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Tanucci
Tanucci

Il Regno delle Due Sicilie alla prova del riformismo, il piano segreto per spezzare il potere feudale

4 Maggio 2025 //  by Elio Di Bella

Le riforme di Bernardo Tanucci, sebbene la sua attività si concentrasse a Napoli come Segretario di Stato, Giustizia e Grazia, ebbero un impatto e un’influenza significativa anche in Sicilia, specialmente nell’ambito giudiziario e amministrativo.
La sua attività si caratterizzò per una costante attenzione verso il territorio e il suo funzionamento. Questo periodo (in particolare il quinquennio 1734-1738 a Napoli) fu caratterizzato come il “tempo eroico” delle riforme istituzionali.

Le riforme di Tanucci includono:

Riaffermazione dell’Autorità Regia e Centralizzazione: Il piano di riforme avviato da Carlo III (con cui Tanucci collaborava strettamente) mirava a restituire al sovrano attribuzioni e funzioni perdute, sottraendole al baronaggio, nell’ottica di una strategia volta a rafforzare il potere regio. A Napoli, un obiettivo era riaffermare la forza del potere regio su tutte le giurisdizioni particolaristiche, sia forensi (giudiziarie) che nobiliari.

Riforma della Giustizia e dell’Amministrazione:

Una tappa importante fu la creazione del Supremo Magistrato del Commercio in Sicilia nel 1739, con l’obiettivo di ridurre a un solo canale gli affari del Regno e snellire il corso della giustizia. Sebbene questo tribunale fu poi denunciato per “usurpazioni” e fallì, l’intento era quello di riorganizzare il sistema.

Riorganizzazione amministrativa

L’attività del viceré Laviefuille (negli anni centrali del ‘700) ruotò attorno a un progetto di riorganizzazione del sistema amministrativo e giudiziario dalle periferie, nel tentativo di farle funzionare meglio e valorizzare i compiti loro assegnati. Questa azione fu condotta in piena sintonia con il governo napoletano, guidato dal Tanucci.

programma politico di Tanucci

Il programma politico di Tanucci tendeva al “decentramento delle funzioni giurisdizionali e dell’amministrazione in generale”. Ciò implicava restituire “vitalità alla giustizia inferiore”.

A Napoli (sotto l’influenza di Tanucci) si affrontò l’emergenza giustizia con un’inchiesta sui magistrati, un attacco al “ministero togato” e la soppressione del Consiglio Collaterale (1734).

riforme dei Tribunali

Furono varate importanti riforme dei Tribunali e in materia di omicidi (1738), considerate il tentativo più ampio di riforma della giurisdizione feudale.

Tuttavia, queste ultime riforme subirono un colpo d’arresto nel 1744 con l’abolizione di capitoli importanti della costituzione sugli omicidi, a causa di difficoltà di applicazione, necessità finanziarie della corona e pressioni baronali; lo stesso Tanucci mostrò perplessità e raccomandò cautela.

Nel 1749, un dispaccio del re Carlo di Borbone (emanato da Napoli, in linea con la politica di Tanucci) stabilì “varie sue risoluzioni per la riforma de’ Fori e moderazione del numero de’ forati” (privilegiati che godevano di un foro separato). Ciò avvenne dopo il fallimento del Supremo Magistrato del Commercio, cercando di far rientrare dalla finestra ciò che era uscito dalla porta.

L’autonomia della magistratura

Si cercò di garantire l’autonomia dei giudici, liberandoli da vincoli che potevano mortificarne l’indipendenza.

Fu affrontata la questione della “biennalità” delle cariche giudiziarie, che permetteva al baronaggio di controllare il ceto togato. Il governo borbonico (sotto l’influenza di Tanucci) cercò di affrontare il problema attraverso “vie più praticabili” senza ricorrere a una ristrutturazione completa del sistema giudiziario. L’obiettivo era ridurre le contaminazioni tra nobiltà e ceto togato e qualificare il decoro dei magistrati.

certezza del diritto

Riguardo alla legislazione, Tanucci cambiò posizione nel tempo: inizialmente scettico sulla codificazione, in seguito (influenzato dalla scuola di Genovesi) si convinse che la forza della magistratura derivava dalla giustizia sostanziale e dalla certezza del diritto. Questo supportò l’idea di una riforma con un chiaro carattere politico per ripensare i rapporti tra autorità e base sociale.

Limitazione del Potere Baronale:

Il piano di riforme del 1738 includeva interventi volti a limitare il potere baronale, riducendo la giurisdizione e le competenze non acquisite per legge.

Negli anni ’50 del Settecento, Tanucci avviò azioni per il contenimento degli abusi feudali.

controllare le finanze locali

Si cercò di controllare le finanze locali, spesso sottoposte allo strapotere dei baroni (“li baroni non possono mangiarsi le università”). Furono richieste relazioni sui depositi, giustificazioni per spese straordinarie e controllo dei conti delle università demaniali. L’obiettivo era affermare la giurisdizione regia sul territorio e rinnovare il governo delle università.

Si tentò di affrontare la questione del controllo del territorio e di escludere i baroni dall’esercizio del potere locale.

Limitazione del Potere Ecclesiastico e dell’Inquisizione:

Il piano di riforme del 1738 prevedeva interventi per limitare il potere ecclesiastico, inclusa la proibizione alla Chiesa di acquistare nuovi beni immobili.

Nel Regno delle Due Sicilie, Tanucci introdusse norme per ridurre o eliminare i privilegi feudali degli enti ecclesiastici, imponendo tassazioni specifiche su donazioni e successioni a favore di tali enti.

Riguardo all’Inquisizione spagnola:

Nel 1746, le cause inerenti il suo foro privilegiato furono subordinate all’esame di una giunta presieduta dal viceré.

Con la riforma dell’amministrazione della giustizia di Tanucci, varata nel 1749, il foro privilegiato dell’Inquisizione fu limitato alle cause dei suoi ufficiali, il numero del personale fu drasticamente ridotto, e fu inibita la facoltà degli inquisitori di comminare censure o scomuniche agli ufficiali regi.

Due anni doipo fu proibito ai commissari del Sant’Uffizio di procedere con carcerazioni notturne. Queste riforme furono duramente contrastate dall’inquisitore Francesco Maria Testa.

Le di Tanucci (sebbene molte avviate o attuate direttamente a Napoli o tramite viceré come Laviefuille in Sicilia) miravano a rafforzare l’autorità statale, riorganizzare la giustizia e l’amministrazione (soprattutto a livello locale e periferico), limitare i privilegi e il potere della nobiltà feudale e degli enti ecclesiastici (inclusa l’Inquisizione), e promuovere una maggiore razionalizzazione fiscale e amministrativa.

Tuttavia, i tentativi di riforma incontrarono forti resistenze da parte dei ceti privilegiati e non sempre ebbero successo o furono duraturi.

Elio Di Bella

Categoria: Cultura, In 5 Minuti, Storia SiciliaTag: bernrdo tanucci, storia della sicilia

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