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cantastorie

I Cantastorie Siciliani: Custodi delle Leggende Cavalleresche – Scopri la Tradizione

27 Marzo 2024 //  by Elio Di Bella

Il mondo affascinante dei cantastorie siciliani, veri custodi delle leggende cavalleresche. Scopri come queste tradizioni vivono attraverso storie epiche.

Storia dei Cantastorie in Sicilia: Una Tradizione Millenaria

Se v’è paese nel quale le tradizioni cavalleresche son sempre vive e fresche, questo è certamente la Sicilia.

Dal modesto artigiano al monello di strada, tutti le conoscono e ripetono: e dove la fantasia esubera e la passione del maraviglioso prevale alla ragione, è ‘come una vena inesauribile di fatti grandiosi e stupefacenti.

Varie sono le loro forme, vari i veicoli pei quali esse giunsero fino a noi e di uomini fatti: nei pomeriggi di estate, all’aperto; d’ inverno, in luoghi chiusi.    

Nel secolo XVI l’uso era già vecchio, e senza dubbio derivava da secoli anteriori, con la probabile differenza di tradizioni da quelle d’oggi.

Le Leggende Cavalleresche e i Cantastorie Siciliani

Giacché le leggende cavalleresche popolari in Sicilia non furono sempre d’un ciclo.

Dal cinquecento, e prima ancora, corrono con inalterato, anzi crescente favore le carolingie; ma precedentemente correvano le brettoni, alcune localizzate nel Mongibello.

I due cicli per un certo tempo coesistettero; più tardi si divisero, ed il brettone scomparve del tutto;  più tardi si divisero, ed il brettone scomparve del tutto; e nell’ anno di grazia 1912 abbiamo quel che si avea nel 1568, quando il poeta A. Alfano, precursore in Sicilia di G. Milton nell’ epopea della lotta tra gli angeli buoni e gli angeli cattivi, udiva per le piazze (di Palermo) ragionare dell’ arme di Orlando e di Rinaldo (sogni e favole di poeti).

La Performance dei Cantastorie: Un’Arte che Sfida il Tempo

Trapani, Catania, Siracusa, (fino al 1908, Messina) hanno i loro contastorie; Palermo da cinque a sei, fissi qua e là nei rioni interni ed esterni.

Novellano delle gesta dei Paladini di Francia, di quel che essi fecero, di quel che dissero secondo i Reali di Francia ed i principali poemi cavallereschi, divenuti patrimonio del popolo e fonti di nuove e non mai scritte leggende.

Le narrazioni si legano tra loro come se provenissero da una sola ed unica fonte, e come se, per esempio, le “Prime imprese di Orlando” del Dolce, il “Mambriano” del Bello, “1’Orlando Innamorato” del Berni, “l’Orlando Furios” dell’Ariosto, il “Morgante” del Pulci, fossero una storia ininterrotta, divisa solo dal Guerrino e dal “Calloandro fedele”   

Per un anno e mezzo, e per più ancora, il Cantastorie, che è quasi sempre analfabeta, narra, senza leggere, le imprese dei suoi amati guerrieri, li prende al primo loro nascere o prodursi nel campo della rinalderia, e li accompagna fino alla loro morte o scomparsa.

Armato d’ un bastone a forma di spada, che vuol essere quella di Rinaldo, presenta un dopo l’altro i suoi personaggi e li fa parlare come ragion comanda;

ne ripete per punti e virgole i discorsi e i dialoghi; ne declama le aringhe; schiera in ordine di battaglia gli eserciti cristiani ed i turchi, e li conduce agli scontri agitando energicamente le mani e piegando in ogni maniera la persona tutta.

I Cantastorie Oggi: Tra Conservazione e Innovazione

Nel fervor della mischia, un passo dà avanti, un passo indietro, levando in alto quanto può i pugni chiusi, e slungando e piegando convulsamente le braccia. I suoi occhi si spalancano e schizzano fuoco, le narici si dilatano e la voce si fa concitata e rauca; i piedi pestano incessantemente il suolo, che pel vuoto di sotto rintrona;

alternarsi i movimenti di va e vieni, e fra « mozze parole e tronchi accenti » muore chi ha da morire, fugge chi deve fuggire, cioè i pagani, gl’infedeli, i turchi, i mori, come il narratore indistintamente li chiama, e teste e braccia e scudi ed elmi rotolano attorno ad un mucchio di cadaveri, dove pur giace pietosamente qualche valoroso cavalier cristiano.

Imparare dai Cantastorie: Lezioni di Storia e Cultura Siciliana

Quasi per incanto, tutto torna calmo come se nulla fosse stato, mentre dugento, trecento uditori sono rimasti sorpresi, trepidanti, sull’ esito della pugna piegante ora a favore dei loro cari cavalieri, ora degli odiati figli di Maometto.

Così il cunto, principiato col segno della santa croce, al quale tutti si sono divotamente scoperti e segnati, rappresenta ad un tempo il tesoro della tradizione cavalleresca e l’arte tutta propria del contastorie.

Quest’ uomo, che ha solennemente declamato, magistralmente sentenziato, adesso, nei brevi riposi, senza muoversi dal suo posto, attacca familiare conversazione coi vicini, dà chiarimenti, scioglie dubbi, armonizza fatti apparentemente contraddittori, avvia discussioni tra gli intendenti e dirime quistioni nelle quali tutti son competenti, ma tutti si rimettono alla sua bravura ed alla sua autorità incontrastata.

Giuseppe Pitrè

Categoria: Cultura, In 5 Minuti, Storia SiciliaTag: sicilia

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