La divisione della Sicilia in tre Valli: origini arabe, caratteristiche geografiche ed economiche di Val Demone, Val di Noto e Val di Mazara secondo Tommaso Fazello.
La suddivisione della Sicilia in tre regioni amministrative, note come “Valli” (Val Demone, Val di Noto e Val di Mazara), rappresenta uno degli aspetti più interessanti dell’organizzazione territoriale siciliana, la cui origine risale al periodo della dominazione araba e che persistette fino alle riforme amministrative borboniche del XIX secolo.
Le origini della tripartizione
La divisione della Sicilia in tre valli ha origini che risalgono al periodo della dominazione musulmana (827-1091). Gli Arabi introdussero un sistema amministrativo basato su distretti chiamati “iqlīm” (plurale “aqālīm”). Questa organizzazione venne successivamente modificata durante il periodo normanno (XI-XII secolo), quando si consolidò la divisione dell’isola nelle tre grandi circoscrizioni amministrative descritte da Tommaso Fazello nel suo “De Rebus Siculis” (1558).
Il termine “Val” o “Vallo” non deriva, come si potrebbe pensare, dalla conformazione valliva del territorio, ma dall’arabo “walaya” o “wilayah”, che significa “governatorato” o “provincia”. Questa etimologia evidenzia come la struttura amministrativa siciliana conservasse tracce della dominazione araba anche nei secoli successivi.
Le caratteristiche dei tre Valli secondo Fazello
Val Demone
Situato nella parte nord-orientale dell’isola, il Val Demone comprendeva i territori che oggi corrispondono grosso modo alle province di Messina e parte di Catania. Come riportato da Fazello, era caratterizzato da un paesaggio impervio e montuoso, ricoperto da boschi fitti. Proprio per questa conformazione territoriale, nel Val Demone era meno sviluppata la coltivazione del frumento, mentre prosperavano la produzione dell’olio e l’allevamento del baco da seta. La denominazione “Demone” potrebbe derivare dal greco “daimon”, forse in riferimento all’Etna, considerato dimora di forze soprannaturali.
Val di Noto
Occupava la parte sud-orientale della Sicilia, corrispondente alle attuali province di Siracusa, Ragusa e parte di Catania. Come descritto da Fazello, presentava un territorio sassoso con montagne meno elevate rispetto al Val Demone. Nonostante la natura pietrosa del terreno, il Val di Noto era noto per la sua fertilità, con abbondante produzione di frumento, vino, miele e bestiame. Il nome deriva dalla città di Noto, importante centro amministrativo dell’area.
Val di Mazara
Comprendeva la parte occidentale dell’isola, includendo i territori delle attuali province di Palermo, Trapani, Agrigento e parte di Caltanissetta. Era la regione più estesa e variegata, caratterizzata da fertili pianure adatte alla coltivazione di frumento, vite, olivo e alla produzione di miele. Allo stesso tempo, ospitava montagne descritte da Fazello come “alte, ripide, orride, sterili e del tutto prive di alberi”. Il nome deriva dalla città di Mazara del Vallo, importante centro economico e culturale durante il periodo arabo.
L’economia diversificata della Sicilia
La descrizione di Fazello evidenzia come la Sicilia, pur essendo tradizionalmente considerata “il granaio di Roma”, presentasse in realtà un’economia molto più diversificata. Oltre alla produzione cerealicola, l’isola vantava:
- Un’importante tradizione nell’allevamento, specialmente ovino e bovino
- La produzione di zucchero, introdotta dagli Arabi
- La sericoltura, particolarmente sviluppata nel Val Demone
- La viticoltura e la produzione di vini pregiati
- La coltivazione di agrumi, che diventerà poi caratteristica dell’agricoltura siciliana
- L’estrazione dello zolfo, soprattutto nelle zone interne
- Le attività marittime e la pesca del tonno, con il sistema delle tonnare
- La produzione di sale marino e l’estrazione di salgemma
Questa varietà produttiva rifletteva la complessità e la ricchezza dell’ecosistema siciliano, caratterizzato da microclimi diversi e da una tradizione agricola che aveva assimilato influenze culturali multiple (greche, romane, arabe, normanne).
L’evoluzione storica dei tre Valli
Il sistema amministrativo dei tre Valli rimase in vigore per secoli, attraversando i periodi di dominazione normanno-sveva, angioina, aragonese e spagnola. La sua persistenza dimostra l’efficacia di questa divisione, che rispettava le caratteristiche geomorfologiche e le vocazioni produttive dei diversi territori.
Durante il periodo borbonico, nel 1817, questa suddivisione fu sostituita da un nuovo ordinamento basato su sette provincie (Palermo, Messina, Catania, Siracusa, Girgenti, Trapani e Caltanissetta). Tuttavia, la memoria dei tre Valli è rimasta viva nella cultura siciliana, tanto che alcune denominazioni geografiche attuali ne conservano ancora traccia.
Conclusioni
La tripartizione della Sicilia descritta da Tommaso Fazello nel XVI secolo riflette un’organizzazione territoriale che aveva radici profonde nella storia dell’isola e che si basava su una comprensione accurata delle diverse caratteristiche geomorfologiche e vocazioni produttive dei territori. Questa divisione amministrativa, lungi dall’essere arbitraria, rispecchiava la complessità e la varietà del paesaggio siciliano, evidenziando come già nel passato si fosse sviluppata una visione articolata del territorio che teneva conto delle sue peculiarità e potenzialità.
Lo studio dei tre Valli rappresenta quindi non solo un importante capitolo della storia amministrativa siciliana, ma anche una chiave di lettura per comprendere il rapporto tra uomo e territorio in un’isola che, per la sua posizione strategica nel Mediterraneo, ha sempre rappresentato un crocevia di popoli, culture e tradizioni.


Congiure e rivolte nel territorio agrigentino durante il Cinquecento siciliano