratore del “cozzo fatale” (la lotta di classe).
La Corruzione nell’Amministrazione di Grotte (Provincia di Girgenti)
La parte centrale del Memorandum è dedicata a una meticolosa e circostanziata requisitoria contro la “cricca” dirigente di Grotte, definita come una “banda di malfattori”, che ha retto il comune dal 17 dicembre 1878. Al centro della denuncia vi è la figura del signor Giuseppe Vassallo Mattina, sindaco e poi commendatore, con i suoi parenti (fratelli, cugini, zii e cognati) che occupavano cariche amministrative e ricoprivano ruoli negli appalti.
Prima di questa giunta, l’amministrazione di Grotte era “floridissima”, senza debiti e unica in provincia a non imporre tasse comunali. In 18 anni, la “insana amministrazione” Vassallo ha invece sprofondato il comune in un debito enorme di L. 300.000, da estinguere con una sovrimposta fino al 1914.
La Cronaca delle Malversazioni Comunali
Il documento elenca una serie di scandali con cifre precise:
- Nepotismo e Sperpero: Distribuzione di cariche e impieghi tra parenti (15 consiglieri tra zii e cugini) con la sola somma degli stipendi dei parenti impiegati pari a L. 14.460.
- Appalti gonfiati e Dazi: Vassallo e i suoi erano contemporaneamente appaltatori dei dazi comunali (sulla base minima) e delle costruzioni (sulla base massima). Esempi includono la manutenzione stradale (pagata L. 3,50 al mq invece di L. 0,45), l’orologio comunale (L. 2.800 invece di L. 1.000), e i mattoni del numero civico venduti dallo zio-Assessore a L. 0,50 l’uno, costandogli L. 0,08/0,10.
- Opere Pubbliche Speculative:
- Palazzo Comunale: Appaltato al cugino/cognato Giuseppe Nalbone con un discalo del 3%, ma sub-appaltato con un discalo del 18%, causando una perdita di L. 6.000 al comune. Il lusso e il mutuo di L. 150.000 sono giustificati solo dalla “speculazione nefasta degli amministratori”.
- Cimitero: Mutuo di L. 12.000 per un nuovo camposanto, appaltato al compare e confidente intimo del Sindaco. Le mura, garantite per 10 anni, crollarono dopo due, e “i cani facevan festa sulle ossa dei nostri poveri congiunti”, mentre sorgevano le case degli appaltatori. Il restauro fu naturalmente a spese del comune.
- Fognatura e Lastricato: Costati L. 115.000, furono appaltati ai cognati-cugini del Sindaco. La fognatura (L. 30.000) non funziona per “cattiva posizione degli acquedotti” e produce “aria mefitica” e “fehbri infettive”, mentre il lastricato è un “attentato permanente contro la vita delle povere bestie”.
- Camorra sui Mandati di Pagamento: Gli impiegati e i creditori del comune (tra cui il bidello senza paga da 10 mesi) non potevano esigere i mandati per “mancanza di fondi” e venivano costretti a cederli a usurai adepti o appaltatori con uno sconto del 30 o 40%. Il guadagno veniva poi diviso tra “camorristi speculatori ed amministratori”.
L’Abuso delle Tasse come Strumento Politico
La maffia e l’intrigo erano, secondo gli autori, i principali strumenti per il mantenimento del potere. L’arma più prediletta era però il focatico (tassa sulle famiglie), la cui applicazione era “più crudele”.
Attraverso la manipolazione delle liste elettorali e l’applicazione partigiana delle tasse, si estorceva il voto degli elettori poveri. Mentre vedove sventurate e contadini poveri pagavano focatico di L. 20-30, i “panciuti padri della patria” (come il sindaco Giuseppe Vassallo e suo fratello Raffaele) pagavano modestamente L. 18,99. Simili ingiustizie si riscontravano nella tassa sugli animali. Questo sistema clientelare e abusivo creava “bonifiche di reclami” e “pignoramenti negativi” per L. 12.000.
Sfruttamento degli Enti di Beneficenza
La “cricca” estese il suo controllo anche alla Congregazione di Carità e al Collegio di Maria, sfruttandone i beni a proprio vantaggio.
- Congregazione di Carità: Sotto la presidenza di Vassallo o dei suoi parenti (fratello, zio, cugino, genero), i fondi destinati ai poveri furono sperperati. L’Orfanotrofio, che rendeva L. 578,80 in affitto, fu demolito e ricostruito con un mutuo del cognato Nicolò Vassallo, per essere affittato allo Zaffuto Vassallo (Segretario comunale) a L. 250 annue, per installarvi il Circolo Unione ad uso e consumo degli amministratori. Le spese di segreteria furono aumentate fino a L. 550 per il fratello dell’ex-sindaco.
- Monte di Pietà: Gli amministratori erano sotto processo per peculato presso il Tribunale penale di Girgenti.
Richieste del Socialismo e Proposte di Riforma
Il Memorandum non si limita alla denuncia, ma propone al Regio Commissario una serie di soluzioni concrete e radicali. I socialisti, agendo da “oscuri soldati di un ideale più grande”, chiedono riforme che prolunghino la “vita economica dello stato attuale”.
Provvedimenti Immediati e Riforme Amministrative
- Scioglimento Immediato del Consiglio Comunale e invio di un Regio Commissario con il mandato di una severa inchiesta sull’Amministrazione Comunale, della Congregazione di Carità e del Collegio di Maria.
- Riforma Fiscale (Progetto accettato dal popolo in referendum):
- Abolizione dei Dazi comunali su pasta, sapone, olio e petrolio.
- Applicazione del Focatico a vera base progressiva, con una graduatoria da L. 10 a L. 500 (abolendo le quote minime).
- Istituzione di Commissioni Popolari (composte da 15 individui di “tutte le gradazioni sociali”) per ripartire le tasse in base al reddito effettivo delle ricchezze mobili e immobili.
- Riforme Economiche (In linea subordinata):
- Prolungamento dei debiti comunali e riduzione degli interessi e del canone pagato allo Stato.
- Attuazione dei provvedimenti per le condizioni zolfifere e agricole (regola a 2 metri, limitazione dell’estaglio, banche agricole, Collegi di Probiviri, ecc.).
- Allargamento della Circoscrizione Territoriale per rimediare all’angustia del territorio di Grotte (3062 ettari), che ne ostacola la vita amministrativa.
Il Memorandum della Federazione Socialista di Grotte si configura dunque come un documento di profonda rilevanza storica e sociologica per la provincia di Girgenti/Agrigento. Esso non solo denuncia con nomi, cifre e date la corruzione endemica delle camarille locali e l’intreccio perverso tra amministrazione pubblica, mafia e interessi personali a danno delle classi lavoratrici, ma offre anche una piattaforma politica socialista post-Fasci, concreta e radicale, focalizzata su riforme fiscali, sociali e amministrative necessarie per porre fine allo sfruttamento economico nell’industria zolfifera e nel mondo contadino e per ripristinare la Giustizia e la Moralità.
Appendice: Il Socialismo e i Fasci nella Provincia di Girgenti
Il documento conferma il ruolo centrale della provincia di Girgenti nello sviluppo del socialismo siciliano. L’origine del malessere e l’organizzazione della protesta sono saldamente radicate nel settore zolfifero, come testimoniato dalla presenza a Grotte del primo Congresso minerario siciliano nel 1893.
Le richieste avanzate dalla Federazione Socialista di Grotte sono una diretta emanazione del programma dei Fasci, in particolare per quanto riguarda l’abolizione del cottimo, la fissazione della paga minima, la liquidazione in contanti e, soprattutto, l’istanza per la regolamentazione delle misure di lavoro (la regola) e la riduzione dei canoni (l’estaglio).
La repressione e l’amnistia (1894-1896) non avevano distrutto la coscienza di classe, ma avevano spostato l’azione socialista da un piano di agitazione di massa a uno di denuncia politica e proposta istituzionale all’interno del nuovo Partito Socialista Italiano, come dimostra l’elaborazione di un testo così dettagliato e formalmente indirizzato alla massima autorità governativa sull’isola. Il socialismo agrigentino si presenta come l’unica forza capace di contrastare apertamente il potere locale, sfidando i “latrati della maffia borghese” e lottando contro un sistema che aveva reso la parola “patria” odiosa ai lavoratori. Il Memorandum è un eloquente atto d’accusa e un manifesto di rigenerazione etica e politica per Agrigento e la Sicilia intera.
Elio Di Bella


Il Corredo delle Donne Siciliane dal Trecento al Cinquecento