La storia dei Vespri Siciliani, il movimento di rivolta che riscattò la Sicilia dal dominio francese. Scopri gli eventi chiave e le figure eroiche di questa battaglia per la libertà.
Introduzione ai Vespri Siciliani
IL VESPRO SICILIANO
(Dante, Purgatorio XX, 64-69)
« Lì cominciò con forza e con menzogna
la sua rapina; e poscia con ammenda,
Ponti (Ponthieu in Piccardia) e Normandia, e prese Guascogna.
Carlo venne in Italia, e, per ammenda,
Vittima fé di Corradino; e poi
Respinse al ciel Tommaso, per ammenda ».
La innocente figura di Corradino
La innocente figura di Corradino desterà sempre pietà, perchè la morte di un fanciullo commuove e fa pensare alla malvagità umana, alla cupidigia del potere, che non si arresta neppure davanti ai delitti più mostruosi.
« Corradino, ultimo rampollo della casa Sveva, (1252-1268), figlio di Corrado IV 1228-1254 ) e di Elisabetta Wittelsbach,
sconfitto fra Surcola e Tagliacozzo, fu catturato a tradimento e rinchiuso nel castello di Astura (Lazio) e consegnato da Giovanni Frangipani ai suoi nemici.
Trascinato a Napoli e condotto al patibolo, eretto nella piazza del Carmine, Corradino, prima di essere decapitato lanciò il guanto nel quale c’era l’anello con lo stemma dei Togenstafen,
esso fu raccolto Giovanni da Precida, che assisteva alla tragedia; l’anello, in seguito consegnato dal Precida a Costanza figlia di Manfredi… ».
Corradino fuggì con Federico d’Austria e col conte Gerardo di Pisa: ma per tradimento del barone G. Frangipani romano, tutti e tre furono consegnati a Carlo, il quale ordinò, che fossero condannati a morte.
A tanta indegnità inorridirono i giudici: solo un Roberto da Bari profferì l’iniqua sentenza,
e il 29 ottobre 1268…, ma non aveva finito di pronunciarla che Roberto duca di Fiandra, genero di Carlo, gli immerse la spada nel petto e subito spirò…
Intanto, mentre i tre principi venivano decapitati, dall’alto di una torre Carlo, osservava compiaciuto la triste scena… ».
Sappiamo che il fanciullo prima di offrire il tenero collo al boia, si era inginocchiato a pregare per la mamma e per sè e un istante dopo lanciava il guanto, che… « fu raccolto da Giovanni da Precida, che lo
porterà con sè alla corte di Pietro III di Aragona in attesa di poterlo scagliare al nemico del Vespro nella rinascita della libertà del popolo siciliano ».
Il vespro e Dante
Oltre a Dante, uno dei primi interpreti: Paradso, Vili, 73-75:
« Se la mala signoria, che sempre accora, Li popoli suggetti, non avesse
Mosso Palermo a gridar: Mora, mora ».
Nell’inno di Goffredo Mameli si nota la eco del Vespro, nella IV strofa:
« Dall’Alpe a Sicilia dovunque è Legnano
il suon d’ogni squillo i Vespri suonò ».
Pure G. Carducci, in « Sicilia e la Rivoluzione»:
« Da le vette de l’Etna fumanti » (I quartina)
«Odi, a Vespro Palermo sonò…». (XIII quartina).
(Una bella statua di Corradino si trova presso la chiesa del Carmine Maggior e a Napoli).
Michele Amari
Tra gli storici che hanno esplorato l’anima siciliana, troviamo Michele Amari, Palermo 1801, Firenze 1889. La sua opera sul « Vespro »,
conserva calde ed enfatiche pagine, mentre altre più toccanti le troviamo, in « Un periodo della storia siciliana del XIII secolo », pubblicato nel 1842.
Giuseppe Verdi
Nel campo musicale Giuseppe Verdi, Busseto, Roncole (Parma) 1813, Milano 1901, compone «I Vespri Siciliani» fra le più intense creazioni della « seconda maniera », cioè pone l’avvenimento nella classificazione dei grandi drammi dell’umanità.
Nella logica storica del filone del Vespro, nella scia della tradizione popolare, la cui radice statica è spesso gonfiata da momentanea eco:
fazione, come suol avvenire per episodi del genere, ormai sepolti dalla polvere del tempo, ma che tuttavia eccitò pittori di ogni genere, infatti essi sviluppavano il tema «Vespro Siciliano» in forma emotiva
mettendo in risalto il tragico momento, come osserviamo ammirando il dipinto tratto dalla scena avvenuta nei pressi della chiesa di « Santo Spirito », dove in primo piano, ecco:
« Tre spaurite donzelle fuggono per sottrarsi alla vista della feroce zuffa, mentre, la mischia generale, infittisce sul sagrato della Chiesa… ».
Presso la Sala Consiliare del Palazzo di Città, in Licata, si trova una tela a largo respiro che rappresenta « Lo sbarco di Giovanni da Procida in Sicilia»,
egli stringe la mano ad Alaimo da Lentini, accanto a Bartolomeo Graffeo, altro capo della «congiura », insieme a loro dei sobri guerrieri, sullo sfondo remoto, ma visibili le estreme pendici dei monti calabri.
L’aurora inonda i protagonisti, l’isola, il mare con i vivi colori della libertà,
il dipinto mette in particolare evidenza la mano del Procida che stringe la spada in un fascinoso momento di vita e di morte. Intanto ascoltiamo il suono di una fievole voce interessata che viene d’oltre Alpi:
Vépres Siciliennes…, massacre général des Francais en Sicilie, en 1282, sous le gouvernement de Charles d’Anjou, frére de Saint Louis. Il fut le
resultat d’une conspiration ourdie par un partisan de la maison de Souabe, Jean de Procida. Le lundi de Pàques, au moment où les cloches appelérent les fidéles aux vépres,
les Siciliens se soulevérent et massacrérent les Francais qui se trouvaient dans File, et sourtout à Palerme ». (Dictionnaire Encyclopédique…, « Petit Larousse », Paris,
Rue du Montparnasse, 1967, pag. 1767).
Le Cause della Rivolta
Qualsiasi movente politico trova il fulcro nel fattore economico, nei suoi intimi risvolti creati dalle leggi finanziarie che sono la regola principale della prosperità o della miseria di un popolo,
che ad un certo punto trova un appiglio e stanco di servire vuol forgiarsi un suo avvenire.
…Così il popolo siciliano di allora trovò la spinta ed il coraggio, quando il « Carlino », sostituì « l’Agostale », che sfociò nella « rivolta del Vespro »…
Ora all’attenzione del cortese Lettore, ecco alcuni brani di quell’episodio ormai nuvola passeggera spinta nell’oblio dal nuovo clima di amichevoli rapporti esistenti tra popoli fratelli.
« La pasqua di risurrezione fu amarissima per nuovi oltraggi in Palermo, capitale antica del regno, che gli stranieri odiarono sopra ognialtra città, come più ingiuriata e più forte.
Sedea in Messina Erberto d’Orleans, vicario del re nell’isola: il giustiziere di vai di Mazzata (Archivio storico Siciliano, Nuova serie, anno X, pag. 10, dal rigo 16°, Palermo 1885) governava Palermo ed era questi Giovanni di San Remico (Giovanni di Saint Remy, che abitava nella Sucas el Kes…) ministro degno di Carlo…
E avvenne che cittadini di Palermo, cercando conforto in Dio dalle mondane tribolazioni, entrati in un tempio a pregare, nei dì sacri alla passione di Cristo, tra riti di penitenza e di pace, trovarono più crudeli oltraggi… ».
Il seguente episodio viene spesso citato come una delle cause accessorie che alimentò la fiamma della rivolta:
« …Droetto, ufficiale francese, avendo ammiccato fra la folla una leggiadra giovinetta, decise, malgrado quella fosse in compagnia dei genitori e del fidanzato, di metterle le mani nel petto,
on la scusa di accertarsi se avesse armi nascoste. La giovane donzella, a quell’atto gridò e svenne…
Un ardimentoso giovane, accortosi di quell’atto inverecondo, trasse dal fianco stesso del francese la spada e gliela immerse nel seno.
In quel momento le campane annunziavano l’ora del vespro. Un grido solo eruppe dal petto degli astanti: “Muoiano i Francesi!” ».
Cronologia degli Eventi
Fugace panoramica del luogo dove sembra avvenisse il primo cruento scontro…
La chiesa del Santo Spirito era allora in una spianata appena fuori della città. Essa ebbe la posa della prima pietra nel 1173, quando era arcivescovo Gualtiero Offamilio (Walter of di Mill);
sotto il governo del viceré Caracciolo (Domenico marchese di Villamaina, viceré dal 1781), anche la spianata del monastero dello « Spirito Santo », divenne cimitero di Sant’Orsola, che durò fino al 1837.
Il palazzo del Gran Giustiziere Giovanni di Saint-Remy, che presso a poco sorgeva di fronte al monastero fu assalito e i francesi ivi asserraglati furono massacrati;
il governatore, riuscì a fuggire a Caccamo, ma raggiunto venne eliminato.
L’Amari scrive: « …circa duemila francesi furono trucidati…, nè sesso, nè età, pianti e preghiere, ottennero perdono, in quanto la rabbia
della folla nel ricordo delle prepotenze angioine, nella feroce repressione di Agosta, trovò stimolo per appagare la sete di vendetta, al punto che “Alle madri furono strappati dal petto i lattanti e sfracellati;
alle incinte siciliane gravide di francesi con atroce misura di supplizio spararon il corpo, scerparon e sfracellaron miseramente a’ sassi il frutto di quel mescolamento di sangui d’oppressori e di oppressi” ». (4)
Fu perfino negata la sepoltura, mentre il Fazello precisa che in seguito si scavò qualche carnaio ai miseri avanzi;
forse solo quando l’aria era divenuta irrespirabile, infatti quando in quel posto furono effettuati degli scavi, si rinvennero un gran numero di ossa umane.
L’Eredità Culturale e Storica
L’argomento ancora oggi suscita polemiche e a proposito riportiamo « Dal 1500 circa questa rivolta ha avuto il nome di “Vespri siciliani”.
Probabilmente il nome era sbagliato e non esisteva nessun rapporto con qualche ora della sera, ma essa era rimasta come simbolo permanente del desiderio d’indipendenza dei siciliani.
Il lunedì di Pasqua, alla fine di marzo del 1282, molta gente si era riunita fuori delle mura di Palermo per la ricorrenza festiva. I soldati francesi stavano perquisendo la popolazione in cerca di armi.
A quanto pare si sospettò che un soldato si fosse preso delle libertà con una donna, cosa che in questa società costituiva un’offesa maggiore della persecuzione politica. In un momento d’ira incontrollata egli fu ucciso;
e questo diede il via a quella che può anche essere stata in qualche modo una rivolta politica, ma che ha una somiglianza molto stretta con una di quelle esplosioni improvvise di risentimento popolare e di rivoluzione sociale divenute poi abituali nella successiva storia siciliana.
Erano in gioco sentimenti della più violenta xenofobia, anche se privi di uno scopo costruttivo. Ogni straniero tradito dall’accento venne trucidato e si dice che molte migliaia di francesi fossero uccisi in poche ore…
…Non era una rivolta feudale ma una rivoluzione popolare, e proprio per questa ragione, fu particolarmente barbara.
Solamente i successivi sviluppi politici resero possibile esaltare un orribile massacro come uno degli avvenimenti più gloriosi della storia siciliana ».
Anche lo storico è figlio di codesta nostra madre terra ed è giusto che egli esprima il suo giudizio al lume della verità, nella speranza che altri facciano meglio, perchè le storpiature campanilistiche portano ombre e dubbi molesti…
Tuttavia ecco fugacemente e non per completare, non un giudizio ma una constatazione, ovvero sfumature tra governatori e governati…
Conclusioni e Riflessioni:
I francesi, come tutti i « liberatori », al primo apparire in Sicilia, mostrarono il sembiante della prodigalità, dando quasi l’impressione di porsi dalla parte della gente umile, elargendo effimere concessioni, distribuendo investiture e creando nuovi signori, per bilanciare i favori sobriamente concessi al popolo.
Intanto alle vecchie tasse nuove se ne aggiungevano, pagavano sì, coloro che detenevano immense proprietà terriere, ma a danno di chi?…
Del popol minuto sul quale soffiavano i vecchi baroni, non per redimerlo ma per averlo complice ed alleato in maniera di potere combattere i governanti che spremevano le loro borse…, il contenuto delle quali era sempre il sudore dell’onesto lavoratore.
…Così avvenne il gesto clamoroso del « Vespro… », aleggiò un’aura di libertà, però all’antico « liberatore », altro ne successe e per giungere al riscatto completo furono necessari grandi sacrifici operati dai migliori figli d’Italia, che in fine diedero l’unità nazionale ad un popolo
oppresso da secoli.


I Cantastorie Siciliani: Custodi delle Leggende Cavalleresche – Scopri la Tradizione