Analisi approfondita di Tommaso Fazello (1498-1570), il frate domenicano di Sciacca che rivoluzionò la storiografia siciliana con il “De Rebus Siculis Decades Duae”. Metodo innovativo, scoperte archeologiche ad Agrigento e eredità contemporanea.
Il Contesto Storico-Culturale del Rinascimento Siciliano
Nel panorama intellettuale del XVI secolo, mentre l’Europa rinascimentale assisteva a una profonda trasformazione del pensiero storiografico, la Sicilia trovò in Tommaso Fazello la voce che avrebbe rivoluzionato per sempre la comprensione del suo passato. Nato a Sciacca nel 1498, morto a Palermo l’8 aprile 1570, questo frate domenicano incarnò l’ideale dell’intellettuale rinascimentale che univa rigore scientifico e passione umanistica.
Il XVI secolo rappresentò un momento di svolta cruciale per la disciplina storica. Gli storici rinascimentali abbandonarono la visione medievale legata a un concetto di tempo segnato dall’avvento di Cristo, per sviluppare un’analisi degli avvenimenti concepita laicamente, con un atteggiamento critico verso le fonti. In questo contesto di rinnovamento metodologico, Fazello si distinse come precursore di approcci che anticiparono la moderna ricerca archeologica e topografica.
La Sicilia del Cinquecento, crocevia di civiltà mediterranee, offriva un terreno fertile per questo tipo di indagine. L’isola conservava stratificazioni millenarie di culture diverse: greca, romana, araba, normanna. Era necessario uno sguardo nuovo, capace di leggere criticamente questo palinsesto culturale senza cadere nelle mitologie localistiche o nelle narrazioni leggendarie che fino ad allora avevano dominato la tradizione storiografica isolana.
Formazione Intellettuale e Ambiente Domenicano
La formazione di Fazello si svolse nell’ambiente culturalmente vivace del convento di San Domenico a Palermo, dove vestì l’abito nel 1513 e ben presto con la sua dottrina ed eloquenza divenne uno dei maggiori oratori dell’epoca. L’Ordine domenicano, con la sua tradizione di rigore intellettuale e apertura agli studia humanitatis, costituiva il contesto ideale per la formazione di un intellettuale della tempra di Fazello.
Non è certo se abbia completato i suoi studi teologici a Padova, come il fratello Girolamo, ma la sua preparazione filosofica e teologica risulta evidente dalle opere che ci sono pervenute. Le sue Lectiones Philosophiae (1526-51) e la Lectura super libros Posteriorum Aristotelis attestano il suo insegnamento della teologia ufficiale dell’aristotelismo cristiano presso lo Studio palermitano di San Domenico.
Questa solida formazione scolastica si coniugò in Fazello con l’apertura umanistica tipica del suo tempo. L’incontro con Paolo Giovio a Roma nel 1535 rappresentò il momento di svolta che lo orientò definitivamente verso la storiografia. Giovio, storico ufficiale di papa Clemente VII e figura di spicco dell’umanesimo italiano, riconobbe in Fazello le qualità necessarie per intraprendere l’opera ambiziosa di una storia sistematica della Sicilia.
L’Opera Magna: “De Rebus Siculis Decades Duae”
Genesi e Struttura dell’Opera
Nel 1558, spinto da Paolo Giovio dopo ventennali ricerche, diede alle stampe presso la tipografia Maida di Palermo il De Rebus Siculis Decades Duae, il primo libro “stampato” sulla storia della Sicilia. L’opera si articola in una struttura bipartita che riflette l’approccio metodologico innovativo dell’autore.
La prima decade, di carattere geografico-topografico, costituisce una descrizione sistematica del territorio siciliano che integra osservazione diretta, fonti classiche e scoperte archeologiche. Fazello non si limitò alla mera descrizione paesaggistica, ma sviluppò un vero e proprio metodo di identificazione dei siti antichi basato sul confronto critico tra testimonianze letterarie e evidenze materiali.
La seconda decade, di impianto storico-cronologico, ripercorre le vicende dell’isola dalle origini mitiche fino al XVI secolo. Qui emerge la dimensione più propriamente storiografica del lavoro fazelliano, con l’utilizzo critico di fonti bizantine e medievali per smascherare leggende consolidate e ricostruire eventi storici su basi documentarie più solide.
Innovazioni Metodologiche
L’originalità di Fazello risiede nell’aver elaborato un metodo di ricerca che potremmo definire proto-archeologico. Come sottolineò il compianto Sebastiano Tusa, Fazello “individuò un metodo di ricerca, che è il metodo che possiamo oggi dire ‘topografico-archeologico’, cercando e riuscendoci in molti casi a riunire una profonda conoscenza testuale delle fonti a una conoscenza del terreno”.
Questa metodologia si basava su quattro pilastri fondamentali:
Autopsia dei luoghi: Fazello percorse l’isola sistematicamente, attraversando in lungo e in largo la Sicilia quattro volte e anche di più, documentando personalmente siti e rovine.
Analisi filologica delle fonti: L’approccio critico alle fonti antiche, in particolare a Diodoro Siculo, gli permise di distinguere tra informazioni attendibili e elementi leggendari.
Confronto interdisciplinare: L’integrazione di dati archeologici, epigrafici, linguistici e antropologici anticipò approcci che sarebbero divenuti canonici solo secoli dopo.
Verifica empirica: La convinzione che “le fonti non possono essere acriticamente registrate e utilizzate” lo portò a verificare sul campo le informazioni desumibili dalle fonti scritte.
Le Scoperte Archeologiche: Il Caso del Tempio di Zeus Olimpico
Agrigento e la Riscoperta dell’Antico
Tra le scoperte più significative di Fazello vi è l’identificazione del tempio di Zeus Olimpico ad Agrigento, uno dei monumenti più grandiosi dell’architettura greca in Occidente. Nel 1558 il Tempio è descritto dal frate domenicano Tommaso Fazello come “de maggiori Tempi, che fussero in tutta Sicilia”, dimostrando una precisa comprensione delle sue dimensioni eccezionali.
La descrizione fazelliana del tempio rivela non solo acutezza osservativa, ma anche capacità di interpretazione architettonica. Lo storico Tommaso Fazello, il quale può dirsi lo scopritore del grandioso tempio, ci dice che gli ultimi avanzi caddero a terra il 9 Dicembre 1401, fornendo una datazione precisa del crollo finale della struttura.
Metodo di Identificazione dei Siti
Il caso del tempio di Zeus illustra perfettamente il metodo fazelliano. Partendo dalla descrizione di Diodoro Siculo, che esaltava la grandiosità del monumento costruito dopo la vittoria di Himera sui Cartaginesi (480-479 a.C.), Fazello riuscì a identificare correttamente i resti monumentali nella Valle dei Templi.
La sua descrizione tecnica delle caratteristiche architettoniche – “Le mura s’alzavano insieme con le colonne, e le colonne in apparenza estrinseca, erano di figura ovale ed intrinsecamente erano quadre” – dimostra una comprensione accurata del sistema costruttivo pseudoperiptero, confermata dalle ricerche moderne.
Il Contesto Filosofico-Metodologico dell’Opera
Fazello e la Rivoluzione Epistemologica Rinascimentale
L’opera di Fazello si inserisce nel più ampio quadro della rivoluzione epistemologica rinascimentale. Il passaggio da una concezione teologica della storia a un approccio laico e critico rappresenta uno dei caratteri distintivi del nuovo pensiero storiografico. Gli storici rinascimentali abbandonarono la visione medievale legata a un concetto di tempo segnato dall’avvento di Cristo, per sviluppare un’analisi degli avvenimenti concepita laicamente, con un atteggiamento critico verso le fonti.
In questo contesto, Fazello si distingue per aver applicato principi del nascente metodo storico-critico alla ricostruzione del passato siciliano. Il metodo storico-critico si appella a diverse scienze e spesso richiede la collaborazione di esperti di diverse discipline, caratteristica che anticipa l’approccio interdisciplinare di Fazello.
L’Eredità Filosofica Aristotelico-Tomistica
La formazione domenicana di Fazello non rappresentò un limite, ma piuttosto una risorsa per il suo lavoro storiografico. La tradizione aristotelico-tomistica, con la sua enfasi sull’importanza dell’esperienza sensibile e dell’osservazione empirica, fornì le basi metodologiche per il suo approccio “autoptico” alla ricerca storica.
L’aristotelismo cristiano insegnato da Fazello nello Studio palermitano non era una dottrina dogmatica, ma un sistema aperto all’integrazione con nuove conoscenze. Questa flessibilità intellettuale gli permise di coniugare rigore teologico e curiosità umanistica, creando una sintesi originale tra tradizione scolastica e innovazione metodologica.
L’Impatto Europeo dell’Opera Fazelliana
Diffusione e Traduzioni
L’opera fu poi ampliata e ritoccata nelle edizioni del 1560 e 1568, e tradotta in volgare da Remigio Fiorentino nel 1574. La rapida diffusione delle “Decades” testimonia l’interesse europeo per il lavoro di Fazello. L’opera conobbe nove edizioni tra Italia, Olanda e Germania nei secoli XVI-XVIII, divenendo testo di riferimento per generazioni di studiosi.
La traduzione in volgare di Remigio Fiorentino rappresentò un momento cruciale per la diffusione dell’opera. Rendendo accessibile il lavoro di Fazello a un pubblico più ampio, la traduzione contribuì alla formazione di una coscienza storica siciliana e alla nascita di un interesse “turistico” per l’isola.
Influenza sulla Storiografia Europea
L’influenza di Fazello si estese ben oltre i confini siciliani. La sua pubblicazione fu alla base dell’interesse che si sviluppa poco dopo per la Sicilia. I grandi viaggiatori che visiteranno l’isola hanno un interesse che nasce da questa capacità che Fazello ebbe di far uscire la Sicilia dall’oscurità.
Il metodo fazelliano anticipò approcci che sarebbero divenuti canonici nella storiografia moderna. L’integrazione di fonti documentarie, evidenze archeologiche e osservazione diretta costituì un modello per la ricerca topografica e per gli studi di geografia storica.
L’Eredità Contemporanea: Fazello e la Moderna Archeologia
Validità delle Identificazioni Fazelliane
La validità del lavoro di Fazello è confermata dalla ricerca archeologica moderna. Come sottolineò Biagio Pace, uno dei maggiori archeologi siciliani del XX secolo, “Nella sua opera monumentale Arte e civiltà nella Sicilia antica, Biagio Pace inizia con l’affermare il grande merito di Tommaso Fazello nell’avere per primo individuato un metodo di ricerca”.
Le identificazioni fazelliane di siti come Selinunte, Akrai (Palazzolo Acreide), Heraclea Minoa restano valide ancora oggi. Questo successo non è casuale, ma deriva dalla solidità del metodo adottato, basato sul confronto critico tra fonti e verifiche sul terreno.
Il Modello per la Ricerca Contemporanea
L’approccio multidisciplinare di Fazello costituisce ancora oggi un modello per la ricerca archeologica. L’integrazione di competenze diverse – filologiche, storiche, topografiche, archeologiche – rappresenta un requisito essenziale per la comprensione dei paesaggi culturali complessi.
La “lezione fazelliana” è particolarmente attuale nell’era della digitalizzazione e delle nuove tecnologie applicate ai beni culturali. Come i moderni progetti di archeologia digitale, Fazello comprese l’importanza di documentare sistematicamente il territorio per preservarne la memoria storica.
Fazello e il Territorio Agrigentino: Un Legame Indissolubile
Sciacca: La Città Natale e la Memoria
Sciacca, città natale di Fazello, mantiene viva la memoria del suo illustre figlio. A Sciacca gli sono stati intitolati il liceo classico di via De Gasperi, una strada nel vecchio quartiere di San Michele, una galleria d’arte con antiche ceramiche nell’ex monastero. Questi riconoscimenti testimoniano il legame indissolubile tra lo studioso e il territorio che ne ha formato la sensibilità.
Il rapporto di Fazello con Sciacca non è solo biografico, ma rappresenta l’emblema di un approccio alla ricerca storica radicato nel territorio. La conoscenza profonda del paesaggio locale costituì la base per l’estensione del metodo di ricerca all’intera isola.
Agrigento e la Riscoperta dell’Antichità Classica
Il lavoro di Fazello ad Agrigento rappresenta uno dei momenti più alti della sua ricerca. La Valle dei Templi, con i suoi monumenti grandiosi, offriva un campo di studio ideale per testare il nuovo metodo storiografico. Il tempio in questione potrebbe essere quello al centro del complesso dell’Olympeion, eretto dopo la vittoria di Himera sui Cartaginesi del 480-479 a.C.
La descrizione fazelliana del tempio di Zeus Olimpico rimane un documento fondamentale per la comprensione del monumento. Le sue osservazioni sulle dimensioni eccezionali del tempio e sui suoi elementi decorativi sono confermate dalle ricerche archeologiche contemporanee, che hanno portato alla ricostruzione di uno dei Telamoni nel 2024, proprio quando Agrigento è Capitale Italiana della Cultura.
Considerazioni Critiche e Prospettive Future
Limiti e Superamenti dell’Opera Fazelliana
Pur riconoscendo la grandezza dell’opera di Fazello, è necessario sottolinearne anche i limiti, legati inevitabilmente al contesto culturale del XVI secolo. L’accettazione di alcune tradizioni leggendarie, la mancanza di strumenti di datazione assoluta, l’impossibilità di condurre scavi sistematici rappresentano vincoli che Fazello non poteva superare.
Tuttavia, questi limiti non intaccano il valore metodologico fondamentale del suo contributo. L’intuizione dell’importanza della verifica empirica e dell’approccio multidisciplinare resta valida indipendentemente dai risultati specifici raggiunti.
Fazello e la Ricerca del XXI Secolo
L’eredità di Fazello è particolarmente significativa nell’epoca della globalizzazione e della digitalizzazione. Il suo metodo di integrazione tra conoscenza testuale e osservazione diretta trova oggi nuove applicazioni nelle tecnologie GIS, nei database archeologici, nei progetti di patrimonio digitale.
La capacità di Fazello di “narrare” il territorio, trasformando dati eruditi in racconto accessibile, costituisce un modello per la moderna comunicazione del patrimonio culturale. In un’epoca di sovrabbondanza informativa, la sua lezione di sintesi critica e narrazione coinvolgente mantiene tutta la sua attualità.
L’Insegnamento Filosofico di Fazello
La Sintesi tra Fede e Ragione
Uno degli aspetti più significativi della figura di Fazello è la capacità di coniugare fede religiosa e indagine razionale. La sua formazione domenicana, lungi dal rappresentare un limite alla ricerca, costituì una risorsa per sviluppare un approccio metodico e rigoroso allo studio del passato.
Questa sintesi anticipa questioni che sarebbero divenute centrali nel dibattito filosofico moderno. Il rapporto tra tradizione e innovazione, tra autorità e verifica empirica, tra universale e particolare trova in Fazello una soluzione equilibrata che evita sia il dogmatismo che lo scetticismo radicale.
L’Etica della Ricerca
L’approccio di Fazello alla ricerca storica rivela una concezione etica del lavoro intellettuale. La sua “ansia della ricognizione scientifica” unita all'”ardore umanistico” testimonia una visione della ricerca come servizio alla verità e alla comunità.
Questa dimensione etica è particolarmente significativa in un’epoca in cui la ricerca umanistica è spesso considerata marginale rispetto alle discipline tecnico-scientifiche. L’esempio di Fazello dimostra che l’indagine storica, quando condotta con rigore e passione, può contribuire alla formazione dell’identità culturale e alla comprensione del presente.
Conclusioni: Fazello tra Storia e Attualità
L’opera di Tommaso Fazello rappresenta un momento di svolta nella storiografia europea e siciliana. La sua capacità di integrare innovazione metodologica e rispetto per la tradizione, rigore scientifico e passione umanistica, conoscenza locale e prospettiva universale ne fa una figura esemplare del Rinascimento italiano.
Il metodo fazelliano – basato sull’integrazione di fonti documentarie, osservazione diretta e verifica empirica – mantiene tutta la sua validità per la ricerca contemporanea. In un’epoca di crescente specializzazione disciplinare, la lezione di Fazello sull’importanza dell’approccio interdisciplinare acquisisce nuovo valore.
La sua eredità si perpetua non solo nelle identificazioni archeologiche che resistono alla prova del tempo, ma soprattutto nell’insegnamento metodologico. La convinzione che la ricerca storica debba coniugare precisione documentaria e capacità narrativa, rigore critico e passione civile, costituisce un patrimonio sempre attuale.
Per il territorio agrigentino, e più in generale per la Sicilia, Fazello rappresenta l’emblema di una cultura capace di guardare al proprio passato con occhio critico e al tempo stesso partecipe. La sua opera continua a ispirare studiosi, amministratori, operatori culturali impegnati nella valorizzazione del patrimonio storico-archeologico siciliano.
Nel momento in cui Agrigento celebra il suo anno come Capitale Italiana della Cultura 2025, l’esempio di Fazello assume un significato particolare. La sua capacità di trasformare la ricerca erudita in strumento di conoscenza e promozione del territorio offre un modello per le politiche culturali contemporanee.
L’eredità di Tommaso Fazello ci ricorda che la vera grandezza della ricerca storica non sta solo nella scoperta di nuovi dati, ma nella capacità di dare voce alle testimonianze del passato per illuminare il presente e orientare il futuro. In questo senso, il frate domenicano di Sciacca continua a essere non solo il “padre della storia siciliana”, ma un maestro di metodo e di passione civile per tutti coloro che si dedicano allo studio e alla valorizzazione del patrimonio culturale.
Elio Di Bella


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