Sicilia crocevia dei culti femminili mediterranei
La Sicilia possiede una forte connessione con le antiche divinità femminili del Mediterraneo.
È considerata uno dei centri di culto più importanti dell’antica Dea preistorica.
Secondo la mitologia greca, l’isola è anche il luogo in cui si è verificato il rapimento di Persefone, sottratta alla madre Demetra e portata negli inferi da Ade.
In questo orizzonte mitologico, la Sicilia è vista come fulcro e origine della ciclicità stagionale, dalla quale dipendono la fertilità della terra, la vita e la morte.
Le sculture di artisti come Salvatore Bentivegna mostrano un’aderenza alle iconografie arcaiche della Dea preistorica e della sua discendente greca, Demetra.
Studi sulle divinità femminili della Sicilia indigena “prima di Demetra” sono stati condotti da Dario Palermo.
Le tracce archeologiche del culto femminile in età arcaica e greca
Le ricerche archeologiche offrono spunti sulla condizione femminile in Sicilia, in particolare nell’ambito della colonizzazione greca.
Gli approcci metodologici attuali e i ritrovamenti archeologici forniscono informazioni sulle donne indigene nella Sicilia orientale durante la prima colonizzazione greca.
I corredi funerari delle defunte possono qualificarne il sesso e la condizione sociale.
Ad esempio, in contesti funerari in Basilicata (relazionata alla Magna Graecia), la presenza del fuso di bronzo connota la defunta e indica il suo ruolo nella società e nell’ambito domestico.
Le rappresentazioni artistiche della donna nell’antica Sicilia
Nella Sicilia greca, vasi attici rinvenuti nelle necropoli di città greche (Agrigento, Gela, Camarina, Selinunte, Lipari) e centri indigeni ellenizzati (Vassallaggi) facevano parte dei corredi funerari.
Questi vasi, che potevano includere lekythoi per oli profumati, presentavano un repertorio figurativo “femminile” che rifletteva la moda dell’epoca e fu recepito nel contesto locale siceliota.
Un skyphos raffigura una donna intenta a cardare la lana, illustrando una fase della manifattura tessile. Il fuso (o la fuseruola) è un chiaro riferimento alla defunta.
I culti femminili erano rilevanti in Sicilia. A Siracusa, una stipe votiva in zona Quote S. Francesco era presumibilmente dedicata a una dea femminile (Kore?) e una statuetta interpretata come Afrodite Urania proveniva dalla stipe del teatro.
È confermata anche la presenza di Artemide, associata ai passaggi di status femminili. I culti egizi, in particolare quello di Iside, sono attestati anche nella zona di Palermo.
Durante l’età ellenistica, il riaffiorare dei rapporti con l’Egitto si dimostrò fecondo in campo religioso in Sicilia, con la diffusione dei culti di Serapide e Iside.
Iside in Sicilia: la diffusione dei culti egizi nell’isola
Questi culti, che sembrano essersi irradiati da centri cittadini come Siracusa e Catania, presentavano una centralizzazione religiosa sulla divinità femminile (Iside).
Siracusa, in particolare, presenta ricca documentazione archeologica di rapporti con l’Egitto sin dall’età arcaica, con relazioni culturali, artistiche e religiose che diventano più chiare in età ellenistica, con la comparsa di personaggi femminili egizi identificabili con Iside nelle attestazioni fittili e nelle figurazioni decorative.
Il culto di Iside è stato collegato, insieme a quello di Demetra, ad aspetti del culto di Sant’Agata, in particolare alla processione isiaca del navigium.
Autonomia femminile nei culti religiosi siciliani
In generale, nella sfera religiosa, sembra esserci stato un momento di maggiore autonomia femminile.
Il tema della Grande Madre appare assorbito in modo naturale nell’ambito di culti storici quali quello greco di Demetra dopo l’età arcaica.
La “Venere Landolina“, una statua conservata nel Museo Archeologico Regionale di Siracusa, è una copia romana di un esemplare ellenistico della prima metà del II secolo a.C., rappresentando un esempio di iconografia femminile di epoca greca presente in Sicilia.
Elio Di Bella


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