Favara è di origine araba.
Giuseppe Picone, nelle memorie storiche agrigentine, dice che, durante la dominazione araba, nel territorio girgentino erano sorte molte Terre e popolosi casali e, fra questi, cita Rahal (Aa antiquissimis usque temporibus Vox Casale habita fuit uti sinonima voci Rahal – Gregorio Rosario – Rerum arabicarum) Fewwàr (casale dall’acqua scaturiente). .
L’etimologia
Si son fatte tante chiacchiere intorno all’origine del nome e si son dette anche molte corbellerie.
Il nome, come ci viene tramandato, ci dice per sé stesso che il casale dovette esistere, se non prima, per lo meno durante il periodo musulmano. Ma l’etimologia del nome non basta a dirci dell’origine precisa del casale di Favara. Nessun documento ci resta del periodo arabo che possa parlarci un po’ dell’origine del paese.
La dominazione musulmana cominciò ad imporsi a quella bizantina nel secolo nono.
Ebbene? noi leggiamo per la prima volta il nome di Favara in un documento del 1250; ma in quale dei secoli che precedettero questa data Favara ebbe la sua origine? Nulla sappiamo e quindi non possiamo che riferirci all’unico documento che ci resta per avere una prima data sicura.
Una pergamena
Questo documento trovasi in una pergamena conservata nella Detentorìa, della Cattedrale di Girgenti trascritta nel Vol. III. dei Privilegi a pag. 75 e seguenti. In esso, fra l’altro, si legge: Homedeus de Favara juratus, la data è del 20 giugno 1250 — 3 ind.
Prima del 20 giugno 1250 nessuna notizia.
In quanto all’origine, dunque, non sappiamo altro che l’etimologia del nome.
Vi fu chi volle intrattenersi su questo punto, ma scrisse delle vere scempiaggini (1) e non fece altro che deturpare le poche notizie veramente storiche che si hanno di questa Terra.
Cose inesatte
Non è male notare che il Bennardo è un plagiario: infatti, per parlare dell’origine di Favara, prese di sana pianta le notizie scritte dall’arciprete Selvaggio nel 1855 (pubblicate dal Di Marzo nelle note al Dizionario topografico di Sicilia dell’abate Amico) e le presentò al pubblico favarese come roba sua.
Siccome il Selvaggio non disse delle cose esatte, così il Bennardo non fece che ripetere delle inesattezze aggiungendovene delle altre.
In virtù delle sciocchezze divulgate dal Bennardo da circa quarant’anni fin le mura delle case ripetevano che Favara ebbe origine da un altro casale, che fu fondato nel 1270. ecc.
E giacché ho parlato di plagio è giusto che riferisca qui quello che ha scritto Bennardo intorno all’origine di Favara e quello che, circa cinquant’anni prima, aveva scritto sullo stesso argomento l’arciprete Selvaggio.
La parola araba
Il primo dice: “dalla parola araba Favara, che significa scaturigine d’acqua; alcuni vogliono che abbia preso il nome questo comune; altri credono che quel nome derivi da Rojalfabar, grossa borgata saracena, un tempo esistente nel versante nord-ovest della collina dove in atto trovasi Favara e propriamente nella contrada Calatafaraci, oggi Caltafaràci, dove ancora esistono una torre, e diversi avanzi di antichità saracena; e quindi dal comune Faber, fu detto poscia il Comune latinamente Fabària ed ora Favara,,. (Campagna del popolo 7 dicembre 1902 Felice Bennardo- Dell’origine di Favara).
Il Selvaggio dice: ‘‘dall’araba voce Favara che vale scaturigine d’acqua, vuolsi da alcuni abbia preso il nome, ma credesi da altri che sul monte ergetesi a nord-ovest del paese, alle cui falde sono ruderi di alcune torri, sia stata una grossa borgata saracena denominata Rojalfabar, distrutta la quale, alcuni degli abitanti, siano venuti a piantare loro stanza nel sito attuale, che appellarono Fabar dall’antica loro patria, indi latinamente Fabaria ed oggi Favara,,. (Amico Dizionario topografico di Sicilia in Favara nota).
Ma anche a voler passar sopra al plagio commesso dal Bennardo, non si possono lasciate in silenzio le inesattezze storiche pubblicate tanto da lui che dal Selvaggio.
Il casale Caltafarci
Bennardo dice che Favara derivi da un altro casale ( grossa borgata saracena! ) chiamato Rojalfabar non solo, ma che questa grossa borgata trovavasi nella contrada Calatafaraci!
Sì vede chiaro che il Bennardo non comprendeva nemmeno quello che copiava dagli altri e si vede ancora di più come quel poco che vi aggiunge di suo. non sia che una sciocchezza continua.
Io non so donde sia venuto fuori un Rojalfabar e per di più posto nella contrada Caltafaràci. Tra l’arabo Rohal e l’incomprensibile Rojal (sembrerebbe quasi un gallicismo appropriato ai tempi musulmani!!) credo, ci corra della differenza.
Il fatto vero è questo: Bennardo trovò nel Selvaggio Rojalfabar e senza pensarci su due volte, lo prese per suo e lo ripresentò al pubblico . . . . .
In quanto all’altro sproposito e cioè quello di collocare l’avara nella contrada di Caltafaràci, io non farò che dimostrare l’incoerenza e anche l’incompetenza dell’autore col citare un documento che dallo stesso è stato pubblicato in altro suo lavoro; (Felice Bennardo -Decime agrigentine).
La torre
Bennardo, nell’origine di Favara, dice chiaro che Caltafaràci esistette soltanto come contrada e non mai come casale e che anzi la torre e i diversi avanzi di antichità saracena (la torre esistette nella fantasia del Selvaggio, dalla quale poi passò a quella di Bennardo) nel monte non si devono attribuire al casale che esistette su Caltafaràci e che da questi prese nome, ma . ..al Rojalfabar e quindi a Favara. Dunque Favara
derivò da un altro casale detto Rojalfabar e che esistette…a Caltafaràci.
Il Bennardo nella sua storia di Favara non cita affatto il documento, anzi si prese la libertà di dire tutto il contrario di quello che realmente era.
Per noi il punto essenziale è questo: Favara non ha avuto affatto origine dal casale di Caltafaràci e tanto meno esistette in contrada Caltafaràci.
I Chiaramonte
La prova inconfutabile l’abbiamo nell’atto di fondazione del monastero di S. Spirito di Girgenti fatto da Marchisia Prefoglio, madre di Federico II Chiaramonte, nel quale si legge ben chiaro che Favara e Caltafaràci erano due casali distinti esistenti contemporaneamente.
L’atto dice: Casale quod vocatur Caltayaragiu…in contrada quae dicitur de Fabaria… quod dividit ab una parte cun praedicto casale Fabaria ecc. (È questo il documento che dal Bennardo venne pubblicato nelle Decime Agrigentine, ma non nella sua storia di Favara, dove avrebbe messo a posto tante inesattezze,)
Il documento porta la data di circa un anno prima della morte di Marchisia Prefoglio, avvenuta circa il 1300.
Semplicemente là fantasia del Bennardo poteva fare esistere Favara a Caltafaràci e poteva altresì far chiamare Favara: Royalfabar e Fabar, nomi che assolutamente non esistettero mai.
Dalle inesattezze del Selvaggio, presero pur, oltre che il Di Marzo, (Di Marzo, Dizionario topografico dell’abate Amico anche Gustavo Strafforello, (G. Strafforello, La Patria) Federico Gravina (F. Gravina-Supplemento al blasone di Sicilia,) ed altri.
Il Bennardo non fece altro che completare le inesattezze del Selvaggio e se ne fece bello per più di quaranta anni.
Conclusioni
Noi che non abbiamo il gusto d’ inventare, diciamo francamente che nulla sappiamo del casale di Rohal Fewwàr, se non che esistette fin dall’epoca dei Musulmani.
Collaudar del tempo il nome di Fewwar si cambiò in Favara o Fabaria, però senza nessuna ingerenza col casale di Caltafaràci.
Questo avvenne logicamente quando vennero cacciati i Musulmani dalla Sicilia, per cui, toltasi completamente la parola araba Rahal, e volendo latinizzare la seconda, si chiamò volgarmente Favara, classicamente Fabaria, poiché dai documenti dal 1250 in su si legge spessissimo Fabaria, qualche volta Favara.
Adunque, io sono della opinione che Favara è nata in origine Favara e se nei tempi Musulmani fu detto Fewwar lo fu perché tale parola in arabo significa scaturigine di acqua, come pure se nei tempi del feudalesimo fu detto Fabaria e Favara, lo fu per il semplice fatto che assieme ai Musulmani essendo andata via anche la loro lingua, le voci che lasciarono per indicare casali od altro, dovettero venire latinizzate o storpiate nella pronunzia dei popoli che seguirono.
EUGENIO VALENTI
(1)Cav. Felice Bennardo nel dicembre del 1902 cominciò, su di un giornaletto, la pubblicazione della sua pretesa storia di Fa vara. La .datazione, data la grande aspettativa, fu immensa, tanto che l’autore dopo poche puntate privò il paese delle sue profonde ricerche; ma in queste poche puntate, (circa quattro o cinque colonne di giornale) era riuscito a parlarci della storia del paese [risum teneatis,) dal 1392 al 1890!!! Colla sua liberalità si prese il capriccio di non parlare affatto del lungo periodo Chiaramontano -1260 circa 1392- che tanto interessa Favara. Il poco che scrisse è una vera miseria storica. Avremo campo di parlarne


L’arte senza tempo dell’artigianato siciliano