Questo lo stemma medievale della Città di Agrigento, creato dagli agrigentini dopo il 1401 per rammentare ai posteri il mirabile tempio di Giovo Olimpico
i tre giganti
Tre figure che reggono una trabeazione nella quale stanno tre torri merlate.
Le figure hanno le braccia alzate ed inarcate, con i muscoli tesi per lo sforzo fatto nel sostenere il peso su loro gravante.
Nell’architrave si legge : “Siget Agrigentum mirabilis aula gigantum”.
“Agrigento sorge come una meravigliosa sala dei giganti.”
La parola “Siget” può essere interpretata come una forma arcaica o poetica per indicare “sorge” o “si erge”.
Il tempio andò in rovina
Questo lo stemma medievale della Città di Agrigento, creato dagli agrigentini dopo il 1401 per rammentare ai posteri il mirabile tempio di Giovo Olimpico, detto volgarmente dei Giganti per dei telamoni giganteschi in esso esistenti, scolpiti nel tufo arenario del luogo, gli ultimi dei quali — in numero di tre — andarono in rovina appunto nel suddetto anno.
Di questo stemma di Agrigento se ne vede uno scolpito sul marmo intorno al 1555 esistente in una lapide che si osserva sul prospetto gei palazzo di stile gotico di Piazza Gallo, oggi sede della Camera di Commercio
Preziosi sono i versi di un ignoto poeta riportati dal Fazello nella sua “Storia della Sicilia”
Preziosi, non perché gli esametri del vate agrigentino abbiano pregi letterari particolari ma perché da essi apprendiamo non solo che:
“…sotto il pondo delle gravi e grosse
Mura, piegando i tre Giganti il collo
E le ginocchia, e le robuste spalle,
Ch’eran di quella mole alto sostegno.
Misere andar nella rovina estrema „
Ma ci fanno altresì conoscere che
“…e ‘l dì funesto
Ch’elle andaron per terra, il dì fu nono
Del mese di Decembre, e della nostra
Salute, l’anno si girava intorno
Mille, quattrocent’uno”






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