Scopri il tenero legame tra il celebre musicista agrigentino, Lizzi, con i miti dell’antica storia di Akragas
Il palpito di misteriose esistenze che si è andato rivelando ad ogni mio contatto con la Valle, credo di aver trasfuso nella mia musica, sotto l’impulso incalzante di dare concretezza al contrasto tra le colonne secolari e la vegetazione lussureggiante riapparente ad ogni primavera, come Persefone. Un contrasto di vita e di morte inquietante e struggente. Così il dolore di Pantea. La fanciulla che nel mio dramma anela alle nozze impossibili e pur ne aborre, divisa com’è tra la Terra e l’Ade, non oppone al suo tormento una insensibilità paurosa, ma è come il debole stelo che il vento scuote travolge verso gorghi arcani e pur desiderati.
Lizzi e la Sagra del Signore della Nave
Lei forse ricorderà le mie Cinque musiche per Teano, orchestra e voce recitante, sul testo poetico del compianto Macaluso; testo legato — come la musica — alla famosa scoperta, nella valle agrigentina, di un sepolcro del IV secolo a. C.; di una giovinetta «di anni diciannove, mesi due, giorni 12 », come li aveva contati la sua mamma, anche nell’epigrafe. Alla terra agrigentina, alla sua gente, mi richiama, in questo momento, anche una sagra paesana, che ha dato vita ad uno dei gioielli cosidetti minori dell’opera di Pirandello: La sagra del Signore della nave. Vi sto lavorando.
Dunque vi è una mia consonanza intima, profonda, con tutto un mondo psicologico, che può sembrare scomparso negli aspetti di Agrigento moderna, del nostro tempo, ma che sopravvive nel nostro cuore, come memoria e fonte di poesia.
Michele Lizzi in Antonino Cremona, “Passa un fatto”, 1981


Agrigento, Meraviglie Nascoste: Le Chiese Storiche nel Cuore della città