Esplora l’importanza storica dell’opera di Camillo Camilliani, “Descrittione delle marine di tutto il regno di Sicilia”, nella storia di Sciacca e del sistema difensivo siciliano del XVI secolo. Scopri dettagli unici sull’architettura e la strategia militare in Sicilia.
Il Contesto Storico della Commissione dell’Opera di Camilliani
L’opera “Descrittione delle marine di tutto il regno di Sicilia” di Camillo Camilliani è un documento storico di grande rilevanza per la comprensione delle infrastrutture difensive della Sicilia durante il tardo Rinascimento.
Pubblicata nel 1584, questa opera è il risultato di un’intensa attività di ispezione e documentazione delle fortificazioni costiere siciliane, condotta da Camilliani tra il 1584 e il 1586.
Questa opera fu commissionata in un contesto storico in cui la Sicilia, essendo strategicamente importante nel Mediterraneo, era frequentemente minacciata dalle incursioni di pirati e dalle forze militari dell’Impero Ottomano.
L’Approccio di Camilliani alla Difesa Costiera Siciliana
Camilliani venne chiamato in Sicilia dal viceré Marcantonio Colonna nel luglio del 1583 per riprogettare un sistema di fortificazioni lungo le coste dell’isola, dato che il precedente progetto di Tiburzio Spannocchi si era dimostrato inadeguato.
Il lavoro di Camilliani nella “Descrittione delle marine di tutto il regno di Sicilia” includeva un’accurata descrizione dei litorali e delle fortificazioni marittime siciliane, evidenziando le necessità di guardie sia a cavallo che a piedi per la difesa del territorio.
La Rilevanza Militare e Architettonica dell’Opera di Camilliani
L’opera era divisa in tre parti: la Sicilia, le torri marittime e le marine, riflettendo una dettagliata analisi delle infrastrutture difensive costiere dell’isola.
Importante è sottolineare che, sebbene Camilliani sia principalmente noto per il suo lavoro nell’architettura,
come la progettazione di fontane e sistemi idraulici, questa opera dimostra la sua versatilità e la sua competenza anche in ambito militare e di ingegneria difensiva.
La “Descrittione delle marine di tutto il regno di Sicilia” rimane una fonte preziosa per gli studiosi della storia militare e delle infrastrutture difensive del Mediterraneo del XVI secolo.
Il territorio di Sciacca nell’opera di Camillo Camilliani
“Passato il fiume Belice e seguendo avanti, si arriva alla cala della Golpara, la quale è di spazio molto grande, e per la sua latitudine ci caperia il numero di quaranta galere. Ben è vero pero,
che resta molto scoperta città, oggi anticaglie delli Pulci, e quivi ai veggono le stupende reliquie e le meravigliose rovine di quella.
Il capo, nel quale era fabbricata in rocca della città, secondo Virgilio nel terzo dell’Eneide, si chiamò Seline con l’epiteto di palmosa, forse causato dalle palme, che in grandissima copia la terra vi produceva.
Questa città anticamente fu numerata non solamente fra le grandi, ma fra le magnifiche, siccome ne fanno fede le istorie;
e Diodoro scrive che i primi abitatori della città e del paese furono i Fenici.
Implicazioni della “Descrittione delle marine” per la Storia di Sciacca
Ma per non entrare in lungo discorso, tornando alla rocca, che fu edificata con grandissimi ripari a fronte del lito per non essere rovinata e noiata dal mare,
della quale ancora oggi se ne veggono i vestigi, con quelle comodità d’attratti ed esser quella parte appropriata alla guardia per la salvezza e sicurtà del paese, s ’è fatta una torre novamente,
che al presente si ci tiene la guardia.
E tirando innanzi per la volta di levante, segue la cala del Faligi, qual per le ripe molto eminenti e per la profondità del mare i corsari comodamente ci si occultavano.
Oggi per la scorta e vigilanza dalla guardia, che ci si tiene, non si corre questo pericolo: ben è vero però, che detta cala è di capacità per dieci galeotte, sebbene con difficoltà si può montare in terra.
La Cala di Bruca e il suo ruolo nel litorale
Viene appresso la cala della Bruca, la quale, sebbene è abbracciata con il giogo dell’alte ripe, nondimeno non ha ridosso alcuno per fianco, che potesse coprire i vascelli, che ci si mettono;
talché le rovine delle rocche ed altre materie cadute in quella vicino al lito fanno molto maggior sicurtà, che non ci fossero restando secche: onde ci danno occasione, che il corsale non ci si può ritirare.
La Cala del Cantone e i possibili pericoli nel litorale saccense
Segue la cala del Cantone, quale per la punta, che divide l’una e l’altra cala, viene a far un certo ridosso alla sopradetta, che la torre non basta a poterla scoprire;
e succede per questa causa esser molto più pericolosa delle altre sopradette, e tanto più si rende pericolosa, quanto le spalle tuttavia leva più delle altre ricoprendola
, talché, se non ci si va di sopra, non si basta potere scoprire vascelli, che ci si ritirassero. Non molto lontano si trova il fiume Belice, lontano dalla torre di Polluce miglia due.
Plinio e il litorale di Sciacca
Questo, secondo Plinio, è detto Issa, e saracinamente Belich, e da moderni Belice. Questo fiume nasce da tre fonti; uno detto Capo d’acqua nel monte di S. Angelo; l’altro, che nasce dalla cima del monte di Conigliene, chiamato fonte di Santa Maria;
e il terzo, ch’è il fonte Scorciavacca, che nasce tra Conigliene e Busacchino, lontano dalla sua foce miglia . . . ; ed accompagnato da molti torrenti, nello sboccare,
ch’egli fa alla marina con molto impeto e con grandissima abbondanza d’acqua, finisce il suo corso, e per la grassezza del terreno e sottigliezza di certi spiriti bituminosi per un certo spazio vicino alla foce fa una tremola,
che chi ci passa a piede o a cavallo è facile rimanere da quella oppresso;
sicché per questi accidenti i passaggieri son forzati allungare il camino per ritrovare il vado, e massime essendo il ponte lontanissimo. Questo fiume divide il territorio di Castelvetrano e di Sciacca”.
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Conclusione: La “Descrittione delle marine di tutto il regno di Sicilia” di Camillo Camilliani è un capolavoro che offre una prospettiva unica sulla storia di Agrigento e sulla strategia difensiva della Sicilia rinascimentale. Per approfondire la ricca storia di Agrigento e scoprire altri tesori nascosti, seguite il mio blog agrigentoierieoggi e non perdete l’occasione di leggere i libri di Elio Di Bella su Agrigento. Un viaggio affascinante nella storia vi aspetta!


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