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Hans Otto Schonleber panorama di girgenti

Dentro la Girgenti del Medioevo: come vivevano gli agrigentini

9 Maggio 2025 //  by Elio Di Bella

Le evidenze archeologiche e storiche che documentano la vita quotidiana e le attività economiche medievali ad Agrigento sono molteplici e provengono da diversi ambiti di ricerca.

Vita Quotidiana e Struttura Urbana:

Il tessuto urbano medievale di Agrigento, strutturatosi in modo definito tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento, è ancora oggi in parte leggibile, nonostante la perdita della maggior parte delle testimonianze architettoniche.

 È caratterizzato da strade curvilinee, tipiche delle città medievali e legate al ruolo egemonico dei milites (cavalieri) che le percorrevano a cavallo.

Documenti del Quattrocento menzionano la Porta dels Cavaglers o Cavaleri, vicino alla quale si trovavano lo Steri dei Chiaromonte, il palazzo dei Del Carretto e le case dei Montaperto, principali esponenti del ceto cavalleresco agrigentino, sottolineando la loro influenza sulla struttura urbana.

La città medievale si insediò sulla collina di Girgenti, un sito più facilmente difendibile rispetto alla valle, dove si trovava l’antica città ellenica, abbandonata e inghiottita dalla campagna. L’abbandono della valle e la contrazione della città sulla collina rimangono tempi e modi decisamente oscuri.

Il quartiere del Balatizzo, tradizionalmente considerato di epoca bizantina ma potenzialmente risalente all’età musulmana, presenta abitazioni rupestri e cisterne a campana . Saggi archeologici all’inizio del secolo scorso furono effettuati in quest’area, definita come un villaggio bizantino da Bonfiglio nel 1903.

Nelle città medievali europee, e ovviamente ad Agrigento fino al ‘600 inoltrato, il tessuto urbano minuto era caratterizzato da spazi dedicati alle corporazioni (come i magazzini, i luoghi di lavoro, i luoghi per riunirsi, le chiese dedicate al santo protettore, le logge e gli ospedaletti), riflettendo la pianificazione legata alle botteghe.

Per quanto riguarda le pratiche funerarie e la vita religiosa, le chiese rappresentavano il centro focale della vita religiosa, sociale ed economica.

Era comune l’uso degli spazi sotto le pavimentazioni delle chiese come cimitero.

Ad Agrigento, la ricerca archeologica integrata con l’agiografia ha mostrato la vitalità di comunità cristiane nel territorio già dalla fine del III secolo d.C., documentata da edifici di culto, complessi cimiteriali e cultura materiale.

 La necropoli paleocristiana nella Valle dei Templi si estese all’interno delle mura urbiche dal III secolo d.C., con le principali catacombe utilizzate più frequentemente dalla metà del IV al VII secolo d.C..

Attorno al Tempio della Concordia, trasformato in basilica cristiana sul finire del VI secolo, si svilupparono ramificazioni tardive della necropoli paleocristiana, con sepolture ipogeiche e tombe scavate nella roccia.

La comunità ebraica, a cui spesso venivano negati i mestieri agricoli, si dedicava all’economia monetaria e al prestito a interesse in Agrigento.

Essi furono sempre più perseguitati, in particolare dalla metà del XIV secolo, spesso visti come capri espiatori durante le epidemie di peste nera.

Documenti della Genizà del Cairo mostrano le relazioni tra comunità ebraiche mediterranee, elencando merci e rapporti commerciali, offrendo scorci sulla vita quotidiana, sebbene pochi trattino specificamente la situazione politica in Sicilia.

Attività Economiche:

Le attività economiche in età medievale ad Agrigento e nel suo territorio erano strettamente legate all’agricoltura, al commercio e all’artigianato.

Agricoltura:

L’economia medievale era legata alla terra, con la fondazione di piccoli villaggi come creazione medievale.

Agrigento mantenne le sue funzioni economiche come centro di raccolta ed esportazione dei prodotti agricoli del territorio e di distribuzione di beni importati, come testimoniato dalla disponibilità di ceramiche e anfore diverse nei centri rurali fino almeno alla metà del VII secolo.

 La ricerca archeologica in territorio di Montevago ha evidenziato le dinamiche di popolamento legate allo sfruttamento agricolo, con la scoperta di una fattoria del I secolo a.C. e un casale medievale a Caliata.

Frammenti di sigillata africana a Caliata documentano un’occupazione tardo imperiale, su cui si sovrappose l’insediamento medievale.

 L’insediamento a S. Anna di Caltabellotta tra il IV e il VII secolo d.C. ebbe una vocazione agricola, collegata alla costa.

Ricerche recenti nel territorio agrigentino evidenziano un’occupazione capillare e intensiva dell’entroterra finalizzata allo sfruttamento agricolo, con numerosi insediamenti rurali collegati alla viabilità.

La produzione locale di anforette testimonia la trasformazione di prodotti agricoli come olio e vino. Nel XIII secolo, appezzamenti di vigneti sono attestati in prossimità dell’antico Emporion.

Commercio:

Agrigento fu un importante porto per il sale e il grano nel Medio Evo.

L’antico Emporion di Agrigentum ebbe un ruolo egemone nei traffici trans-marini e attingeva ricchezza dal territorio interno.

L’evidenza archeologica mostra la vitalità socio-economica dei villaggi rurali fino alla metà del VII secolo.

Successivamente, i rapporti commerciali con il Nord Africa si contrassero, con limitate importazioni di ceramica e diffusione di produzioni locali. Il progressivo insabbiamento del porto e il cambiamento delle dinamiche socio-economiche nell’entroterra contribuirono al declino dell’Emporion.

L’uso di grandi anfore africane come sepolture (VI-VII secolo) potrebbe indicare una crisi commerciale con il Nord Africa e una parziale de-funzionalizzazione del porto.

Fonti medievali non menzionano l’Emporion di Agrigento, suggerendo fosse quasi completamente destrutturato entro il XII secolo.

Edrisi menziona Girgenti solo per le distanze da altri approdi, forse indicando Monte Rossello come nuovo caricatore.

La massiccia presenza di ceramica africana in età tardoantica testimonia l’intensità dei commerci e una condizione di benessere, che si spostò verso le ville rurali.

La vita urbana continuò in età bizantina, sebbene con importazioni ridotte dal Nord Africa. L’importazione di ceramiche a lustro dalla Spagna nel tardo Medioevo documenta l’elevato tenore di vita degli abitanti dei castelli.

Le rotte commerciali collegavano la Sicilia occidentale al Tirreno centro-meridionale nell’VIII secolo.

Artigianato e Produzione:

L’archeologia ha documentato attività artigianali. Due fornaci medievali ad Agrigento producevano anfore tra il X e l’XI secolo. Fornaci per la produzione di ceramica invetriata sono state rinvenute.

 Un atelier ceramico medievale nell’area della necropoli paleocristiana è ben noto nella letteratura archeologica, impiantatosi nel X secolo.

Questo atelier si caratterizza per il contesto di produzione, la localizzazione, l’organizzazione e l’area di diffusione dei prodotti. Le anfore erano il prodotto principale (56%), ma si producevano anche olle (19%) e forme chiuse (9%).

Si ipotizza un possibile legame di questo laboratorio con un contesto monastico.

Monasteri altomedievali spesso avevano spazi per varie attività artigianali (tessitura, lavorazione di vetro, metalli, ecc.), ma impianti ceramici esplicitamente legati a monasteri non sono frequentissimi.

Nuove osservazioni sulle fornaci di Santa Lucia indicano una produzione avviata in epoca islamica iniziale, proseguita in età normanna con maestranze islamiche per circa quattro secoli.

Ceramiche decorate con pseudoiscrizioni cufiche suggeriscono la presenza di artigiani già alla fine del IX o inizio X secolo e rapporti commerciali con la capitale.

Il quartiere ceramico sembra un vero distretto produttivo con fornaci di epoche diverse.

Anche fornaci in contrada Fragapane e al ginnasio contribuiscono a considerare Agrigento un grande centro di produzione ceramica.

Lo studio dei frammenti ceramici rinvenuti, anche in superficie a seguito di lavori agricoli, permette di datare i siti e ricostruire la storia dei villaggi rurali.

Gli studi sui depositi (butti) forniscono dati sulle produzioni locali e importazioni.

Altri siti produttivi includono un insediamento agricolo a Montallegro (età tardoromana) con frantoi per olio, fornaci per tegole e lavorazione di ferro/piombo.

L’estrazione dello zolfo è documentata per l’età imperiale nel territorio. Studi archeologici includono l’analisi della produzione piombifera e stannifera dal XIV al XVII secolo.

Elio Di Bella

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