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Toro-Falaride-

La Sicilia nella Divina Commedia: Viaggio tra Luoghi, Eventi e Personaggi Danteschi

17 Febbraio 2024 //  by Elio Di Bella

Dante ha immortalato la Sicilia nella Divina Commedia, dalla Trinacria ai Vespri Siciliani. Un’analisi approfondita su luoghi, eventi storici e figure emblematiche legate all’isola

Introduzione: La Sicilia nelle Pagine della Divina Commedia

Luoghi, eventi, figure e personaggi legati alla vicenda storica della Sicilia possiamo leggerli anche nei versi di Dante nella Divina Commedia.

La Trinacria e l’Isola del Fuoco

La Sicilia è la bella Trinacria descritta in questa terzina dantesca:

“La bella Trinacria che caliga

tra Pachino e Peloro, sopra ’l golfo

che riceve da Euro maggior briga,

non per Tifeo ma per nascente solfo” (Par. VIII, 67 sgg.)

ed è anche la fiammeggiante isola del fuoco, l’isola dove Anchise finì

la lunga etate (Par. XIX 131 + 132) e dove, in Mongibello,

arde la fucina negra di Vulcano (Inf. XIV, 56).

Dionisio e i Dolorosi Anni

La Sicilia è la terra alla quale Dionisio ferro fe aver dolorosi anni (Inf. XII 107-08), evidenziando i periodi bui della sua storia.

La Rivolta dei Vespri Siciliani

È la terra dove il popolo si ribellò agli Angioini con i celebri Vespri siciliani, non sopportando la mala signoria, che esplose con violenza a Palermo portando il popolo a gridare “Mora, Mora!” (Par. VIII 67 segg.).

Manfredi e il Legame con la Sicilia

La Sicilia troviamo nelle parole di Manfredi, compie l’estremo tentativo di risollevare le sorti del partito ghibellino sostenendo di essere nepote di Costanza imperatrice e si raccomanda a Dante affinchè in terra non si dimentichino di lui poiché ha necessità dei suffragi dai vivi poiché si trova in purgatorio, pur essendo egli morto in contumacia di Santa Chiesa:

“…ti priego che quando tu riedi,

vadi a mia bella figlia, genitrice

de l’onore di Sicilia e d’Aragona,

e dichi il vero a lei, s’altro si dice.” (Purg. III, 114-117).

Falaride e Empedocle: Echi Siciliani nell’Inferno

Il tiranno Falaride viene ricordato nel canto XXVII dell’Inferno per il suo famigerato toro

“bue siciliano che mugghiò prima

col pianto di colui e ciò fu dritto,

che l’aveva temperato con sua lima” (Inf. XXVII 7-9)

Non solo Falaride però, ma anche il grande filosofo di Akragas Empedocle,  abbiamo nella Divina Commedia e precisamente a lui allude ponendolo nel   Limbo assieme ad Aristotele, Platone, Democrito e Zenone. Leggiamo  nel Canto XII dell’Inferno:

da tutte parti l’alta valle feda

tremò sì, ch’io pensai che l’universo

sentisse amor, per lo qual è chi creda

più volte il mondo in caos converso (Inf. XII 40-

43)

E poi nel quarto cerchio dell’Inferno la vista degli avari e prodighi, che si scontrano di continuo,  lo conducono a pensare alle mareggiate   nello stretto di Messina:

Come fa l’onda là sovra Cariddi,

che si frange con quella in cui s ’intoppa,

così convien che qui la gente riddi (Inf. VII 22-

24).

La Sicilia e la Giustizia nel Paradiso

Nel Paradiso, nel cielo di Giove, abbiamo il trionfo della giustizia (“diligite iustitiam qui iudicatis terram”), e la Sicilia è la terra che “plora” il re Guglielmo II il Buono morto, mentre “piagne“, si lamenta, del sovrano “vivo” (Federico II d’Aragona). La “mala signoria” è disprezzata e viene esaltata la buona, che non “accora” i popoli soggetti.

Categoria: Cultura, In 5 Minuti, Storia SiciliaTag: dante, sicilia

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