Un riassunto della vita economica dell’antica Akragas e Agrigentum nelle diverse epoche storiche
Akragas in Età Greca (dalla fondazione al 210 a.C.)
La città di Akragas fu fondata intorno al 582 a.C. da un gruppo di coloni provenienti da Gela, con il probabile supporto di coloni da Rodi e Creta.
La sua fondazione concluse il vasto movimento migratorio dalla Grecia verso occidente.
La scelta del sito fu determinata dalla sua posizione lungo l’antica rotta micenea verso il Nord Africa e l’occidente, probabilmente per non essere esclusi dai traffici mercantili, e dalla conoscenza del territorio da parte dei Rodii e Cretesi.
La fertile posizione geografica, la fertilità dell’entroterra per la produzione di cereali, vino, olio d’oliva, e la natura collinare favorevole alla pastorizia e all’allevamento dei cavalli favorirono uno straordinario sviluppo economico.
La Tirannide di Falaride (571-556 a.C.):
Le fonti letterarie descrivono questo periodo come un’epoca di prosperità interna, con la città che si dotò di mura e edifici templari. Fu anche un periodo di potenza esterna, attraverso interventi di espansione territoriale, soprattutto verso le aree a nord-est della colonia.
L’azione espansionistica, in particolare verso le popolazioni sicaniche dell’entroterra, mirava a creare una propria chora (territorio) per garantire un’economia prevalentemente agricola e competere con le altre colonie.
La Tirannide di Terone (488-472 a.C.):
Questo fu un periodo di grande potenza e prosperità economica (eudaimonia) per la città.
Vennero avviate grandi opere pubbliche.
La conquista di Imera nel 480 a.C. portò i confini della polis fino alle coste tirreniche della Sicilia, aprendo Akragas a nuovi scambi commerciali attraverso il mar Tirreno.
Durante la tirannide di Terone, la zecca di Akragas interruppe la sua attività, ma a Imera venne adottato il sistema monetario di Akragas con emissioni che combinavano i tipi delle due città, per rispondere a nuove esigenze di circolazione e mercato.
Akragas trasse enorme ricchezza dal suo territorio interno e, secondo Diodoro, i suoi abitanti nel V secolo a.C. profittarono notevolmente dal commercio di vino con la sfera d’influenza nordafricana di Cartagine.
Regime Democratico (471-406 a.C.):
Questo periodo continuò l’epoca di prosperità, assicurata dai rapporti con Cartagine.
Le ricerche indicano l’inizio della produzione di anfore a trasporto ad Akragas in una serie tardo arcaica-primo classica, databile tra il 520/510 e il 480/470 a.C.
Questa produzione avveniva in aree artigianali scoperte fuori Porta V.
Periodo di Decadenza (fine V secolo a.C.):
Segnato dalla rivalità con Siracusa, culminò con la presa della città da parte dei Cartaginesi nel 406 a.C. dopo un assedio di 8 mesi. Questa distruzione segnò un periodo di crisi politica ed economica, riflessa nell’impoverimento della monetazione, con serie sporadiche di difficile datazione.
Intorno al 400 a.C., si attestava la circolazione di monete più vecchie con contromarche.
Dal Saccheggio Cartaginese alla Conquista Romana (406-210 a.C.):
In seguito a un trattato, Akragas tornò ad essere abitata, seppur non fortificata e tributaria di Cartagine.
La vittoria di Timoleonte sui Cartaginesi riportò le città siceliote sotto l’influenza siracusana, segnando un periodo di rinascita e sviluppo. Akragas fu rifondata con nuovi coloni.
Seguirono conflitti, e durante la prima guerra punica, la città fu contesa tra Cartaginesi e Romani, cadendo definitivamente sotto il dominio romano nel 210 a.C..
Nonostante la crisi, la città continuò a emettere serie monetali in argento e bronzo nel periodo 338-287 a.C., indicando una persistenza di attività economica.
Agrigentum in Età Romana e Tardoantica (dal 210 a.C. all’Alto Medioevo)
Sotto il dominio romano, Agrigento divenne una delle città più importanti della Sicilia.
La vita economica ne beneficiò con un aumento della produzione agricola e del commercio, stimolati dalle nuove infrastrutture romane.
La città giocò un ruolo chiave nel sistema provinciale romano.
Periodo Imperiale:
L’area dell’entroterra agrigentino fu oggetto di una capillare e intensiva occupazione finalizzata allo sfruttamento della terra. Le risorse minerarie, in particolare lo zolfo, furono estratte in questo periodo.
La famiglia degli Annii, legata all’imperatore Marco Aurelio, ebbe un ruolo guida nell’area mineraria agrigentina tra il II e il III secolo d.C., con la produzione di tegulae sulphuris (tegole di zolfo).
Il periodo Severiano rappresentò una ripresa economica per la Sicilia occidentale, inclusa Agrigento, con intensificati rapporti con l’Africa, riflessi nella ceramica e nei monumenti.
Tarda Antichità (IV-VII secolo d.C.):
Gli studi recenti mostrano un quadro contrastante.
Sebbene alcune ricche domus e edifici pubblici nel centro urbano mostrino segni di decadenza e abbandono intorno alla metà del V secolo d.C., indicando un momento di crisi per la città, la campagna contemporanea era densamente popolata da fattorie e villaggi. Numerosi insediamenti sorsero lungo la costa, probabilmente per organizzare l’esportazione dei prodotti agricoli.
L’Emporion (il porto) rimase funzionale in età tardo repubblicana ed è descritto come legato alle attività produttive nell’entroterra e inserito in una rete commerciale.
Attività produttive continuarono sia in città che nel territorio.
Nello spazio urbano, si ritrovano testimonianze di vita quotidiana e dinamiche produttive.
Indicatore significativo di attività artigianali legate alla trasformazione di prodotti agricoli sono le fornaci tardoantiche che producevano piccole anfore per vino o olio, dimostrando la persistenza di colture estensive specializzate.
Queste anfore circolavano localmente ed erano destinate in parte all’esportazione.
La manodopera servile (schiavi) era predominante in certi contesti economici. La relazione economica tra città e campagna era complessa, con l’evidenza archeologica che suggerisce un’integrazione maggiore rispetto a una semplice visione di “città parassita”.
Gli artigiani potevano avere diversi status (liberi, liberti, schiavi).
Alto Medioevo (dopo il VII secolo d.C.):
Dalla seconda metà del VII secolo, si assiste a una contrazione dei rapporti commerciali con le coste nordafricane, con una diminuzione delle importazioni di ceramiche e la diffusione di produzioni locali.
Il riutilizzo di grandi anfore africane per sepolture (VI-VII secolo) vicino all’Emporion potrebbe indicare un momento di crisi dei traffici. Il progressivo insabbiamento del porto, probabilmente per mancata manutenzione, contribuì al suo declino.
Le fonti altomedievali non menzionano l’Emporion, che si ritiene fosse in gran parte destrutturato entro il XII secolo.
L’economia di questo periodo vide anche la partecipazione delle comunità ebraiche, attive in vari settori come il commercio di grano, formaggi, tessuti, schiavi, prestiti, e la produzione di vino, zucchero e seta.
Un atelier ceramico medievale (X secolo) è attestato in un’area peri-urbana, complementare all’economia agricola, con caratteristiche assimilabili a una household industry.
In sintesi, l’economia dell’antica Akragas e Agrigentum fu strettamente legata alla fertilità del suo territorio e alla sua posizione costiera.
Conobbe periodi di grande prosperità basati sull’agricoltura, l’allevamento, il commercio marittimo (in particolare con Cartagine) e, in epoca romana, l’estrazione dello zolfo.
Sebbene la città attraversò crisi, in particolare dopo la distruzione cartaginese e nella Tarda Antichità, l’economia rurale mantenne spesso una notevole vitalità, con insediamenti e attività produttive diffuse nell’entroterra e lungo la costa.
L’archeologia moderna fornisce una visione più sfumata e complessa di queste dinamiche economiche rispetto alle sole fonti letterarie.
Elio Di Bella


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