la storia del biennio rivoluzionario 1848-49, prima ondata del Risorgimento italiano: dalle Cinque Giornate di Milano alla Repubblica Romana, passando per lo Statuto Albertino e i fallimenti di Custoza e Novara.
Il biennio 1848-1849 rappresenta un momento fondamentale nella storia del Risorgimento italiano, configurandosi come la prima ondata rivoluzionaria che attraversò la penisola con un impeto senza precedenti. Questi due anni cruciali videro nascere le prime concrete aspirazioni all’unità nazionale, pur concludendosi con una serie di sconfitte che insegnarono preziose lezioni per il futuro dell’Italia.
### L’Esplosione Rivoluzionaria del 1848
L’anno 1848 si aprì in Italia con una straordinaria sequenza di eventi che iniziò il 12 gennaio in Sicilia, dove il popolo cominciò a chiedere un governo provvisorio, separato dal governo della terraferma. La rivoluzione siciliana costrinse Ferdinando II delle Due Sicilie a promulgare la costituzione (29 gennaio), seguito da analoghi provvedimenti del granduca Leopoldo II di Toscana (17 febbraio), Carlo Alberto re di Sardegna (Statuto Albertino del 4 marzo) e di papa Pio IX (Statuto del 14 marzo).
Questa ondata di entusiasmo costituzionale trasformò il panorama politico della penisola. Come sottolineano le fonti dell’epoca, le rivoluzioni del ’48 sconvolgono tutta l’Europa, ma in Italia si inseriscono nel processo del Risorgimento hanno uno sviluppo relativamente autonomo: il denominatore comune è la richiesta di costituzioni, o statuti.
Il clima rivoluzionario era alimentato da fattori profondi: il malcontento economico, l’aspirazione alle libertà politiche e soprattutto il desiderio di indipendenza nazionale che distingueva i moti italiani da quelli del resto d’Europa. La crisi agraria del 1846-47 e la diffusione delle idee liberali avevano creato le condizioni per un’esplosione che attendeva solo la scintilla.
### Lo Statuto Albertino: Fondamento Costituzionale del Futuro Regno
Tra le costituzioni concesse nel 1848, lo Statuto fondamentale della monarchia di Savoia, conosciuto semplicemente come Statuto Albertino, dal nome del re che lo promulgò, Carlo Alberto di Savoia, assunse un’importanza particolare. Promulgato il 4 marzo 1848 a Torino, nel preambolo, autografo dello stesso Carlo Alberto, re di Savoia, lo statuto viene definito come «legge fondamentale perpetua ed irrevocabile della Monarchia sabauda».
Lo Statuto Albertino si distingueva dalle altre carte costituzionali del periodo per la sua natura di costituzione flessibile, modificabile con legge ordinaria, e per il suo carattere moderato che bilanciava le istanze liberali con il mantenimento del potere monarchico. Era una carta costituzionale concessa dal sovrano Carlo Alberto ai suoi sudditi, perciò molto diversa dalle costituzioni approvate da apposite assemblee elette dai cittadini.
La sua longevità si sarebbe rivelata straordinaria: Il 17 marzo 1861 divenne la carta fondamentale della nuova Italia unita, rimanendo formalmente tale fino all’entrata in vigore della costituzione repubblicana, il 1º gennaio 1948. Questo fece dello Statuto Albertino l’unica costituzione sopravvissuta alla reazione che seguì il fallimento dei moti del 1848.
### Le Cinque Giornate di Milano: L’Eroismo Popolare
L’episodio più drammatico e simbolico del biennio furono le Cinque giornate di Milano sono state un’insurrezione armata avvenuta tra il 18 e il 22 marzo 1848 nell’allora capitale del Regno Lombardo-Veneto, che portò alla temporanea liberazione della città dal dominio austriaco.
L’insurrezione milanese nacque da un clima di crescente tensione. Nei primi giorni del gennaio 1848, per protestare contro l’amministrazione austriaca, i milanesi decidono di non fumare più, volendo in tal modo colpire l’entrate erariali provenienti dalla tassa sul tabacco. La risposta austriaca fu brutale: il comando ordinò ai soldati di andare per strada a fumare ostentatamente e aggredire i passanti.
Il protagonista indiscusso delle Cinque Giornate fu Carlo Cattaneo, nato a Milano il 15 giugno del 1801 e deceduto a Lugano il 5 febbraio del 1869, è scrittore, poeta, filosofo, politico, politologo, linguista e patriota, oltre ad esser stato esponente del pensiero repubblicano federalista. Cattaneo rimane estraneo alla rivoluzione fino alla terza giornata, quando diviene il vero protagonista della cacciata degli austriaci dalla città. Si dimostra un capo implacabile e magnanimo a un tempo, rifiuta l’armistizio proposto dagli austriaci.
La vittoria fu straordinaria: Radetzky, infatti, considerata anche la possibilità di rimanere bloccato tra milanesi e piemontesi, preferì ritirarsi la notte tra il 22 e il 23 marzo 1848 verso il “Quadrilatero”, con 19 ostaggi. L’esito delle Cinque Giornate influenzò le decisioni del re di Sardegna Carlo Alberto che, dopo aver a lungo esitato, approfittando della debolezza degli Austriaci in ritirata, dichiarò guerra all’Impero austriaco.
### La Prima Guerra d’Indipendenza: Speranze e Disillusioni
La guerra che ne seguì rivelò presto le contraddizioni del movimento risorgimentale. All’inizio della guerra regia il Regno di Sardegna fu appoggiato dallo Stato Pontificio e dal Regno delle Due Sicilie che però si ritirarono quasi subito senza combattere. Pio IX, inizialmente visto come il “papa liberale”, cominciò a preoccuparsi di combattere l’Impero austriaco e ritirò le sue truppe, sostenendo che non poteva approvare una guerra tra due nazioni cattoliche.
Le sconfitte militari furono decisive. La battaglia di Custoza si intende una serie di scontri combattuti tra il 22 e il 27 luglio 1848, durante la prima guerra d’indipendenza italiana, tra le truppe del Regno di Sardegna, guidate da re Carlo Alberto di Savoia, e quelle dell’Impero austriaco, comandate dal maresciallo Josef Radetzky. La battaglia, vinta dagli austriaci, costrinse l’esercito piemontese alla ritirata e all’armistizio di Salasco del 9 agosto 1848.
Il secondo tentativo, un anno dopo, si concluse con la disfatta ancora più grave di Novara, che portò all’abdicazione di Carlo Alberto in favore del figlio Vittorio Emanuele II.
### La Repubblica Romana: L’Esperimento Democratico più Avanzato
Mentre il Piemonte subiva le sconfitte militari, a Roma si sviluppava l’esperienza più significativa del biennio rivoluzionario. La Repubblica Romana del 1849, nota anche con il nome Seconda Repubblica Romana, fu uno Stato repubblicano sorto in Italia durante il Risorgimento a seguito di una rivolta interna che nei territori dello Stato Pontificio ebbe come esito la fuga di papa Pio IX a Gaeta.
La Repubblica nata il 9 febbraio 1849 a seguito dei grandi moti del 1848 che coinvolsero l’Europa, ebbe come questi ultimi vita breve (finì il 4 luglio 1849) a causa dell’intervento militare della Francia di Luigi Napoleone Bonaparte. Fu governata da un triumvirato composto da Carlo Armellini, Giuseppe Mazzini e Aurelio Saffi.
L’aspetto più innovativo fu la Costituzione repubblicana del 1849, la più democratica in Europa a quei tempi, in cui convergevano gli ideali liberali e mazziniani, e superò anche la mai applicata Costituzione francese del 1793. Tra le sue disposizioni rivoluzionarie: la libertà di culto, abolizione della pena di morte e della tortura, abrogazione della norma pontificia che escludeva le donne e i loro discendenti dalla successione familiare, riforma agraria e diritto alla casa.
L’esperienza si concluse tragicamente con l’assedio francese. Il comando del settore più esposto, individuato nel Gianicolo, fu affidato a Garibaldi, che poteva contare solo su 4300 uomini, e per giunta male armati. La resistenza fu eroica ma inutile: Roma venne stretta d’assedio e bombardata. La popolazione sopportava con coraggio i sacrifici e contribuiva alla difesa.
### La Doppia Anima del Movimento Risorgimentale
Il biennio 1848-1849 manifestò chiaramente quella che le fonti definiscono la “doppia anima” del Risorgimento. Da un lato si sviluppò un’iniziativa più moderata e monarchica, rappresentata dalla concessione degli statuti e dall’appoggio iniziale dei sovrani alla guerra contro l’Austria. Dall’altro emerse un’iniziativa più democratica e repubblicana, incarnata dalla Repubblica Romana e dalle posizioni di Mazzini e Cattaneo.
Questa divisione si manifestò chiaramente già durante le Cinque Giornate, quando Milano, alla fine dei cinque giorni di lotta, era praticamente libera dalla dominazione austriaca. Ma l’ebbrezza della vittoria durò poco, a causa dei conflitti nati all’interno del Governo Provvisorio della Lombardia, retto dal conte Gabrio Casati, incapace di effettuare la necessaria mediazione fra Repubblicani e Monarchici.
### Il Fallimento e le Sue Conseguenze
Nel loro complesso i moti insurrezionali del 1848, nonostante la loro ampiezza e profondità, si risolvono in un fallimento. La reazione conservatrice fu rapida e spietata. La disfatta di Novara, oltre a segnare la conclusione disastrosa della cosiddetta “guerra regia”, ebbe decisive conseguenze in tutta la penisola e segnò la fine di ogni speranza di esito vittorioso della lotta per l’unificazione nazionale.
Entro l’estate del 1849, vennero schiacciate dagli austriaci le rivolte in Lombardia mentre si sgretolarono rapidamente i governi democratici insediatesi negli altri stati d’Italia. In Toscana il granduca Leopoldo II, rientrò a Firenze il 25 maggio insieme alle truppe austriache.
Tuttavia, il fallimento non fu totale. In definitiva le rivoluzioni del 1848 cancellarono completamente nel senso comune europeo il concetto di Restaurazione, il portato della rivoluzione francese fu rivisitato e riassunto sotto nuove forme (specificatamente nazionali).
### L’Eredità del Biennio Rivoluzionario
Nonostante la sconfitta immediata, il biennio 1848-1849 lasciò un’eredità fondamentale per il futuro dell’Italia. In primo luogo, dimostrò che il Risorgimento avrebbe avuto anche una componente non rivoluzionaria e nazionale, come si sarebbe manifestato nella successiva politica cavouriana.
Le conseguenze politiche furono significative: lo Statuto Albertino, unica costituzione sopravvissuta alla reazione, divenne la base giuridica del futuro Regno d’Italia. Il Piemonte, guidato dal nuovo re Vittorio Emanuele II, mantenne le istituzioni costituzionali e divenne un luogo di rifugio e riferimento per i patrioti degli altri stati preunitari, mentre il movimento neoguelfo perdeva credibilità a seguito del voltafaccia di Pio IX.
L’esperienza della Repubblica Romana, pur breve, aveva mostrato la possibilità di un governo democratico e laico, influenzando profondamente la cultura politica italiana. Mazzini e Garibaldi, protagonisti di quella stagione, sarebbero rimasti figure centrali del Risorgimento fino all’Unità.
### Conclusioni: Un Momento di Transizione Cruciale
Il biennio rivoluzionario 1848-1849 si configura quindi come un periodo cruciale e simbolico del Risorgimento italiano. Pur concludendosi con una serie di sconfitte, esso delineò le diverse forze e le aspirazioni che avrebbero caratterizzato il movimento nazionale negli anni successivi.
La “prima ondata rivoluzionaria” del Risorgimento aveva dimostrato sia le potenzialità che i limiti del movimento patriottico italiano. Le divisioni tra moderati e democratici, tra monarchici e repubblicani, tra federalisti e unitari erano emerse chiaramente, ma anche la profonda aspirazione all’indipendenza e all’unità nazionale si era manifestata con forza inedita.
I patrioti che avevano mirato all’indipendenza e alla sovranità popolare durante questi due anni intensi avevano posto le basi morali e politiche per i successi futuri. Il fallimento del 1848-49 non rappresentò la fine delle speranze risorgimentali, ma piuttosto un momento di maturazione che avrebbe portato, nei decenni successivi, alla realizzazione dell’unità italiana attraverso percorsi diversi ma altrettanto significativi.
Il biennio rivoluzionario 1848-49 rimane quindi una delle pagine più intense e formative della storia italiana, un momento in cui si manifestarono per la prima volta su scala nazionale le aspirazioni che avrebbero portato, poco più di un decennio dopo, alla nascita del Regno d’Italia.


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