La Torre Felice
«E’ lo scalo di Siculiana un aggregato di novanta magazzeni ed altre case abitate, con una piccola Chiesa nel mezzo, posto in riva al mare.
Una gettata naturale di scogli rende ivi immune dai venti dominanti un piccolo seno di mare, detto il porticello, ove approdano e stanno al sicuro i velieri di piccola portata, tenendovi vivo il commercio d’importazione ed esportazione.
Alla base di quella gettata di scogli e precisamente nella linea di separazione tra il mare e la terra sorge lo zoccolo della diruta Torre Felice. Al disopra, in un sito naturalmente forte, vi hanno i ruderi di un’altra torre, che serviva a proteggere il sottostante caseggiato.
A 700 metri ad est vi hanno molti magazzeni sotterranei, in forma di cisterne, che servirono al deposito e conservazione dei grani. Nella superficie esterna si osservano quà e là, gli avanzi di un antichissimo luogo abitato, con Torre e chiesa nel mezzo, rimasto finora ignoto nelle istorie».
Dalla fama al declino
Così si presentava alla fine dell’Ottocento lo scalo marittimo di Siculiana, secondo Giuseppe Campo, autore dell’opera “Lo scalo marittimo di Siculiana, memoria storico-legale – Girgenti 1895.
Ben poco era ormai rimasto della discreta fama che esso godeva nei secoli precedenti, quando non era meno di altri empori in Sicilia per l’esportazione del grano.
Grandi affari sono al Settcento
Anche in tempi di magra a Siculiana non mancavano i grandi affari. Ciò non è sfuggito allo storico Denis Mack Smith che ha notato che anche nel 1763, anno in cui il raccolto in Sicilia fu assai scarso, « il principe della Cattolica poté esportare 20.000 staia di frumento dai suoi possedimenti feudali a Siculiana, in base ad un privilegio che datava dal 1450 ed ai prezzi allora correnti dovette ricavarne un utile ingentissimo».
Le origini
Intorno alle origini di Siculiana e del suo scaro si hanno notizie controverse. Per alcuni si tratta dell’antica Cena, importante stazione dell’itinerario Antonino.
Cluverio invece ritiene che sia l’antica Camico. Pirri sostiene che la voce Siculiana sia saracenica, altri invece che derivi dalle parole latine «Siculi anna» o dalle arabe Suq-el-jani (mercato di Giovanni) o Kalat Sugul. Il vicino scalo, invece, sotto la dominazione araba, secondo lo studioso Francesco Campo, fu «con istorica certezza l’ignoto Rahal Bekit di Edrisi ».
Gli scambi commerciali con l’Africa
Esso venne espugnato dai normanni subito dopo la resa di Girgenti e incorporato tra i possedimenti del Demanio regio. Siculiana e gli altri centri vicini non risentirono negativamente sul piano commerciale dell’occupazione normanna.
La ripresa degli scambi con l’Africa e le nuove vie commerciali apertesi anche con il nord dell’Italia migliorarono le condizioni economiche di Girgenti e dei centri della Sicilia occidentale, così che a metà del secolo XII il grande geografo Edrisi magnificava l’opulenza di questa parte del litorale siciliano.


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