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strade di agrigento
strade di agrigento

Agrigento: storia di una città divisa tra archeologia e cemento

30 Aprile 2025 //  by Elio Di Bella

Scopri la storia urbanistica di Agrigento, dall’antica Akragas greca fino al caos edilizio moderno: un viaggio tra templi, trasformazioni e sfide contemporanee.

La storia urbanistica di Agrigento (l’antica Akragas) inizia con la sua fondazione greca. La città fu fondata intorno al 580 a.C.. da coloni rodi-cretesi provenienti da Gela. Sorse nella Sicilia sud-occidentale, bagnata dai fiumi Akragas (l’odierno S. Biagio) e Hypsas (oggi Drago).

La prima topografia

Fin dalla fondazione, Agrigento doveva ancora includere i kleroi, ovvero gli appezzamenti da coltivare, ma presentava già le linee fondamentali del suo futuro assetto urbano. La topografia storica conferma che furono riservati fin da subito gli spazi destinati alle aree sacre, concepite come indipendenti e autonome.

È probabile che i coloni di Gela abbiano riproposto nella nuova fondazione lo schema presente nella madrepatria tra la fine del VII e il VI secolo a.C. Fin dall’età arcaica, la presenza di un impianto regolare attesta un ricco patrimonio di conoscenze urbanistiche.

il rinnovamento dell’abitato

A partire dalla metà del VI secolo a.C., la città iniziò ad assumere un aspetto molto più monumentale. Circa due-tre generazioni dopo la fondazione, si verificò un rinnovamento dell’abitato e una definizione delle aree pubbliche.

Negli ultimi decenni del VI secolo a.C., si assistette a un rinnovamento totale della fisionomia della città, con uno sviluppo urbanistico articolato in un impianto per strigas, definito da plateiai orientate E-W e stenopoi orientati N-S .. Il primo impianto ortogonale, basato sulla documentazione archeologica, risale alla seconda metà – fine del VI secolo a.C.

L’urbanizzazione

Questo schema urbanistico di strade ortogonali (decumani E-W e cardini N-S), definito “ippodameo”, è un esempio perspicuo di organizzazione urbana antica. L’orientamento generale delle murature e delle strade è rimasto invariato dal VI secolo a.C. al VII (o forse VIII) secolo d.C.

L’intera area antica, di circa 450 ettari, fu interamente urbanizzata, e la Valle dei Templi divenne il centro della vita comunitaria e politica .

Gli scavi recenti, supportati dalla fotografia aerea, hanno permesso di definire l’organizzazione urbana dell’antico abitato, correggendo ipotesi precedenti che la descrivevano come un insieme di modesti agglomerati disordinati.

il quartiere ellenistico-romano

Il quartiere ellenistico-romano è un settore dove sono state rinvenute abitazioni private, molte delle quali erano case a peristilio costruite, ampliate e monumentalizzate tra la tarda età ellenistica e la prima età imperiale.

La Rupe Atenea, che marcava i limiti urbani fino alla prima guerra punica, assunse in seguito un carattere militare .

Con la conquista romana nel III secolo a.C.39, la città fu ribattezzata Agrigentum. e divenne un’importante colonia e un centro agricolo e commerciale strategico. La romanizzazione portò cambiamenti significativi, e la popolazione locale assimilò rapidamente usi e costumi romani.

da Akragas ad Agrigentum

Nuove ricerche archeologiche si concentrano sulle dinamiche di continuità, trasformazione e abbandono che segnarono il passaggio da Akragas ad Agrigentum e dalla città pagana a quella cristiana .

L’area pubblica centrale, sul poggio San Nicola (dove si trovava il Foro), fu progressivamente abbandonata a partire dal IV secolo d.C., diventando una discarica . Segni di abbandono nel Foro e negli edifici annessi sono evidenti già alla fine del IV secolo .

Durante l’alto Medioevo, con la dismissione del piazzale forense dal IV secolo d.C., l’area pubblica centrale fu progressivamente abbandonata. Alcuni monumenti classici furono riusati.

La trasformazione del Tempio della Concordia da tempio pagano a cristiano è considerata il probabile motivo della sua conservazione.

La chiesa di Santa Maria dei Greci fu probabilmente edificata in epoca bizantina (tra il 395 e il 596 d.C.) sui resti di un tempio dorico .

Il periodo arabo

Quando cadde in mano agli Arabi nell’825 d.C., Agrigento si trovava già in uno stato di avanzata decadenza .

L’abitato si era ridotto a un piccolo borgo arroccato sul colle di Girgenti. Sotto la dominazione araba (dall’840 d.C.50 …), Agrigento, nota come Kerkent, divenne un importante centro urbano, conoscendo significative trasformazioni sociali, economiche e culturali.

L’urbanistica islamica è testimoniata dalle strade strette e tortuose. La città ebbe una nuova fioritura alla fine del IX secolo grazie alla rinascita dei rapporti commerciali con l’Africa .

La città sulla collina

Nel periodo medievale successivo, tra il XIII e i primi del XIV secolo, Agrigento attraversò un periodo di consolidamento dell’insediamento urbano arroccato sulla collina dell’antica acropoli.

Nonostante l’abbandono dell’antica città nella pianura, gli Agrigentini non dimenticarono gli elementi architettonici del passato, con le colonne e i frontoni dei templi dorici che rimanevano visibili . La città conservava il suo carattere medievale .

Un importante cambiamento urbanistico in epoca chiaramontana favorì lo sviluppo orizzontale da ovest a est, aprendo nuove vie verso la Valle dei Templi e reincorporandola alla città .

Una città ottocentesca

Urbanisticamente, Agrigento è una città prettamente ottocentesca, con importanti lavori nel XIX secolo che ne cambiarono il volto, uniformandolo a criteri architettonici neoclassici, principalmente di facciata. I visitatori di quell’epoca spesso mettevano a contrasto la bellezza delle rovine antiche con le architetture deludenti della contemporanea città di Girgenti sulla collina.

Il secondo dopoguerra è stato caratterizzato da un boom edilizio e da disordine urbanistico. La città si è dilatata in ogni senso senza un piano di espansione. I flussi migratori dalle aree rurali verso i centri urbani hanno contribuito all’espansione accelerata, spesso ignorando la tutela dei caratteri storici, artistici, archeologici e paesaggistici.

La frana

Il caos edilizio e l’abusivismo , che ha avuto pesanti ricadute sulla qualità del paesaggio e sul corretto sviluppo urbanistico, hanno compromesso l’immagine della città e della Valle dei Templi.

La frana del 1966 ha distrutto o danneggiato centinaia di abitazioni e ha portato a dibattiti e provvedimenti, come il divieto di costruire nel centro cittadino in attesa di nuovi piani regolatori.

Le trasformazioni urbanistiche e infrastrutturali dal dopoguerra sono state spesso poco sensibili al territorio, indebolendo l’identità del paesaggio agrigentino .

Oggi, la Valle dei Templi è riconosciuta come un luogo dove natura e cultura si compenetrano.

Ci sono sforzi per adeguare l’uso del territorio secondo parametri di operabilità e durata, in linea con l’Agenda XXI .

La zona archeologica è stata sottoposta a notevoli lavori di sistemazione e abbellimento, con miglioramenti della viabilità e delle attrezzature, volti a una migliore valorizzazione dei monumenti . Tuttavia, la difficile percorribilità del territorio rimane una problematica, e l’applicazione del Piano del Parco Archeologico e paesaggistico stenta ancora ad essere attuata pienamente .

Elio Di Bella

Categoria: Senza categoria

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