Agrigento interessante documento su una Escursione della società geografica italiana in provincia nel 1958
L’oscurità, che sopraggiunge quasi improvvisa, ci impedisce di scorgere il paesaggio nell’ultimo tratto dell’itinerario di questa nostra quarta giornata siciliana.
E’ già buio completo quando attraversiamo Favara, altro centro agricolo e minerario, di 25.000 ab.; di lì a poco arriviamo ad Agrigento, dove passiamo la notte.
Al mattino del giorno dopo (72) dobbiamo purtroppo constatare che il tempo, messosi improvvisamente al brutto, con raffiche di vento e rovesci d’acqua, ci impedisce di compiere quella sia pur breve visita di Agrigento che era nei nostri programmi.
Chiamata Girgenti fino al 1927, Agrigento, che aveva nel 1951 circa 35.000 ab., sorge sulla sommità di due colli molto ravvicinati, a 326 m di altezza, in una magnifica posizione domi- nante che permette alla vista di spaziare sul mare, in lontananza, e sulla vicina Valle dei Templi.
L’origine di questo centro, com’è noto, risale probabilmente al VI sec. a. C. e la sua importanza politica fu notevole ed estesa.
La popolazione, che nell’antichità raggiunse almeno i 50.000 ab., era scesa a soli 16.000 nel sec. XVIII. Nel 1901 la città non aveva che 22.000 ab.
Il clima, mitissimo durante l’inverno, e lo straordinario interesse archeologico della zona circostante fanno sì che Agrigento sia una stazione climatica invernale e un centro turistico di primo ordine.
I redditi determinati da quest’aspetto dell’economia si aggiungono a quelli procurati da un attivo commercio di prodotti agricoli e da qualche non rilevante attività industriale.
Nonostante la pioggia sostiamo qualche tempo nella Valle dei Templi per permettere a quanti di noi non la conoscono di compiervi un rapido giro che consenta loro di formarsi almeno una idea dello splendore di questi avanzi dell’architettura greca.
Poi proseguiamo alla volta di Porto Empedocle, che è il porto di Agrigento e al tempo stesso il miglior scalo marittimo siciliano sul Mare Africano, e la cui fondazione risale solo alla seconda metà del sec. XVIII.
Il porto è artificiale ed ha un ragguardevole valore sia per il traffico di prodotti minerari (circa 300.000 tonn. annue, soprattutto di zolfo, gesso e salgemma), sia come porto peschereccio. L‘attività peschereccia è qui particolarmente sviluppata, e, in un modo o nell’altro, interessa una forte aliquota della popolazione della cittadina, che ha circa 16.000 ab. e che si stende lungo il mare, fra questo e un allineamento di basse colline di << trubi > (calcari) bianchi alla base ed argillosabbiosi alla (72)
Sabato, 12 aprile, quinta giornata di nostra permanenza in Sicilia; da Agrigento abbiamo raggiunto Trapani, passando per Sciacca, Mazara del Vallo e Marsala. sommità, che si affacciano in certi tratti sulla costa, incise da numerosi calanchi. Usciti da questa città ci dirigiamo verso occidente, percorrendo la S.S. 115, « Sud-Occidentale Sicula », che seguiremo fino a Trapani e che si svolge tutta, più o meno, a breve distanza dal mare. Attraversiamo colline gessose.
Qua e là vediamo piccole fornaci artigiane per la produzione di gesso, alimentate con combustibili di ogni genere, fra cui paglia e persino sterco bovino, nonché copertoni d’auto fuori uso che di notte, bruciando lentamente, mantengono acceso il fuoco. Dopo Siculiana, grosso borgo agricolo (prima di giungervi abbiamo visto lungo la strada vasti frutteti, mandorleti, oliveti e vigneti), percorriamo un’area dove piccole conche ricche di verde si alternano a colline completamente nude.
Oltrepassato Montallegro, il cui nome contrasta con lo squallore del paesaggio circostante, passiamo sulla destra di un lago prosciugato, il Lago Gorgo, che anch’esso si creò, secondo 0. Marinelli, in seguito a fenomeni di suberosione nei gessi. Oggi si parla di trasformarne l’alveo in un serbatoio di acqua per l’irrigazione della zona circostante.
Valichiamo il Platani, il terzo fiume della Sicilia per bacino (1724 kmq) e per lunghezza (84 h), e il cui corso inferiore è ricco di ampi meandri, come possiamo ben vedere. La sua portata va da un massimo di 110 mc/sec ad un minimo di 0,03 me/=, con una media annua di 8 mc/sec.
Procediamo avendo sempre sulla destra colline argillose, quasi tutte a calanchi. Sulla sinistra si stendono delle spianate gradiniformi costituite da ciottolame e da sabbie fossilifere più o meno cementate, del Pleistocene marino. Più in basso ci sono terreni del Timniano, e, intermedi, terreni del Siciliano.
L’Ing. Beneo ci ricorda che lo studio di questi terrazzamenti di origine marina contribuì efficacemente a determinare varie suddivisioni del Pleistocene, ora universalmente accettate.
Valicato il F. Magazzolo si sale a Ribera, altra cittadina con pianta regolare, con circa 18.000 ab., collocata in alto su una collina coperta da frutteti. Nella valle del F. Verdura, che oltrepassiamo poco dopo, C’è, fra agrumeti e vigneti, anche un bananeto (R. CIFERRI, L’industria del banano in Sicilia. Roma, Arti Grafiche, 1936, pp. 31, tavv.; I. BALDRATI, Il banano in Sicilia e in Italia, in L’Italia Agricola», 1948, pp. 530-532,390 ) che dà frutti discreti, pur se non pregiati. Qua e là campi di sulla, che, con le chiazze rosse dei loro fiori, dànno tonalità vivacissime al paesaggio.
La strada tende ad avvicinarsi al mare. A destra, in alto, appare Caltabellotta, abbarbicata all’omonimo monte. Passiamo sotto le pendici del Monte S. Calogero che domina questo tratto di costa, e dove, come ci ricorda il Prof. S. Celli, che poi ci informerà più compiutamente sui problemi delle forze endogene in Sicilia, si sono attuate delle ricerche appunto per una eventuale utilizzazione industriale di tali forze, per accertare se ci fosse modo di realizzare un qualcosa di simile a ciò che è stato ottenuto a Larderello.
Ma allo stato dei fatti non è possibile ancora arrivare a conclusioni positive; è interessante comunque notare che nelle perforazioni eseguite si sono trovati calcari e dolomie a 2900 m di profondità. Si sta sviluppando qui, invece, un’importante attività termominerale, per cui prestissimo sarà completato, in posizione straordinariamente panoramica, un nuovo grande stabilimento termale per forni naturali e per bagni con acque solfuree.
Sciacca sta quindi assumendo una posizione di primo ordine nel turismo idrotermale della Sicilia, con congrua valorizzazione dei suoi fanghi e delle sue acque solfuree, salsobromoiodiche, litiose, radioattive (M. SANTANGELO, Radioattività delle acque termominerali e dei vapori caldi delle stufe di Sciacca (Agrigento), in «La Ricerca Scientifica», 1940, pp. 957-960. Numerosissime Indicazioni bibliografiche; su queste acque si possono trovare nello studio di GINO e SOMMARUGA cit. alla nota 23), ecc., conosciute, del resto, fin dalla antichità. La città (I. SCATURRO, Storia della città di Sciacca e dei comuni della contrada saccense, fra il Belice e il Platani. Napoli, Majo, 1925, pp XIV, 761), collocata su un terrazzo di abrasione che scende a picco sul mare, con una popolazione di più di 22.000 ab., è anche un importante centro peschereccio, nonché sede di numerose industrie conserviere, di piccola e media potenzialità, volte soprattutto alla preparazione di pesce salato con sale che viene da Trapani.
C’è inoltre un’attrezzatura per la sgranatura del cotone coltivato nei dintorni, i quali costituiscono una delle aree più calde della Sicilia. A Sciacca facciamo una sosta di qualche ora. Dalla terrazza del giardino pubblico, magnifico belvedere, abbiamo un suggestivo colpo d’occhio sul porto, gremito fino allo inverosimile di barche da pesca, a remi e a motore, e di moto- pescherecci, cui il mare molto agitato ha impedito di prendere il largo. Le condizioni del tempo, che da Agrigento a Sciacca aveva alternato piovaschi e schiarite, si mettono d’ora in poi decisamente al bello.
Ripreso il viaggio verso Marsala, attraversiamo il comprensorio di bonifica del Basso Belice-Carboi (Comprensorio del Basso Belice e Carboi. Sta In: REGIONE SICILIANA, CASSA PER IL MEZZOGIORNO, Gli interventi ecc., cit., pp. 33-38), apprenderemo più tardi, si tratta di un impianto che non è ancora utilizzabile per mancato allacciamento alla diga di ritenuta che deve fornire l’acqua necessaria.
Fonte: Carlo della Valle, L’escursione della società geografica italiana in Sicilia ), 8-15 aprile 1958


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