Scopri la trasformazione di San Leone da semplice borgata a destinazione turistica desiderata. Leggi di battaglie urbane e progetti visionari per il futuro
Introduzione alla Storia di San Leone
“Sole che scotta di giorno, la sera fresco, ma non c’e un ciuffo di verde, non un albero. Ma è Santulì per tutti, per i vecchi e per i giovani, per il ricco e il povero…”
Era il giugno 1946 anno I numero 1; io scrivo su Santulì le parole sopra trascritte.
27 luglio 1957 Anno XII numero 15: io scrivo su Santulì dopo undici anni e scrivo le stesse parole.
Ho la collezione del giornale davanti, con i miei scritti su S. Leone nei lunghi e faticosi ventidue anni: settecento volte, o mio lettore, io ho scritto e parlato di S. Leone ! 700 volte !
Le Battaglie Urbane del Passato e le Iniziative Chiave
Battaglie terribili: la strada da Porta Aurea fin qui; il lungomare; l’abbattimento dei fortini; la parallela al lungomare; l’uso del Bosco di Maddalusa al pubblico; l’alberatura della borgata etcetera etcetera multa.
Dalle grandi alle piccole cose, continuamente, senza stancarmi, e questo perché Santulì io ce l’ho nel cervello, nel cuore, nel sangue e nelle vene; fa parte integrate del mio corpo per cui non mi riesce di vivere senza Santulì.
Si, e vero che sorgono, anno per anno, diecine di villette: casette sparse a casaccio: è sorto un albergo; i signori Ruoppuolo tanti anni fa hanno creato dei meravigliosi ambienti sul lungomare che sono il centro di San Leone: oggi lì c’è un meraviglioso bar; il Comune di Agrigento ha speso moltissimi milioni, mi fu negata la gioia di costruire a mie spese un porticciolo per lo attracco dei pescherecci; ma ancora Santulì non è quello da me sognato e su cui ho scritto settecento articoli di giornale. Manca qualche cosa, mancano cioè le cose più importanti.
Progetti Visionari e Futuro di San Leone
Infatti anche oggi, agosto 1967, come ventidue anni fa, quando io cominciai ad occuparmi di questo foglio e di questa spiaggia, il cittadino agrigentino che lavora tutta la settimana con l’ansia della domenica, fa purtroppo questa vita: prende posto allo stabilimento balneare e, a forza di gomiti, tale e tanta è la popolazione sulla spiaggia che si può stare appena all’impiedi, si arriva finalmente in acqua per ricrearsi con un bagno.
Nessuna speranza di avere un po’ di sabbia, uscire dall’acqua e rientrare nel camerino. Quando si esce dallo stabilimento balneare comincia il vero calvario
II povero cittadino, infatti, deve mangiare la sua colazione sotto il sole “piccante” di mezzogiorno, ma poi dove andare ?
II sole brucia la strada e la spiaggia; la polvere acceca, sollevata dal vento; un sudore tremendo e una sete caparbia ammorbono il corpo e ottenebrano la mente: una autentica tragedia vive il povero bagnante nel turno di tempo che intercorre tra le 12,30 e le 18,30, sono sei lunghe ore di martirio che abbrutiscono, che fanno bestemmiare e maledire il momento della scinnuta a Santulì.
Ma poi il sole lentamente declina, si incomincia a respirare, e per il
derelitto, ritorna la vita: la passeggiata sul lungomare: la “strizzatina d’occhio” alla carusa mentre il sole in un tripudio di fuoco scompare, cala la sera, si respira… ma urge correre all’autobus.
Questa la domenica tanto agognata.
Tutto quanto esposto e fotografato, di mio non c’è che la macchina da presa.
Confronto con Altre Destinazioni Turistiche Locali
Nell’agosto1946 scrissi tutto questo e dissi quale era il rimedio. Siamo in agosto 1967 sono passati ventidue anni pieni e niente si è fatto.
Anzi qualcosa si è verificato da allora ad oggi.
Da pochi anni è sorto il magnifico lido azzurro con Punta Piccola e Punta Grande a P. Empedocle ed uno uomo dalla volontà ferrea e tenace: Giuseppe Sinesio deputato e sindaco di P. Empedocle con i suoi tentacoli da polipo ha portato tutta la corrente turistica provinciale e interprovinciale proprio lì.
Caltanissetta, Enna, Raugusa con tutto il retroterra agrigentino si danno appuntamento al lido azzurro.
Da due anni a fiume di Naro ed al Cannatello è sorta la marina di Favara, ed un uomo dalla volontà ferrea e tenace: Filippo Lentini deputato e sindaco di Favara con i suoi tentacoli da polipo cerca di portare la corrente turistica provinciale e interprovinciale proprio lì. Una strada nuova, domani la corrente elettrica e l’acqua, un progetto di albergo e stabilimento balneare, già diecine e diecine di meravigliose villette: la fortuna di fiume di Naro è già una realtà.
Le Speranze e le Prospettive per San Leone Oggi
In mezzo tra P. Empedocle e fiume Naro è rimasto San Leone.
I nostri amministratori hanno messo i cordoni nel territorio sanleonino e dicono e ripetono a tutti: non rompeteci i cordoni altrimenti guai per voi.
Hanno tagliato la strada (vedi lavori di Porta Aurea), non danno né acqua, né luce, né ombra; non esiste un granello di sabbia, etcetera etcetera.
Questo S. Leone 1967 e a destra: Porto Empedocle con il suo lido azzurro, a sinistra fiume di Naro, nel mezzo nessuno, dico nessuno, che abbia pieta di San Leone.
Come Supportare il Turismo e la Cultura a San Leone
Dico meglio e mi correggo: ci sono io, dico io che come scrissi nel numero passato tanti anni fa volevo fare tantissime opere con pochissimi milioni e sono ancora qua pronto a fare di S. Leone veramente la “piccola perla” del mediterraneo, ma ad una condizione: che venga un commissario al comune di Agrigento, uno qualunque, ma un commissario.
Salvatore Malogioglio, La Scopa


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