
di Lillo Miccichè
Le maggiori opere di decorazione scultorea realizzate dalla scuola palermitana dei Serpotta ad Agrigento – probabilmente tra il 1693 e il 1708, come ipotizza lo storico agrigentino sacerdote Salvatore La Rocca nel suo opuscolo del 1939, dedicato alla storia della chiesa del Purgatorio e agli stucchi serpottiani ad Agrigento – si trovano nelle due chiese del Purgatorio e, appunto, in quella di S. Spirito. Nella chiesa del Purgatorio tutto sommato le opere sono discretamente conservate, tranne una piccola parte nel lato nord che esternamente confina con lo spazio dove un tempo esistevano le case distrutte dai bombardamenti degli americani nel luglio 1943 e dove sotterraneamente insiste un ramo degli ipogei del Purgatorio.
Lo stesso Salvatore La Rocca ci informa che tra il 1920 e il 1934 nella chiesa, colpita da una dannosa umidità, vennero eseguiti dei lavori di scavo nelle opere di sottofondazione per prosciugarle. Non so valutare tecnicamente se questi lavori abbiano contribuito a meglio conservare gli stucchi serpottiani rispetto a quelli esistenti nella chiesa di S. Spirito.
Il complesso monumentale del monastero di S. Spirito (detto bataranni, cioè Abbadia grande) sorto tra la fine del XIII ed inizio del XIV secolo grazie alla famiglia Chiaramonte, subisce nei successivi secoli e fino all’ultimo, conclusosi da poco, ampliamenti e pesanti modifiche strutturali, ma solo una piccola parte del suo degrado si potrebbe imputare al conseguente deperimento del ciclo economico. Il peso dei 500 e più anni di vita del grande edificio monumentale non ha creato notevoli problemi di cedimenti strutturali, visto che le precedenti generazioni agrigentine lo hanno consegnato con le mura ancora erette, grazie ai costanti lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria che hanno effettuato nei secoli passati, ed in particolare nel periodo in cui il monastero usufruiva di consistenti somme di denaro che le antiche e ricche famiglie agrigentine gli assegnavano per censo o per contributo della dote monacale (noviziato o clausura) per le proprie figlie, forzatamente o volontariamente rinchiuse in quel luogo di preghiera.
Nel secolo appena trascorso (a cavallo degli anni ottanta), si è iniziato un modesto intervento di consolidamento e di prosciugamento dell’umidità di risalita nel le strutture più antiche del monastero (come la grande sala dell’ex refettorio), ma non risulta che siano stati effettuati simili interventi nelle restanti parti del monastero ne, tantomeno , lungo le mura della chiesa di S. Spirito e della cappella trecentesca ad essa contigua .
L’edificio monumentale, divenuto dopo il 1860 di proprietà comunale meno la parte moderna oggi abitata dalle suore cistercensi, alla fine del XV secolo subisce interventi e modificazioni strutturali, come dimostra il portale d’ingresso di stile carnalivariano, e come si può vedere nel vano della cappella trecentesca con ingresso a sinistra del presbiterio, qui in origine, il lato settentrionale del complesso di S. Spirito, aveva una distribuzione degli spazi completamente diversa da quella odierna.
Proprio questo versante manifesta maggiormente lo stato di degrado causato non solo dalla vetustà, aggravata dalla mancata manutenzione ordinaria e straordinaria nel corso di questi ultimi decenni, ma ha una ben precisa causa che si chiama umidità di risalita capillare, letale per gli intonaci in genere, ma in particolare per le decorazioni, applicazioni in gesso e quant’altro manufatto composto da materiale gessoso. Già gli affreschi interni, realizzati tra il XIV e XV secolo, sono scomparsi del tutto ormai nei secoli XVII e XVIII, solo piccolissimi brandelli di tracce di colore sono presenti, coperti dal calcare formatosi dalle filtrazioni di acqua proveniente dalla soprastante strada o dalla sudorazione dell’umidità .
L’antico edificio chiaramontano ha una pianta perfettamente quadrata (vedi planimetria allegata alla presente nota). Le mura meridionali ed occidentali non presentano particolari problemi di staticità o di umidità di risalita; la situazione è, invece, diversa nei lati a nord e ad ovest, che risentono maggiormente dei problemi derivati dalla deleteria umidità di risalita capillare, in particolare le pareti del lato settentrionale della chiesa e di quello che un tempo fungeva da torre campanaria, a causa del loro accostamento al muro incoerente e al terreno di risulta sottostante alla via Argento e al cortile Iacono. Tra il XV e il XVI secolo, nella contrada toponomasticamente chiamata S. Spirito, vengono realizzate la via Argento e il cortile Iacono, a completamento dell’urbanizzazione dell’intero quartiere di S. Michele, che coincide con l’ampliamento della chiesa. Proprio durante questo ampliamento i mastri costruttori di quell’epoca, per ridurre gli effetti devastanti dell’umidità, costruiscono un secondo muro parallelo ed esterno alla chiesa, realizzando tra il muro della chiesta e quello nuovo una intercapedine di circa un metro e mezzo, con lo scopo di far arieggiare il muro mastro della chiesa ed evitare il contatto diretto con il tratto di muro naturale arenario, ricco di cavità ipogeiche e fonte diretta di umidità; due foto pubblicate nel mio libro “Girgenti Le pietre della meraviglia…cadute” – foto n. 362 e 363, pag. 380 (Calogero Miccichè – Agrigento 2006) – mettono bene in chiaro la situazione ipogeica, inoltre si allega in disegno la sezione grafica dell’intercapedine in rapporto con le soprastante strade.
Con la realizzazione delle strade soprastanti il monastero, si chiudono le bocche di areazione dell’intercapedine e lo spazio appositamente lasciato fra i due muri mastri, consentendo solo il passaggio nel corridoio laterale della chiesa, in questo modo con la chiusura delle bocche di areazione si annulla la funzione originaria dell’ intercapedine con le conseguenze che oggi riscontriamo, cioè Il maggiore degrado degli stucchi serpottiani situati nelle mura settentrionali della chiesa, fra queste la scena della fuga d’Egitto è quella più danneggiata dall’umidità (vedi le foto allegate).
Quindi, per poter salvare le opere serpottiane di S. Spirito, e non solo, sono necessari urgentissimi lavori di prosciugamento dell’umidità di risalita capillare delle mura di sottofondazione, con la conseguente opera di impermeabilizzazione delle mura esterne, in particolare quelle del lato settentrionale.
Lavori con tempi sicuramente lunghi , e allora nell’attesa che si fa? in attesa si chieda al comune di Agrigento di effettuare urgenti lavori di monitoraggio della rete fognante e della rete idrica, non solo sottostanti la via Argento e il cortile Iacono, ma anche le strade limitrofe lungo il versante settentrionale della chiesa e della vecchia torre campanaria dell’ex monastero, sino a qualche anno addietro adibito a museo civico comunale e chiuso dal comune a causa del pericolo di crollo degli intonaci per la forti infiltrazioni di acqua .
Questa proposta mi sembra la più opportuna in attesa di soluzioni definitive, perché è possibile che la rete idrica e fognaria, fatiscente e ridotta ad un colabrodo, possa essere ancora una volta la causa di infiltrazioni di acqua, come si è già verificato molte altre volte, e come è già avvenuto nel 1992, quando una grossa perdita nella rete idrica, ha riversato copiose acque nella sottostante chiesa di S. Spirito, allagandola rovinosamente, sino a trasformarla in una grande piscina olimpica. Per parecchi mesi è continuata la perdita perché non si riusciva a trovare il punto esatto del guasto idrico; si possono oggi vedere i danni provocati alle preziose decorazioni serpottiane. Ricordo perfettamente la disperazione delle laboriose monache di S. Spirito, che armate di scope e strofinacci cercavano di salvare il salvabile. Con il loro intervento i Vigili del Fuoco hanno cercato di ridurre il danno collocando una “manichetta”, un tubo di plastica volante attaccato ad un imbuto che , inserito in un foro praticato nel muro della trecentesca cappella chiaramontana, raccoglieva l’acqua proveniente dalla strada soprastante, l’acqua, che attraversava il tubo sistemato lungo il presbiterio, fuoriusciva da un secondo foro praticato nel muro meridionale della chiesa, riversandosi nel giardino- chiostro. Tutto questo l’ho documentato con fotografie scattate in quell’anno e pubblicate nel 2006 nel libro “Girgenti Le pietre della meraviglia …cadute”. Vedi le pagine n. 381, 382 e 383 foto n. 364, 365, 366, 367, 368 e 369, foto che si allegano alla presente nota.
Agrigento 8 dicembre 2012 Lillo Miccichè
Foto estratte dal libro “Girgenti Le pietre della meraviglia… cadute”
di Calogero Miccichè (Agrigento 2006)

Da pag.380 Fig. 360: Chiesa di S.Spirito. Portale Quattrocentesco, in alto il rosone senza griglia

Da pag. 380 Fig. 361: Cortile S.Spirito. Ingresso ai locali adibiti un tempo ad obitorio del cimitero di S.Spirito

Da pag. 380 Fig. 362: Cortile S.Spirito. Interno della tetra grotta (un tempo obitorio) che porta all’imbocco dell’ipogeo.

Da pag. 380 Fig. 363: Cortile S.Spirito. Imbocco dell’ipogeo Santo Spirito, ostruito da una frana a pochi metri dall’entrata

Da pag. 381 Fig. 364: Chiesa S .Spirito (anno 1992). Suggestivi stucchi, opera della scuola palermitana dei Serpotta, realizzati tra il 1690 e il 1709. Lo spazio antistante l’altare è attraversato da una manichetta dei vigili del Fuoco, utilizzata allo scopo di evitare ulteriori danni provocati dalla presenza di infiltrazioni d’acqua.

Da pag. 382 Fig. 365: Interno chiesa S. Spirito. Le monache Cistercensi intrattengono Maria Vecchio facendo notare che gli stucchi serpottiani sono stati danneggiati dall’umidità provocata dalle continue infiltrazioni d’acqua

Da Pag. 382 Fig. 366: La cappella trecentesca della chiesa di S.Spirito, in conci di pietra di Comiso incastonata nella roccia calcarenitica, in stato di grave degrado, dovuto all’infiltrazione d’acqua, causata dalla soprastante rete idrica della via Argento ridotta a colabrodo. La manichetta dei Vigili del Fuoco è antiestetica ma evita maggiori danni.

Da pag. 382 Fig. 367: Interno chiesa S. Spirito. Intervento d’emergenza, scope, straccio e manichetta… e le monache di S. Spirito salvano gli stucchi serpottiani.

Da pag. 383 Fig. 368: S.Spirito. La manichetta fora il muro della chiesa, attraversa la cripta e sbocca nel chiostro.

Da pag. 383 Fig. 369: Chiostro del monastero S.Spirito. A sinistra ingresso alla cripta con la solita manichetta proveniente dalla chiesa; a destra, una finestra a sesto acuto d’epoca quattrocentesca, tompagnata e trasformata in edicola nel XVIII secolo.

Da pag. 383 Fig. 370: S.Spirito. Settecentesco coro e soppalco per il passaggio delle Cistercensi, fino a poco tempo fa ordine di clausura. La struttura è sistemata all’altezza del rosone medievale ormai depauperato della griglia di pietra per dare luce al coro (ved. fig. 360)
3 IMMAGINI CHE NON SONO INSERITE NEL LIBRO

Chiesa S. Spirito 1992 – Stucchi serpottiani, in primo piano la Fuga d’Egitto. Una suora mostra a Maria Vecchio i danni provocati dall’infiltrazione d’acqua.

Planimetria del complesso monumentale di S. Spirito, in perfetta forma quadrata.
In basso la chiesa di S. Spirito confinante con il cortile Iacono e un tratto della via Argento a nord, con la salita Argento e vicolo Fornari a est, con il vicolo Salemi e e il giardino dell’ex antitracomatosario a sud, infine ad ovest con il grande cortile con diversi ingressi: 1) alla chiesa di S. Spirito, 2) al monastero , 3) al giardino, già ex chiostro, e ai grandi ambienti trecenteschi adibiti a museo comunale recentemente chiuso.

Sezione grafica della chiesa di S. Spirito con l’intercapedine in rapporto con la soprastante via Argento e cortile Iacono.
Legenda : A) rete idrica; B) rete fognante


Agrigento Il giornalismo nell’Ottocento