Sequestro a Girgenti. 20 novembre 1893. Ieri giunse a Raffadali il signor Giuseppe D’Anna, il quale è riuscito a sfuggire ai briganti dopo tre settimane di sequestro. Il D’Anna raccontò che i briganti lo avevano trasportato in una grotta, dove lo avevano tenuto rinchiuso, digiuno.
Gli avevano bendato gli occhi. perchè ignorasse la via che menava alla grotta. Sempre bendato, il D’Anna venne quindi trasportato in un’altra grotta dov’erano solito riunirsi i briganti. Le piogge fortissime di lunedì sera furono la sua salvezza.
L’acqua aveva invaso le due grotte e minacciava di allagarle completamente. I due briganti che facevano abitualmente la guardia al D’Anna pensarono allora di allontanarsi per qualche poco, perchè l’acqua non li raggiungesse fino alla gola.
Fu questo il momento difficile. Nella grotta non si udiva il benchè minimo rumore: di sopra solo l’acqua cadeva a grandi scrosci. il D’Anna si scosse pian piano; poi, quando più cautamente potette, si strappò la benda dagli occhi.
Girò attorno lo sguardo, tutto era buio. I briganti certamente dovevano essere di fuori. L’acqua intanto gli era cresciuta fino alle spalle: un altro poco e sarebbe morto affogato.
Pensò subito allo scampo. Tutto bagnato com’era uscì dalla grotta e prese la china del monte. L’oscurità lo proteggeva.
Finalmente, scorta una macchia bianca, le si avvicinò, e chiese asilo ad alcuni pecorai presso dei quali passò, in preda a una grande paura, la notte.
Il dì seguente completò la via fino a Raffadali, passando il Platani, e giungendo alla propria casa. La famiglia, se lo vide comparire dinanzi quando meno se l’aspettava. I briganti avevano chiesto pel suo rilascio L. 40.000.


Cannoni al largo del Molo di Girgenti nel 1824