• Menu
  • Skip to right header navigation
  • Passa al contenuto principale
  • Passa al piè di pagina

Before Header

Agrigento Ieri e Oggi

Una Storia che continua a parlare.

Header Right

  • Home
  • Video
  • In 5 Minuti
  • Agrigento Racconta
  • Attualità
  • Carosello
  • Storia Agrigento
  • Storia Comuni
  • Storia Sicilia
  • Storia Italiana
  • Storia Agrigento
  • Storia Comuni
  • Storia Sicilia
  • Storia Italiana

Header Right

  • Home
  • Video
  • In 5 Minuti
  • Agrigento Racconta
  • Attualità
  • Carosello

Il periodo agrigentino di fra Felice da Sambuca

22 Giugno 2025 //  by Elio Di Bella

L’attività artistica di Fra Felice da Sambuca nella città  di Agrigento, è molto intensa e notevole. Nell’ex – convento dei Cappuccini di Agrigento, distrutta da un incendio nel 1943, fra Felice si trovavano molti quadri, poi distribuiti nelle chiese Parrocchiali di S. Pietro e di S. Michele, nella Basilica di S. Francesco di Assisi, nella Cappella dei Caduti della Chiesa del Purgatorio, nel Seminario Vescovile, nel Museo civico e presso privati.

 Nella canonica della Chiesa Parrocchiale di S. Pietro vi erano due quadri, molto pregevoli, della “Buona e Mala Morte”; ritratti su S. Paolo Eremita e S. Antonio di S. Filippo Neri, di S. Felice da Cantalice e di S. Antonio (con barba).

Nella sacristia della stessa Chiesa Parrocchiale troviamo:

1) Un quadrone raffigurante tre vegliardi in disputa, e cioè: S. Gregorio VII, S. Romualdo e S. Brunone.

Di mirabile fattura artistica per la espressiva rappresentazione dei volti, venerandi per la canizie e la lunga barba fluente, e per la efficacissima naturalezza dei lineamenti fisici e dei gesti. Esecuzione perfetta, raffaellesca: in uno di quei vecchi rivive il ritratto di Papa Giulio II (Galleria Uffizi)di Raffaello Sanzio.

2) Un secondo quadrone raffigura i due grandi fondatori: S. Francesco e S. Domenico nel gesto dell’evangelica fratellanza di darsi la mano per l’abbraccio. Nel mezzo un altro Domenicano, S. Tommaso d’Aquino.  

3) Un quadro di S. Pietro Nolasco, che conforta e ristora il prigioniero, avvinto da pesante catena, e sulle cui gote si vedono scendere grossi lacrimoni.

Seguono poi i quadri di S. Giuseppe col Bambino, di S. Antonio Abate, di S. Rocco da Montpellier, terziario francescano, nell’atto di assistere a ben morire un appestato che stringe al petto con grande compunzione il Crocifisso.

In tutti questi lavori vi è grande espressione di una naturalezza negli atteggiamenti e nello squisito accordo delle tinte.

Nella stessa chiesa Parrocchiale di S. Pietro, collocata sopra la cantoria, trovasi ancora un’altra grande tela, rappresentante la S. Famiglia. Notevole S. Giuseppe, in figura di vegliardo, che, atteggiato il volto ad un mistico sorriso, riceve in ginocchio da Maria Santissima, assisa in trono in dolce espressione materna, il divino Infante, sul cui piedino imprime un caldo affettuoso bacio.

Questo quadro, che è una bellissima ancona, è tutto un gioco di rapide e lievi pennellate, con una dolcissima armonia coloristica, nella quale vengono a fondersi le tinte più vivaci e smaglianti, con quei magnifici effetti pittorici, che si possono riscontra re soltanto nell’arte dei grandi maestri veneziani. Tutta questa pregevole collezione di quadri deve essere pervenuta da uno dei due conventi francescani di S. Vito o dei PP. Cappuccini dopo la legge di soppressione del 1866.

Nella Chiesa parrocchiale di S. Michele (Agrigento) si trovava il gran quadrone di S. Michele Arcangelo, a sinistra dell’Altare Maggiore.

In uno sfondo intensamente scuro spicca e campeggia l’Arcangelo Michele, folgorante in sfarzosa veste guerriera contro il dragone infernale a protezione dei suoi devoti.

Bellissima per la finitezza artistica è la gigantesca figura dell’Arcangelo, di ispirazione tutta reniana.

Il gesto disfida e di trionfo con la spada protesa; la naturalezza del panneggio, curato con meticolosa fattura sin nei dettagli, l’ampiezza delle ali, il mirabile effetto chiaroscurale, che conferisce luminosità al volto, richiamano chiaramente il San Michele (S. Maria della Concezione in Roma) di Guido Reni.

Il volto dell’Arcangelo è pieno di fascino per il suo colorito dolce, morbido, puro e limpido come una perla. Predomina e risalta fra tutte le tinte il rosso scarlato, caratteristico di fra Felice, che, dicesi, formava con mattoni pestati, conservando a distanza di circa due secoli una freschezza come di ieri.

Nello stesso quadrone, in basso si vede una famiglia; un signore con la moglie e i figli protendono le mani congiunti verso l’Arcangelo invocando soccorso; quel signore ha deposto il cappello e porta nelle mani la corona del Rosario.

Sarà una famiglia, contemporanea del pittore, a cui aveva dato l’incarico di dipingere la grande tela, in riconoscenza a S.Michele per grazia ricevuta? Non sappiamo.

Nella stessa Chiesa Parrocchiale di S. Michele, altri quattro medaglioni: ’’Anime Purganti “La Buona Pastorella” – “Gesù, Buon Pastore”. (In alto: dal Crocifisso si dipartono tanti flussi di sangue ove, raccogliendosi in torrente, vanno ad abbeverarsi le pecorelle). “La deposizione di Gesù morto” nelle ginocchia di Maria, in cui c’è tutto lo strazio della grande tragedia del Calvario.

Nella cappella dei Caduti in guerra in Agrigento nella chiesa Parrocchiale di S. Lorenzo (Purgatorio), trovasi collocata una tela che rappresenta la Madonna col Bambino, predestinato alla Croce.

L’infante dorme sopra un lettuccio, circondato da cose mangerecce di infantile ristoro (un panino, un grappolo d’uva ed altro), mentre tutt’intorno nello sfondo si delineano gli strumenti della passione; la Madonna ha smesso di tagliare e di cucire.

Le forbici  e il ditale rimangono a piè del lettuccio e la tergine veglia e si protende piangendo sopra di esso. Vi aleggia il presagio della morte di Croce.

E’ uno dei più riusciti dipinti di fra Felice. Il frate artista sviluppò in questa tela il doloroso presagio, che si proietta sulla più tenera infanzia del Redentore e sulla vita intima e quotidiana della Vergine Madre.

Questa tela, come tante altre di fra Felice, è per venuta al Museo Civico da uno dei due ex-conventi francescani di S. Vito o dei Cappuccini in seguito alla! soppressione di essi, nel 1866.

Nel 1928, nei giorni in cui si preparava la inaugurazione della Cappella dei Morti in guerra, situata  dentro la Chiesa del Purgatorio, questa tela di fra Felice fu dal Podestà del tempo donata a questo Sacrario di guerra.

Nel Museo civico di Agrigento  un quadro di grandi dimensioni:

1) S. Francesco in ginocchio dinanzi alla visione dell’angelo che mostra il candore terso dell’acqua, simbolo della mondezza dell’anima sacerdotale. D’umiltà del santo serafico preferisce, quindi non ascendere alla meta del sacerdozio, restando diacono.

2) Laterali, due medaglioni del Profeta Davide e del Geremia profeta.

Alessandro Giuliana Alaimo

Categoria: Cultura, In 5 Minuti, Storia AgrigentoTag: fra felice da sambuca

Post precedente: «affare dreyfus L’Affare Dreyfus: Anatomia di una Crisi Democratica
Post successivo: Le Comunità Ebraiche in Sicilia: Storia e Cultura nel Medievo ebrei»

Footer

Copyright

I contenuti presenti sul sito agrigentoierieoggi.it, dei quali il Prof. Elio di Bella è autore, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti perché appartenenti all’autore stesso. È vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma. È vietata la pubblicazione e la redistribuzione dei contenuti non autorizzata espressamente dall’autore.

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07/03/2001.

Privacy

Questo blog rispetta la normativa vigente in fatto di Privacy e Cookie . Tutta la docvumentazione e i modi di raccolta e sicurezza possono essere visionati nella nostra Privacy Policy

Privacy Policy     Cookie Policy

Copyright © 2026 Agrigento Ieri e Oggi · Creato da Webbando.net