• Menu
  • Skip to right header navigation
  • Passa al contenuto principale
  • Passa al piè di pagina

Before Header

Agrigento Ieri e Oggi

Una Storia che continua a parlare.

Header Right

  • Home
  • Video
  • In 5 Minuti
  • Agrigento Racconta
  • Attualità
  • Carosello
  • Storia Agrigento
  • Storia Comuni
  • Storia Sicilia
  • Storia Italiana
  • Storia Agrigento
  • Storia Comuni
  • Storia Sicilia
  • Storia Italiana

Header Right

  • Home
  • Video
  • In 5 Minuti
  • Agrigento Racconta
  • Attualità
  • Carosello
opera di fra felice
opera di fra felice

Fra Felice da Sambuca: Il Genio Mistico della Pittura Settecentesca Siciliana

1 Giugno 2025 //  by Elio Di Bella

Un approfondimento sulla vita e l’opera di Fra Felice da Sambuca (1734-1805), pittore cappuccino che rivoluzionò l’arte religiosa siciliana del XVIII secolo con la sua straordinaria sensibilità mistica e tecnica raffinata.

Introduzione: Un Artista tra Fede e Arte nell’Agrigentino del XVIII Secolo

Nel panorama artistico della Sicilia settecentesca emerge una figura singolare che ha saputo coniugare la spiritualità francescana con un’eccezionale maestria pittorica: Fra Felice da Sambuca, al secolo Gioacchino Viscosi (1734-1805). Nato in una Sambuca di Sicilia che nel XVIII secolo viveva sotto il dominio dei Principi Beccadelli di Bologna, questo frate cappuccino rappresenta uno dei più fecondi interpreti dell’arte religiosa siciliana dell’epoca, capace di trasformare la devozione in bellezza e di rendere accessibile il sacro attraverso un linguaggio pittorico di straordinaria efficacia comunicativa.

La figura di Fra Felice si colloca in un momento di particolare fermento culturale per la Sicilia settecentesca, quando l’isola, pur mantenendo le sue specificità regionali, partecipava attivamente ai movimenti artistici continentali. La pittura della Controriforma aveva trovato nei Cappuccini gli interpreti più sensibili al nuovo sentire artistico, e Fra Felice si inserisce pienamente in questa tradizione, arricchendola con una sensibilità artistica del tutto personale.

Le Radici Storiche: Sambuca di Sicilia nel Settecento

Il Contesto Feudale e Culturale

Per comprendere appieno la personalità artistica di Fra Felice, è necessario esaminare il contesto storico e sociale di Sambuca di Sicilia nel XVIII secolo. Dal XV al XIX secolo, Sambuca conobbe alterne vicende: prosperità e pestilenze, benessere e miseria, splendore e terremoti. Sorgevano nuovi quartieri, si allargava la cinta delle mura, venivano costruiti palazzi baronali e signorili, chiese, monasteri, conventi.

Il feudo di Sambuca era passato nel 1666 ai Beccadelli di Bologna, famiglia che aveva raggiunto il rango di Principi con il Principato di Camporale. Tra i Principi Marchesi della Sambuca, i più celebri furono Don Pietro (1695-1781) e il figlio Don Giuseppe (1726-1813). Questo ambiente aristocratico illuminato favorì lo sviluppo artistico e culturale del territorio, creando le condizioni ideali per l’emergere di talenti come quello di Gioacchino Viscosi.

L’Identità Culturale di un Territorio di Confine

Sambuca conservava ancora nel Settecento le tracce della sua matrice islamica nel “quartiere arabo“, costruito attorno ai sette “vicoli saraceni”. Questa stratificazione culturale, che vedeva convivere elementi arabi, normanni e barocchi, creava un ambiente fertile per l’arte, dove diverse tradizioni iconografiche e stilistiche si incontravano e si fondevano in sintesi originali.

Gli Anni della Formazione: Dalle Origini alla Vocazione Religiosa

I Primi Anni e l’Ambiente Familiare

Gioacchino Viscosi nacque a Sambuca di Sicilia il 17 agosto 1734, da Antonino Viscosi e Laura Gullotta, sesto figlio della coppia. La famiglia Viscosi apparteneva al ceto medio-borghese sambucese, inserita nella vita sociale e culturale del centro agrigentino. Gli studi biografici suggeriscono che già in età giovanile Gioacchino mostrasse particolare inclinazione per le arti figurative, sebbene le fonti documentarie sui suoi primi anni siano scarse.

L’Ingresso nell’Ordine Cappuccino

Nel 1754, all’età di ventuno anni, entrò nel convento dei cappuccini di Monte San Giuliano (oggi Erice), dove il 17 settembre 1755 fece professione religiosa e indossò il saio francescano con il nome di Felice da Sambuca. Questa scelta vocazionale si rivelò determinante non solo per il percorso spirituale del giovane, ma anche per lo sviluppo della sua arte, che trova nell’esperienza religiosa la sua fonte di ispirazione più autentica.

L’Ordine dei Cappuccini aveva una lunga tradizione di pittori-religiosi in Sicilia, e Fra Felice si inserì in questa corrente che vedeva nell’arte un mezzo privilegiato di evangelizzazione e di elevazione spirituale. La regola francescana, con la sua enfasi sulla semplicità e sull’umiltà, influenzò profondamente il suo approccio artistico, orientandolo verso una pittura che privilegiava l’espressività spirituale rispetto alla ricerca di effetti meramente decorativi.

La Formazione Artistica: Tra Tradizione Locale e Influenze Continentali

I Primi Maestri in Sicilia

In mancanza di documenti storici sul suo tirocinio artistico, secondo alcuni studiosi ebbe una prima formazione a Sciacca, presso la scuola del pittore Francesco Aversa e, in seguito, trascorse un breve periodo a Palermo presso la bottega di Olivio Sozzi. Questa ipotesi formativa colloca Fra Felice nel solco della tradizione pittorica siciliana settecentesca, caratterizzata dall’incontro tra elementi locali e influssi continentali.

Più probabile appare l’influenza di padre Fedele da San Biagio, prolifico pittore dell’Ordine cappuccino siciliano e interprete della corrente accademica legata ai modi di Sebastiano Conca. Questa formazione all’interno dell’Ordine religioso spiega la coerenza stilistica e tematica che caratterizza tutta la produzione di Fra Felice, orientata verso una pittura di ispirazione devozionale ma tecnicamente raffinata.

L’Evoluzione Stilistica Giovanile

Le prime opere documentate di Fra Felice risalgono al periodo tra il 1755 e il 1765, quando il giovane frate iniziò a dipingere per le chiese e i conventi della Sicilia occidentale. A Sambuca, suo paese natale, realizzò le sue prime opere, tra cui un dipinto murale ad affresco con il Transito di san Giuseppe e alcuni dipinti su tela con Orazione di Gesù Cristo nell’orto di Getsemani ed Evangelisti, eseguiti nel 1760 per il convento dei cappuccini.

Queste opere giovanili mostrano già la caratteristica capacità di Fra Felice di coniugare tecnica raffinata e intensità espressiva, elementi che diventeranno costanti nella sua produzione matura.

Il Periodo Romano: La Consacrazione Artistica (1768)

La Chiamata di Papa Clemente XIII

Un momento cruciale nella carriera artistica di Fra Felice fu il 1768, quando si recò a Roma, a seguito della chiamata da parte di papa Clemente XIII, per la realizzazione di alcuni quadri in occasione della beatificazione del frate Bernardo da Corleone. Questo riconoscimento pontificio rappresentò una consacrazione ufficiale del talento del pittore cappuccino, inserendolo nel circuito artistico romano più prestigioso.

Le Opere Romane e il Confronto con l’Arte Metropolitana

Durante il soggiorno romano, Fra Felice completò diverse opere di grande impegno: una grande tela con Il beato Bernardo in gloria e cinque tondi ad olio con Fatti e virtù del beato, oggi dispersi, mentre si conservano tuttora nella chiesa di Santa Maria della Concezione dei Cappuccini l’Apparizione di Maria Vergine al beato Bernardo e due tele con La morte del giusto (la “buona morte”) e La morte del peccatore (la “cattiva morte”).

Queste opere, in particolare le celebri tele della “buona” e “cattiva morte“, divennero presto molto richieste e furono replicate più volte dall’artista, diffondendosi in tutta la Sicilia e oltre. I soggetti devozionali dal chiaro contenuto didascalico erano molto richiesti dalla committenza religiosa e più volte replicati dal pittore.

Il confronto con l’ambiente artistico romano permise a Fra Felice di affinare la sua tecnica e di confrontarsi con le correnti artistiche più aggiornate dell’epoca. In esse, più che di Giovanni Lanfranco e di Guido Reni, si avverte la conoscenza delle opere di Gaspare Traversi, suggerendo un’apertura del pittore verso le tendenze più innovative della pittura di genere.

Il Soggiorno Toscano: L’Incontro con l’Arte Centro-Italiana (1777)

L’Esperienza Fiorentina e Lucchese

Nel 1777 fra Felice si recò in Toscana, grazie all’interessamento di padre Luigi Sibaldi di Borgo a Buggiano (Pistoia), ospitato nel convento cappuccino di Torricchio. Nel giro di un anno, riuscì a completare diversi dipinti nelle suddette località, a Pistoia e in altri conventi della Toscana.

Questo soggiorno toscano rappresentò un momento di particolare crescita artistica per Fra Felice, che poté studiare direttamente i capolavori del Rinascimento e del Seicento toscano. L’influenza di questa esperienza si avverte nelle opere successive, caratterizzate da una maggiore raffinatezza compositiva e da un uso più consapevole del colore e della luce.

L’Assimilazione delle Tradizioni Pittoriche Toscane

Queste opere, pregevoli per la forte carica espressiva, evidenziano delle conformità stilistiche ed espressive con quelle di frate Stefano da Carpi. L’esperienza toscana permise a Fra Felice di assimilare elementi della grande tradizione pittorica centro-italiana, in particolare la lezione della scuola senese e fiorentina, che si riflette nella dolcezza dei volti delle sue Madonne e nella nobiltà compositiva delle sue pale d’altare.

Lo Stile Artistico: Tra Misticismo e Maestria Tecnica

Le Caratteristiche della Pittura Religiosa di Fra Felice

La pittura di Fra Felice si caratterizza per un approccio profondamente spirituale che non sacrifica mai la qualità tecnica. Elementi di pittura popolaresca si armonizzano con un fondo di classicismo, quasi raffaellesco, in una sintesi originale che, dietro l’apparente spontaneità, nasconde un’insolita intelligenza interpretativa.

Le sue scelte stilistiche erano dettate più dall’adesione alla spiritualità dei cappuccini, che dall’influenza dei modelli artistici dominanti. Questo approccio lo distingue dagli altri pittori-frati siciliani del suo tempo, conferendo alla sua arte un carattere profondamente personale e spiritualmente autentico.

L’Iconografia Mariana: Cuore della Produzione Artistica

Uno degli aspetti più caratteristici della produzione di Fra Felice è la straordinaria qualità delle sue rappresentazioni mariane. Le sue Madonne si distinguono per una grazia celestiale che trascende i modelli devozionali dell’epoca, raggiungendo una dimensione di autentica contemplazione mistica. Ogni Madonna mostra caratteristiche individuali che la rendono unica, pur mantenendo una coerenza stilistica che testimonia la maturità artistica dell’autore.

La tecnica di Fra Felice nella rappresentazione delle vesti, degli incarnati e degli sfondi rivela una padronanza consumata dei mezzi pittorici, frutto di anni di studio e di pratica. La sua capacità di creare atmosfere spirituali attraverso l’uso sapiente del chiaroscuro e del colore lo colloca tra i più abili interpreti della pittura religiosa settecentesca in Sicilia.

L’Innovazione Compositiva e l’Espressività Emotiva

Fra Felice dimostra una notevole capacità nell’organizzazione compositiva delle scene complesse, sapendo distribuire le figure nello spazio in modo equilibrato ed espressivo. Le sue grandi composizioni, come quelle conservate nelle chiese cappuccine di Sambuca, mostrano una padronanza nell’articolazione dei piani narrativi che rivela una formazione artistica di alto livello.

L’espressività emotiva è un altro elemento distintivo della sua arte: i personaggi sacri sono caratterizzati da una profondità psicologica che li rende immediatamente comprensibili al fedele, realizzando così l’ideale controriformistico di un’arte che educa ed eleva spiritualmente.

Le Opere Principali: Un Catalogo di Capolavori Devozionali

Le Tele di Agrigento e Provincia

Nell’agrigentino, Fra Felice ha lasciato alcuni dei suoi capolavori più significativi. Particolarmente degna di nota è la tela conservata nella Cappella dei Caduti in guerra ad Agrigento (Chiesa del Purgatorio), raffigurante la Madonna col Bambino. Quest’opera esemplifica la capacità dell’artista di infondere una profonda intensità spirituale nelle sue rappresentazioni mariane.

Si datano fra il 1770 e il 1771 i dipinti, olio su tela, per la cappella di san Bernardo nella chiesa dei cappuccini di Burgio (Agrigento) e la pala d’altare nella Chiesa di Santa Maria della Bagnara a Castronovo di Sicilia. Queste opere mostrano la piena maturità artistica del pittore, capace ormai di gestire commissioni di grande impegno con risultati di altissimo livello qualitativo.

I Cicli Pittorici: Narrazione Sacra e Pedagogia Religiosa

Fra Felice eccelse anche nella realizzazione di cicli pittorici complessi, dove poteva dispiegare le sue capacità narrative e didascaliche. Uno dei cicli pittorici più impegnativi e di maggiore interesse è costituito dalle cinque tele con Storie di s. Benedetto, che testimoniano la sua abilità nel costruire narrazioni articolate mantenendo sempre alta la qualità esecutiva.

La capacità di Fra Felice di alternare scene di grande intensità drammatica con momenti di raccolta contemplazione rivela una maturità artistica che lo pone tra i più significativi interpreti della pittura religiosa del suo tempo.

L’Innovazione nell’Arte Sacra Tradizionale

Pur rimanendo fedele alla tradizione iconografica cattolica, Fra Felice introdusse elementi di novità che rendono le sue opere immediatamente riconoscibili. La sua interpretazione personale dei temi sacri, sempre rispettosa del magistero ecclesiale ma arricchita da una sensibilità artistica moderna, rappresenta un contributo originale al panorama della pittura religiosa settecentesca.

L’Influenza dell’Arte Europea: Assimilazione e Reinterpretazione

I Modelli Artistici e le Fonti di Ispirazione

L’arte di Fra Felice rivela una profonda conoscenza dei grandi maestri della pittura europea, assimilati e reinterpretati attraverso la sua sensibilità personale e la sua formazione spirituale. L’influenza della scuola senese si avverte nella dolcezza dei volti e nella nobiltà compositiva, mentre l’eredità della grande pittura barocca emerge nell’uso drammatico della luce e nell’intensità espressiva delle scene sacre.

La lezione di Raffaello, mediata attraverso la tradizione accademica romana, si riflette nell’equilibrio compositivo e nella purezza delle forme, mentre l’influenza di Murillo appare evidente nella tenerezza delle scene mariane e nella capacità di rendere accessibile e commovente il sacro.

L’Originalità nella Tradizione

Ciò che distingue Fra Felice dai suoi contemporanei è la capacità di fondere questi diversi apporti in una sintesi originale, mai eclettica o derivativa. La sua arte riesce a essere insieme colta e popolare, tecnicamente raffinata e spiritualmente autentica, dimostrando come la tradizione possa essere un punto di partenza per l’innovazione piuttosto che un limite alla creatività artistica.

Il Contesto della Controriforma e l’Arte Cappuccina

I Cappuccini e il Rinnovamento dell’Arte Sacra

I Cappuccini in Sicilia, come in altre regioni d’Europa, si confermarono come la congregazione religiosa più moderna, più sensibile al nuovo sentire artistico. Per tale ragione furono i migliori interpreti degli insegnamenti del Concilio di Trento, preferendo all’oro la terra, al marmo la pietra, alle raffigurazioni trascendenti quelle immanenti.

Fra Felice si inserisce pienamente in questa tradizione, che vedeva nell’arte uno strumento privilegiato di evangelizzazione. La sua pittura risponde perfettamente agli ideali controriformistici: è chiara e comprensibile, emotivamente coinvolgente, pedagogicamente efficace, spiritualmente elevante.

L’Arte come Preghiera

Per Fra Felice, come per molti artisti-religiosi del suo tempo, l’arte era una forma di preghiera, un modo di servire Dio attraverso il talento ricevuto. Questa concezione spirituale dell’arte si riflette nella qualità costantemente alta delle sue opere, nella cura meticolosa dei dettagli, nell’intensità emotiva che caratterizza ogni sua creazione.

La tradizione riferisce che Fra Felice dipingeva in ginocchio, come il Beato Angelico, quasi a sottolineare il carattere sacro della sua attività artistica. Questa dimensione spirituale dell’arte conferisce alle sue opere una profondità che va oltre la mera competenza tecnica, raggiungendo una dimensione di autentica contemplazione mistica.

L’Ultimo Periodo: Maturità Artistica e Eredità Spirituale

Il Ritorno in Sicilia e la Produzione Tarda

Dopo il rientro in Sicilia, fra Felice continuò a dipingere (a volte a ridipingere) o a restaurare opere pittoriche per chiese e conventi nella Sicilia occidentale. Questo periodo della sua vita è caratterizzato da una produzione intensa e di altissima qualità, in cui la maturità artistica raggiunta si coniuga con una spiritualità sempre più profonda.

Le opere di questo periodo mostrano una sintesi perfetta tra tecnica e spiritualità, rappresentando il culmine della carriera artistica di Fra Felice. La sua capacità di rinnovare costantemente il proprio linguaggio pittorico, pur rimanendo fedele ai principi estetici e spirituali che avevano guidato la sua formazione, testimonia una vitalità creativa che non conobbe declino fino agli ultimi anni di vita.

Gli Ultimi Anni a Palermo

Il pittore trascorse gli ultimi anni della sua vita nel convento dei cappuccini di Palermo, dove ci sono molti suoi dipinti e dove morì il 14 ottobre 1805. Il convento palermitano divenne così il depositario di alcune delle sue opere più mature, testimonianza di una carriera artistica che aveva attraversato la seconda metà del Settecento lasciando un’impronta indelebile nell’arte religiosa siciliana.

Dopo 12 anni, il 29 marzo 1817, su richiesta del padre Lorenzo di Palermo, Vicario Provinciale, e alla presenza del vescovo mons. Gabriele Gravina, di mons. Giuseppe Amorelli e del cardinale Pietro Gravina, la salma di fra Felice fu esumata e posta a destra dell’altare maggiore della chiesa dei Cappuccini di Palermo. Questo gesto di venerazione testimonia il riconoscimento della santità di vita del frate-pittore, la cui memoria era rimasta viva nella comunità religiosa.

L’Eredità Artistica e Culturale

L’Influenza sulla Pittura Siciliana Successiva

L’opera di Fra Felice ebbe un’influenza duratura sulla pittura religiosa siciliana, contribuendo a definire un modello di arte sacra che coniugava tradizione e innovazione. I suoi allievi e seguaci diffusero il suo stile in tutta la Sicilia occidentale, creando una scuola pittorica che mantenne vive le sue innovazioni stilistiche e iconografiche.

La diffusione delle sue opere, favorite dalla mobilità dell’artista e dalle richieste di copie delle sue composizioni più famose, contribuì a uniformare il gusto artistico dell’epoca secondo i principi estetici elaborati dal maestro sambucese.

Il Riconoscimento Critico Moderno

Uno storiografo francescano, presentando un breve e rapido profilo del Sambuchese, così scrive: “Pochi frati furono cotanto insigni quanto fra Felice da Sambuca, e pochi tanto negletti e dimenticati quanto lui medesimo. Quest’uomo singolare meriterebbe uno studio a parte”.

Questo giudizio, formulato nel contesto degli studi francescani, evidenzia come l’importanza artistica di Fra Felice fosse riconosciuta già dai suoi contemporanei, ma anche come la sua figura meritasse un approfondimento critico più sistematico. Gli studi moderni hanno confermato questo giudizio, riconoscendo in Fra Felice uno dei più significativi interpreti della pittura religiosa settecentesca in Sicilia.

L’Attualità del Messaggio Artistico

L’arte di Fra Felice mantiene una straordinaria attualità, non solo per la qualità tecnica delle sue opere, ma anche per la capacità di comunicare valori spirituali universali attraverso un linguaggio artistico di immediata comprensibilità. In un’epoca di crescente secolarizzazione, la sua testimonianza artistica rappresenta un ponte tra il mondo della fede e quello della cultura, dimostrando come l’arte possa essere veicolo di elevazione spirituale e di bellezza autentica.

Il Significato Filosofico dell’Arte di Fra Felice

Arte e Spiritualità: Una Sintesi Originale

L’opera di Fra Felice rappresenta un caso esemplare di sintesi tra arte e spiritualità, dove la competenza tecnica si pone al servizio di un’ispirazione autentica e profonda. La sua pittura dimostra come l’arte religiosa possa raggiungere i vertici dell’eccellenza estetica senza mai perdere di vista la sua funzione primaria di elevazione spirituale e di educazione alla fede.

Questa concezione dell’arte, che affonda le radici nella tradizione medievale ma si arricchisce degli apporti dell’estetica rinascimentale e barocca, rappresenta un modello di integrazione tra bellezza e verità che mantiene una validità permanente, al di là delle mode e delle correnti artistiche.

L’Umiltà come Principio Estetico

Un aspetto particolarmente significativo dell’arte di Fra Felice è il modo in cui l’umiltà francescana diventa un principio estetico fondamentale. Il rifiuto di firmare le proprie opere, la preferenza per i materiali poveri, l’attenzione alle esigenze spirituali della comunità piuttosto che alla gloria personale, rappresentano una concezione dell’arte come servizio che contrasta con l’individualismo artistico moderno.

Questa dimensione etica dell’arte conferisce alle opere di Fra Felice una profondità che va oltre il puro valore estetico, facendone testimonianza di un modo di intendere la creatività come dono da condividere piuttosto che come mezzo di affermazione personale.

Conclusioni: Fra Felice da Sambuca nel Panorama dell’Arte Siciliana

Un Maestro Riscoperto

La figura di Fra Felice da Sambuca rappresenta uno dei capitoli più significativi della storia artistica siciliana del XVIII secolo, meritevole di essere riscoperto e valorizzato sia per la qualità intrinseca delle opere che per il contributo innovativo apportato alla tradizione della pittura religiosa. La sua capacità di coniugare fedeltà alla tradizione e apertura alle innovazioni, competenza tecnica e autenticità spirituale, lo pone tra i protagonisti assoluti del panorama artistico dell’epoca.

L’ampiezza della sua produzione, documentata in decine di opere conservate in chiese e conventi di tutta la Sicilia e dell’Italia centrale, testimonia non solo la sua prolificità ma anche la qualità costantemente alta del suo lavoro. Ogni opera porta il segno di una personalità artistica matura e consapevole, capace di rinnovare continuamente il proprio linguaggio espressivo pur rimanendo fedele ai principi estetici e spirituali che ne guidavano l’ispirazione.

L’Attualità di un Messaggio

In un’epoca come la nostra, caratterizzata dalla frammentazione culturale e dalla perdita di punti di riferimento stabili, l’esempio di Fra Felice acquista un valore particolare. La sua arte dimostra come sia possibile coniugare tradizione e innovazione, come la fedeltà ai principi non significhi necessariamente chiusura al nuovo, come la spiritualità possa essere fonte di ispirazione per creazioni di altissimo valore estetico.

Il messaggio che emerge dalla sua opera è quello di un’arte che non rinuncia alla bellezza per essere significativa, né sacrifica il significato per essere bella, ma trova nella sintesi armoniosa di questi elementi la sua ragion d’essere più profonda.

Un Patrimonio da Valorizzare

Le opere di Fra Felice da Sambuca rappresentano un patrimonio artistico di inestimabile valore per il territorio agrigentino e per l’intera Sicilia. La loro conservazione e valorizzazione dovrebbe essere una priorità per le istituzioni culturali, non solo per il valore storico-artistico intrinseco, ma anche per la capacità di queste opere di comunicare valori universali e di contribuire alla formazione dell’identità culturale del territorio.

La riscoperta di Fra Felice può contribuire a una maggiore consapevolezza delle ricchezze artistiche del territorio siciliano, spesso poco note anche agli stessi abitanti dell’isola. La sua figura rappresenta un esempio di come il genius loci possa esprimersi in forme di eccellenza universale, dimostrando che la cultura locale, quando autentica e profonda, parla un linguaggio che trascende i confini geografici e temporali.

L’eredità di Fra Felice da Sambuca continua a vivere nelle sue opere, testimonianza imperishabile di un’epoca in cui l’arte sapeva essere insieme preghiera e bellezza, tradizione e innovazione, umiltà e grandezza. In questo equilibrio difficile ma possibile sta il segreto della sua attualità e del fascino duraturo della sua arte, che continua a parlare al cuore degli uomini del XXI secolo con la stessa intensità emotiva e spirituale che caratterizzava i fedeli del Settecento siciliano.

Elio Di Bella

Categoria: Cultura, In 5 Minuti, Storia ComuniTag: fra felice, sambuca di sicilia

Post precedente: «paolo III riceve ignazio di Loyola Il Concilio di Trento: La Grande Trasformazione della Chiesa Cattolica nell’Era Moderna
Post successivo: Domenico Provenzani: il Maestro Dimenticato del Barocco Siciliano del XVIII Secolo Provenzani-D.-1901-Dipinto-della-Visitazione»

Footer

Copyright

I contenuti presenti sul sito agrigentoierieoggi.it, dei quali il Prof. Elio di Bella è autore, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti perché appartenenti all’autore stesso. È vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma. È vietata la pubblicazione e la redistribuzione dei contenuti non autorizzata espressamente dall’autore.

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07/03/2001.

Privacy

Questo blog rispetta la normativa vigente in fatto di Privacy e Cookie . Tutta la docvumentazione e i modi di raccolta e sicurezza possono essere visionati nella nostra Privacy Policy

Privacy Policy     Cookie Policy

Copyright © 2026 Agrigento Ieri e Oggi · Creato da Webbando.net