Scopri i dettagli della conferenza di Agrigento sulla relazione tra Pirandello e il fascismo. Interventi di esperti, nuove ricerche e un’analisi approfondita. Guarda il video
Nella storica cornice della Biblioteca Lucchesiana di Agrigento, si è svolta una conferenza illuminante che ha messo in luce aspetti meno noti del rapporto tra Luigi Pirandello e il regime fascista. L’evento, curato dal professore Marcello Saija, direttore del corso di laurea in mediazione linguistica e culturale Agorà Mundi, ha visto la partecipazione di figure di spicco come il regista-attore Ezio Donato, regista-attore. Li Fava Guzzetta dell’università Lumsa di Roma, Beniamino Biondi (agora mundi ag), Pietro Frassica (università di Princeton), Ada Morreale società storia patria ag), Franco Musarra (università di lovanio), Ulla Schroder (università di lovanio), Sonia Zaccaria (agora mundi ag), Sarah Zappulla Muscarà (università di Catania)
Pirandello e Mussolini: Una fedeltà politica rivelata
Durante la conferenza, è emerso un ritratto complesso di Pirandello non solo come letterato di fama mondiale ma anche come figura pubblica profondamente coinvolta nel tessuto politico dell’epoca fascista. Contrariamente alla narrativa comune che lo dipinge neutrale o distante dal fascismo, molti relatori hanno sottolineato come Pirandello fosse un ammiratore convinto di Mussolini, descrivendolo come un “mito” per lo scrittore.
Documenti e Discussioni: Le prove del coinvolgimento di Pirandello
Il dibattito ha messo particolarmente in rilievo un episodio significativo: nel settembre del 1924, poco dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti, Pirandello scrisse una lettera indirizzata a Mussolini, pubblicata sul quotidiano “Il Nuovo Paese”, nella quale chiedeva esplicitamente di aderire al Partito Nazionale Fascista. Questa lettera, come evidenziato dai relatori, rappresenta una dichiarazione chiara della sua fedeltà al regime, dimostrando che la sua adesione al fascismo non fu una mera convenienza ma una scelta di principio.
Riflessioni degli Esperti: Punti di vista accademici sulla questione
Il professor Piero Meli, tra gli ospiti della conferenza, ha introdotto il suo nuovo volumetto “Luigi Pirandello. ‘Io sono fascista’”, tratto dalle sue ricerche, che approfondisce ulteriormente questa dimensione politica di Pirandello, spesso trascurata dagli studi tradizionali.
Queste rivelazioni hanno suscitato un vivace dibattito tra gli studiosi presenti, riflettendo su come la comprensione di Pirandello come “cittadino fascista”, piuttosto che mero “scrittore fascista”, possa riformulare la nostra interpretazione delle sue opere letterarie, inserendole in un contesto storico-politico più ampio e forse più controverso.
La conferenza ha dunque aperto nuovi orizzonti di studio e interpretazione sulla figura di Pirandello, stimolando una riflessione più ampia sul ruolo degli intellettuali nell’epoca del fascismo e sulle implicazioni etiche e politiche della loro arte. Questi temi, di rilevante attualità, continuano a interrogare la coscienza storica e culturale del nostro tempo.


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