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Provenzani-D.-1901-Dipinto-della-Visitazione

Domenico Provenzani: il Maestro Dimenticato del Barocco Siciliano del XVIII Secolo

1 Giugno 2025 //  by Elio Di Bella

Un’analisi approfondita della vita e dell’opera di Domenico Provenzani (1736-1794), pittore siciliano tra i protagonisti del barocco settecentesco. Dalle sue origini palmesi al successo in tutta la Sicilia centro-meridionale, tra mecenatismo aristocratico e innovazione artistica.

Il Rinnovamento Artistico della Sicilia Settecentesca

Nel panorama artistico della Sicilia del XVIII secolo, caratterizzato da una straordinaria fioritura di talenti e da una complessa rete di influenze culturali che collegavano l’isola ai principali centri artistici europei, emerge con particolare rilievo la figura di Domenico Provenzani. Nato a Palma di Montechiaro il 20 settembre 1736 e morto nella stessa città il 29 gennaio 1794, questo straordinario pittore rappresenta una delle personalità più significative del tardo barocco siciliano, testimone di un’epoca di profonde trasformazioni culturali e artistiche che videro la Sicilia dialogare con le grandi scuole pittoriche continentali, assorbendone gli insegnamenti e rielaborandoli in forme originali e distintive.

Il Settecento siciliano si configura come un secolo di straordinaria vitalità artistica, durante il quale l’isola divenne crocevia di influenze provenienti da Roma, Napoli, e dalle Fiandre, creando un sincretismo culturale unico nel panorama europeo. In questo contesto si inseriscono artisti nomadi e attivi come Antonio Grano, il fiammingo Guglielmo Borremans, Vito Vasta, Gaspare Serenario, Gioacchino Martorana, Gaspare Fumagalli, Filippo Tancredi, Olivio Sozzi, Filippo Randazzo, Vito D’Anna, Giuseppe Crestadoro, Letterio Paladino, i fratelli Manno, figure che contribuirono a decorare i maggiori complessi religiosi e le principali residenze dell’aristocrazia siciliana.

Le Origini e la Formazione: Tra Mecenatismo Aristocratico e Maestri Illustri

Il Rapporto con i Tomasi di Lampedusa

La formazione artistica di Domenico Provenzani è indissolubilmente legata al mecenatismo illuminato della famiglia Tomasi di Lampedusa, una delle più prestigiose casate dell’aristocrazia siciliana. A 13 anni perde il padre, lo scultore in legno Calogero Provenzani, e il principe Ferdinando Tomasi di Lampedusa si prende cura della sua educazione, inviandolo a Palermo nelle botteghe del Gaspare Serenari e di Vito D’Anna. Questo episodio biografico rivela non solo la sensibilità culturale dell’aristocrazia siciliana del tempo, ma anche la presenza di un sistema di patronato che permetteva ai giovani talenti di accedere ai migliori circuiti formativi dell’epoca.

Il principe Ferdinando Tomasi rappresentava l’incarnazione dell’aristocrazia colta del XVIII secolo, consapevole del proprio ruolo sociale e culturale. La sua decisione di sostenere economicamente la formazione artistica del giovane Provenzani testimonia una visione illuminata del mecenatismo, che andava oltre il mero sostegno finanziario per configurarsi come un vero e proprio progetto educativo. L’invio del giovane artista a Palermo presso le botteghe dei maestri più accreditati dell’epoca rappresentava un investimento culturale che rifletteva la volontà di creare una rete di artisti legati alla propria famiglia e al territorio di appartenenza.

L’Apprendistato Palermitano: Serenari e D’Anna

L’esperienza formativa presso le botteghe di Gaspare Serenari e Vito D’Anna rappresentò per Provenzani un momento cruciale del suo percorso artistico. Gaspare Serenari (1707-1759) era stato allievo di Francesco Susinno e frequentatore del laboratorio di Guglielmo Borremans durante il soggiorno palermitano di quest’ultimo. Successivamente, fu allievo di Sebastiano Conca a Roma tra il 1731 ed il 1745 presso l’Accademia del Nudo frequentata da studenti provenienti da tutta Europa.

Serenari rappresentava quindi un tramite fondamentale tra la cultura artistica romana e quella siciliana, avendo assorbito durante il suo soggiorno romano le lezioni dei grandi maestri del barocco maturo. La sua nomina a Cavaliere Lateranense e Conte Palatino da Papa Benedetto XIV testimonia il riconoscimento internazionale del suo talento e la sua capacità di dialogare con i centri artistici più prestigiosi d’Europa.

Parallelo e complementare fu l’insegnamento di Vito D’Anna, nato a Palermo il 14 ottobre 1718, uno dei principali pittori siciliani e maggiore rappresentante del Rococò siciliano. D’Anna incarnava l’evoluzione del gusto artistico siciliano verso forme più raffinate e decorative, caratteristiche del rococò internazionale. La sua opera più celebre, L’apoteosi di Palermo del 1760, affresco presente nella sala da ballo di Palazzo Isnello, è considerata una delle maggiori opere di pittura siciliana del XVIII secolo.

Il Contesto Artistico: L’Influenza di Francesco Solimena e la Scuola Napoletana

Solimena e la Diffusione del Tardo Barocco

Per comprendere appieno la formazione artistica di Provenzani, è essenziale analizzare l’influenza esercitata da Francesco Solimena sulla pittura siciliana del XVIII secolo. Francesco Solimena (1657-1747), noto come l’Abate Ciccio, fu una delle grandi figure nello sviluppo degli stili barocco e rococò, venendo riconosciuto a livello internazionale come uno degli artisti più famosi del suo tempo. La sua scuola fu la più prolifica del Settecento napoletano, in quanto vi si formarono svariate decine di pittori e architetti che in molti casi andarono incontro a delle luminose carriere.

L’influenza solimenesca raggiunse la Sicilia attraverso diversi canali: la circolazione di disegni e incisioni, la presenza di suoi allievi diretti nell’isola, e soprattutto attraverso la diffusione di un linguaggio pittorico che combinava la grandiosità barocca con una raffinatezza compositiva che anticipava il gusto rococò. Come emerso dalle ricerche, Il dipinto mussomelese di Provenzani è stato realizzato prendendo spunto da un’incisione dell’epoca stampata in molte copie da Francesco La Marra, che riproduceva un prototipo di Solimena eseguito nella sagrestia di San Domenico Maggiore di Napoli nel 1709.

La Circolazione dei Modelli Artistici

Il XVIII secolo vide lo sviluppo di un sistema di circolazione delle idee artistiche che collegava i principali centri culturali europei. Le incisioni svolgevano un ruolo fondamentale in questo processo, permettendo la diffusione di composizioni e soluzioni iconografiche anche in aree geograficamente remote dai luoghi di creazione originale. La stampa calcografica in possesso del Provenzano faceva parte dell’album-catalogo del pittore che comprendeva diversi autori di scuola romana e napoletana di fama europea.

Questo fenomeno rivela la consapevolezza culturale degli artisti siciliani del tempo, che non si accontentavano di una formazione puramente locale ma cercavano costantemente di aggiornarsi sui modelli più avanzati della pittura europea. La presenza di album di incisioni nelle botteghe pittoriche rappresentava uno strumento di lavoro indispensabile, una sorta di biblioteca visiva che permetteva agli artisti di attingere a un repertorio iconografico vastissimo.

L’Attività Artistica: Un Itinerario Attraverso la Sicilia Centro-Meridionale

Le Prime Opere e l’Affermazione Artistica

L’attività documentata di Domenico Provenzani inizia nel 1754 con la realizzazione del quadrone della “Sacra Famiglia” nel refettorio del Collegio di Maria di Palma di Montechiaro. Quest’opera, che segna l’inizio della sua carriera autonoma, rivela già la maturità tecnica e compositiva dell’artista, capace di organizzare complesse narrazioni sacre secondo i canoni del barocco maturo.

La composizione del quadrone palermitano presenta elementi iconografici significativi: la presenza del cardinale Corradini, fondatore dell’Ordine, testimonia l’attenzione dell’artista per la dimensione storica e istituzionale della committenza religiosa. La rappresentazione di San Michele Arcangelo con la spada fiammeggiante e il sole rosso sul petto rivela l’abilità di Provenzani nel combinare tradizione iconografica e innovazione compositiva.

L’Espansione Geografica dell’Attività

L’attività di Provenzani si estese rapidamente oltre i confini del territorio palmese, abbracciando un’area geografica che comprendeva i principali centri della Sicilia centro-meridionale. Le sue opere si trovano nel paese natale e in altre parti della Sicilia centro meridionale (Agrigento Complesso Padri Liguorini, Licata, Naro, Mussomeli). Questa diffusione geografica testimonia la reputazione raggiunta dall’artista e la sua capacità di rispondere alle esigenze di una committenza variegata.

Le opere realizzate a Regalbuto rappresentano un episodio particolarmente significativo dell’attività dell’artista. La distanza considerevole che separa questa località dalla base operativa dell’artista suggerisce che Provenzani fosse ormai considerato uno dei pittori più affermati della Sicilia centrale. Le tele conservate nella chiesa di San Giovanni a Regalbuto mostrano tutte le caratteristiche stilistiche mature dell’artista: i manti di un rosso tipico, la sicurezza del tocco, la cromia sfarzosa, i panneggiamenti singolari e i tipici tratti fisionomici delle figure.

Le Tecniche Pittoriche: Olio e Affresco

L’analisi delle opere di Provenzani rivela una padronanza tecnica che si estende tanto alla pittura ad olio quanto a quella ad affresco. Gli affreschi dell’Oratorio del SS. Rosario di Palma dimostrano la sua abilità nel gestire le complesse problematiche tecniche della pittura murale. La descrizione degli affreschi del soffitto rivela soluzioni compositive di grande effetto scenografico: l’Arcangelo che scaccia l’idra dalle sette teste, rappresentata con “forza bestiale” che “si contorce, in uno sforzo vano, uscendo dai limiti della cornice”, testimonia la capacità dell’artista di creare effetti di sfondamento illusionistico che ampliano lo spazio architettonico.

La tecnica dell’affresco richiedeva non solo abilità esecutiva, ma anche una progettazione accurata e una perfetta conoscenza dei materiali. La presenza di medaglioni monocromati in verde con “graziose testine di putti” dimostra la versatilità tecnica di Provenzani e la sua capacità di variare i registri espressivi all’interno dello stesso ciclo decorativo.

Il Linguaggio Stilistico: Caratteristiche e Evoluzione

I Tratti Distintivi dello Stile

La più importante caratteristica della sua arte è l’uso personale del colore, per aderire al verismo umano e naturalistico. La visione scenografica, che si manifesta nei suoi lavori, e la distribuzione equilibrata delle masse danno luogo ad una fusione armonica di figure e colori nello spazio. Questa definizione critica coglie l’essenza del linguaggio artistico di Provenzani, caratterizzato da un equilibrio tra fedeltà naturalistica e ricerca di effetti scenografici.

L’uso del colore rappresenta uno degli aspetti più originali della pittura di Provenzani. La predilezione per i manti rossi, più volte menzionata nelle fonti, non è meramente decorativa ma risponde a precise esigenze compositive e simboliche. Il rosso, colore della passione e del martirio, assume nelle opere dell’artista valenze semantiche specifiche, contribuendo a definire la gerarchia narrativa delle composizioni.

L’Evoluzione Compositiva

L’analisi delle opere databili permette di tracciare un’evoluzione stilistica che rivela la crescente maturità artistica di Provenzani. Le prime opere mostrano una chiara aderenza ai modelli formativi ricevuti nelle botteghe palermitane, mentre le realizzazioni mature evidenziano una personalità artistica sempre più definita e originale.

La “Pietà” di Regalbuto rappresenta uno dei vertici espressivi dell’artista. La descrizione dell’opera evidenzia come Provenzani sia riuscito a raggiungere “espressioni di drammaticità veramente eccezionali: il Cristo è esangue e la Addolorata si consuma in uno strazio compostissimo”. Questa capacità di coniugare intensità emotiva e compostezza formale rappresenta una delle conquiste più significative dell’arte di Provenzani.

La Committenza Religiosa: Ordini Monastici e Devozione Popolare

I Rapporti con gli Ordini Religiosi

L’attività di Provenzani si svolse prevalentemente nell’ambito della committenza religiosa, riflettendo la struttura sociale e culturale della Sicilia settecentesca, dove la Chiesa continuava a svolgere un ruolo centrale nella promozione artistica. Il vasto ciclo decorativo degli affreschi delle pareti e della volta del Santuario Mariano Mussomelese è opera del noto pittore palmese Domenico Provenzani, realizzato sotto l’Ordine domenicano dei Padri Predicatori di Mussomeli, vero centro di potere culturale e religioso a partire dal 1724.

I Domenicani di Mussomeli rappresentavano un esempio significativo del ruolo culturale svolto dagli ordini religiosi nella Sicilia del XVIII secolo. L’Ordine domenicano a Mussomeli si mantenne fino alla soppressione degli Ordini Religiosi del 1866 attuate con le cosiddette leggi eversive emanate dallo stato italiano post unitario. Questo dato cronologico sottolinea l’importanza di questi centri religiosi come custodi di tradizioni artistiche e culturali che si prolungarono ben oltre il periodo di attività dell’artista.

L’Iconografia Religiosa e la Controriforma

Le scelte iconografiche di Provenzani riflettono fedelmente i dettami della Controriforma cattolica, orientati verso una religiosità emotivamente coinvolgente e didatticamente efficace. Il tema del “Trionfo della fede cattolica sull’eresia”, realizzato a Mussomeli ispirandosi al prototipo solimenesco, rappresenta un esempio paradigmatico di come l’arte dovesse servire alla propaganda religiosa e alla edificazione dei fedeli.

La predilezione per i soggetti mariani, documentata in numerose opere dell’artista, risponde alle direttive della Chiesa post-tridentina che promuoveva il culto della Vergine come baluardo contro le dottrine protestanti. Le “Madonne del Rosario” realizzate in diverse località testimoniano la diffusione di questa devozione particolare, legata all’Ordine domenicano e alla battaglia di Lepanto.

L’Arte del Ritratto: Personalità e Psicologia

I Ritratti di Personalità Religiose

Del pittore risulta poco indagata la vasta attività di abile ritrattista di cui si conoscono alcuni ritratti su tela di personaggi dei vari ordini religiosi sparsi per l’isola dove l’artista prestò servizio artistico. Questo aspetto dell’attività di Provenzani merita particolare attenzione, in quanto rivela una faccia meno nota ma non meno significativa del suo talento artistico.

Degno di nota per equilibrio compositivo e per la resa psicologica del personaggio è il ritratto del Padre Priore fra Vincenzo Biondolillo (Mussomeli, 1710-1794), conservato nella sagrestia dell’ex convento dei domenicani di Mussomeli. Questo ritratto rappresenta un documento eccezionale della capacità di Provenzani di penetrare nella psicologia dei suoi modelli, creando immagini che vanno oltre la mera somiglianza fisica per cogliere l’essenza spirituale e umana del personaggio ritratto.

I Ritratti dell’Episcopato Agrigentino

Particolarmente significativi sono i ritratti dei vescovi agrigentini Mons. Andrea Lucchesi Palli (1692-1768), Mons. Antonio Lanza (1728-1775) e di Mons. Antonio Cavaleri (1719-1791) oggi conservati nel Palazzo Vescovile di Agrigento. Questi ritratti costituiscono una galleria di personalità ecclesiastiche che documentano la gerarchia diocesana agrigentina del XVIII secolo.

La capacità di Provenzani di caratterizzare psicologicamente i suoi modelli emerge dalla sua abilità nel cogliere i tratti distintivi di ciascun personaggio, traducendo in linguaggio pittorico le diverse personalità e i diversi ruoli istituzionali. I ritratti episcopali richiedevano un equilibrio delicato tra ufficialità e umanità, tra rappresentanza istituzionale e verità psicologica.

Le Opere Mature: Verso una Sintesi Personale

Gli Affreschi di Mussomeli

Il ciclo di affreschi realizzato nella chiesa della Madonna dei Miracoli di Mussomeli rappresenta probabilmente il vertice dell’attività matura di Provenzani. L’intervento di restauro conservativo ha ridato luce a un lavoro pittorico tra i più vasti e complessi eseguiti dal pittore palmese Domenico Provenzani e aiuti attorno al 1770 nell’entroterra siciliano.

Questo ciclo decorativo dimostra la piena maturità artistica raggiunta da Provenzani verso la fine della sua carriera. La complessità compositiva e la ricchezza iconografica degli affreschi testimoniano una padronanza tecnica e concettuale che pone l’artista tra i protagonisti assoluti del barocco siciliano.

L’Ultimo Periodo e le Innovazioni Stilistiche

Le opere dell’ultimo periodo di attività rivelano un’evoluzione stilistica verso forme più classicheggianti, in linea con i cambiamenti del gusto artistico europeo della seconda metà del XVIII secolo. Questa evoluzione non rappresenta un rinnegamento delle conquiste precedenti, ma piuttosto una sintesi matura che incorpora elementi neoclassici mantenendo la ricchezza cromatica e l’intensità espressiva caratteristiche dello stile personale dell’artista.

Le ultime opere documentate, come la “Madonna del Latte” e l'”Immacolata” del 1790 nella chiesa di San Paolo Apostolo dei Maltesi, mostrano una semplificazione compositiva e una purificazione formale che anticipano i linguaggi artistici del secolo successivo.

Il Contesto Sociale e Culturale: Aristocrazia e Borghesia Emergente

Le Trasformazioni della Committenza

L’attività di Provenzani si svolse in un periodo di significative trasformazioni sociali ed economiche che interessarono la Sicilia del XVIII secolo. L’emergere di una borghesia mercantile e professionale accanto all’aristocrazia tradizionale creò nuove tipologie di committenza che influenzarono sia le scelte iconografiche sia le modalità produttive degli artisti.

La presenza di ritratti di famiglie borghesi e di personalità non aristocratiche nell’opera di Provenzani testimonia questa trasformazione sociale. Il mutamento della società siciliana del XVIII secolo si riflette nella diversificazione della committenza artistica, che non si limitava più alle grandi famiglie feudali e agli ordini religiosi ma si estendeva a ceti sociali più ampi.

L’Economia Artistica del XVIII Secolo

L’analisi dei contratti e dei documenti relativi all’attività di Provenzani fornisce preziose informazioni sull’economia artistica dell’epoca. La pratica dei contratti dettagliati, la specificazione dei soggetti e delle modalità esecutive, il sistema dei pagamenti rateali rivelano un mercato artistico ormai maturo e organizzato secondo criteri professionali moderni.

La mobilità geografica dell’artista, che lo portava a operare in località distanti dalla sua base operativa, era resa possibile da una rete di collegamenti e di intermediari che facilitavano i contatti tra artisti e committenti. Questa organizzazione del mercato artistico rappresentava un fattore di modernizzazione che avvicinava la Sicilia ai modelli continentali.

L’Eredità Artistica e l’Influenza sui Contemporanei

La Scuola di Provenzani

Pur non avendo fondato una vera e propria scuola nel senso istituzionale del termine, Provenzani esercitò una notevole influenza sui pittori siciliani della sua generazione e di quella successiva. La diffusione del suo linguaggio stilistico e delle sue soluzioni tecniche contribuì alla formazione di un’identità artistica siciliana che combinava le lezioni dei grandi maestri continentali con le specificità locali.

L’influenza di Provenzani si manifesta nella persistenza di alcuni elementi caratteristici del suo stile nelle opere di pittori attivi nella Sicilia della fine del XVIII e dell’inizio del XIX secolo. La sua lezione contribuì a mantenere viva una tradizione pittorica siciliana che avrebbe trovato nuove espressioni nelle generazioni successive.

Il Giudizio della Critica Moderna

Il Provenzani, per le numerose testimonianze pittoriche lasciate nella Sicilia sud-occidentale e centrale, a diritto si può includere assieme ai summenzionati artisti tra i migliori artisti siciliani del Settecento. Questo giudizio della critica moderna riconosce a Provenzani un ruolo di primo piano nel panorama artistico siciliano del XVIII secolo.

La rivalutazione critica dell’arte di Provenzani, avvenuta soprattutto a partire dalla seconda metà del XX secolo, ha permesso di riconoscere l’originalità e la qualità della sua produzione artistica, inserendola nel più ampio contesto della pittura italiana ed europea del XVIII secolo. Gli studi recenti hanno evidenziato la capacità dell’artista di dialogare con le principali correnti artistiche del suo tempo mantenendo una forte identità personale e regionale.

Filosofia e Spiritualità nell’Arte di Provenzani

La Dimensione Teologica dell’Immagine

L’opera di Provenzani si inserisce nel solco della grande tradizione dell’arte sacra cattolica, caratterizzata da una concezione dell’immagine come strumento di elevazione spirituale e di comunicazione del divino. La sua adesione ai principi estetici della Controriforma non si limita all’aspetto formale ma coinvolge una dimensione filosofica e teologica profonda che considera l’arte come manifestazione sensibile del trascendente.

La ricerca di un equilibrio tra bellezza sensibile e verità spirituale rappresenta uno dei nuclei filosofici centrali dell’arte di Provenzani. Le sue composizioni religiose non si limitano alla rappresentazione narrativa degli episodi sacri ma aspirano a creare un’esperienza estetica che favorisca la contemplazione e l’elevazione mistica del fedele.

L’Estetica del Sublime Barocco

L’arte di Provenzani partecipa di quella concezione barocca del sublime che identifica nella sproporzione, nell’eccesso, nella teatralità gli strumenti per suscitare nell’osservatore una commozione spirituale che trascenda la dimensione puramente estetica. I suoi affreschi e le sue pale d’altare sono concepiti come macchine sceniche destinate a coinvolgere emotivamente i fedeli e a guidarli verso una comprensione intuitiva dei misteri della fede.

La filosofia estetica che sottende l’opera di Provenzani si radica nella tradizione neoplatonica cristiana che vede nell’arte un tramite privilegiato per l’accesso al mondo delle idee divine. La bellezza sensibile delle sue opere è concepita come riflesso della bellezza divina, secondo una concezione che affonda le sue radici nella patristica e nella scolastica medievale.

Conclusioni: Provenzani nel Panorama del Barocco Europeo

L’analisi dell’opera di Domenico Provenzani rivela un artista di notevole statura che seppe interpretare con originalità e personalità i grandi temi del barocco maturo, adattandoli alle specificità del contesto culturale siciliano. La sua formazione presso i migliori maestri dell’epoca, il sostegno illuminato del mecenatismo aristocratico, la capacità di dialogare con le correnti artistiche continentali fecero di lui uno dei protagonisti del rinnovamento artistico siciliano del XVIII secolo.

È sepolto nella cripta della chiesa madre di Maria Santissima del Rosario di Palma di Montechiaro, luogo simbolico che testimonia il suo radicamento nel territorio natale nonostante l’apertura verso orizzonti culturali più vasti. La sua opera rappresenta un esempio paradigmatico di come l’arte del XVIII secolo riuscisse a coniugare universalità e particolarismo, tradizione e innovazione, spiritualità e sensibilità estetica.

Il lascito di Provenzani alla cultura artistica siciliana va oltre la semplice produzione pittorica per configurarsi come un modello di professionalità artistica e di impegno culturale che avrebbe influenzato le generazioni successive. La sua capacità di operare in un territorio geograficamente e culturalmente periferico mantenendo costanti rapporti con i centri artistici più avanzati rappresenta un insegnamento tuttora attuale sulla necessità di coniugare identità locale e apertura cosmopolita.

L’arte di Domenico Provenzani, nella sua sintesi di tradizione e modernità, di spiritualità e sensibilità estetica, di radicamento territoriale e apertura europea, rappresenta uno dei vertici della pittura siciliana del XVIII secolo e un contributo significativo alla più ampia cultura artistica italiana ed europea dell’epoca. La sua opera continua a parlare alle generazioni contemporanee, testimoniando la perenne capacità dell’arte di trascendere i confini temporali e geografici per raggiungere dimensioni di universale umanità.

Elio Di Bella

Categoria: Cultura, In 5 Minuti, Storia ComuniTag: domenico provenzani

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