Il Seminario e la famiglia Chiaramonte
Alla corte di Federico II a Palermo vivevano baroni, impinguati da decine di feudi, tra cui i Chiaramonte, che ne possedevano otto ed erano tanto potenti, che Giovanni Chiaramonte poteva sposare una figlia naturale di Re Federico. A questa famiglia appartiene il Manfredi Chiaramente, di cui nel rogito del notaio Giovanni ed il cui sigillo pende dal diploma, conservato nell’archivio Capitolare con la scritta leggibile: Manfridus de Chiaramonte, comes Mohac et dux Ragusle.
Dalle scuole episcopali al Seminario
Perchè ad Agrigento dalle scuole episcopali e dal magister scholac si potesse passare al seminario vero e proprio, dovettero trascorrere ben tre secoli e soprattutto dovette svolgersi il grande Concilio Tridentino, che nella Sess. 23., tenuta sotto Pio IV il 15 luglio 1563, al capo 18. codifica le norme antecedenti e stabilisce che «singulae Cathedrales metropolitanae et his majores Ecclesiae… certum puerorum numerum in Collegio ad hoc prope ipsas Ecclesias alere ac religiose educare et ecclesiasticis disciplinis instituere teneantur, ita ut hoc collegium, Dei ministrorum perpetuum seminarium sit».
Le disposizioni del Concilio di Trento
I Vescovi Agrigentini sentirono subito l’urgenza e la necessità di realizzare il comando del Tridentino; ed infatti il Vescovo Cesare Marullo (1574-1578) con bolla del 3 agosto 1577 destinava la casa canonica di S. M. dei Greci, ancora esistente ed attualmente posseduta dalle famiglie Sciacca e Gallo in via S. Alfonso, come seminario; si era a soli 14 anni dal Tridentino. Ma il Marullo fu trasferito alla sede di Palermo nel 1578 e non poté quindi concludere l’impresa; anche gli altri Vescovi, che gli succedettero sino al 1607 o morirono presto o furono anch’essi trasferiti ad altre sedi, non avendo modo e tempo di condurre a compimento la grande e santa iniziativa.
La nascita del Seminario ad Agrigento
Si arriva così al 21 febbraio 1607, quando in sede vacante,, per opera del R. Visitatore Monsignor Filippo Giordi, sotto Filippo II ed essendo Papa V, Camillo Borghese, s’inaugurò finalmente il Seminario, proprio secondo le modalità stabilite dal Marullo, nella casa di S M. dei Greci, con imponente corteo, fra festosi scampami, percotentisi sino al mare e da colle in colle sino alla montagna dì Cammarata, sino al pizzo di S. Paolino e sino alla collina luminosa di Naro la fulgentissima; s’iniziò in quel giorno la grande avventura, che conta ormai 400 anni di vita. C’erano allora 3 Superiori e 16 seminaristi sotto la guida del Vescovo alla preparazione del «ministrorum Dei perpetuum Seminarium».
Angelo Noto


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