l’evoluzione economica in Sicilia, dagli investimenti post-bellici alla crisi industriale. Analisi di agricoltura, allevamento e industria siciliana.
Lo sviluppo economico in Sicilia dal Dopoguerra ad oggi
La Sicilia, è rimasta a lungo isolata dallo sviluppo economico, e solo nel secondo dopoguerra sono giunti finanziamenti e investimenti in grado di far decollare lo sviluppo.
Rispetto al passato, la S. ha fatto un balzo in avanti, specialmente con il contributo di alcuni settori industriali.
Le sfide economiche della Sicilia: Dalla crisi industriale alla ripresa
Esistono comunque grossi problemi legati sia alla crisi internazionale e alla sua influenza sul settore industriale, sia a squilibri di fondo, propri di questa regione.
Il mercato immobiliare in Sicilia: Tra speculazione e sviluppo sostenibile
Inoltre una consistente speculazione edilizia legata a squilibri interni e uno sviluppo caotico dei terziari legati al clientelismo, seguito soprattutto alla concessione costituzionale dell’autonomia della regione, configurano una situazione economica della Sicilia assai complessa.
Così alcuni settori fanno oggi segnare nuovi regressi dal punto di vista produttivo e occupazionale.
La suddivisione della popolazione attiva evidenzia il dato inferiore alla media nazionale dell’industria (20,6%), a differenza di agricoltura (14,7%) e terziario (64,7%).
Il settore agricolo siciliano: agrumi, cereali e viticoltura
L’agricoltura presenta due volti contrastanti: quello di una povera cerealicoltura, estesa sul 70% della superficie agraria e prevalente nelle aride zone dell’interno, dove un tempo imperava il latifondo e, quello di una più vada e redditizia ortofrutticoltura lungo buoni tratti della fascia costiera.
Il frumento dà una resa assai bassa.
Agricoltura siciliana: Un settore in evoluzione tra tradizione e innovazione
Il quadro delle colture arboree, vede la Sicilia, detenere il primato per la produzione degli agrumi: quasi 2/3 delle arance, più di metà dei mandarini e quasi la totalità dei limoni raccolti in Italia.
L’agrumicoltura siciliana: Un’eccellenza internazionale
Gli agrumeti occupano gran parte della Conca d’Oro e la piana di Catania e di Gela, con tendenza a estendere questa coltura specializzata anche in altre zone.
Nelle terre sudorientali dell’isola prevale il mandorleto (Noto, Avola, Floridia, Siracusa), che unitamente agli altri concorre a una resa complessiva annua di mandorle pari a più della metà del raccolto italiano.
L’olivo è tenuto in parte a coltura specializzata, come nelle campagne attorno a Termini Imerese, Cefalù, Castelvetrano e in parte misto con altre colture.
Più attenta e assidua cura è dedicata ai vigneti, che in Sicilia hanno trovato ottimi terreni, specie in quelli di tipo calcareo.
La viticoltura siciliana: Vini pregiati e un mercato in espansione
La vite è diventata monocoltura nell’entroterra di Castellammare, nella zona di Marsala, dei Belice, di Vittoria, nella regione iblea e soprattutto ai bordi della piana di Catania.
Alla produzione di vini, tra cui ottimi quelli liquorosi di Marsala, il passito di Pantelleria e il moscato di Siracusa, si affianca quella di uva da tavola, oggetto di larga esportazione.
Aree d’intenso sviluppo di colture ortensi sono quelle attorno a Palermo, Messina e Catania, oltre la piana dì Milazzo e alle aree di Vittoria, Scicli e Agrigento; notevole è la resa in pomodori, in carciofi, patate e legumi che sono mandati ai mercati del continente come primizie, insieme con una buona quantità di frutta (mele, pere, pesche, fragole).
Allevamento e pesca: settori cruciali ma in difficoltà
L’allevamento, data la scarsità di foraggio e i magri pascoli, incide scarsamente sul reddito: pochi i capi bovini rispetto agli ovini e caprini.
Si tende a migliorare l’allevamento stallivo dei bovini con l’introduzione di alcuni tipi di foraggio, come il trifoglio e l’erba medica, almeno dove è possibile usufruire di parte dell’irrigazione (piana di Catania).
Pesca in Sicilia: Centri nevralgici e nuove sfide
La pesca, che riveste un’importanza considerevole, ha i suoi centri maggiori a Mazara dei Vallo e Aci Trezza, ma ottime basi si trovano anche in numerosi porticcioli della costa tirrenica.
Il pescato annuo, che detiene il primato in Italia, è pari a oltre il 25% dei totale nazionale. Nel Trapanese si pescano tonni, mentre nelle acque dello stretto di Messina sardine e pescispada.
Crisi e opportunità dell’industria siciliana
Lo sviluppo industriale in Sicilia deve il suo avvio alla recente scoperta di giacimenti di petrolio, al loro sfruttamento e agli ingenti capitali privati o provenienti dalla Cassa dei Mezzogiorno.
Occupazione in Sicilia: Settori trainanti e sfide occupazionali
Nell’immediato dopoguerra gli addetti erano in maggioranza ingaggiati nelle quantità manifatturiere di modeste dimensioni. Il quadro attuale è molto diverso: si è giunti a una produzione di energia sufficiente per i vari complessi che si vanno via via creando nell’isola.
gli impianti idrici
Notevoli sono gli impianti idrici sull’Alcantara, sul Belice, Guadaiami, Sosio, sull’Anapo e sul Platani; ma l’energia idroelettrica prodotta è ben poca cosa di fronte a quella che può essere elargita dalle grandi centrali termoelettriche,
sorte a Messina, Palermo, Augusta e in altri centri minori, dove arriva l’approvvigionamento dei petrolio grezzo.
Dalle miniere allo sviluppo industriale: La trasformazione dell’economia siciliana
Se il simbolo dell’industria siciliana nell’Ottocento poteva essere rappresentato dalle zolfo, ora tale simbolo è stato sostituito dalla chimica, o meglio dalla petrolchimica.
L’attività estrattiva nell’altopiano (gessoso-solfifero, esteso su buona parte delle province di Enna e Caltanissetta, ha segnato un fortissimo calo in conseguenza della gran concorrenza dello zolfo statunitense ed è stata interrotta nel 1986
Le miniere
Forse potrà in parte rimpiazzare la perdita di tale produzione lo sfruttamento delle miniere di sali potassici, che ha intensificato la loro attività nelle località di San Cataldo, Santa Caterina, Montedoro e Realmonte, con buone prospettive per il futuro.
il petrolio
A ciò si aggiunga il petrolio trovato in parte nel piano dei Signore (presso Gela), parte sull’altopiano calcareo di Siracusa, oltreché nel distretto di Ragusa. I grandi complessi petrolchimici sorti nelle zone di Gela, Siracusa, Augusta e le grosse raffinerie sfruttano tuttavia per la maggior parte il greggio proveniente dal Medio Oriente.
Le aree industriali
Proprio in corrispondenza di queste aree, esistono industrie nel Catanese e nel Palermitano. Vari stabilimenti chimici, nel distretto tra Siracusa e Augusta, producono fertilizzanti, ammoniaca, acido solforico, materie plastiche ecc
Altri stabilimenti della Montedison si trovano nella zona mineraria dell’interno.
Il settore manifatturiero in Sicilia: Dalla tradizione all’innovazione
L’Ente Regione e la Cassa dei Mezzogiorno hanno favorito anche i nude delle piccole industrie legati alla lavorazione dei prodotti della terra (pastifici, molini, caseifici, industrie enologiche ecc.), alle produzione di prefabbricati, articoli di abbigliamento, imbarcazioni e anche parti meccaniche.
Un esempio tipico di aree plurindustriale è quella di Catania, la seconda città dell’isola per popolazione, ma la prima per numero di addetti all’industria Infatti Palermo, centro amministrativo dell’isola, assorbe in maggior parte manodopera impiegatizia.
Infrastrutture e trasporti in Sicilia: collegamenti migliorati
Un apporto notevole allo sviluppo economico della Sicilia è stato dato da una migliore e più estesa rete di comunicazioni, giunta a 20.700 km di strade, di cui 570 km di autostrade.
La cura in modo particolare alla viabilità per un più veloce allacciamento dei distretti industriali e delle città portuali con l’interno.
terreni argillosi
La natura dei terreni argillosi, soggetti a facile erosione, crea sovente frane e smottamenti in tante zone collinose, quindi è necessaria una costosa manutenzione anche per le strade secondarie.
I collegamenti
Per i collegamenti con il confinante vi sono diverse linee dì navigazione; tra le più frequenti è la Palermo-Napoli, ma la maggior parte dei traffico s’incanala attraverso lo stretto di Messina, con servizi di navi-traghetto.
L’aeroporto più attivo è quello di Punta Rais (Palermo), oltre agli scali internazionali di Catania.
Per volume di merci importate ed esportate sono in crescente aumento i porti di Siracusa, Augusta, Catania e Gela, specie per quanto riguarda lo sbarco di petrolio grezzo e gli imbarchi di prodotti petroliferi, oltreché di fertilizzanti, sale, zolfo.
Tra le altre merci di notevole scambio, figurano vini, agrumi, ortaggi, prodotti dell’artigianato, mentre all’isola sono forniti prodotti delle industrie metallurgiche e meccaniche, materiali da costruzione e manufatti vari.
l turismo come pilastro dell’economia siciliana
Dal turismo si attende uno sviluppo maggiore, anche se passi notevoli sono stati fatti nell’attrezzatura alberghiera in varie località dell’isola, specie in quelle preferite dalle correnti turistiche straniere (113 del totale).
Vi sono angoli incantevoli che attirano per le loro bellezze naturali e il dolce clima invernale, oltre una ricchezza di monumenti storico-artistici a testimonianze delle passate civiltà greco-romana, araba e normanna.
L’afflusso turistico è prevalente a Taormina, Siracusa, Agrigento, Segesta, Palermo, Selinunte, Tindari, Lipari, Trapani e alle stazioni idrotermali di Acireale, Termini Imerese, Sciacca e Castroreale.
La pesca subacquea ha i suoi principali campi dì attività alle isole Eolie, alle Egadi, a Ustica e a Pantelleria.


Caratteri Generali della Sicilia: Geografia, Clima e Fauna