Un processo dinamico
L’evoluzione della comprensione storica e archeologica di Girgenti e del suo territorio è stata un processo dinamico, caratterizzato da diverse fasi e influenzato da nuove scoperte e approcci metodologici.
Inizialmente, la conoscenza di Agrigento, l’antica Akragas, si basava principalmente su testimonianze di storici greci come Tucidide, che ne datava la fondazione intorno al 580 a.C. da parte dei Geloi, 108 anni dopo la fondazione di Gela. Tucidide forniva anche informazioni sui fondatori, Aristonoo e Pistilo, e sul nome della città derivato dal fiume Akragas.
Fazello e il teatro antico
Nei secoli successivi, l’interesse si mantenne vivo grazie alla presenza di imponenti monumenti antichi, descritti da vari autori. Tuttavia, una comprensione topografica e urbanistica dettagliata iniziò a svilupparsi più tardi. Nel XVI secolo, Fazello attribuì a una grande conca a nord-ovest della Chiesa di San Nicola l’ubicazione del teatro antico. Questa congettura fu ripresa da viaggiatori successivi, sebbene senza un reale fondamento.
Pancrazi e l’antica Agrigento
Un approccio più sistematico alla topografia emerse nel XVIII secolo con Pancrazi, che condusse lunghe ricerche personali sull’antica Agrigento, fornendo una testimonianza che, pur essendo in alcuni aspetti “negativa”, stimolò ulteriori indagini.
Julius Schubring e la letteratura antiquaria
Un punto di svolta nella comprensione della topografia antica fu rappresentato dall’opera di Julius Schubring nella seconda metà del XIX secolo. I suoi soggiorni a Girgenti e la sua analisi scrupolosa del sito, unita alla conoscenza della letteratura antiquaria e dei resoconti di viaggio, segnarono un divario tra le precedenti trattazioni e la successiva letteratura archeologica. Schubring si confrontò con le fonti storiche e l’esigua documentazione archeologica disponibile, contribuendo a chiarire l’ubicazione dell’acropoli e ad analizzare le vestigia monumentali. La sua opera storico-topografica, pubblicata nel 1887 in traduzione italiana, divulgò le sue idee presso un pubblico più ampio.
Le ricerche nel XX secolo
Nel XX secolo, le ricerche archeologiche si intensificarono, passando da indagini su singole strutture a esplorazioni più vaste. Inizialmente, l’attenzione si concentrò sulla sfera sacra (templi e annessi) e sulle necropoli. Tuttavia, l’introduzione di metodi conoscitivi moderni come la fotografia aerea permise di dare forma all’organizzazione urbana dell’antico abitato. Si scoprì che, contrariamente a precedenti ipotesi di un abitato disordinato, l’antica Agrigento seguiva uno schema urbanistico regolare con strade ortogonali (decumani e cardini), di tipo “ippodameo”. Questo modello si estendeva nella cosiddetta Valle dei Templi, che divenne il centro della vita comunitaria e politica.
Studi e ricerche di De Miro
Le indagini archeologiche del XX secolo si sono concentrate sia nel territorio urbano e suburbano che, seppur in modo più limitato, nelle aree extraurbane. Ricerche come quelle dirette da Gabriella Fiorentini nel 1967 permisero di identificare santuari e di definirne lo sviluppo cronologico. L’interesse per la preistoria del territorio agrigentino crebbe nel corso del XX secolo, con scoperte importanti nelle grotte di Favara e Sciacca, ad opera di studiosi come Santo Tinè ed Ernesto De Miro.
La comprensione dei culti praticati ad Agrigento si è evoluta grazie allo studio dei santuari e dei materiali ceramici. La molteplicità dei santuari dedicati a Demetra e Kore è considerata di matrice geloa, mentre i templi di Atena Lindia e Zeus Attabirios si ricollegano alle origini rodie dei coloni di Gela. I materiali ceramici testimoniano i contatti commerciali della città con tutto il mondo greco.
I resoconti di viaggi
Negli ultimi decenni, la prospettiva si è ampliata, considerando il paesaggio come risultato del rapporto comunità-territorio, non solo come una sommatoria di elementi monumentali. L’analisi dei resoconti di viaggio dal XVIII al XIX secolo ha permesso di individuare punti di osservazione privilegiati e di comprendere le motivazioni che spinsero intellettuali da tutto il mondo a visitare Agrigento.
La formazione dell’Ente Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi e l’elaborazione del Piano del Parco testimoniano un impegno crescente verso la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico e paesaggistico in un contesto di trasformazioni urbanistiche spesso poco sensibili al territorio.
Conclusioni
La ricerca attuale continua ad approfondire la storia di Agrigento in tutte le sue fasi, dalle prime presenze umane fino alla colonizzazione greca, all’età romana e medievale. Studi recenti si concentrano anche sull’evoluzione urbanistica in età post-antica e medievale, come nel caso dell’area di Poggio San Nicola. L’analisi del nome stesso della città, da Akragas a Girgenti e poi Agrigento, attraverso le sue varianti arabe, contribuisce a comprendere le influenze linguistiche e culturali nel corso della storia.
In conclusione, la comprensione storica e archeologica di Girgenti e del suo territorio è passata da una fase iniziale basata su fonti letterarie classiche e osservazioni superficiali dei monumenti, a un’analisi sempre più dettagliata e interdisciplinare, resa possibile dalle scoperte archeologiche, dall’applicazione di nuove tecnologie e da un approccio olistico che considera l’interazione tra insediamento umano e paesaggio nel corso dei secoli.
Elio Di Bella


Il Medioevo vive nei vicoli: la città nascosta sotto Agrigento moderna