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Siculiana1908
Siculiana1908

Da Siculiana alla Marina di Girgenti: un viaggiatore racconta

22 Aprile 2026 //  by Elio Di Bella

Lasciammo la città di Siculiana alla sinistra nel suo deserto roccioso. Sembrava cresciuta pallida da pallide montagne di pietra. Notevole era solo una cupola verde che spuntava sopra le case bianco-grigie.

Attraversammo un altro centro abitato (n.d.r. Realmonte): anche qui tutto era calcareo e pieno di polvere e sporcizia, e la gente sembrava tanto povera e misera quanto brutta.

Gatti e galline mezzi affamati tra neri porci setolosi – quelli erano i compagni di stanza, se di stanze si poteva ancora parlare, dove c’erano solo buchi di pietra quadrati, dentro un sacco imbottito su un supporto che rappresentava il letto, un vecchio focolare e una panca di legno, quello era tutto.

Su ogni soglia di porta però sedeva una donna con il fuso come custode del focolare.

Intanto c’era tra le capanne di pietra, per quanto basse fossero, qua e là una striscia di ombra fresca.

Fuori però tutto era senza ombra, il cielo color piombo, e terra, aria e rocce sembravano alitarci addosso con respiro ardente.

Gli occhi dolevano per il riflesso bianco e la polvere sottile.

Era un cavalcare faticoso, poiché la guida spingeva sempre alla fretta, unica delizia le arance che ripetutamente passavano giù per la fila dai grandi cesti del primo mulo.

Eravamo giunti ora nella vera regione del gesso: le rocce si mostravano appena coperte di vegetazione, e verso la costa diventavano completamente bianche.

Finalmente la strada condusse di nuovo giù verso la spiaggia e la frescura del mare.

Respirammo profondamente, nonostante il vento pungente soffiasse sabbia e polvere di sale sul viso.

A sinistra fissavano infiniti gli alti lidi di gesso bianchi come la neve e stranamente frastagliati e lavati, l’aria calda sembrava circondarli.

Ma davanti a noi, a un’ora soltanto di distanza, giacevano le navi davanti a Girgenti, lì c’era il desiderato riposo e la frescura.

Poiché la guida spronava con più zelo e il vento frusciava più forte, si andò, fin dove gli animali volevano correre, attraverso onde spruzzanti e sabbia volante sempre rasente il mare.

Eravamo sul posto: una grande quantità di piccoli velieri costieri giaceva nel porto, molti dondolavano ancora in rada aperta.

Tra le case però si martellava, si costruiva, si svolgeva una vivace vita popolare.

Marinai di ogni sorta di popoli sedevano su botti e panche e banchettavano.

Anche noi mandammo sguardi esploratori per vedere dove la locanda ci facesse cenno.

Ah, era solo la città portuale, solo il Molo di Girgenti, la città giaceva ancora sei miglia più in là.

Lhoer, Franz Von, dalla Sicilia a Napoli, Monaco, 1864

Categoria: Cultura, In 5 Minuti, Storia Comuni

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