Nel territorio agrigentino sono noti diversi centri d’altura che presentano strutture fortificate o insediamenti legati a funzioni di controllo e difesa.
Possiamo distinguere diversi tipi di insediamento castrale in base alla loro funzione, come castelli eretti all’interno o vicino agli abitati, stabilimenti militari localizzati presso porti, e la maggior parte costruita ex novo su siti isolati o spopolati.
Alcuni castelli del XIV secolo hanno riutilizzato strutture militari preesistenti, ampliandole e trasformandole.
Esistono anche castelli rupestri, alcuni di origine antica.
La parola “Petra” nella toponomastica siciliana indica quasi sempre una grossa pietra isolata.
Ecco un dettaglio sui castelli e le fortificazioni menzionate nelle fonti, specificamente nel territorio agrigentino:
Castello di Agrigento (o Girgenti):
Si trova nella parte più alta della città, chiamata “Terra Vecchia”. Le fonti lo identificano anche come il “castello regio” e un “castello arabo”. Era situato accanto alla Cattedrale, costruita dal vescovo Gerlando dopo la conquista normanna. Attualmente versa in pessime condizioni e viene utilizzato come centrale dell’ex società idrica “Girgenti acque”. Una parte della struttura architettonica originaria è ancora visibile, inclusa un’ala con facciata scolpita.
Castello di Poggio Diana (Ribera):
Questo castello si trova nella valle del Verdura, nel territorio di Ribera, provincia di Agrigento. Era una delle proprietà della famiglia Peralta, una delle più importanti che ha posseduto Poggio Diana. Il castello era parte del sistema di potere e controllo territoriale dei Peralta. Scavi recenti nell’area della cittadina hanno recuperato una notevole quantità di reperti, che hanno arricchito la conoscenza delle prime produzioni in maiolica di Burgio. Nell’area del castello sono stati recuperati dei “butti” (fosse) domestici medievali, che hanno fornito dati utili per ricostruire la vita quotidiana di contesti sociali particolari. Negli anni dei Peralta e dei Peralta-Luna, il Castello di Poggio Diana aveva la funzione di presidio per il controllo territoriale, distinguendosi dal Castello di Sciacca che era urbano e residenziale. Il castello è proprietà del Comune di Ribera. La Soprintendenza BB.CC.AA di Agrigento ha effettuato un primo intervento di restauro negli anni 2005-2006. Il castello è anche noto come Misilcassim seu Poggiodiana.
Castello Nuovo di Sciacca:
Fu fatto erigere dal conte Guglielmo Peralta e fu chiamato “Castello Nuovo” per distinguerlo da un vicino castello normanno. Sorge su una collina che domina il golfo, a guardia del caricatore, con un’evidente finalità difensiva e politica. La sua costruzione esprimeva il controllo assoluto dei Peralta su Sciacca. Come per il Castello di Poggio Diana, scavi nell’area del Castello Luna di Sciacca hanno recuperato “butti” domestici medievali relativi a dimore importanti, fornendo dati sulla vita quotidiana. Durante gli anni dei Peralta e Peralta-Luna, il Castello di Sciacca era urbano e residenziale. Le fonti menzionano la vita a Sciacca tra il XIV e il XV secolo con riferimento al Castello Nuovo, così come reperti numismatici dai “butti” di questo castello e l’economia alimentare.
Castello di Racalmuto:
Il nucleo principale di questo castello sembra risalire, per caratteristiche architettoniche e stilistiche, alla fine del XIII o agli inizi del XIV secolo. Mostra affinità significative con il complesso di Santo Spirito ad Agrigento, realizzato nella stessa epoca, suggerendo l’opera di maestranze di analoga formazione culturale e tecnica. È menzionato il restauro del castello chiaramontano di Racalmuto.
Castello di Naro:
Castello di Naro, noto anche come Castello Chiaramontano, si trova nella provincia di Agrigento1. Sorge sulla sommità di un colle anticamente chiamato “monte Agragante”.
La costruzione principale o un ampliamento significativo del castello risale al Trecento, per opera della famiglia Chiaramonte. Per questo motivo, il castello è conosciuto anche con il nome di “Castello Chiaramontano”.
Il complesso castellano comprende le mura di cinta con cammino di ronda, una torre quadrata voluta da Federico II d’Aragona, e l’imponente mole massiccia del maschio. Sul lato ovest della torre è murato uno scudo aragonese. Sul lato est, due bifore tipicamente gotiche illuminano la grande “Sala del Principe“, situata al primo piano della torre1.
Nel corso della sua storia, il castello ha subito numerosi restauri e rifacimenti. È stato dichiarato monumento nazionale dal 1912. Il castello è di proprietà comunale. E’ stata documentata l’utilizzazione come carcere di un vano sotterraneo nel dongione di età chiaramontana, che forse in origine era destinato allo stoccaggio di derrate agricole.
Attualmente, il castello è aperto al pubblico e visitabile. Ospita al suo interno la Mostra permanente dell’abito d’epoca “Vento di donne”, una collezione di abiti e accessori di fine Ottocento e inizio Novecento.
Castrum Barangij / Torre a Case Borangio:
Si trova vicino a Monte Giafaglione. I resti di una torre quadrangolare a Case Borangio sono identificati con il Castrum Barangij o Capodidisi, attestato per la prima volta nel 1305. Frammenti di tegole pettinate attestano l’occupazione almeno fino al VII secolo.
Monte Giafaglione:
Questo rilievo, il maggiore del territorio comunale di Agrigento, si trova tra Cattolica Eraclea e Raffadali. Nonostante sia descritto come una “formidabile altura”, si menziona l’individuazione di una fossa per i fuochi di segnalazione, confrontabile con simili complessi emersi su siti bizantini come Monte Guastanella. Non è esplicitamente definito un “castello” in senso edilizio, ma piuttosto un sito fortificato o di controllo.
Guastanella:
Definita come un castello rupestre di origine antica. Fu una delle roccaforti nelle mani degli insorti musulmani della Sicilia occidentale tra la morte di Guglielmo II e la metà del XII secolo. Qui fu imprigionato il vescovo Ursone nel 1220. Sono stati identificati complessi simili a fosse per fuochi di segnalazione, confrontabili con quelle di Monte Giafaglione.
Favara:
Menzionata tra i centri dove i castelli sono stati eretti dentro o vicino agli abitati. Un castello è menzionato come edificato forse nel 1275, chiamato Castrum Favarae. Il nome potrebbe derivare dall’arabo “fawar” che significa sorgiva.
Burgio:
Menzionato come un luogo con un castello. Le vicende successive del castello e del feudo sono descritte a partire dal 1330-1336. Nel 1337 passò all’Ammiraglio. Produzioni ceramiche medievali sono state indagate nell’area delle officine di Burgio.
Rocca Nadore:
Menzionato come un “castrum“.
Caltabellotta:
Le fonti menzionano la presenza di reperti archeologici di età arabo-normanna e sveva nel suo territorio, suggerendo la presenza di fortificazioni in queste epoche. È anche menzionato un centro indigeno ellenizzato vicino a Caltabellotta.
Altri castelli/fortificazioni:
Le fonti elencano altri siti con strutture castrali o fortificate nell’ambito della Sicilia occidentale (Val di Mazara, inclusa l’area agrigentina). Alcuni di questi, come Gibellina, Palazzo Adriano, Partanna, Sutera, Bivona, Alcamo, Ciminna, Sclafani, Calatubo, Castelvetrano, Caccamo, Calatafimi, Carini, Castronovo, Delia, Misilmeri, Prizzi, Vicari, Petra Jancasi, Petra Sancti Benedicti, Petra Calatasudemi, potrebbero essere nella provincia attuale o storica di Agrigento, o in aree limitrofe strettamente correlate per vie di comunicazione e storia. Le fonti indicano che alcuni di questi (Alcamo, Bivona, Ciminna, Favara, Gibellina, Palazzo Adriano, Partanna, Racalmuto, Sclafani, Sutera) erano castelli nati all’interno o vicino ad abitati preesistenti. Altri (Agrigento/Porto Empedocle, Castellammare, Solanto) erano presso porti. Molti furono costruiti ex novo su siti isolati. Caccamo, Calatafimi, Carini, Castronovo, Delia, Misilmeri, Prizzi, Vicari riutilizzarono strutture precedenti. Petra Jancasi e Petra Sancti Benedicti sono castelli rupestri. Guastanella e Petra Calatasudemi sono castelli rupestri di origine antica.
In sintesi, le fonti indicano la presenza di un sistema di fortificazioni nel territorio agrigentino che include castelli urbani (come quello di Agrigento, Sciacca, Racalmuto, Naro, Favara), castelli legati al controllo del territorio e delle vie di comunicazione (come Poggio Diana, Case Borangio/Castrum Barangij), e insediamenti d’altura con funzioni difensive o di segnalazione (come Monte Giafaglione e Guastanella). Questi siti riflettono le dinamiche storiche del potere, della difesa e dell’organizzazione territoriale attraverso diverse epoche, dall’antichità al periodo medievale, con particolare evidenza per l’età arabo-normanna, sveva e aragonese.
Per una successiva analisi strategica, potremmo voler approfondire le funzioni specifiche di questi castelli nel sistema difensivo ed economico del territorio. Ad esempio, potremmo esaminare come la posizione di castelli come Poggio Diana e il Castello Nuovo di Sciacca, legati al controllo costiero e delle valli fluviali, rifletta le priorità economiche e militari delle famiglie dominanti come i Peralta.


Aglabiti, Fatimidi e Kalbiti: le famiglie che governarono la Sicilia islamica