Un documento notarile che racconta la nascita della scuola
Il 28 luglio 1310 essendo Vescovo l’agrigentino Bertoldo De Labro dal notaro Giovanni di Pietro di Alessandria venne rogato un pubblico istrumento con cui il Vescovo cedeva a Manfredi Chiaramonte, conte di Modica, Signore di Ragusa e regio Sinicalco «quoddam tenimentum domorum in parte terraneum et in parte soleratum». All’atto solenne erano presenti il Decano, il Ciantro, il Tesoriere, il Cappellano e Vicario Generale, il Terminatore, il magi ster scholarum della Chiesa agrigentina, oltre ad Urso, canonico presbitero e a 2 notai.
Nell’indicazione dei confini del «tenimentum domorum» leggiamo le parole, che oggi ci interessano; «ab oriente est casalinum discopertum pro scholis nostre Agrigentine Ecclesie, quod casalinum est ipsius nostre Ecclesiae».
Le scuole episcopali agrigentine nel XIV secolo
Da queste parole abbiamo la certezza che nel 1310 esisteva in Agrigento vicino alla Cattedrale, un caseggiato a pianterreno (così deve intendersi il «casalinum discopertum») che serviva per le scuole della Chiesa Agrigentina ed alle quali pensava il presbiter Vitalis Major, magister scholae anch’egli sottoscritto, insieme agli altri 13 presenti all’atto solenne, stipulato nella storica data.
Un’istituzione educativa già consolidata
La conclusione è che sullo sperone occidentale della collina di Girgenti, sin dal principio del secolo fiorivano le scuole episcopali e siccome il documento non accenna a recente istituzione, siamo positivamente autorizzati a pensare che anche nel sec. XII, del resto così vicino al 1310, su quel luogo esistessero scuole, nelle quali anche per Girgenti si verificava la equazione medievale: clericus id est doctus.
Origini più antiche di quanto si pensi
Non occorre fantasia per vedere almeno da sette secoli il sacro colle di S. Gerlando popolato di fresche e promettenti giovinezze, protese nella pietà e nello studio all’altare di Dio, destinate a lavorare apostolicamente la vasta diocesi agrigentina, che talune tonti tanno pervenire in quel periodo, oltre che al Belice ed al Salso, anche al S. Leonardo, alle porte di Termini Imerese.
( di Angelo Noto)
Il Valore storico del documento
Il documento notarile del 28 luglio 1310 rappresenta una testimonianza di eccezionale valore storico per la comprensione dell’organizzazione ecclesiastica e culturale della diocesi agrigentina nel Medioevo. Questo atto, rogato dal notaio Giovanni di Pietro di Alessandria, non solo certifica una transazione immobiliare tra il vescovo Bertoldo De Labro e il potente conte Manfredi Chiaramonte, ma rivela l’esistenza di un’istituzione fondamentale: le scuole episcopali agrigentine.
Organizzazione della scuola su due livelli
L’importanza storica di questa notizia si articola su diversi livelli:
Conferma dell’esistenza di un sistema educativo ecclesiastico strutturato. Il riferimento al “casalinum discopertum pro scholis nostre Agrigentine Ecclesie” dimostra che la Chiesa agrigentina, all’inizio del XIV secolo, disponeva di edifici specificamente destinati all’istruzione. La presenza di un “magister scholarum” tra i dignitari ecclesiastici testimoni dell’atto sottolinea l’importanza istituzionale di questa figura all’interno del Capitolo cattedrale.
Il documento, pur risalendo al 1310, permette di ipotizzare con fondamento l’esistenza di queste scuole anche nel secolo precedente. Ciò colloca la diocesi agrigentina nel più ampio contesto della rinascita culturale che caratterizzò il Regno di Sicilia sotto i Normanni e gli Svevi, periodo in cui l’isola divenne un importante centro di scambio culturale tra mondo latino, greco e arabo.
La formazione intellettuale del clero
La presenza delle scuole episcopali conferma l’equazione medievale “clericus id est doctus”, evidenziando come la formazione intellettuale fosse considerata parte integrante della preparazione ecclesiastica. Questo aspetto è particolarmente significativo in un’epoca in cui l’accesso all’istruzione era limitato principalmente agli ambienti ecclesiastici.
La collocazione delle scuole in prossimità della cattedrale, sullo “sperone occidentale della collina di Girgenti”, evidenzia come il complesso episcopale non fosse solo centro religioso ma anche culturale, in linea con quanto avveniva nelle principali diocesi europee.


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