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ravanusa

Storia di Ravanusa: Millenni di Civiltà tra Greci, Arabi e Normanni

22 Febbraio 2024 //  by Elio Di Bella

La storia millenaria di Ravanusa, dalle origini protostoriche alla dominazione araba e normanna. Scopri come il passato modella la città oggi

INTRODUZIONE

  • Il Fascino Millenario di Ravanusa: Un Viaggio attraverso Tremila Anni di Storia

Ravanusa si trova ai piedi del Monte Saraceno (denominato impropriamente così anche se la sua altitudine è di 398 mt s.l.m.), culla di antiche civiltà.

Il nostro sito vanta una storia lunga circa tremila anni sin dai tempi dei primi insediamenti sicani nelle grotte del colle a noi tanto caro. Solo nel 1086 il paese si sposterà a valle.

Il popolo di Ravanusa è molto legato al suo passato ed ha eretto il colle a simbolo della propria città, depositario com’è di vicende sospese tra realtà e leggenda nel fascino di storie radicate nella nostra tradizione.

Questo volumetto nasce dall’esigenza di fornire a tutti uno strumento utile e di facile consultazione per potere ripercorrere,

in un compendio sintetico, le tappe di questo percorso storico di tremila anni con appunti sui passaggi più importanti.

Ci si augura di cogliere l’obiettivo non con la competenza dello storiografo (il testo non ha la pretesa di essere un trattato di storia) ma con l’esperienza di un operatore della comunicazione.

PREMESSA

  • Memoria Storica e Identità: L’Importanza delle Radici Culturali secondo Goethe

 Un popolo privo, per propria colpa, di memoria storica, non può mai meritare la qualifica di popolo civile. Sono parole di Goethe, il grande letterato tedesco innamorato della Sicilia al punto di avervi trascorso gran parte della sua vita.

In tale senso l’uomo, che sente di essere in linea con detto pensiero, tende a riscoprire le proprie radici antiche, desideroso di conoscenza della propria identità etnico-culturale,

avvertendo la necessità di cogliere il continuum di vita che lega le generazioni tra loro con l’amore per la propria terra e per la propria gente.

      Ravanusa ha una storia di quasi tre millenni: dal periodo protostorico, a cui si riferiscono le grotte del Saraceno, della Scalidda e della contrada Bartolo, al periodo greco, di cui abbiamo notevoli testimonianze archeologiche sul Saraceno e zona adiacente.

Il nome dell’insediamento urbano, in questo periodo, è controverso: c’è chi parla di Hibla, di Maktorion e Kakyron. Segue il periodo arabo, documentato dalla toponomastica ma di cui le fonti storiche tacciono.

Si arriva così a luglio-agosto del 1086, quando entriamo in piena luce storica con la conquista di Kerkent ( Agrigento) il 25 luglio da parte del Gran Conte Ruggero d’Altavilla,

che possiamo riconoscere, a pieno titolo, come il fondatore dell’attuale Ravanusa che verrà edificata a valle del colle.

      Rivediamone sommariamente i passaggi storici.

LE ORIGINI DI RAVANUSA

  • Alle Radici di Ravanusa: Dalle Antiche Civiltà Protostoriche alla Presenza Greca

La storia antica di Ravanusa è indissolubilmente legata a questa altura che, posta a 398 m. sul livello del mare ed a circa km. 0,700 dall’odierno abitato,

domina la basse valle del fiume Salso (anticamente denominato Himera) e che impropriamente viene chiamato Monte Saraceno per noi ravanusani  simbolo e sintesi della nostra storia antica.

Tale altura, il territorio circostante, le numerose grotte presenti in varie contrade, più o meno vicino all’abitato (Fiumarella, Bifara, Monterosso, Grada, Poggiorotondo) sono state sedi di insediamenti umani già in periodo protostorico.

Per quanto attinente poi, più particolarmente, al sito del Monte Saraceno, le esplorazioni ed i ritrovamenti dell’archeologo Pirro Marconi frammenti di vasi preistorici,

forniti di anse piene e forate, di impasto grezzo, all’esterno decorati con larghe strisce rossastre

che si possono attribuire al II periodo siculo, del tipo delle ceramiche di Naro e le indagini stratigrafiche delle campagne di scavi condotte dall’Istituto di Archeologia della Facoltà di Lettere dell’Università di Messina,

in collaborazione con la Soprintendenza archeologica di Agrigento,

volte alla definizione della presenza di un centro indigeno della cultura di S.  Angelo Muxaro -Polizzello, evidenziano

che il Saraceno vanta una lunga storia ed è depositario delle vestigia di una millenaria civiltà, mentre la polis che vi sorse è la progenitrice diretta dell’attuale nostra Ravanusa.

L’ETÀ GRECO-ROMANA

  • Ravanusa nell’Antichità: Influenze Greche e Testimonianze Archeologiche

E’ nel corso del VII sec. a.C. che il sito del Saraceno subisce un processo di ellenizzazione ad opera, in una prima fase, di coloni greci provenienti da Gela ( fondata da Rodi e Cretesi nel 688 a.C.)  e, in una seconda fase, della polis di Akragas (Agrigento), fondata dai Geloi con apporti Rodi nel 580 a.C.

Le due colonie infatti di Gela e Akragas, assumendo ben presto ruolo e livello politico  ed artistico di grande rilievo nell’Isola, diventano,

a loro volta, centri di irradiazione e di espansione commerciale e politica che si sviluppa lungo la costa meridionale della Sicilia e,

verso l’interno, lungo le vallate del fiume Gela e del Salso, diventando in tal modo vie di penetrazione della civiltà greca dei coloni,

con un processo non solo di scambi commerciali ma anche di occupazione militare delle borgate indigene esistenti.

Sorge, in tal modo, una fitta rete di polis greche, in cui si sono trasformati i centri indigeni ellenizzati per effetto della rapida e tempestiva penetrazione della civiltà che muove dalle colonie.

La situazione geografica può aiutarci a spiegare la scelta del sito del Saraceno da parte dei Rodiocretesi di Gela prima, e di Akragas poi, lungo una marcia che si svolge a ventaglio, sulla costa e nello stesso tempo nell’intermo.

La montagna di Licata, l’antica Ekromos, lungo la via di diffusione costiera della civiltà dei coloni, tra i due poli di Gela e Akragas, ha alle spalle una fertile pianura alluvionale guardata da un sistema di centri fortificati collinari

che vanno da Monte Agrabona, Canticaglione e Monte Venusiano a oriente del Salso, e Portella di Corso a occidente del fiume. Alle spalle di questo sistema di sbarramento e difesa della piana, le alture di Monte Drasi  da una parte

e di Muculufa dall’altra stringono di presso la via di penetrazione dall’altra stringono di presso la via di penetrazione fluviale,

che il centro di Monte Saraceno sbarra e controlla più a Nord. Monte Saraceno, pertanto, si colloca con un preciso significato strategico lungo la via di penetrazione dell’Himera.

 Lasciamo, a questo punto, agli storici il compito di chiarirci quali potessero essere i rapporti tra indigeni e colonizzatori,

se vi furono lotte accanite per il predominio di un gruppo sull’altro o se si stabilirono rapporti specifici di convivenza.

Quello che urge evidenziare è che il sito sul Saraceno comincia a presentare, dal 650 a.C., tipici elementi urbanistici delle polis greche: acropoli con edifici sacri, vari abitati, mura di fortificazione e necropoli.

    Proprio per comprendere l’importanza che il centro ha avuto nell’antichità occorre un po’ soffermarsi e delineare sinteticamente

le caratteristiche delle esplorazioni e delle campagne di scavo, succedutesi nel tempo, nonché le peculiarità dei ritrovamenti effettuati.

Inizia nel 1928 l’archeologo Pirro Marconi  con una esplorazione di superficie ed una raccolta di dati e di materiali che evidenziano avanzi di abitazione nella roccia,

un sistema ordinato di case, tombe alla cappuccina e a sarcofago, tratti di mura con presenza di materiale fittile votivo, monete greche argentee delle zecche di Siracusa ed Agrigento, monete romane ( denari consolari e bronzi imperiali).

Prosegue nel 1938 il prof. Paolino Mingazzini che, in una prima esplorazione di scavo, evidenzia un tratto di cinta muraria ai piedi dell’acropoli

con la presenza di due torri quadrate di cui una presenta,nelle fondazioni, blocchi architettonici policromi e due grossi blocchi con iscrizioni arcaiche,

frammenti di alcuni altari, rocchi di colonne doriche, parti di una raffinata cornice policroma e altri frammenti architettonici,

nonché in seguito, le fondazioni di un edificio di pianta rettangolare di m. 8×14, diviso in due ambienti disuguali, in uno dei quali viene trovata una stipe votiva con piccoli busti fittili di divinità femminili,

testimonianza di pratica di culto di divinità come Demetra e Kore-Persefone, varie paterette bronzee,offerte votive di valore simbolico.

Tutt’intorno, successivamente, saranno trovati frammenti di tegole e, a pochi metri,una zona piena di frammenti di ceramica dipinta, terrecotte votive e oggetti in metallo.

Sul pianoro dell’Acropoli le esplorazioni, fatte attorno agli anni Cinquanta dell’archeologo Dinu Adamesteanu, evidenziano tre edifici sacri, di cui oggi rimangono poche tracce.

Il primo, di notevoli dimensioni, m.40 x 20 doveva essere probabilmente un tempio mentre per gli altri due si tratterebbe di sacelli. Lì accanto numerosi frammenti di terracotte architettoniche e ceramica protocorinzia.    

  Rivediamo, purtroppo solo con la fantasia, lo spettacolo che doveva presentarsi agli occhi dei fedeli del V sec. a. C.

Dall’alto del colle si innalzava l’insieme delle colonne doriche in tufo arenario del  Monterosso, elevatesi dalle ampie scalinate che lungo tutto il perimetro esterno sogliono portare alla cella del dio;

osserviamo dai solari intercolumni lo spettacolo del panorama vastissimo verso i quattro punti cardinali; ad oriente il letto cerulo dell’Himera meridionale,

preceduto dalle   balze scoscese che vi approdano; ad occidente la vasta fecondissima piana che porta a Campobello di Licata con la ricchezza dei suoi campi verdi per grano ed alberi da frutto,

limitata all’estremo confine dalla montagna di Naro, la Fulgentissima;

a sud le terre della Portella e in fondo all’orizzonte il luccicare della marina di Licata; a nord ancora dalla piana di S.Vito, limitata a sinistra dalle colline pietrose della Grada ed a destra dal cozzo del Bosco e dalla serra di Messana.

La città del Saraceno

 La città del Saraceno non è costituita dalla sola acropoli, pur così bella e ricca.

Si sviluppa in essa un tessuto urbano che, soprattutto nei settori orientali, meridionali ed occidentali assume l’aspetto di una vera polis. L’abitacolo, infatti, si articola su due terrazze:

uno superiore, disposto sulle pendici meridionali del monte, ed uno inferiore che si estende a sud di quello superiore.

Nei circa tre secoli e mezzo di vita del centro, l’estensione dell’abitato subisce delle modifiche in rapporto alle vicende storiche di quel periodo:

solo sul terrazzo superiore durante il periodo geloo, ampliamento sull’area del terrazzo inferiore al momento in cui l’influenza geloa si sostituisce con quella agrigentina.

Gli scavi archeologici effettuati nel decennio 1973-1984 sotto la guida del prof. Ernesto De Miro, evidenziano una regolare organizzazione urbanistica,

vari incroci stradali, abitazioni con più ambienti su cortili interni, edifici di culto religioso ed abbondanza di reperti ad uso civile e sacro:

(lucerne,ciotole, scodelle,vasi corinzi,anfore,patere,piatti da pesce, lekethos,skyphos, olpe, statuette di divinità, arule acrome, dipinte e a rilievo).

La localizzazione di due necropoli, le sepolture rinvenute a fossa semplice e alla cappuccina, i corredi funerari messi alla luce

(lucernette, aghi di bronzo, anelli, lekythos di varia forma, oinochoe, skyphos, lekane, olpe, pelike ecc., un meraviglioso cratere attico a figure rosse, riproducente il mito del ratto di Europa e attribuita al Pittore di Geras), destano in noi fascino e meraviglia.

La quantità e qualità di monete ritrovate, pur nella sola campagna di scavo del 1975-76 e limitata al terrazzo superiore dell’abitato

(una dracma argentea e un hamilton bronzeo, appartenenti alla zecca di Himera, varie monete akragantine, un trias, vari tetrantes, altri esemplari di Gela, Kamarina, Rhegion e Siracusa)

costituiscono la testimonianza più evidente   dell’attività e della vivacità commerciale della polis sul Saraceno.

Evidentemente tutti questi elementi, prima descritti, sollecitano ancor di più l’attenzione rivestita dalla nostra polis, per la quale sono state avanzate varie proposte di identificazione con antiche località, citate in opere di storici antichi.

Il dottor Ferdinando Lauricella, il primo storico ravanusano che si occupò di indagare sul glorioso passato del paese,

basandosi sulle testimonianze di Pausania e di Tucidide, ne propone l’identificazione con l’Hibla Minima o Erea o Gelose. Il Prof. Paolino Mingazzini la identifica con Maktorion, colonia di Gela, scelta da un gruppo di Geloi successionisti per rimanervi vario tempo.

Lì l’archeologo Dinu Adamesteanu ritiene doversi trattare dall’antica Kakyron, città dell’interno gravitante nella zona geloo-agrigentina. Tesi questa oggi quasi del tutto avvalorata oggi dagli ultimi studi sulla materia.

Il Prof. Piero Orlandini, infine, ritiene attendibile l’ipotesi dell’Adamesteanu di  identificare Monte Saraceno con Kakyron, che le fonti indicano a nord dell’Eknomo e ad ovest dell’Himera.

Indipendentemente da tali interessanti proposte d’identificazione, ciò che va sottolineato è che il sito del Saraceno è stato la culla di una originaria civiltà protostorica e sede di altre successive, e più mature, civiltà storiche.

     Dal IV sec. A.C. in poi e per un lungo periodo “il silenzio degli uomini e delle cose torna assoluto ed impenetrabile sul Monte Saraceno”.

           Non si hanno infatti notizie, confortate da fonti storiche, che rievocano o trattino di questo periodo.

           Si avanza l’ipotesi che ciò corrisponda ad  un tempo di decadenza del sito.

LA DOMINAZIONE ARABA

  • L’Era Araba a Ravanusa: Impatti Culturali e Toponomastici

LA DOMINAZIONE ARABA: MELK KELB MULE, L’ULTIMO EMIRO DI RAHIM

       La dominazione araba, per noi agrigentini comincia all’inizio del secolo IX, più precisamente dall’829, quando i musulmani occuparono per la prima volta Agrigento e dura sino al 25 luglio 1086.

Gli Arabi vengono individuati con vari nomi: Arabi dalla regione dell’Asia orientale da cui provengono; Maomettani dal loro fondatore civile e religioso, vissuto da 571 al 632; Musulmani dalla virtù principale della loro religione

cioè l’obbedienza, la rassegnazione alla volontà di Dio ( muslin); Saraceni, il nome più comune da noi, proveniente, pare, da Sara, moglie di Abramo, quindi discendenti da Sara; da essi sembra abbia preso nome il Monte Saraceno.

Non esistono documenti della presenza araba nel nostro territorio. Ci è di valido aiuto, però, la toponomastica;

lo  stesso nome  Ravanusa, secondo la valida interpretazione del prof. Giuseppe Barbera, docente di glottologia all’Università di Beirut negli anni trenta

ed avvalorata poi nei suoi studi universitari dal prof. Angelo Parisi, evidenzia l’origine araba, derivando la parola Rahim, che significa fortezza naturale o costruita dagli uomini,

con cui gli Arabi dovettero indicare il nostro Saraceno, che è proprio una fortezza naturale sulla valle del Salso idoneo,

quindi, alla difesa e allìoffesa. Nei pressi del nostro monte si stabilì  un certo nucleo di berberi contadini e furono fabbricate  delle casette di pietra ad un solo piano e basse.

Altri toponimi di sicura origine araba sono: bunaca, balata, carrubbu,coffa, fadali, funnacu, lemmu,limuni,naca,zarchi, taganu,tumminu.

     Si tramanda che l’ultimo emiro di Rahim portasse il nome di Melk Kelb Mulè.

IL PERIODO NORMANNO

  • I Normanni e la Nascita di Ravanusa Moderna: Dalla Leggenda al Feudalesimo

IL PERIODO NORMANNO: IL GRAN CONTE RUGGERO, IL MIRACOLO DEL FICO ED IL PRIMO SIGNORE DI RAVANUSA

 Ruggero, espugnata Kerkent (Agrigento) il 25 luglio 1086 – dice il Malaterra e ripetono tutti gli storici siciliani di ogni tempo -,

si diede subito alla conquista di undici castelli, tra cui Licata, Bifar, Muclof, Naro e Remise tutte località familiari ai ravanusani, in quanto località a noi distanti pochi chilometri.

La conquista dell’antica fortezza posta sul Monte Saraceno non fu impresa facile per i Normanni; data la sua posizione, né uomini né macchine potevano avvicinarsi alle sue mura:

gli assediati lanciavano dall’alto grossi massi per rintuzzare gli attacchi dei nemici. Era il mese di agosto e l’afa infiacchiva ed assetava i soldati di Ruggero, già provati dalla lunga e dura fatica.

I Saraceni, pur privi del loro capo, l’emiro Mel-Kelb-Mulè vinto ed ucciso in battaglia dal normanno Salvatore Palmeri, resistevano ad oltranza.

La situazione dei Normanni era ormai critica, quando si verificò il famoso miracolo della Vergine della Fonte e del Fico.

miracolo della Vergine della Fonte e del Fico.

Riportiamo per intero la leggenda così come narrataci da Luigi Natoli ne I Vespri siciliani.

      Si narrava infatti che sul monte sovrastante che si chiamò poi Saraceno, fosse un castello di musulmani, e che il conte Ruggero  normanno ve li avesse assediati:

ma la grande siccità gli decimava le milizie e i cavalli, gli intristiva quelli che gli occorrevano, sicchè, era quasi risoluto a levare l’assedio. Egli aveva la tenda piantata  intorno a un fico.

Ora una notte gli apparve la Madonna  e gli disse che se avesse scavato sotto il fico avrebbe trovato l’acqua per dissetare le milizie e gli animali.

Così fece.

Appena spuntò il giorno, fatto scavare, l’acqua scorgò copiosa. Le milizie cristiane, allora ristorate d’acqua e animate dal miracolo, montarono d’assalto ed espugnarono il monte.

Ruggero in memoria del miracolo eresse ivi, dove era il fico un tempio alla Madonna; e il fico del miracolo fu serbato come sacra reliquia, 

e da un pezzo del tronco si scolpì un’immagine della Madonna che posta sull’altare era oggetto di venerazione. L’acqua e il tronco godevano reputazione miracolosa e da tutto il territorio vi si recava gente devota per sciogliere voti e impetrare grazie.

I cristiani superstiti scesero dal Monte  e formarono il primo nucleo  di un nuovo paese chiamato Ruinusa o Rovinosa e, quindi, Ravanusa.

Ordinamenti normanni

I normanni introdussero nei territori conquistati un nuovo ordinamento politico ed economico-sociale; il feudalesimo, sorto nel IX sec., sotto l’impero carolingio.

I feudi, grandi possedimenti fondiari, venivano concessi in beneficio dal sovrano ai singoli signori, che gli rimanevano legati da vincoli di fedeltà e di dipendenza. 

Ruggero, subito dopo la conquista della Sicilia concesse benefici di tipo feudale ai signori normanni o indigeni che lo avevano aiutato nelle sue imprese.

Fra questi figurava Salvatore Palmeri legato da parentela al sovrano e distintosi nella lotta contro i Saraceni: a lui Ruggero concesse il nuovo casale e feudo di Ravanusa.

L’ERA MODERNA: ARAGONESI E BORBONI

  • Dai Tagliavia agli Aragonesi: Trasformazioni e Feudalesimo a Ravanusa

 Sotto il regno di Federico II di Aragona, verso il  1300, il Casale e Feudo di Ravanusa passò ai Tagliavia: Nicolò prima e Giovanni dopo.

Questi, scagliatosi contro l’autorità del sovrano Federico III, fu privato del feudo di Ravanusa che nel 1361 passò  a Pietro Mauro e quindi a Fulco Palmeri da Naro. Seguono Luigi  Tagliavia,Mucchio di Landolina e Rodrigo Zappada.

Nel 1449  Andrea De Crescenzo, sposando la nipote di Fulco Palmeri, divenne Signore o per compera o per eredità della baronia di Canicattì e del feudo di Ravanusa.

Il De Crescenzo  si può considerare come uno dei padri di Ravanusa dal punto di vista religioso e civile; nel 1450 ottenne dal re Alfonso  di Valenza

il permesso di costruirvi un’osteria per i viaggiatori che fu fabbricata nel  basso dell’attuale paese (Via Ibla).

Con l’autorizzazione del vescovo agrigentino Domenico Xart, erige in Ravanusa un convento per i  canonici regolari di S.Giorgio in Alga;

tale costruzione sorgeva accanto alla chiesa della Madonna del Fico, la cui festa, come riferisce il Pirro, veniva celebrata il 15 agosto con fiera e mercato e grande frequenza di popolo.   

E  il De Crescenzo che volle l’elevazione sociale del paese; ottenne, infatti, dal re Giovanni, figlio e successore di Alfonso,

l’elevazione del feudo di Ravanusa da semplice e piano a feudo nobile   e la giurisdizione civile e militare.

L’abolizione della feudalità

Ciò avvenne il 30 dicembre 1472 e da questa data inizia la baronia di Ravanusa , la quale continuò nelle varie ramificazioni ereditarie sino al 1806 ( 1 settembre)

quando Ferdinando III di Borbone abolì le feudalità.

Morto De Grescenzo, gli succedette il figlio Giovanni e nel 1553 la figlia di questi, Brianda, moglie di Girolamo Bonanno; a lei, priva di figli, succedette la sorella Ramondetta, moglie di Francesco Calogero Bonanno.

I Bonanno continuano a governare la Baronia con Filippo Bonanno, Giambattista e con Filippo secondo. Nel 1619 assume il titolo di Barone di Ravanusa Giacomo Bonanno Romano Colonna; a lui si deve l’erezione della «Matrice»

e un fatto molto importante civilmente e cioè l’affrancamento del nostro comune dalla giurisdizione di Licata nella cui comarca era compreso e da cui dipendeva con tutto il bagaglio di servitù, tasse e soggezioni.

Ciò avvenne il 24 agosto 1621 e dispiacque tanto agli abitanti di Licata che vedevano così diminuire i loro introiti.

Alla sua morte, 1637, gli successe il figlio Giacomo Bonanno Crisafi. Nel 1666 viene investito della baronia di Ravanusa Filippo Bonanno Marini, principe di Roccafiorita.

Questi fece venire nel convento, rimasto vuoto perché i canonici di San Giorgio erano andati via, dodici Frati Minori Francescani con un vitalizio di 42 onze l’anno. Il Casato dei Bonanno continua con:

     Francesco Bonanno del Bosco 1711;

     Agesilao Bonanno Ioppolo 1733;

     Giuseppe Bonanno Filangeri 1740;

     Francesco Bonanno Borromei 1781;

  Giuseppe Bonanno Branciforte 1798, ultimo ad essere investito del titolo di barone.

Alla fine del 1700 la terra o università di Ravanusa (venivano chiamate con questo termine quelle terre concesse in beneficio ai baroni)

è soggetta al pesante potere del signore feudale che vi esercita anche la giurisdizione civile e criminale: il cosiddetto mero e misto imperio.

Il periodo borbonico

Quando Ferdinando di Borbone abolì la feudalità, le giurisdizioni baronali ed oggi privilegio legato al sistema feudale, le terre o università vengono erette a comuni e ad essi gli ex feudatari

sono costretti a cedere parte dei loro palazzi da adibire a sede del municipio, del carcere e dell’annona.

L’ultimo barone cede al nuovo Comune di Ravanusa parte del pianterreno e del suo palazzo sito nell’odierna Piazza 1° Maggio, per la casa comunale; tre vani del palazzo ubicato in Via Manzoni per il carcere;

e un vano del palazzo posto tra l’attuale Corso della Repubblica e la Via Pisacane, per l’annona.

Successivamente, nel 1866, con la confisca dei beni appartenenti agli ordini religiosi, il municipio, il carcere e la scuola elementare saranno sistemati nei locali dell’ex convento dei Frati Minori.

Ravanusa in questo periodo (1798) conta 5.850 abitanti, è compresa nell’intendenza di Girgenti ed è sede di giudicato di circondario (pretura).

Nascita del Comune moderno

Il Comune comincia a funzionare dal 1° gennaio del 1818: il giudicato di circondario dal 1° settembre del 1819.

I sindaci che si succedono nell’amministrazione comunale di Ravanusa dal 1818 al 1860 non si preoccupano del progresso socio-economico della cittadinanza e della realizzazione di opere pubbliche;

non esiste, infatti, una vera e propria opposizione al regime borbonico e al potere borghese.

Ravanusa dà pure un contributo per l’Unità d’Italia; partono, infatti, per aggregarsi alla schiera garibaldina lo studente Giuseppe Bontade ed i fratelli Testasecca (Giuseppe, Giovanni e Calogero). 

Dopo l’Unità d’Italia

Dopo la proclamazione del Regno d’Italia, su designazione del primo consiglio comunale elettivo, viene nominato Sindaco di Ravanusa il dott. Gioacchino Testasecca, che rimarrà in carica dal 1861 al 1863, a cui seguì il dott Ferdinando Lauricella.

Dal 1866 al 1914 l’amministrazione comunale di Ravanusa resta, per la maggiore, nelle mani dei Sillitti, grossi proprietari terrieri il cui  casato era quello di Signori del Giulfo e del Pipitaro.

Gli stessi, anche se venivano riconosciuti come padroni, si distinsero per una dignità rispettosa dei ceti meno abbienti.

Il periodo fascista e la guerra

E anche un Sillitti Bella Antonino, dal 1938 al 1943, l’ultimo Podestà di Ravanusa durante il regime fascista, preceduto dal 1923 da altri quattordici personaggi aventi lo stesso titolo.

Nel 1943, con lo sbarco degli alleati in Sicilia, viene designato primo Sindaco della libertà il socialista Giuseppe Lauricella che aveva ricoperto questa carica già nel 1914 sino al 1923.

Il 18 Settembre 1946 verrà eletto a primo cittadino di Ravanusa il figlio Salvatore, il quale segnerà le sorti del paese sino alla sua morte avvenuta il 6 novembre 1996.

Testo: Francesco Di Natali/Salvatore Noto: Storia di Ravanusa, Lions 1990

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

– Francesco Di Natali/Salvatore Noto: Storia di Ravanusa, Lions  1990;

– Santi Correnti: Breve storia della Sicilia, dalle origini ai nostri giorni, Tascabili Economici Newton  1995;

– Autori vari: La Sicilia islamica nelle cronache del medioevo, Edi.bi.si. – 2004;

– Ferdinando Lauricella: Ricerche storiche sull’origine di Ravanusa e sui Baroni che governarono questo Comune, Stamperia Provinciale-Commerciale 1890;

– Angelo Parisi: Ravanusa dall’origine sino all’espugnazione fattane dal Conte Ruggero, Università Messina  1943/44;

– Autori vari: Il centro antico di Monte Saraceno, dall’archeologia alla storia, Tip. Fontana  2003;

– Angelo Noto: Origini di Ravanusa, Edizioni Saracene  1989;

– Angelo Noto: Ravanusa novecento anni di storia religiosa 1086-1985, Ed. Centro Culturale Pirandello  1985;

– Lina Lauricella Portelli: Un antico paese dell’Imera, Ila Palma  1983;

– Giuseppe Cascina: Ravanusa Ieri. Appunti su un paese com’era nel passato, Tip. La Magnifica  1989;

– Giuseppe Cascina: Le chiavi della Città. I Sindaci di Ravanusa, Grafica Cigna  1990;

– Francesco Provenzano: Il fascio dei lavoratori di Ravanusa, Terzo Millennio Editore  2001;

– Lilli Parisi: Ricordare Totò Lauricella, La Nuova Alba Editrice – 1998;

– Raccolta Periodico locale L’ECO, Ravanusa – (1979/1992);

– La Vedetta, Edizione di Ravanusa, (1995/2002);

– La Svolta, il  giornale dei giovani ravanusani, (1997/2001);

– Lu Papanzicu , Mensile cittadino, – (2002/2005);

– €uropubblik alias La Maddeddra, – (2004/2005).

Categoria: Cultura, In 5 Minuti, Storia SiciliaTag: ravanusa, sicilia

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